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Una dolce serata di agosto

A un rinfresco estivo nel giardino di una bella villa al mare,  gli invitati s'intrattengono in conversazioni amene e un po' formali. 
 
Quando le bottiglie cominciano ad apparire mezze vuote (o mezze piene, dipende dal punto di vista),  la discussione si fa appassionata e si affrontano argomenti di politica e di economia. Come immancabilmente accade, ci si lamenta delle nuove tasse, dei tagli ai servizi, del trattamento disumano riservato ai clandestini, delle minacce di secessione della Lega. Tutti sono concordi sul fatto che l'Italia rischia di finire come la Grecia e che alle nuove generazioni non resterà che andare all'estero per poter sperare in un futuro decente.
 
Ovviamente, non manca il solito tipo mezzo brillo che ritiene di avere in tasca la soluzione per ogni problema. E non manca nemmeno chi se ne sta zitto senza profferire parola; in questo caso, però, non è il consueto scapolo timido e musone, ma un'affascinante ventenne, figlia di una coppia d'invitati ed unica rappresentante delle succitate nuove generazioni.
 
Se ne sta lì rilassata e sorridente, con le gambe accavallate ad ascoltare un po' divertita quei monologhi a più voci fra grigi cinquantenni, finché non le squilla il telefonino. Si scusa con gli invitati che neanche la notano e si apparta un minuto per porre rimedio a distanza alle momentanee insicurezze del suo partner bloccato in città dall'ennesimo lavoro precario.
 
Ritornata al suo posto, si accorge di aver perso qualcosa della conversazione. Infatti, a quel punto la padrona di casa, agitando l'indice, fa: «Certo che questi ebrei ne hanno fatti di danni!»
 
Ci sono frasi che lasciano spiazzati, ma questa le sembra un vero nonsense. Così, senza chiedersi quale fosse la causa scatenante di quell'ingiustificabile affermazione razzista, si alza con leggerezza dalla sedia aprendo le braccia e mostrando i palmi delle mani; con voce forte, ma con lo stesso tono che usa per dire "ti amo" comincia: «E' vero, gli Ebrei hanno fatto un sacco di danni: si sono adattati per secoli a vivere nei ghetti malsani in cui li hanno sbattuti... e nonostante ciò, non si sono ammalati di peste... e non sono mai diventati servili, a dispetto di tutti gli sforzi per sottometterli ed umiliarli... da inguaribili impostori, hanno fatto finta di convertirsi al cristianesimo sotto la sferza degli auto-da-fé, e non li ha cambiati neanche il fuoco dei roghi della Santa Inquisizione... sono stati fra i peggiori inquinatori dell'aria, con tutto quel fumo ad Auschwitz... e tutt'oggi si ostinano malvagiamente a non farsi eliminare dalla faccia della terra, causando la morte di migliaia di poveri terroristi suicidi!»
 
La parona di casa rimane immobile come una fotografia, gli invitati sono raggelati. La ragazza abbassa lo sguardo, comincia a pentirsi di aver detto ciò che ha detto, spera che le squilli di nuovo il telefonino... A quel punto sente quattro mani che applaudono: sono i suoi genitori. Con gli occhi lucidi le si avvicinano e la prendono sottobraccio dolcemente.
 
Senza salutare nessuno, voltano le spalle e vanno via in tre.
 
Fulvio Del Deo

Pubblicato il 12/9/2011 alle 10.0 nella rubrica diario.

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