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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

All'improvviso tutti i media parlano della Striscia di Gaza.
post pubblicato in diario, il 28 dicembre 2008

I bombardamenti quotidiani degli ultimi anni verso le città di Israele non hanno mai fatto notizia, al massimo un trafiletto in un angolo nascosto della pagina. Oggi invece tutti i giornali e tutti i telegiornali parlano di nuovo con enfasi di Gaza, dell'"attacco israeliano" e delle annunciate "risposte" dei palestinesi.

Come sempre i fatti vengono capovolti.

E' dall'estate del 2000 che mi siedo ogni giorno qui davanti al computer a denunciare la disinformazione, la faziosità dei media, i due pesi e le due misure usati dall'ONU e dai governi di mezzo pianeta.

Se l'ONU rappresentasse i popoli e non i regimi, la musica potrebbe essere diversa, ma il mondo va così.

Gaza. Nell'estate del 2005 il Governo israeliano guidato da Ariel Sharon decise che la striscia di Gaza doveva essere lasciata ai palestinesi. Furono sloggiate circa 8000 persone che vivevano a Gush Katif da decenni, tra cui un'intera generazione di ragazzi e bambini nati lì.

Ed ecco come si presenta oggi quel territorio tanto desiderato dai palestinesi, al punto da diventare terroristi e immolarsi da martiri per ottenerlo. Eccone un pezzetto in questa immagine satellitare dell'estate 2007, presa da Google Earth.

Dove c'erano case e campi verdi, oggi ci sono rovine e deserto. Dove c'era attività, oggi c'è desolazione. Dove si seminava vita nei campi, oggi si semina morte dal cielo.

I palestinesi hanno combattuto, hanno ucciso e sono morti per strappare questa terra al nemico. Da quando l'hanno ottenuta, non ne hanno fatto nulla, se non una base di tiro per conquistare ancora altra terra. Altra terra per cui uccidere e morire. Altra terra da cui seminare altra morte.

Il nulla che si è costruito nella Striscia di Gaza non ha fatto notizia per tre anni e mezzo. E il mondo è rimasto a guardare senza dire nulla. Nulla.

E nulla ha detto davanti alle nuove leggi "coraniche" imposte da Hamas: tortura, amputazioni, crocifissioni. Pena di morte per chi solo pensa di negoziare la pace col nemico.

Il mondo è rimasto a guardare in silenzio i missili che piovevano quotidianamente sul sud d'Israele, condannando quotidianamente la "punizione collettiva" imposta da Israele ai palestinesi.

Ora che il Governo d'Israele finalmente s'è deciso a rispondere all'attacco massiccio palestinese avvenuto durante le festività ebraiche di Hannukà... ora tutto il mondo tuona.

Dall'ONU giungono parole dure verso l'intervento armato israeliano. Ban Ki-Moon condanna senza-se-e-senza-ma "l'eccessivo uso della forza che ha portato all'uccisione e al ferimento di civili”.

L'UE "esprime profonda preoccupazione"; Solana lancia un appello per un "cessate il fuoco immediato".

Finché il fuoco era solo di Hamas, non una parola.

Nicolas Sarkozy sminuisce il bombardamento palestinese su Israele definendolo "provocazione irresponsabile" e condanna Israele per "l'uso sproporzionato della forza".

Espressione sempre più in voga: appena Israele muove un dito, è d'obbligo dire che è un uso sproporzionato della forza.

Silvio Berlusconi richiama "all'assoluta necessità del dialogo" e condanna l'uso delle armi, perché "solo attraverso il dialogo, e non certo con le provocazioni e il ricorso alle armi, potrà essere trovata una soluzione stabile e duratura al conflitto in atto". 

Il "dialogo"? Con chi? con Hamas, quella stessa organizzazione terroristica che ha imposto per legge la condanna a morte a chiunque voglia negoziare la pace? Un tempo era D'Alema a considerare Hamas un "interlocutore", ma veniva criticato aspramente da destra e sinistra...

Il Vaticano, per bocca del suo portavoce Federico Lombardi, si dice “impressionato per l’attacco aereo e per il numero delle vittime, che cresceranno ancora”. Anche “... l'odio crescerà ancora e le speranze di pace torneranno ad allontanarsi”. “Hamas è prigioniero di una logica di odio e Israele di una logica di fiducia nella forza come migliore risposta all'odio”.

Nessuno s'impressionava fino all'altro ieri, quando piovevano solo missili palestinesi.

Ehud Barak parla di un'eventuale attacco di terra, per limitare al massimo le perdite civili fra i palestinesi. Dimenticando ciò che avvenne a Jenin nell'aprile del 2002.

Fra il 3 e l'11 aprile 2002, Israele distrusse una pericolosa base terroristica palestinese insediata nel campo profughi di Jenin. Per quell'operazione si optò per un attacco di terra, appunto per di limitare al massimo le perdite civili fra i palestinesi. In quell'attacco trovarono la morte 23 soldati israeliani e 56 palestinesi, la maggior parte dei quali rappresentavano l'obiettivo militare dell'operazione.

Il sacrificio di quei 23 ragazzi israeliani non valse a nulla: mezzo mondo si affrettò a condannare Israele senza-se-e-senza-ma. Si parlò di "diverse centinaia di morti palestinesi". La stampa si accanì aspramente contro Israele.

Per questa ragione, oggi è da evitare nella maniera più assoluta che Israele vada di nuovo a infognarsi in un qualsiasi altro intervento di terra, poiché metterebbe solo a rischio la vita di tanti altri ragazzi israeliani, risultando del tutto inutile sotto l'aspetto sia militare, sia d'immagine.

La tecnologia di precisione di cui è dotato l'IDF permette di effettuare attacchi aerei con margine minimo sia di rischio che di errore. Evitare la presenza di civili palestinesi in zone di guerra dovrebbe essere preoccupazione prioritaria della leadership palestinese e non certo di Israele, che invece se ne sta addossando la responsabilità da 60 anni.

Propongo a tutti voi lettori una sorta di mobilitazione telematica internazionale per fare pressione sul governo israeliano affinché continui pure a difendere il Paese dagli attacchi nemici, senza per questo sacrificare in un inutile massacro altri suoi soldati.

Natale 2008
post pubblicato in diario, il 25 dicembre 2008

Un tempo facevo gli auguri di Natale. E non mi dispiaceva farli.

Però... ultimamente, sento sempre più spesso persone che pretendono di essere loro e solo loro le uniche a possedere le chiavi della vera Verità, quella con la V maiuscola. E li sento definire con disprezzo "relativisti" tutti quelli che non la pensano come loro.

Io non la penso come loro. E non mi piace essere definito. Tanto più che non sono affatto "relativista".

E' troppo il male che quelli come loro hanno già fatto nei secoli... troppe le guerre, i roghi, gli autodafé. 

Il tono che sta assumendo la loro voce non fa presagire nulla di buono. Anzi, a me fa proprio paura!

Così quest'anno ho deciso di non fare auguri di Natale... a chi si è scelto come Dio un giovane ebreo dopo averlo ucciso e aver messo in fuga la sua gente dalla sua terra, accusandola di deicidio... a chi poi l'ha scacciata dalla Spagna, dalla Russia, dalla Germania... a chi l'ha marchiata, messa nelle camere a gas e bruciata nei forni crematori... a chi desidera che si converta, per scacciarla di nuovo dalla sua terra.

MI dispiace, ma quest'anno non farò auguri di Natale.


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AUGURI !
post pubblicato in diario, il 21 dicembre 2008


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He was my Brother
post pubblicato in diario, il 15 dicembre 2008

Bellissimo video. Da diffondere più possibile.

http://www.youtube.com/watch?v=g6BlIQ-Yc_g 

 


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Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
post pubblicato in diario, il 10 dicembre 2008

«Papà, quali furono gli Stati che il 10 dicembre 1948 si astennero dal voto sulla Dichiarazione dei Diritti Umani?»

Non è stato facile trovare l'elenco di quei nomi in internet. Ma può sempre tornare utile conoscerli... Eccoli:


Unione Sovietica
Polonia
Arabia Saudita
Ucraina
Bielorussia
Unione dell’Africa del Sud
Jugoslavia
Cecoslovacchia.

Ho messo in grassetto quelli che ancora oggi non hanno fatto molti progressi sul rispetto dei diritti umani.

Oggi l'ONU è composta da 192 stati, quasi tutti quelli del mondo ad eccezione di Taiwan e di Città del Vaticano (quest'ultimo è membro osservatore).

Viene da chiedersi:
oggi quanti stati voterebbero a favore, e quanti sarebbero contrari o si asterrebbero?





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Più tasse ai ricchi !
post pubblicato in diario, il 9 dicembre 2008

Sul Corriere c'è un'intervista molto interessante a Bill Gates.




In sintesi: per superare la crisi c'è bisogno di tassare maggiormente i ricchi, i quali possono permettersi di pagare, per contribuire alla crescita della società. Da parte dello Stato è fondamentale sapere investire bene nel futuro, senza sprechi.

«Non c'è dubbio che le aliquote fiscali sui più ricchi dovranno essere aumentate. ... E' inevitabile in questa situazione di crisi, dove il deficit spending è l'unica strada appropriata che abbiamo per uscirne e ricominciare a crescere. D'altronde, il margine per aumentare la pressione fiscale su chi guadagna di più esiste».

«Ci sono due tipi d'investimento, che danno dividendi formidabili. Quelli nella scienza e nelle tecnologie, che ci procureranno gli strumenti necessari a risolvere i nostri problemi più gravi, come la sanità, l'educazione, l'energia. E quelli per lottare contro le diseguaglianze. Parlo di investimenti in favore degli studenti meno abbienti o parte di minoranze. Ma anche degli aiuti mirati allo sviluppo, per migliorare l'agricoltura, prevenire malattie, promuovere la crescita nei Paesi più poveri del mondo. Sviluppare il talento dei giovani, alleviare la povertà sulla Terra, fare medicina preventiva è sempre buon investimento, quale che sia lo stato del bilancio».

Attenzione, però, avverte Gates: l'impatto di queste spese «va continuamente valutato, bisogna essere sicuri che stiamo ottenendo il massimo da ogni dollaro investito».

Gates invita «il governo a fare la differenza», spendendo di più nell'istruzione e «diventando agente della riforma» per «far si che il Paese esca dalla crisi, meglio di come ci sia entrato». Ma l'America, secondo uno dei suoi figli più fortunati, dev' essere generosa anche all'esterno, «non tanto per avanzare la propria reputazione, quanto per migliorare la vita di milioni di persone nel mondo». L'obiettivo indicato da Barack Obama, di raddoppiare fino a 50 miliardi di dollari l'aiuto allo sviluppo entro il 2012 «è straordinario e va sostenuto, specialmente di fronte alla crisi finanziaria». L'iniquità è disastrosa «non solo perché lascia i popoli nella miseria, ma perché spreca potenziale umano ed elimina la migliore chance di una società di risolvere da sola i suoi problemi».

Dopo aver letto queste righe, mi viene lo sconforto pensando agli errori epocali che si stanno facendo qui in Italia, agli sprechi quotidiani che continuano imperterriti come nulla fosse, alle opportunità gettate alle ortiche, ai nostri ricchi affetti da miopia finanziaria che tengono stretti i loro danari e mandano in rovina il nostro futuro imponendoci tagli di ogni genere.

Unico caso apparente di aumento di tasse ai ricchi è quello dell'IVA a Sky passata al 20%. Ma sappiamo tutti che in realtà questa è solo una manovra meschina di Berlusconi ai danni della concorrenza: in un periodo come questo in cui le famiglie eliminano dal bilancio tutto ciò che non è indispensabile, in alcuni casi anche tre euro in più per la TV diventano insostenibili.

Murdoch, dal canto suo, non è stato da meno del suo rivale: anziché incassare il colpo e rassicurare i clienti, ha dato per scontato che dovranno essere questi ultimi a dover pagare l'aumento imposto dall'IVA maggiorata. In più, furbo come una volpe, ha indossato i panni della vittima e ha invitato gli ingenui telespettatori ad appoggiare la sua "azione di lotta" fatta di email di protesta indirizzate al Governo. Un modo per dire "sto dalla parte vostra", mentre sfila dal portafogli delle famiglie fino all'ultimo spicciolo in più per pagare le sue tasse.

Proprio come raccomandava Bill Gates, più tasse ai ricchi!!

            


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Articolo 33
post pubblicato in diario, il 6 dicembre 2008


    La crisi ci attanaglia e il Governo cerca di racimolare più soldi possibile, intervenendo soprattutto con tagli drastici. Ne sanno qualcosa le scuole pubbliche... Proteste a non finire, ma il Governo è rimasto fermo sulle sue posizioni: quando c'è da tagliare si taglia e basta! Per il bene del Paese.

Ok, vengano pure 'sti benedetti tagli: per l'Italia si fa questo ed altro. Stringiamo la cinghia e andiamo avanti con coraggio! anche a costo di farci tagliare i viveri, se questo serve a salvare la nostra economia...

Però poi che cosa accade?

Accade una cosa stranissima:  la rappresentanza ufficiale di uno Stato estero, appresa la notizia che forse quest'anno la solita pioggia di soldi nostri nelle loro tasche non arriverà perché noi davvero stiamo messi malissimo e sarebbe il caso che lor signori pazientassero un tantino, finché le cose non si rimetteranno per il verso giusto...

Ebbene, appresa la notizia, la suddetta rappresentanza, invece di mostrarsi comprensiva e farci i migliori auguri,  s'incazza e fa la voce grossa: se gli negheremo la pioggia di danaro loro ci faranno il mazzo così. Uhm, che brutta storia!

Questa rappresentanza nemica, che per l'esattezza è la Conferenza Episcopale Italiana, riesce così a spuntare un immediato "Sì, padrone!" da parte del nostro Governo che, come al solito, dimentica sempre quali siano gli interessi dello Stato.

Così le scuole cattoliche anche quest' anno avranno i soliti soldi, mentre le nostre scuole statali avranno solo i tagli.

Be', io ci rifletto un po' su e poi mi viene in mente un pensiero: enti e privati devono avere senza dubbio il diritto d'istituire scuole e istituti d'educazione, ma ciò dovrebbe avvenire senza oneri per lo Stato.

Non vi sembra una buona idea?

Ecco, penso: adesso la scrivo e la metto in rete per farla leggere a tutti, così forse troverò qualcuno che è d'accordo con me.

Prima di pubblicarla, però, la copio pari pari in google per vedere se già qualcuno ha avuto il mio stesso lampo di genio. Clicco sul pulsante "cerca" e... che cosa scopro?

Scopro con gioia e meraviglia che la mia idea è stata già inserita identica identica nell'articolo 33 della Costituzione, ma non nella costituzione francese o americana, PROPRIO NELLA NOSTRA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA !!!

Ma allora perché non li mandiamo a quel paese, questi scrocconi della Conferenza Episcopale Italiana? Noi non arriviamo alla metà del mese e loro ci vogliono prendere anche ciò che non gli spetta!! Ma sono degli avidi senza cuore, altro che carità cristiana. Si vergognino!








dalla Costituzione della Repubbilca Italiana:

Articolo 33

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
E` prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

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permalink | inviato da momovedim il 6/12/2008 alle 12:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Dedicato a Silvio Berlusconi
post pubblicato in diario, il 5 dicembre 2008

Procurade de moderare

Procurad'e moderare
Barones, sa tirannia
Chi si no, pro vida mia,
Torrades a pés in terra
Decrarada est giaj sa gherra
Contra de sa prepotentzia
Incomintzat sa passentzia
In su pobulu a mancare

Mirade ch'est pesende
Contra de bois su fogu
Mirade chi no est giogu
Chi sa cosa andat 'e veras
Mirade chi sas aeras
Minetan su temporale
Zente cunsizzada male
Iscurtade sa 'oghe mia

No apprettedas s'isprone
A su poveru ronzinu,
Si no in mesu caminu
S'arrempellat appuradu;
Mizzi ch'es tantu cansadu
E non 'nde podet piusu;
Finalmente a fundu in susu
S'imbastu 'nd 'hat a bettare.

Fate in modo di moderare

Baroni (proprietari terrieri),
cercate di moderare la vostra tirannia,
Altrimenti, a costo della mia vita,
tornerete nella polvere (per terra),
La guerra contro la prepotenza
è stata già dichiarata
e nel popolo la pazienza
inizia a mancare

State attenti perché contro di voi
si sta levando il fuoco,
Attenti perché non è un gioco,
se questo inizia per davvero
Guardate che le nubi
preannunciano il temporale
Gente consigliata male
ascoltate la mia voce

Non continuate ad usare lo sprone
sul povero ronzino,
o in mezzo al cammino
si ribellerà imbizzarrito;
è così stanco e malandato
da non poterne più,
e finalmente dovrà rovesciare
il basto e il cavaliere.



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Boicottiamo Durban 2
post pubblicato in diario, il 4 dicembre 2008




Roma, 4 dic (Velino) - La Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità una mozione che impegna il governo “a verificare”, “a intervenire”, “ad agire”, “ad esercitare la massima vigilanza”, in vista di Durban II, l’appuntamento per la revisione della Conferenza mondiale contro il razzismo del 2001 (Durban I). Mozione bipartisan che ha tra i suoi firmatari Fiamma Nirenstein, Italo Bocchino, Margherita Boniver e Paolo Guzzanti per il Pdl e Matteo Mecacci, Furio Colombo e Alessandro Maran per il Pd. Presentando il risultato ala stampa con Boniver e Mecacci, Nirenstein ha sottolineato come “siamo il primo Parlamento europeo ad agire per impegnare il governo perché non si ripeta l’orrore di Durban I”. La conferenza mondiale Onu contro il razzismo (2001) si concluse con l’approvazione per acclamazione di un documento controverso che accusava Israele, definito “uno Stato razzista e colpevole di crimini di guerra, atti di genocidio e di pulizia etnica”, di attuare una sorta di “apartheid” nei confronti dei palestinesi. Israele e gli Stati Uniti, rappresentati dall’allora segretario di Stato Colin Powell, decisero di abbandonare la conferenza. “A Durban – ha affermato Nirenstein - ci fu una caccia all’ebreo come simbolo del mondo occidentale e la conferenza fu il completamento ideologico dell’attacco fisico contro l’Occidente che avvenne poco dopo, l’11 settembre”. Da quanto emerge dai comitati preparatori, il contenuto di Durban II non è destinato a distinguersi da quello precedente, “senza occuparsi minimamente – aggiunge la deputata – del razzismo come si presenta oggi. Quello che ci preoccupa di più – spiega Nirenstein – è che l’Onu ci metta di nuovo il suo cappello con il rischio che l’intero consesso internazionale venga disonorato”.
Per Boniver la mozione “fa onore al nostro Paese”. Anche l’ex sottosegretario agli Esteri ha ricordato “il clima selvaggio che ha costituito questo circo Barnum tipico delle conferenze dell’Onu, la stessa organizzazione che equiparò nel passato il sionismo al razzismo”, e ha aggiunto: “Nulla oggi è cambiato”. Il presidente del comitato Schengen ha spiegato che in seno al Consiglio dei Diritti umani di Ginevra “esistono dei blocchi di Paesi che buttano la colpa su Israele per fare dimenticare le colpe dei loro regimi”. E poiché i numeri in Consiglio non sono cambiati, “esistono eccellenti possibilità che si ripeta l’infamia. Perciò, o si cambia o si va via”.
La mozione a onor del vero non contempla l’opzione boicottaggio, una scelta decisa poche settimane fa da Israele e addirittura nel gennaio scorso dal governo del Canada. Il documento approvato da tutti i deputati invita infatti Palazzo Chigi a “verificare assieme ai partner europei gli esiti e gli orientamenti” dei lavori preparatori e a “intervenire in sede europea affinché venga scongiurato il rischio che la Conferenza si svolga su una piattaforma” ispirata a intolleranza e discriminazione. Di uscita dal processo di preparazione o di boicottaggio tout court non si parla. Anche perché così facendo difficilmente la mozione avrebbe ricevuto parere favorevole del governo in Aula. Governo che non è quindi obbligato a uscire da Durban II mentre ha già spiegato di puntare a una posizione comune dei Ventisette. Tra i quali comunque non mancano Paesi pronti a fare un passo indietro come Olanda, Danimarca e Francia. Lo stesso ex sottosegretario agli Esteri che ha affermato “evitiamo lo scempio della ragione umana, il capovolgimento della realtà storica tornando sulla ‘premessa teorica dell’11 settembre” ha pure ribadito che la presenza dell’Italia ai lavori preparatori a Ginevra “è la sacrosanta partecipazione di una grande democrazia. È molto giusto che nelle prossime sessioni ci sia una voce che dica la sua sulle aberrazioni della dichiarazione finale”.
“Nessuno Stato è esente da critiche per la propria situazione dei diritti umani – ha esordito Mecacci – e violazioni esistono anche in Israele e nei Territori occupati. Ma quando vediamo che lo Stato ebraico subisce tre o quattro volte più critiche di un paese come il Sudan con quello che succede in Darfur, è chiaro che Israele è oggetto di una discriminazione da parte delle Nazioni Unite”. Secondo l’esponente radicale eletto nel Pd “bisogna dire no a chi sfrutta le sofferenze del popolo palestinese per nascondere le violazioni dei diritti umani che avvengono in casa propria”. Un atteggiamento, ha proseguito Mecacci, “proprio della Libia che oggi presiede il comitato preparatorio”, un Paese con il quale “questo governo, in linea con quello precedente, ha da poco firmato un trattato di amicizia”.
http://focusonisrael.wordpress.com/2008/12/04/durban-ii-mozione-unanime-camera-governo-verifichi-contenuti/





Approvata all'unanimità la mozione su Durban 2

Mozione presentata dall'On. Nirenstein il 29 ottobre discussa e votata in Aula all'unanimità il 4 dicembre"sulle iniziative in vista della preparazione della Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza, che si svolgerà a Ginevra nel mese di aprile 2009"
La Camera, premesso che: la «Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l'intolleranza», svoltasi a Durban nel 2001 su iniziativa dell'Onu, secondo i firmatari del presente atto di indirizzo si trasformò in un processo politico contro lo Stato di Israele, chiamato, dal banco degli imputati, a rispondere ad accusatori che erano (e sono) per la gran parte regimi responsabili di politiche costituzionalmente fondate sul rifiuto del pluralismo culturale, sull'intolleranza religiosa e sulla persecuzione di ogni forma di dissenso e di «differenza» personale o civile; in quell'occasione, la Conferenza Onu - incentrata, secondo i firmatari del presente atto di indirizzo, surrettiziamente, sul «caso Israele» fece dunque del razzismo il pretesto per rilanciare una campagna di linciaggio morale, politico e religioso del popolo ebraico e dello Stato d'Israele; il clima della Conferenza di Durban venne quindi compromesso dall'atteggiamento discriminatorio di alcuni Stati e capi di governo (da Mugabe a Fidel Castro) e della maggior parte delle organizzazioni non governative (ONG) presenti: per questa ragione, gli Stati Uniti e Israele abbandonarono la Conferenza, nel corso della quale si verificarono numerosi episodi di natura antisemita, come la distribuzione ai partecipanti dei Protocolli dei Savi di Sion e l'esclusione di membri di ONG ebraiche da alcune sessioni del Forum delle ONG, che si svolgeva in concomitanza al vertice; fino all'ultimo dei nove giorni della Conferenza, alcuni paesi tentarono di reiterare il precedente della Risoluzione 3379 approvata dall'Assemblea Generale ONU nel 1975 (e peraltro revocata, dallo stesso consesso, il 16 dicembre 1991) e di inserire nella Dichiarazione finale del vertice la formula «sionismo uguale a razzismo»; il tentativo venne infine scongiurato anche grazie alle pressioni dell'Unione Europea; la prossima Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l'intolleranza, nota come «Durban II» o «Durban Review Conference», è programmata per l'aprile 2009, a Ginevra; il Comitato preparatorio è presieduto dalla Libia ed è composto da stati come Iran e Cuba. Osservando la preparazione, si evince che è alto il rischio che anche la prossima Conferenza contro il razzismo si trasformi in una conferenza razzista contro Israele; verso la metà di ottobre, il Comitato preparatorio ha raccolto tutti i contributi nazionali in un documento di lavoro in vista della predisposizione del Documento finale della prossima Conferenza di Ginevra; nel testo si allude in modo tanto implicito quanto scoperto a Israele come a un'entità «straniera occupante la cui legge si basa sulla discriminazione razziale [...] che costituisce una grave violazione dei diritti umani e del diritto umanitario, un nuovo modello di apartheid, un crimine contro l'umanità, una forma di genocidio e una seria minaccia alla pace e alla stabilità internazionale»; su questa base si «reitera la preoccupazione [dell'ONU] per la grave condizione del popolo palestinese soggetto all'occupazione straniera»; il fatto che i palestinesi siano l'unico popolo menzionato come oggetto di discriminazione prospetta una evidente continuità con la linea perseguita nella Conferenza di Durban; se la discussione su razzismo e discriminazione continuerà a poggiare su premesse di questo genere, la «Durban Review Conference» diventerà di nuovo un accanito forum anti-israeliano. Quanto al tema del razzismo, è oltremodo errato il pregiudizio tipico del vertice del 2001, che ritroviamo nei documenti preparativi attuali, secondo i quali il razzismo, l'intolleranza e la schiavitù sono responsabilità esclusiva dell'Occidente. La storiografia qualificata corrente ha confermato che tali fenomeni hanno una ben più vasta e globale diffusione. Un'analisi sbagliata renderebbe impossibile contrastare le politiche di oppressione etnica, culturale e religiosa che negli ultimi decenni hanno insanguinato vaste aree del mondo, tra le quali oggi emerge, con sempre più allarmante chiarezza, la persecuzione violenta dei cristiani in molti paesi islamici e in larga parte del continente asiatico; numerosi Paesi si sono già dimostrati consapevoli del rischio di replicare nel 2009 a Ginevra quanto avvenne nel 2001 a Durban: nello scorso gennaio il Canada, valutandone il processo preparatorio, ha annunciato tramite il proprio Ministro degli esteri e il Segretario di Stato per il multiculturalismo e l'identità canadese, che non parteciperà alla Conferenza di Ginevra; Israele ha dichiarato a sua volta che non parteciperà sotto la minaccia che la Conferenza si trasformi in una tribuna di propaganda antisemita. Il Congresso Americano ha adottato la Risoluzione 1361 (23 settembre) che impegna il Governo a «guidare un grande sforzo diplomatico [...] per sconfiggere la campagna di alcuni membri dell'Organizzazione della Conferenza Islamica per distogliere la Review Conference dai problemi reali [...], attaccando invece Israele, promuovendo l'antisemitismo e sovvertendo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo». Il Presidente francese Sarkozy ha annunciato il ritiro dal percorso preparatorio se esso non abbandonerà la deriva anti-israeliana; impegna il Governo:
a verificare con attenzione, assieme ai partners europei, gli esiti e gli orientamenti che emergono dal processo di preparazione della prossima «Conferenza mondiale contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l'intolleranza»; a intervenire in sede europea affinché venga scongiurato il rischio che la Conferenza si svolga su una piattaforma ispirata all'intolleranza e alla discriminazione etnica, culturale e religiosa; ad agire perché i documenti preparatori contengano solo l'intento di combattere il razzismo e la discriminazione a qualsiasi latitudine e per qualsiasi motivo essa sì rappresenti e perché decada lo scopo non recondito della delegittimazione dello Stato d'Israele; ad esercitare la massima vigilanza e ad agire concretamente affinché la Conferenza sia effettivamente volta a promuovere la lotta contro il razzismo e contro le discriminazioni di ogni genere, piuttosto che un pretestuoso palcoscenico per l'incitamento all'odio nei confronti di alcuni popoli, stati o minoranze etniche e religiose. (1-00055) «Nirenstein, Bocchino, Boniver, Guzzanti, Pianetta, Picchi, Ruben, Pistelli, Repetti, Corsini, Colombo, Mecacci, Malgieri, Mazzoni, Maran, La Malfa».
Intervento in Aula (consegnato agli atti e riassunto al momento delle dichiarazioni di voto):Signor Presidente, Colleghi,
rischia di ripetersi oggi, a sette anni di distanza, un evento che ha portato grande disonore alla comunità internazionale rappresentata dall’ONU, e la mozione che ci accingiamo a discutere è intesa a salvare il senso del grande valore che appunto l’ONU, nato sulle ceneri della seconda guerra mondiale, dovrebbe dare alla lotta contro il razzismo. Invece durante la conferenza di Durban dell’agosto 2001 contro il razzismo, alla vigilia dell’11 settembre 2001, in Sud Africa si prefigurava ciò che sarebbe accaduto di lì a pochi giorni, ovvero l’attacco terroristico più letale e significativo che il mondo avesse mai visto, quello che purtroppo doveva aprire una nuova era.
A Durban le ONG invitate a fiancheggiare la conferenza dell’ONU contro il razzismo, marciavano in cortei che portavano il ritratto di Bin Laden, che maledivano l’America e ne bruciavano le bandiere, che proclamavano Israele stato di apartheid, i cui partecipanti inseguivano gli ebrei che osassero apparire con la kippà. Nelle varie sessioni della conferenza, Mugabe, Fidel Castro, Arafat, arringavano i delegati con accenti di disprezzo verso l’Occidente e di puro odio verso Israele. Dalle riunioni delle ONG, gli ebrei venivano cacciati a forza, documenti antisemiti dai toni inenarrabili inneggiavano alla guerra terrorista. Io li conservo, inondarono la conferenza e la stampa. Si distribuiva ai partecipanti i Protocolli dei Savi di Sion. Il fenomeno della schiavitù, da cui certo nessuna civilizzazione può dirsi aliena, veniva addossato alla sola società occidentale, con conseguenti deliri ideologici che faceva specie veder trattati da una tribuna internazionale così prestigiosa.Io ho visto tutto questo di persona, e mi ricordo quando, sconsolate, Margherita Boniver, allora Sottosegretario agli Esteri con delega per i Diritti Umani ed io ci incontravamo nei corridoi del palazzo che ospitava la conferenza dell’ONU. Le pressioni dell’Unione Europea e i furiosi interventi del Canada, di Israele e degli USA impedirono che nel documento finale si inserisse la dichiarazione “sionismo uguale razzismo”, che solo dieci anni prima era stata cancellata dall’ONU per rimediare allo scempio del 1975.Oggi siamo qui a cercare di impedire che quello scempio si ripeta identico nel prossimo mese di aprile a Ginevra, dove la seconda puntata di quella conferenza viene preparata esattamente con le stesse modalità di quello scandalo internazionale. Oltre all’Australia, alla Danimarca, al Canada, adesso i portavoce del presidente eletto americano Barack Obama hanno assicurato che gli USA non prenderanno parte a quella conferenza se si configurerà nei termini attuali; anche Hillary Clinton promise in campagna elettorale che gli USA saranno in testa alla campagna di boicottaggio della conferenza. Israele ha già dichiarato che stavolta non cadrà nella trappola. Infatti questa conferenza che dovrebbe essere contro il razzismo e “verificare i progressi” fatti dal 2001, sta preparando, sulla base del lavoro di un Bureau preparatorio presieduto dalla Libia e composto da stati come Iran e Cuba, violatori sistematici dei diritti umani, il documento che costituirà la base dei lavori della conferenza di Ginevra. L'ultima bozza di tale documento, pubblicata di recente, si riferisce a Israele come a un’entità "straniera occupante la cui legge si basa sulla discriminazione razziale […] che costituisce un nuovo modello di apartheid, un crimine contro l’umanità una forma di genocidio e una seria minaccia alla pace e alla stabilità internazionale”. I palestinesi sono l'unico popolo menzionato come oggetto di discriminazione e viene invocato il diritto al ritorno. I documenti, piuttosto di occuparsi della cultura dell’odio e del suo carattere discriminante nei confronti di svariate minoranze etniche e religiose, si riferiscono invece esclusivamente ai problemi derivanti dall’identificazione dell’islamismo col terrore e dei pregiudizi da cui la società occidentale sarebbe inondata su questo tema. Non sono citati i continui attacchi religiosi ai cristiani nei Paesi mussulmani, ma solo “il monitoraggio e la sorveglianza dei luoghi di culto dei centri di cultura e di insegnamento dell’Islam” e quando si ricorda quasi incidentalmente l’antisemitismo e la cristianofobia, si invita invece a fare “particolare attenzione” all’islamofobia. La conferenza contro il razzismo viene di nuovo dunque impostata su un terreno prefabbricato, pieno di bias e di cultura dell’odio. I nostri partner europei, Francia, Inghilterra, Olanda e Danimarca, dopo la pubblicazione dell’ultima bozza del documento preparatorio, stanno fissando delle linee rosse che se non tenute in considerazione porteranno all'abbandono del processo di Durban. L’Italia, dal suo onorato ruolo nell’ONU e nel Consiglio per i Diritti Umani nel 2010, ha i mezzi per monitorare nelle sedi competenti il processo preparatorio della prossima conferenza.
Sono sessanta anni in questi giorni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Oggi, l'accoglimento della mozione in esame rappresenterebbe un omaggio a questo documento fondante della nostra società democratica e una semplice ma ben motivata difesa dell’onore della comunità internazionale, dell’onore che l’ONU abbandona soggiacendo alla forza delle nazioni e delle forze totalitarie e nemiche dei diritti umani, troppo spesso dimentico di se stesso, anche di fronte a un pericolo che è quello ben chiaro e ben presente del diffondersi della cultura dell’odio e quindi della guerra di religione, che porta al terrorismo internazionale e al disprezzo della democrazia

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Le tragedie imposte dalla "morale cattolica"
post pubblicato in diario, il 1 dicembre 2008

Per il Papa, le vite che contano più di ogni altra sono gli ovuli umani appena fecondati e i corpi vuoti costretti a vegetare dai macchinari infernali cui sono collegati. Tale follia è conseguenza di un'interpretazione estremistica e priva di umanità dell'idea secondo cui vanno difesi i più deboli.

Non me ne farei un problema, se il fanatismo del Vaticano non condizionasse mezzo mondo. Cosa che invece fa.

Infatti, molti Stati tutt'oggi sono costretti a legiferare sotto l'occhio vigile del potere ecclesiastico, sempre pronto a condizionare scelte e a costringere i governi a continui compromessi con la "morale cattolica".

L'influenza di tale "morale", in Italia si traduce spesso in leggi che consentono ad alcuni cittadini di derogare ai propri doveri, in nome di un non ben definito diritto religioso.

Un esempio fra tutti, è il diritto di obiezione di coscienza del medico che non vuole eseguire aborti o che non vuole fornire farmaci abortivi.

Ognuno ha diritto alle proprie idee e alle proprie credenze, nessuno lo nega, ma una legge degna di tale nome non dovrebbe consentire a nessun cittadino il diritto all'omissione di servizio!

In conseguenza di tale "diritto", nel nostro Paese si consumano tragedie che poi vengono sbattute in cronaca nera con cinismo e superficialità, senza alcun tentativo di analisi, ma solo per essere date in pasto alla voracità del pubblico.

Su queste tragedie, dovremmo invece fermarci un attimo a riflettere.

Laddove l'informazione sulla contraccezione non esiste perché osteggiata dalla suddetta "morale cattolica", accade che una ragazzina può restare incinta al primo rapporto sessuale. Ovviamente quella ragazzina vivrà l'accaduto con gli infiniti sensi di colpa imposti sempre dalla stessa "morale cattolica". Così si sentirà sola e abbandonata, peccatrice nonostante l'amore del suo ragazzo. Ragazzo al quale, il più delle volte, non dirà nulla.

Un'amica (o internet) potrebbe consigliarle la pillola del giorno dopo, o l'aborto.

Una mattina, insieme a quest'amica (o da sola), raccontando una bugia a casa, andrà alla ricerca della giusta soluzione, con un autobus che l'allontani a sufficienza dalla sua zona, per ragioni di privacy.

Ma, a causa del diritto all'obiezione (imposto sempre da quella stessa "morale cattolica" nella Legge 194), non troverà in nessuno degli squallidi e sudici ospedali della zona un medico degno di tale nome che le prescriva la pillola del giorno dopo, tanto meno uno disposto a praticarle l'aborto.

Quello che in altre regioni è un diritto, qui da lei è ancora un peccato, quando non sei abbastanza adulto e ricco.

Finirà che la gravidanza verrà portata avanti come un tumore che non può essere operato. E passeranno diversi mesi, cercando solo di non pensarci. Finché l'evidenza non darà inizio al secondo atto della tragedia, quello che sfocerà nel matrimonio.

Matrimonio che costringerà i due malcapitati a lasciare gli studi e gli amici, per costringersi a invecchiare anzitempo.

Dopo alcuni mesi il bambino nascerà, figlio di due ragazzini impreparati. A questo punto si consumerà l'atto finale della tragedia, quello in cui scorrerà il sangue, di uno, due o di tutti e tre gli attori.

E il Vaticano, da vero assassino professionista che non si sporca mai le mani, saprà di aver fatto bene il suo lavoro, perché ha salvato quell'ovulo fecondato da sicura morte.


        Pensare che a volte basterebbe una pillola!



Ecco un paio di articoli della legge 194.

Con l'articolo 4 si mette bene in chiaro che l'aborto non è un diritto per tutte le donne, ma solo per chi riesce a convincere coloro cui spetta la decisione finale che la sua condizione è tale da poterne avere diritto.

L'articolo 9 invece sancisce il diritto all'omissione di servizio agli operatori sanitari "cattolici".

Articolo 4


Per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell'articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia. 

Articolo 9


Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l'interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell'obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dello ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall'entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento della abilitazione o dall'assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l'esecuzione di tali prestazioni.

L'obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale.

L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento.

Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall'articolo 7 e l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l'attuazione anche attraverso la mobilità del personale.

L'obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo.

L'obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto, immediato, se chi l'ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l'interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente.


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