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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

Lapidati perché Ebrei
post pubblicato in diario, il 24 giugno 2010
Non è la scena di un  film sull'Inquisizione, ma è un fatto accaduto realmente martedì scorso  ad Hannover in Germania, al Festival della Diversità Culturale. E i lapidatori non sono vecchi nazisti con l'alzehimer, bensì ragazze e ragazzi mussulmani giovanissimi. La notizia non è apparsa nemmeno in un trafiletto in Italia, chissà forse per non far dispiacere ai nostri imam e al papa... così ho dovuto tradurla dal Tedesco, prendendo un po' da un giornale e un po' da un altro.






Hannover - Festival della diversità culturale
Giovani musulmani lapidano una troupe di ballerini, perché ebrei



Giovani arabi e turchi autori di un'aggressione antisemita, sabato scorso al Festival della Diversità Culturale nel quartiere di Sahlkamp a Hannover nel nord della Germania.

Una troupe di danza della comunità ebraica del posto, facente parte dello spettacolo, è stata accolta a colpi di pietre al grido di “fuori gli ebrei„. Una trentina di adolescenti di età compresi tra i 12 e i 16 anni, soprattutto libanesi, "palestinesi", iracheni, iraniani e d'origine turca, hanno gridato insulti antisemiti per mezzo di un megafono e hanno lanciato pietre sugli otto ballerini. La troupe di danza ha dovuto lasciare la scena, una danzatrice ha riportato ferite varie a una gamba e varie contusioni. Alcuni osservatori hanno riferito che l'operazione doveva essere stata programmata in anticipo, poiché i fomentatori dei disordini avevano preparato preventivamente una grossa quantità di pietre e diversi ragazzi e ragazze avevano già dei sassi in tasca.

«Nella piazza del mercato di certo non è normale trovare ciottoli in giro», ha riferito Tatiana Ilchenko, testimone oculare facente parte di un altro gruppo folk presente al festival.

Il festival culturale internazionale è ripreso dopo una breve pausa.

Uomini politici e diverse associazioni hanno espresso la loro indignazione. In un comunicato stampa di martedì 22 giugno 2010, il sindaco di Hannover Stephan Weil invita a "prendere molto sul serio l'incidente".

(leggi anche: Welt On LIne)



permalink | inviato da momovedim il 24/6/2010 alle 10:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
I'm waiting for Gilad
post pubblicato in diario, il 21 giugno 2010



Io il 24 Giugno, ci sarò. Se non io, chi per me?
di Alex Zarfati

Scrivo queste righe di getto, mentre si avvicina un appuntamento importante. Il 24 Giugno, sotto l’ombra del Colosseo, oscurato per l’occasione, al centro di Roma capitale, il sindaco e le autorità esprimeranno alla famiglia Shalit, il loro sostegno nella vicenda dolorosa del rapimento del loro giovane figlio Gilad, appena 22enne.

Le tristi occasioni come questa, sono lo spartiacque tra quel pugno di amici sinceri su cui può contare il popolo ebraico, e “gli altri”. Perché è ormai consuetudine arrivare a contare tra i nostri amici anche cittadini dotati semplicemente di buon senso, che semplicemente proclamano i fatti così come sono, visto che anche la sola equidistanza tra le parti è diventata una rarità. Ed elemosinare l’attenzione di media, autorità e organizzazioni per una giusta causa è come scalare una montagna, quando sono gli ebrei a chiederlo esplicitamente (quando nell’altro buon 90% delle volte sono tirati per la giacchetta per interessi di parte. Di ogni parte.).

Ma la vicenda Shalit è chiara. Non c’è nulla di complesso da capire. Non c’è bisogno di essere esperti di geopolitica o di conoscere a fondo le ragioni del popolo di Israele o quelle dei movimenti palestinesi. Non siete obbligati a sapere chi è e cosa fa Hamas (anche se a dire il vero sarebbe interessante che lo sapeste), ricordare nomi complessi come quello del presidente iraniano (ma che ogni ebreo tristemente ormai conosce perfettamente) o saper indicare a memoria dove si trova in linea d’aria il muro di Gerusalemme. Non serve neppure guardarsi mezz’ora di video come nel caso della recente nave Marmara, per capire la risposta militare che ne è conseguita.

La vicenda Shalit è cristallina. C’è un ragazzo di 23 anni che è stato prelevato semisvenuto dopo un attacco ad un convoglio militare. Che è stato trascinato via da un gruppo di guerriglieri armati e che è segregato da 4 anni senza la possibilità di poter comunicare con l’esterno. Senza la possibilità di essere visitato da un organizzazione internazionale (tipo Croce Rossa, per capirci). Senza un processo. E senza un accusa. Tranne una. Quella di essere ebreo. E israeliano. Per i rapitori di Hamas  essere ebreoisraeliano giustifica il fatto di essere un detenuto privo di condizioni e diritti (e sottoposto a chissà cos’altro – che D.o lo protegga –  tipo di sevizie).

Che c’è da capire, dunque? Sei ebreoisraeliano, quindi non hai nessun diritto. Se Israele rapisse un giovane palestinese che passava “da quelle parti” e senza motivo lo tenesse lontano da madre e padre per 4 anni, io giuro andrei a manifestare. Per reclamare la sua libertà anche se io sono ebreosionista (anzi, forse proprio perché lo sono). Quello che mi piacerebbe vedere – e so di essere un folle – sono altri arabi, musulmani, cristiani, buddisti, e quant’altro venire sotto al Colosseo. Tutti quanti a dire: quale che sia la mia idea sul governo d’Israele o sul conflitto mediorientale, un giovane 23enne rapito e rinchiuso senza lo straccio di un diritto non è una buona cosa. Vorrei che chiedessero il suo rilascio. E vorrei che manifestassero insieme a noi per la sua liberazione. Questo sarebbe davvero un gesto inatteso che potrebbe aprire scenari nuovi. Se non per la pace, almeno per una pacifica sopportazione lontano dal teatro della guerra.

Non so se verranno. Ma so già di certo chi non verrà. Non verranno organizzazioni come Amnesty International, Emergency, e tante altre come loro.  O i pacifisti delle varie flotille che hanno sdegnosamente rifiutato anche l’offerta della famiglia Shalit solo di “consigliare” ai rapitori di lasciar libero il ragazzo, in cambio di sostegno. “Loro” sono per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. Salvaguardia con qualche SE e qualche MA. SE si parla di ebreisraeliani, non ci sono diritti che tengano, e non valgono nemmeno le palesi violazioni dei diritti fondamentali dell’uomo o delle varie convenzioni. Essere ebrei significa essere portatori di un marchio indelebile.

Se gli importasse anche solo rispondere, magari si nasconderebbero dietro al fatto che Gilad in fondo è un militare, e come tale responsabile delle forze di occupazione (quale occupazione poi, visto che Gaza è libera da qualche anno). E tralasceranno di dirvi che non hanno mosso un baffo d’indignazione nemmeno per Daniel Pearl, il giornalista ebreoamericano rapito e scannato come un vitello con un coltello da macellaio in Afghanistan in diretta video, o di Ilan Halimi, un commesso ebreofrancese rapito e torturato fino alla morte per tre settimane alla periferia di Parigi.

Tutti rei di possedere quel marchio d’infamia, non certo quello di essere soldati, giornalisti o commessi, ma quello di essere ebrei-qualcosa. Qualsiasi cosa. Quindi anche ebreisraeliani.

Il 24 Giugno alle 21,30 al Colosseo io ci sarò. E insieme a me ci saranno tutti gli uomini e le donne di buona volontà di qualsiasi preferenza sessuale, colore della pelle, religione e appartenenza politica. Tutti a gridare “Ora basta! Liberate un ragazzo senza colpe. Subito! “. Se saremo tanti la nostra voce sarà più forte. Se saremo pochi, noi ebrei – insieme a quel pugno di pochi amici su cui sempre contiamo – faremo come al solito tutto da soli. Come la nostra storia plurimillenaria ci ha allenato a fare.


NB: Per completezza si potrebbe dire che il convoglio militare è stato attaccato sul suolo sovrano d’Israele (e non nei territori contesi, per capirci) da un commando terroristico passato attraverso un tunnel, e che i sequestratori di Shalit fanno parte delle Brigate Izzedin al-Qassam, del Comitato di Resistenza del Fronte Popolare e della Jihad Islamica. Sodali dei guerriglieri di Hamas che dittatorialmente malgovernano la Striscia di Gaza infliggendo terrore tra gli stessi palestinesi. Ma questo è già roba per quelli che hanno il tempo di approfondire la cosa. Gli altri è già un miracolo se hanno letto fin qui.

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permalink | inviato da momovedim il 21/6/2010 alle 15:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Starò sempre dalla parte di Israele
post pubblicato in diario, il 1 giugno 2010
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