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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

Dalemeide su Gheddafi, a suon di violini
post pubblicato in diario, il 26 febbraio 2011

Questo articolo a firma Massimo D'Alema (datato maggio 2010) alla luce dei fatti odierni fa capire certe cose anche a chi ancora non l'aveva capite... soprattutto sullo squallore di certi personaggi nostrani.

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Politica internazionale – A un anno dalla prima visita di Gheddafi a Roma
Una continuità di ispirazione politica e ideale

A un anno dalla prima visita ufficiale di Muammar Gheddafi in Italia un libro raccoglie tutti i discorsi del leader libico. L’intervento di Massimo D’Alema alla presentazione del volume

di Massimo D’Alema
 

 

Da sinistra, Massimo D’Alema, Alessandro Profumo, amministratore delegato del gruppo Unicredit, e Hafed Gaddur, ambasciatore libico in Italia, in occasione della presentazione del libro al Senato, Sala Zuccari, Roma, il 10 giugno [© Paolo Galosi]
      Voglio sottolineare l’importanza di questa pubblicazione e rendere merito alla rivista 30Giorni, al presidente Andreotti e all’amico Hafed Gaddur, protagonisti della decisione di raccogliere in questo volume i discorsi e alcune delle fotografie che ricordano una visita di valore storico per il nostro Paese e per l’amicizia tra l’Italia e la Libia.
      Gheddafi, più volte invitato a venire nel nostro Paese, aveva sempre condizionato la possibilità di una sua visita al previo riconoscimento, attraverso un accordo, del diritto della Libia a un indennizzo per il passato coloniale. Raggiunto l’accordo, all’esito di un lungo negoziato concluso con la firma per decisione del governo Berlusconi, la visita di Gheddafi ha rappresentato il suggello di una vicenda importante, della quale, credo, l’Italia può essere orgogliosa. Nessun Paese europeo ha fatto i conti con il proprio passato coloniale nel modo in cui lo ha fatto l’Italia. Nessun Paese europeo ha assunto in pieno il peso delle proprie responsabilità verso un altro popolo riconoscendo, anche attraverso un gesto concreto, ma di grande valore simbolico, il diritto all’indennizzo.
      Al di là della firma del trattato, a cui si è arrivati dopo un lungo processo, vorrei ricordare alcuni aspetti che certamente possono apparire di minore importanza rispetto all’indennizzo: penso al lavoro compiuto insieme sul piano culturale per ricostruire, con molto coraggio e onestà intellettuale, nel quadro di una libera ricerca, anche le pagine più oscure e più tragiche del colonialismo italiano. Vorrei rievocarne i gesti simbolici.
      Quando, nel dicembre del ’99, mi recai in visita in Libia, dopo il lavoro di preparazione svolto con grande impegno dal ministro Dini (fu la prima visita di un capo di governo europeo in quel Paese dopo la fine delle sanzioni), portai in dono, anzi in restituzione, una statua, una Venere capitolina, che Italo Balbo aveva donato a Goering, appassionato collezionista di immagini di fanciulle nell’arte: con una complessa operazione internazionale, il governo italiano l’aveva successivamente recuperata negli scantinati del museo Pergamon di Berlino provvedendo quindi a restaurarla, un gesto simbolico di riparazione.
      Se penso al contenzioso tuttora irrisolto tra la Grecia e il Regno Unito – due Paesi membri dell’Unione europea – sui fregi del Partenone, credo che il gesto compiuto dal nostro Paese abbia avuto un grande valore.
      Al di là del valore dell’oggetto, ritengo che questi atti abbiano costruito anche un simbolismo della rappacificazione tra i nostri Paesi, che ha seguito un percorso estremamente interessante e senza eguali nell’esperienza di altri Paesi europei. Percorso del quale, ripeto, dobbiamo essere orgogliosi, anche perché ha costituito una delle operazioni di politica internazionale che l’Italia ha perseguito con impegno attraverso governi diversi, in una sostanziale continuità di ispirazione politica e ideale.
      Naturalmente, la premessa di tutto questo è stata un’attenzione verso la Libia e il mondo arabo, che i governi della cosiddetta Seconda Repubblica hanno ereditato dai governi precedenti, e di cui il presidente Andreotti è stato un grande protagonista (ma penso anche alla politica di Moro e di Craxi). L’Italia non ha mai cessato di tenere aperte vie di comunicazione verso il mondo arabo, e in particolare verso la Libia, anche nei momenti più difficili delle relazioni tra questo Paese e l’Occidente. Se si è arrivati, alla fine, a quella sorta di rappacificazione tra la Libia e la comunità internazionale che ha portato alla fine delle sanzioni, è stato anche in virtù di un paziente lavoro di tessitura e di diplomazia di cui l’Italia, ben prima dei nostri governi, fu indubbiamente protagonista.
      Voglio sottolineare un passaggio importante, che già Frattini ricordava. La Libia è un Paese che ha ricostruito la rete delle sue relazioni diplomatiche con il mondo occidentale. E questo non è accaduto a partire da ieri, ossia con l’accordo con l’Unione europea, ma è oramai storia di alcuni anni. In questa grande operazione di ricostruzione, l’Italia, ripeto, ebbe un ruolo centrale.
      Ricordo che alla vigilia del mio viaggio in Libia ebbi modo di parlarne con gli americani. Non si trattava di ottenere un via libera – perché l’Italia è un Paese indipendente e non ha certo bisogno di autorizzazioni alla sua politica estera –, piuttosto di collocare l’iniziativa italiana nel quadro di un’operazione condivisa. In quell’occasione, l’allora presidente americano – uomo lungimirante e, a mio giudizio, molto aperto – apprezzò non solo quanto stavamo facendo per riaprire le vie di un rapporto con la Libia, riconoscendo che su questo gli Stati Uniti difficilmente avrebbero potuto svolgere un ruolo di punta, ma anche il fatto che fosse imminente la visita in Italia del presidente iraniano Khatami. E malgrado tutte le perplessità della struttura del Dipartimento di Stato, il presidente degli Stati Uniti disse che facevamo bene a intrattenere questo dialogo: esso poteva essere utile alla causa della pace nel mondo e loro non erano in condizione di farlo.
      Ricordo che a Tripoli un amico mi suggerì di portare una corona di fiori davanti alla casa che era stata bombardata dagli americani, divenuta un monumento a una pagina di cui certamente l’Occidente non può andare orgoglioso. Io non ci andai, portai invece una corona di fiori al monumento alle vittime del colonialismo italiano, pensando che ognuno debba rendere conto delle proprie azioni.
 
La copertina del libro Il viaggio del Leader. Muammar Gheddafi in Italia, 30Giorni, Roma 2010, 118 pp.
      Nel riavvicinamento della Libia all’Occidente hanno pesato, a mio parere in modo determinante, due decisioni molto coraggiose prese da Gheddafi. La prima, ricordata da Dini, è stata quella di rinunciare all’arma nucleare, all’arma chimica e alle armi di distruzione di massa: scelta coraggiosa, intelligente e lungimirante che ha caratterizzato il ruolo della Libia come Paese che lavora per la pace. La seconda decisione, con la quale Gheddafi ha anticipato gli americani, è stata quella di schierare il proprio Paese in una posizione di grande fermezza contro il fondamentalismo islamico.
      Davvero bisogna riconoscere che Gheddafi è stato, da questo punto di vista, uno degli uomini di Stato più lungimiranti. Ricordo di aver ascoltato il suo giudizio sulla pericolosità estrema di Bin Laden e del fondamentalismo in un periodo in cui l’Occidente, e in particolare gli Stati Uniti, con quei gruppi e con quelle personalità ancora collaboravano apertamente. E ricordo anche che mi disse che gli americani stavano sostenendo e finanziando un personaggio e alcuni gruppi che rappresentavano un enorme pericolo, non solo per il mondo arabo ma per tutta l’umanità.
      Una lungimiranza confermata dai fatti: il mandato di cattura internazionale emesso dalla Libia contro Bin Laden precedette di parecchi anni l’attacco alle Twin Towers e, se la comunità internazionale l’avesse preso più sul serio, forse sarebbe stato possibile prevenire gli sviluppi tragici che abbiamo conosciuto.
      Certo, nella polemica di Gheddafi verso l’Occidente, di cui questo libro costituisce una ricca testimonianza, vi sono aspetti discutibili. È certamente ingegnoso, ma alquanto opinabile, il discorso di Gheddafi sul tema della democrazia e del rapporto tra democrazia delegata e democrazia partecipata e diretta. Un discorso che ci rimanda a dibattiti che la cultura europea ha conosciuto in passato ma che hanno trovato, almeno da noi, una loro definizione.
      Vi sono però anche spunti che ho trovato indiscutibilmente validi. Ad esempio, non c’è dubbio che le preoccupazioni e le critiche di Gheddafi circa il modo in cui l’Occidente, e in particolare gli Stati Uniti, hanno combattuto quel fondamentalismo che egli stesso aveva individuato come un pericolo mortale, si sono rivelate tutt’altro che prive di fondamento: l’idea della guerra al terrore ha finito per fornire motivazioni e martiri alla jihad islamica piuttosto che soffocarla e impedirne la pericolosa propagazione.
      Nei discorsi romani di Gheddafi ritroviamo anche la sua impostazione critica verso l’Occidente riguardo alla politica del “doppio standard”, in particolare per quanto attiene al conflitto israelo-palestinese. Conflitto che, a mio parere, continua ad essere un problema importante: per quanto si cerchi di aggirarlo, rimane il principale ostacolo allo sviluppo di una politica mediterranea condivisa. Io non concordo, certo, con la decisione libica di non partecipare all’Unione per il Mediterraneo, ma, d’altra parte, non si può non riconoscere che questo organismo sta svolgendo un’attività decisamente al di sotto delle aspettative.
      Il principale ostacolo alla costruzione di una dimensione politica mediterranea è appunto rappresentato da un conflitto del quale non si vede un esito e rispetto al quale l’iniziativa politica e diplomatica dell’Europa appare modesta e deludente.
      Per tutti questi motivi, ritengo che il dialogo con il mondo arabo, e con le tesi anche critiche verso le politiche occidentali, di cui troviamo eco in questo volume, debba essere portato avanti con coraggio, riconoscendo il valore di un punto di vista diverso, senza tuttavia rinunciare al nostro modo di vedere le cose.
      Negli ultimi anni si è verificato un grande mutamento di collocazione della politica internazionale di Gheddafi: egli ha progressivamente scelto di essere sempre meno un leader arabo e sempre più un leader africano. Anche in questo c’è un’intuizione intelligente, e cioè, sostanzialmente, quella della fragilità del mondo arabo, delle sue divisioni, della sua incapacità di esercitare un ruolo politico rilevante. Puntare sull’Africa ha indubbiamente consentito a Gheddafi di assumere una leadership in una parte cruciale del mondo, leadership che diversamente, a mio giudizio, non avrebbe potuto esercitare.
      Quello africano può costituire il grande tema di un’azione internazionale congiunta portato avanti da un Paese come l’Italia, proiettato verso l’Africa e interessato a spingere l’intera Europa a occuparsene seriamente, e da un Paese come la Libia.
      Questa azione italo-libica ed europea verso l’Africa non deve certamente limitarsi alla politica del contenimento dei flussi migratori e deve guardarsi bene dalla retorica sulla cooperazione allo sviluppo. In questo campo, infatti, le affermazioni senza soldi sono pura retorica e se si vanno a vedere i bilanci della cooperazione internazionale dell’Italia, si capisce bene che, appunto, di retorica si tratta. Una pura logica securitaria e poliziesca accompagnata da un po’ di retorica sull’aiuto allo sviluppo, a mio giudizio, non risolve il problema. Credo, invece, che insieme dobbiamo preoccuparci affinché le politiche di contrasto all’immigrazione clandestina avvengano nel pieno rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale.
      Che i respingimenti collettivi mettano in discussione il diritto di asilo non è una invenzione di qualche organizzazione umanitaria, ma un rischio reale. Per questo penso che sia giusto in questa sede auspicare che la Libia collabori pienamente con le organizzazioni delle Nazioni Unite, in particolare con l’Alto commissariato per i rifugiati che, da questo punto di vista, svolge un compito fondamentale. Penso che la Libia, che è membro autorevole della comunità internazionale e ha svolto ruoli di primo piano nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e nel Consiglio per i diritti umani, possa e debba trovare un accordo con l’Onu per consentire all’Alto commissariato per i rifugiati di svolgere il proprio lavoro all’interno del suo territorio nazionale. La Libia, infatti, è un Paese in cui quell’istituzione internazionale ha un lavoro da compiere, e non per responsabilità dei libici, ma in quanto costituisce uno snodo importante dei grandi flussi migratori.
 
Gheddafi con il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi in occasione della firma del trattato di «amicizia, partenariato e cooperazione», a Bengasi, il 30 agosto 2008 [© Associated Press/LaPresse]
      Dico questo in spirito di amicizia, con la piena consapevolezza che anche l’Italia ha le proprie responsabilità in questo campo, e che non si può giocare a scaricabarile quando si tratta di diritti umani.
      Tra Libia e Italia si sono aperte anche grandi opportunità dal punto di vista dello sviluppo economico, e credo sia stato questo il vero salto di qualità compiuto con l’accordo di amicizia, con l’indennizzo, con la definitiva normalizzazione dei rapporti tra i nostri Paesi. La crescita dei rapporti economici e culturali, lo scambio delle delegazioni giovanili e degli imprenditori costruiscono quel tessuto di interessi condivisi e contribuiscono anche, direi, a consolidare il modo di vedere le cose comuni, che è poi il modo di rafforzare un rapporto di amicizia tra due popoli.
      È una grande opportunità per il nostro Paese in un momento difficile come questo. Il flusso di investimenti dalla Libia verso l’Italia è stato forse uno dei più consistenti in termini relativi, e le opportunità per le nostre imprese sono un capitolo non secondario di questo rapporto di amicizia. Credo che questo debba essere sottolineato come un grande fatto positivo e non c’è dubbio che il governo in carica abbia avuto al riguardo un grande merito: quello di sbloccare l’“ultimo miglio”. Un merito innegabile che è motivo di soddisfazione anche per chi aveva percorso il cammino sin lì. Si deve infatti sempre guardare all’interesse nazionale, che per sua natura è di tutti e non è di parte.
      Ora davanti a noi ci sono molte cose da fare insieme, non soltanto sul piano delle relazioni bilaterali, ma, lo ripeto, sul piano dell’azione, della collaborazione politica e dei progetti concreti che Italia e Libia possono sviluppare in un Mediterraneo tuttora debole. Noi abbiamo una grande responsabilità. L’Europa, per un lungo periodo della sua storia, che va dall’89 fino a questi anni, si è sostanzialmente volta a Nord e a Oriente, e questo è accaduto anche per ragioni oggettive. Si trattava di ricucire la ferita della guerra fredda. Da qualche anno ormai diciamo che l’Europa deve volgersi a Sud, verso il Mediterraneo.
      È qui la grande sfida: per il Mediterraneo passano le questioni fondamentali della sicurezza, dello sviluppo, della sicurezza energetica, dei flussi migratori. Ma questo appello non ha ancora trovato una risposta adeguata, né in termini di risorse, né in termini di coraggio politico e di innovazione. L’Europa appare ancora prigioniera di una vecchia logica burocratica.
      Ecco: questo è davvero un tema essenziale della politica estera italiana e una grande opportunità per fare in modo che l’amicizia tra l’Italia e la Libia non sia fruttuosa soltanto per i nostri popoli, ma sia utile alla pace e alla sicurezza nel Mediterraneo. 

(fonte: http://www.30giorni.it/it/articolo.asp?id=22542)


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Mattatoio Libia
post pubblicato in diario, il 24 febbraio 2011
Il Re dei Re, come amano chiamarlo i sovrani fantoccio.



L'uomo cui si è onorati a baciare la mano, secondo Silvio Berlusconi.



Il macellaio.



Dai nostri media,
il problema si riduce al prezzo del petrolio
che andrà alle stelle e all'invasione di Lampedusa.
Massacri e fosse comuni, solo un fatto marginale.



Ma fermarlo non si può... è già stato detto mille volte
"non si può imporre la democrazia"
Neanche a chi la cerca!



E poi, sono in tanti ad avergli stretto la mano...



per renderlo affidabile...



nonostante la sue piccole "marachelle"...



del resto, un compagno che sbaglia va sempre perdonato...



quel che conta è renderlo forte...



in nome della pace...



del progresso...



della fratellanza fra i popoli...



del rispetto degli accordi...



della stabilità nella regione...



Non oso immaginare cosa sarebbe accaduto
se Mussolini e Hitler fossero vissuti oggi...



Forse Obama avrebbe fatto un lungo discorso, pieno di belle parole.



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Pescatori italiani attaccati da una motovedetta libica, dono del nostro "Governo"
post pubblicato in archivio, il 13 settembre 2010
“Sono in molti, istituzioni e diversi paesi europei, a guardare al Trattato di amicizia italo-libico con ammirazione e un pizzico di invidia, e a considerarlo un modello di cooperazione. Un accordo che ha diminuito del 90 per cento il flusso degli immigrati irregolari verso le coste italiane”.

Questo pensiero farneticante non è stato raccolto nel reparto psichiatrico di un ospedale, è la Parola di Margherita Boniver, parlamentare PdL, a suo tempo craxiana fedele, rappresentante di Amnesty International.

Quello di cui si parla è l'accordo capestro che il Nano Imbalsamato ha sottoscritto con Gheddafi contro la volontà del sovrano Popolo Italiano, in violazione di trattati internazionali nonché dei diritti umani.

A detta delle persone in malafede, tale accordo avrebbe normalizzato i rapporti fra Italia e Libia. Come a dire che ormai anche la nostra dittatura è sui livelli della sanguinaria Jamahiriyya del mostruoso colonnello, il quale -fra l'altro- non perde occasione per umiliare il nostro paese, un giorno affittando su internet le ragazze italiane addette alla sua adorazione (modo molto "elegante" per dimostrare che qui da noi le donne sono costrette a fare le puttane per mantenere i loro uomini, tutti magnaccia); un altro giorno facendo mitragliare una nostra nave da pesca da una sua motovedetta... regalatagli dal nostro "Governo".






(AGI) - Agrigento, 13 set. - "Il mio motopeschereccio stava incrociando e non stava pescando". Lo ha detto Vincenzo Asaro, l'armatore mazarese dell'"Ariete", il motopesca mitragliato nella notte da una motovedetta libica. Asaro ha anche assicurato come la sosta a Lampedusa sia stata "una formalita' per denunciare l'evento imprevisto" e che nelle prossime ore l'"Ariete" "riprendera' il mare per un'altra battura di pesca".
  Intanto da Lampedusa filtrano le prime indiscrezioni sul racconto degli uomini dell'equipaggio. In particolare uno dei sette italiani a bordo ha riferito che "la motovedetta battente bandiera libica era del tutto simile ai mezzi usati dalla Guardia di Finanza italiana". Potrebbe dunque trattarsi di una delle sei motovedette che l'Italia ha "regalato" alla Libia per il pattugliamento della costa nell'ambito dei controlli antiimmigrazione.

Gheddafi di nuovo a Roma
post pubblicato in archivio, il 29 agosto 2010
Del suo alito pestilenziale nessuno sentiva la mancanza ma nemmeno della sua brutta faccia. La Guida della Rivoluzione Libica è giunta a Roma in "lieve ritardo", come precisa col giusto tono reverenziale e sottomesso gran parte della stampa italiana. Lui ha portato con sé una trentina di cavalli da abbeverare e sfamare (che in cambio cacheranno sul nostro "amato suolo"); inoltre è stato accolto dai 200 sorrisi perfetti delle escort che lui stesso ha scelto fra le più islamicamente fighe sul catalogo online.

La sua visita serve a ricordarci che sono passati già due anni dalla firma di quel contratto-capestro che il nanerottolo nostrano impose all'Italia senza consultarne il parere, come suo solito. Del resto, a un vice come lui non è dato ascoltare la plebe neanche come passatempo.

Spero che l'incontro fra i due dittatorelli mediterranei sia costellato di gaffes e figure di merda da entrambe le parti. Oramai che siamo alla frutta... è meglio ridere che piangere!


Baciamani...
post pubblicato in diario, il 29 marzo 2010
Una questione gerarchica...









Ciascuno bacia la mano del proprio Padrino.
Esteri. Dalla Libia all'Iran, la politica improvvisata di Berlusconi
post pubblicato in diario, il 16 febbraio 2010
La Libia blocca i cittadini Schengen alla frontiera. 20 italiani bloccati all'aeroporto di Tripoli. Ecco i frutti della politica estera "di pancia" del governo Berlusconi.
di Andrea Camboni

Il 14 febbraio, con una decisione comunicata all'Ufficio dell'Immigrazione, il Comitato Generale del Popolo, ovvero il governo libico, ha deciso di non rilasciare più i visti di ingresso ai cittadini provenienti dall'area Schengen e, inoltre, di non ammettere sul territorio quei cittadini già provvisti di un regolare visto. Fonti consolari italiane hanno fatto sapere che, di un gruppo di 40 connazionali arrivati in Libia il 14 febbraio scorso, 22 persone sono tutt'ora bloccate all'interno dell'aeroporto di Tripoli.
Se non si vuole ritenere fallita la politica estera del governo Berlusconi sull'asse Italia - Libia, è necessario credere che anche questa ennesima provocazione di Gheddafi sia stata avallata dalle ripetute strette di mano tra il Cavaliere e il Colonnello.
L'unica voce istituzionale costretta a pronunciarsi sul caso è la Farnesina, che sul sito www.viaggiaresicuri.it "sconsiglia" ai cittadini italiani tutti i viaggi verso la Libia a seguito delle "improvvise e non annunciate misure restrittive". Per il resto, le bocche restano cucite. Tace anche Silvio Berlusconi, dimostrando - se ancora ce ne fosse stato bisogno - la propria sudditanza nei confronti del fascino dittatoriale di Muammar Gheddafi. D'altronde niente di nuovo. Visto che Berlusconi, pur vantando - cosa di per sé già opinabile - legami di amicizia personale con Gheddafi, ha ritenuto in passato di non dover sollevare alcuna questione nei casi dell'immigrazione e della mancata sottoscrizione di Tripoli dei trattati internazionali per la protezione dei rifugiati internazionali.

Per queste ragioni - in relazioni agli accordi libici - anche le mosse del governo italiano appaiono "improvvise e non annunciate". Nel senso che le dichiarazioni 'spontanee' di Berlusconi non rappresentano una linea programmatica del governo in politica estera. Non sono cioè l'espressione di decisioni condivise, ma si lasciano andare all'emozione del momento, senza alcuna analisi politica delle conseguenze.

Ultimo esempio, in ordine di tempo, sono le dichiarazioni di Berlusconi durante la firma degli accordi bilaterali tra Italia e Israele nel palazzo del Governo a Gerusalemme.
"Il problema della sicurezza è fondamentale per Israele. Ora ancora di più perché c'è uno Stato che prepara l'atomica per usarla contro qualcuno. È uno Stato che ha una guida che ricorda personaggi nefasti del passato".
Dichiarazioni che possono essere facilmente condivisibili, come quella secondo la quale "è un dovere sostenere ed aiutare la forte opposizione" in Iran. Ma che - come ha ricordato Lucio Caracciolo su Limes (Se Berlusconi lancia l'offensiva in Iran, 3 febbraio 2010) - "proprio nelle settimane in cui si discutono i dettagli di un nuovo giro di sanzioni contro il regime dei pasdaran e in cui l’America, per ordine di Barack Obama, rafforza la sua presenza navale nel Golfo, in funzione dichiaratamente anti-iraniana" potrebbero esporre per prima l'Italia a ritorsioni da parte del governo di Tehran. L'importante è che Berlusconi ne fosse consapevole, ovvero avesse in precedenza concordato tale condotta con le autorità diplomatichen e militari. Caracciolo ne dubita. Infatti conclude:
"I nostri uomini in Libano e Afghanistan sono, di fatto, sotto un ambiguo ombrello di protezione iraniano. È ovvio che, in caso di conflitto, questa protezione cadrà. I nostri contingenti sarebbero probabilmente oggetto delle prime rappresaglie iraniane. Ma non è detto che queste considerazioni siano state presenti a Berlusconi nel momento in cui si lanciava nell’offensiva verbale contro Teheran".

Insomma, Berlusconi parla. Poi si corre ai ripari.

Andrea Camboni

http://www.fondazioneitaliani.it/index.php/Esteri.-Dalla-Libia-all-Iran-la-politica-improvvisata-di-Berlusconi.html
Bertolaso santo subito!
post pubblicato in archivio, il 30 gennaio 2010

«Dopo quello che ha fatto...
il minimo che possiamo fare per Guido Bertolaso
è di nominarlo subito ministro!»

Ma cosa avrà fatto di grandioso questo eroe
per meritare la promessa di cotanto premio
dal Capo Assoluto?

Prima di tutto si è guadagnato
l'ennesimo rinvio a giudizio nell'Operazione Rompiballe
.

Ma lui è un vero sfaccimmone, e dei rinvii a giudizio dice ME NE FREGO!


Dicono che è un rompiballe? Certo e ne è orgoglioso!
E può permettersi pure di sfottere gli Americani,
dicendo che mandano aiuti ad Haiti solo per fare spettacolo,
e che in realtà sono degli imbranati,
non sanno fronteggiare le emergenze
come solo lui sa fare da grande maestro!

Ma sì, Bertolaso è uno in gamba, è uno che si fuma pure gli Americani.

E chi se ne frega se dall'America ci mettono nella lista della vergogna, noi siamo superiori a queste cose! Ormai sappiamo bene chi sono i nostri amici veri: Putin, Gheddafi, Lukashenko e, dulcis in fundo, Ahmadinejad. Sì anche Ahmadinejad, perché "Quando si tratta di placare la Repubblica Islamica, nessun'altra nazione occidentale si china in giù quanto l'Italia."


  E i legami coi vecchi amici d'oltreoceano
quelli che ci hanno sempre accettati
senza nessuna remora,
così com'eravamo,
accollandosi perfino il peso della mafia...
si allentano inesorabilmente.


E la nostra Italia somiglia sempre più
a uno Stato Canaglia

dove commettere reati sarà consentito dalla legge
dove sarà normale scacciare gli zingari,
ammazzare i negri e perseguitare e offendere gli ebrei.


Berlusconi ha sconfitto Cosa Nostra
post pubblicato in diario, il 5 dicembre 2009
Un pentito di mafia che depone in tribunale. Uno che nel curriculum vitae, fra i  numerosi omicidi, ha anche quello di un bambino sciolto nell'acido.

Un uomo che si dice pentito del male che ha fatto e che adesso confessa tutto quello che sa. Non sarebbe una novità nel mondo della Giustizia, se non fosse che la sua deposizione è seguita con grande interesse dalla stampa di tutto il mondo, poiché si parla di Silvio Berlusconi.



"Berlusconi e Dell'Utri sono i responsabili delle stragi del 1992/1993".

Gaspare Spatuzza, u Tignusu. La scena drammatica di una sconfitta che sembra definitiva. Una capitolazione di Cosa Nostra, oragnizzazione che lui stesso definisce "terroristica".

Non più subalterna allo Stato come nella Prima Repubblica in cui aveva come referente Giulio Andreotti,
la Mafia negli Anni Novanta tentò di condizionare la politica dal di dentro, contando su due persone che erano state indicate affidabili come gli stessi "uomini d'onore": Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.

Ma così non è stato:

"L'impegno dell'esecutivo nella lotta contro la mafia ha dato ''risultati senza precedenti, e' una stagione straordinaria. Da questa azione del governo Berlusconi straordinariamente efficace contro la mafia''. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine del cosiglio dei ministri."
http://it.notizie.yahoo.com/19/20091009/tpl-mafia-maroni-da-lotta-risultati-stra-1204c2b_1.html

Berlusconi ha sconfitto Cosa Nostra!

E' riuscito in quell'impresa titanica che lo Stato Italiano non era mai riuscito a portare a termine.

Berlusconi ha vinto, lo dice u Tignusu, come lo dicono Putin, Gheddafi, Lukashenko...

Il nostro Primo Ministro confessa pubblicamente in conferenza stampa la sua voglia di scappare all'estero, per mettersi al riparo dalla Giustizia, per rifugiarsi nel paradiso fiscale panamense di Riccardo Martinelli.



Il nostro Primo Ministro ha sconfitto la Mafia non nelle aule di Tribunale, non con i mezzi della Giustizia. Il nostro Primo Ministro ha sconfitto la Mafia,  venendo meno ai patti che aveva stipulato con essa e superandola in tutto.



L'ombra che arriva
su Capaci e via D'Amelio

di GIUSEPPE D'AVANZO


CI SONO due frasi che - tragiche e spaventose, se vere - vanno estratte dal reticolo di parole dette a Torino da Gaspare Spatuzza. Condannato all'ergastolo per sette stragi e quaranta omicidi, ora testimone dell'accusa, il mafioso di Brancaccio definisce con una formula inedita Cosa Nostra. La dice "un'organizzazione terroristica mafiosa". [leggi l'articolo]
«Almeno 170 d'altezza e fisico a prova di burqa»
post pubblicato in diario, il 19 novembre 2009
«Non tutte le donne sono degne di convertirsi all'Islam
-ha precisato il leader libico-
indispensabili sono 3 elementi fondamentali:

1. almeno un metro e settanta di altezza
(non saprei che farmene delle nane)

2. intelligenza dell'obbedienza
(mi annoio a dover picchiare le donne)

3. fisico adatto all'abbigliamento islamico
(vedi foto)






Care mignottine in erba...
post pubblicato in diario, il 17 novembre 2009


Fa piacere leggere che al richiamo di Gheddafi
si siano presentate solo 250 candidate,
di cui 200 hanno superato la "selezione".




(fra l'altro, sarebbe interessante poi scoprire
anche i criteri di questa "selezione")




Interpreto in questo modo il messaggio
che il terrorista libico ha voluto lanciare:

«Care mignottine in erba, cosa vi offre la vostra società cattolica e occidentale che vi ostinate a difendere strenuamente? Nientaltro che malcostume e corruzione. Avete dimostrato tanto attacamento al vostro Crocifisso, più per feticismo che per altro, e io non ho difficoltà a immaginare ognuna di voi in una performance a luci rosse che se lo passa fra le gambe con movimenti sinuosi... Di conseguenza, la vostra unica via di salvezza è la conversione al Corano.»



Non s'era detto che le "hostess"
dovevano presentarsi con tette e gambe ben coperte?


Le Italiane non sono puttane !
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2009
Anche i peggiori boss, quando sono a quattr'occhi fra di loro, si lasciano andare a confidenze intime. Io me li vedo, Silvio e Vladimir, completamente sbronzi che fanno a gara a chi ha le donnine più zoccole.

Il primo, scolando l'ennesimo bicchiere, biascica che tutte le Italiane sono più belle che intelligenti, non solo Rosy Bindi, e che questo è un bene perché lui è allergico all'intelligenza che gli inibisce il sesso.



Vladimir di rimando se la ride e fa con aria di mistero: «Si vede che non hai mai provato la specialità delle labbra carnose delle ragazze di Ekaterinburg...»

A quel punto Silvio indispettito risponde: «Guarda che per quello, in Italia siamo diventati famosi nel mondo: un tempo erano le Bolognesi, ma io ho scoperto che a sud c'è ancora di meglio. E se fai il bravo ti faccio conoscere salernitane tutto pepe...»

Ecco, immagino così un dopo-cena tipico alla reggia putiniana di Valdai: due adolescenti molto avanti con gli anni che fanno a gara a chi ce le ha più troie; passatempo assai comune nei bassifondi dei paesi neolatini ed est europei.

Quando Silvio Berlusconi ha provato a fare altrettanto con Muammar Gheddafi, è rimasto di stucco poiché in cambio ha ricevuto solo un sorrisino sornione accompagnato da un lungo silenzio imbarazzante, rotto solo dall'arrivo in tavola di un gigantesco ananas.



In compenso quella notte gli è stata recapitata nel letto una bellissima ragazza alta e bruna, con il viso da bambola e la pelle olivastra. Dimostrava sì e no i diciott'anni che dichiarava e sembrava la regina di Saba da bambina.

«Sei Tripolina?» s'informò Silvio, convinto fosse un'africana purosangue. Ma lei lo lasciò di stucco: «Sono di Arcore, signore -rispose con marcatissimo accento lombardo- sono la figlia della signora Rosina, quella di via Roma»



Da quella notte, sono passati mesi e mesi, ma Gheddafi se l'è legata al dito. Così ieri per la sua partecipazione al vertice FAO a Roma, il terrorista libico ha provato a inscenare la più grande umiliazione internazionale delle donne italiane di questo secolo: per appena 50 euro a testa, ha assoldato 500 donnine che facessero da uditorio alle sue farneticazioni e ai suoi inviti alla conversione all'islam.

Le ha volute bellissime e alte da far girare la testa, ma stupide e ignoranti, al punto da accettare una simile proposta indecente. Dovevano essere 500, le escort di Gheddafi, ma alla fine ne erano presenti solo 200.

Nel gergo calcistico diremmo che ci siamo salvati in corner.

Care donne e uomini italiani, adesso è il caso di far sentire la nostra indignazione forte e chiara.
Il G2 e nuovo ordine mondiale
post pubblicato in diario, il 26 settembre 2009
Ieri l'Iran ha rivelato all'Aiea di possedere un altro sito per l'arricchimento dell'uranio. Tutto il mondo (tranne qualcuno) si è mostrato allibito, indignato. E' stata una recita planetaria, perché quel "segreto rivelato" era il solito segreto di pulcinella di cui già tutti erano a conoscenza.


 
Frattini, il nostro Ministro degli Esteri, ha recitato il solito copione di condanna, misera pantomima da facciata del rappresentante di un paese che intrattiene ottimi rapporti commerciali con la dittatura khomeinista.


 
Intanto al G20 l'America era felice di tagliare il cordone ombelicale che la teneva legata all'Europa dai tempi di Colombo, inaugurando il nuovo Asse Mondiale formato da USA e CINA, le due potenze che guideranno il mondo nei prossimi secoli.


 
Viene così ufficializzato il ruolo secondario che d'ora in poi l'Europa continentale dovrà ricoprire nel mondo, più vicina all'Impero Russo e alle dittature nordafricane e mediorientali che al mondo progredito.

   

Del resto già si era intuito negli ultimi tempi quale sarebbe stato il corso degli eventi, con un Europa sempre più tollerante nei confronti dell'intolleranza islamica, prostrata al terrorismo fondamentalista, con leader nazionali sempre più distanti dalla politica occidentale, amci intimi di Putin e Gheddafi da una parte, di Castro e Chavez dall'altra.


 
Oggi il dado è tratto. La nostra unica speranza è che l'Italia si liberi in fretta della sua attuale classe politica tutta orientata a est e si candidi almeno a difesa dei "valori cristiani": se tutto va bene, potremo accontentarci di questo, visto che finora abbiamo ampiamente dimostrato di non essere in grado di difendere i valori laici della libertà, della fraternità e dell'uguaglianza.

   
 
Così, col Partito Pontificio in testa, guidati dai triumvirato Rutelli-Fini-Casini, potremo almeno essere fieri di rappresentare l'ultimo baluardo del cristianesimo in Eurabia. Nella cartina geografica tutta di color verde ci saranno solo due minuscoli trattini di un altro colore: da una parte noi, intrisi d'incenso e messe in Latino, ancorati al nostro passato di artisti, santi e navigatori; dall'altra Israele, proteso verso il futuro.
L'Italietta si cala le braghe
post pubblicato in diario, il 25 agosto 2009
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La moda attuale vuole che si vada in giro
con le mutande bene in vista.

Ma l'Italietta berlusconiana vuole fare di più
e si cala completamente le braghe...

Al cospetto di Sua Maestà Gheddafi,
Re dei Re degli Assassini,
la nostra Italietta mostra
un sorriso accattivante da prostituta...

Farà divertire il Capo Terrorista
coi colori delle sue Frecce...

A spese dei contribuenti.

Mentre lui se la riderà.


L'assassino libico Abdekbaset al-Megrahi è libero
post pubblicato in diario, il 21 agosto 2009
SCOZIA/ STRAGE DI LOCKERBIE
Liberato il responsabile dell'attentato
Stati Uniti: "Profondo rammarico"

E' stato rilasciato perché malato di cancro in fase terminale, le autorità scozzesi hanno permesso all'ex 007 libico Abdekbaset al-Megrahi di prendere un aereo per tornare a Tripoli. La decisione, assunta "per motivi umanitari", è stata contesta da Washington e dalle famiglie delle vittime
 
Edimburgo, 20 agosto 2009 - Abdekbaset al-Megrahi è libero. L’attentatore del volo della PanAm esploso nel cielo di Lockerbie nel 1988 raggiungerà Tripoli nelle prossime ore. Lo ha riferito un esponente del governo libico.

Il ministro della Giustizia scozzese ha ordinato la scarcerazione per motivi umanitari, l’ex agente libico che è l’unico condannato per l’attentato di Lockerbie del 1988. Kenny McAskill ha spiegato che al-Megrahi, con un cancro alla prostata in fase terminale, può essere lasciato libero di andare a morire in Libia perchè il diritto scozzese impone che "giustizia sia fatta ma mostrando pietà".


La decisione delle autorità scozzesi, assunta "per motivi umanitari", è stata contesta dagli Stati Uniti che hanno espresso "profondo rammarico". "In questo giorno esprimiamo la più profonda solidarietà alle famiglie delle vittime, che devono convivere ogni giorno con la perdita di una persona cara", si legge in una nota della Casa Bianca. "Riconosciamo che gli effetti di una simile perdita pesano per sempre su una famiglia". Sette senatori americani avevano scritto al governo scozzese perchè non scarcerasse Megrahi.


L’ex 007 sarà trasferito dal penitenziario di Greenock, vicino Glasgow, all’aeroporto, dove un aereo militare inviato dal leader libico Muammar Gheddafi lo riporterà in patria. È rimasto in carcere solo otto dei 27 anni che avrebbe dovuto scontare come minimo di pena.


Mehrahi era stato condannato all’ergastolo per la strage di Lockerbie, quando 270 persone morirono in seguito all’esplosione in volo di un aereo della Pan Am. McAskill ha detto di comprendere le ragioni di chi era contrario alla scarcerazione e di essersi a lungo consultato con le parti in causa. Ma, ha sottolineato, che l’ex agente cinquantasettenne è in fin di vita e secondo i medici ha tre mesi di vita. "È stato condannato da un’autorità più alta, morirà", ha affermato.

agi



LOCKERBIE/ USA E GB FURIOSI CON LA LIBIA
Era all'ergastolo per 270 morti, Megrahi accolto da eroe a Tripoli
Londra: "E' profondamente avvilente"

L’ex agente libico, condannato all’ergastolo per l’attentato al volo Pan Am e rilasciato dal governo scozzese perché gravemente malato, all'arrivo all’aeroporto internazionale Maatiqa ha trovato ad accoglierlo una folla in delirio. I media libici hanno celebrato il ritorno del "loro amato figlio"
 
Tripoli, 20 agosto 2009 - Migliaia di persone hanno accolto a Tripoli Abdelbaset Ali Mohmet al-Megrahi, l’ex agente libico condannato all’ergastolo per l’attentato di Lockerbie e rilasciato dal governo scozzese poichè gravemente malato.

Megrahi è atterrato all’aeroporto internazionale Maatiqa nella capitale libica dove già da alcune ore si erano radunate migliaia di giovani che al suo arrivo hanno sventolato bandiere libiche e scozzesi mentre da alcuni altoparlanti venivano diffusi inni patriottici.

I media libici hanno accolto il rientro di Megrahi affermando che il Paese celebra il ritorno del "loro amato figlio". Secondo una fonte, nel cuore di Tripoli è in programma una cerimonia ufficiale per dare il benvenuto all’ex 007.

E’ ‘’profondamente avvilente’’: lo ha dichiarato il ministro degli esteri britannico, David Miliband.

http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/08/21/221272-megrahi_accolto_eroe_tripoli.shtml


Attentatore di Lockerbie accolto come un eroe in Libia
video:
http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/?tipo=media&media=7434


 
Libia, Mecacci (Pr): dopo Lockerbie governo non celebri Trattato
 
Roma, 21 ago (Velino) - “Il dittatore libico Gheddafi, come ha sempre fatto nei 40 anni della sua dittatura, non si fa sfuggire nessuna occasione per denigrare e umiliare i paesi occidentali. Le celebrazioni organizzate dal regime libico per accogliere Al-Megrahi dopo il suo rilascio da parte delle autorità scozzesi, sono uno spettacolo che il ministro degli Esteri Inglese David Miliband ha giustamente definito ‘avvilente’”. Lo dichiara Matteo Mecacci, deputato radicale, membro della commissione Esteri e relatore Osce su democrazia, diritti umani e questioni umanitari. Da parte italiana si pongono adesso alcune questioni sulle quali occorre un pronunciamento chiaro che indichi quale sia la politica estera del nostro governo. Intende davvero il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, partecipare alle celebrazioni della firma del Trattato di amicizia con Gheddafi il prossimo 30 agosto, dopo lo spettacolo di ieri?”.

“E intende, il nostro governo far sfilare nel cielo libico le Frecce Tricolori, anche mentre il dittatore libico fa celebrare come un eroe il colpevole dell’attentato di Lockerbie che è costato la vita a centinaia di cittadini innocenti? Non crede il nostro governo – incalza Mecacci - , che onorare con l’ennesima visita di Stato il leader libico Gheddafi, nonostante le sue continue provocazioni politiche, ponga oggettivamente il nostro paese sempre più fuori da una politica comune dei paesi democratici, a favore del rispetto del diritto internazionale? Su questi temi, e più in generale su una politica estera sempre più orientata a privilegiare i rapporti con regimi autoritari, come è lampante anche nel caso del sostegno alle politiche di ricatto energetico della Russia, spero che inizi ad emergere qualche voce in più anche nella maggioranza, oltre che nel Partito democratico che purtroppo ha votato a favore del Trattato con la Libia”.
 
SIAMO UNO STATO CANAGLIA !
post pubblicato in diario, il 12 giugno 2009

Oggi posso dire con certezza
che ho vergogna,
ho una profonda vergogna
di appartenere a questo paese.




Un paese che ha scelto
di farsi guidare
da un mentecatto
che per denaro ci cede
a un criminale internazionale
accontentandolo in tutto
assecondando ogni suo capriccio
svendendo a quattro soldi
quel poco che rimane
della nostra dignità.



Adesso facciamo parte a pieno titolo
dell'Asse del Male


Chi ha ancora un briciolo di dignità
gridi insieme a me ad alta voce:

SIAMO UNO STATO CANAGLIA!




Lettera a Gheddafi:
http://terrelibere.blogspot.com/2009/06/lettera-gheddafi.html

Gheddafi a Roma
post pubblicato in diario, il 11 giugno 2009

Da brava velina zoccola
l'Italietta di Berlusconi
si alza la gonna
 al cospetto del Re dei Re.



S'inginocchia e gli bacia i piedi.



Poi si denuda e si lascia possedere
nella tenda che i lacchè
hanno servilmente montato
 per donare a quell'ospite speciale
-che un tempo si divertiva a bombardarci-
un bel campeggio personale
in Villa Pamphili.



In quella stessa tenda,
in quell'aria calda e dolciastra
ancora carica dell'odore
dell'atto consumato,
inviterà i capi dei Judei,
per continuare a divertirsi
nella sua febbre del sabato sera




«Il Re dei Re è un bontempone come me»,
apprezzerà il suo servo più fedele.


Durban 2: medico palestinese prima torturato e poi zittito
post pubblicato in diario, il 20 aprile 2009


EL Hagog, il medico palestinese di Ashraf condannato a morte in Libia insieme a cinque infermiere bulgare, con la falsa accusa  di aver infettato  centinaia di bambini libici con il virus dell'HIV.

EL Hagog e le infermiere sono stati tenuti in Libia nel braccio della morte per nove anni, sono stati maltrattati e torturati, fino all'anno scorso, quando la Francia ha negoziato il loro rilascio.

"Signora Presidente," dice El Hagog fissando negli occhi l'ambasciatrice libica. "Non so se mi riconosce. Sono il medico palestinese che è stato accusato dal vostro paese, Libia, per il caso di HIV nell'ospedale di Bengasi, insieme alle cinque infermiere bulgare."

Al-Hajjaji immediatamente inizia a battere il suo martelletto. "Basta… silenzio…. La smetta!", urla esasperata, "Non sta trattando dell'ordine del giorno… Le concederò di riprendere la parola solo se tratta dell'ordine del giorno di cui stiamo discutendo."

Nell'aula immediatamente piomba il silenzio.

Il EL Hagog, con l'appoggio di Neuer che siede vicino a lui, prova a introdurre alcuni emendamenti alla dichiarazione "sulla base della mia propria sofferenza".

A quel punto viene di nuovo interrotto da Al-Hajjaji che batte il suo martelletto. Ma lui continua a raccontare la storia della sua tortura, e dice:

"Tutto questo, che è durato quasi dieci anni, era per un unico motivo: perché il governo libico stava usando degli stranieri come capro espiatorio. Signora Presidente, se questa non è discriminazione, mi dica che cosa è?"

Dopo aver elencato gli emendamenti conclude:

"Signora Presidente, la Libia ha dichiarato a questo congresso di non esercitare discriminazioni o distinzioni. Ma allora come spiega ciò che è stato fatto a me, alle mie colleghe e alla mia famiglia…?"

A questo punto, Hajjaji approva una mozione d'ordine dalla delegazione libica... che sostiene che il EL Hagog non stava parlando dell'ordine del giorno in agenda. In questo modo ha il pretesto per passare all'intervento successivo
.

Il Trattato di Amicizia con Gheddafi
post pubblicato in diario, il 1 aprile 2009
Altre carrette del mare colano a picco a circa 30 Km dalla costa libica: forse 600 le persone in pericolo; e ieri si parlava già di 21 corpi recuperati privi di vita. Erano partiti all'alba di domenica da Sidi Bilal, un centro popoloso a due passi da Tripoli e, dopo circa mezz'ora di navigazione, è avvenuta la tragedia.
 
L'Italia di Berluconi si è svenduta a Gheddafi sottoscrivendo il cosiddetto "Trattato di Amicizia", accordo che avrebbe dovuto impegnare il regime libico a porre fine al traffico di disperati, in cambio di 5 miliardi di dollari che il nostro Governo, calpestando la dignità degli Italiani, si è impegnato a regalare al paese nord africano, spacciandoli come ulteriore risarcimento dei danni coloniali, in realtà già abbondantemente saldati in passato, nonostante il colonnello si sia sempre rifiutato di risarcire le migliaia di italiani cacciati dalla Libia nel 1970, le cui proprietà e attività furono confiscate.
 
Intanto, il disumano traffico di persone continua indisturbato. Anzi, pare che l'impegno del regime tirannico della Libia vada giusto nella direzione opposta a quella sottoscritta nel trattato. Altrimenti non si spiegherebbe per quale ragione le carrette del mare preferiscano rotte così pericolose per raggiungere il nostro Paese.
 
Dalla foto satellitare in basso, si può osservare quanto è di gran lunga più impegnativo il tratto di navigazione Tripoli-Lampedusa (linea verde) rispetto a un'eventuale rotta dalla Tunisia (linea rossa). Per l'esattezza, il viaggio tentato dagli ultimi disperati sarebbe stato di 295 Km, contro i soli 70 Km del tratto Kélibia-Pantelleria.

 

Non vi è dubbio che il regime tirannico di Gheddafi si stia impegnando soprattutto sulla strumentalizzazione della vita di milioni di persone in cerca di lavoro per trasformarle cinicamente in armi per la sua guerra contro l’Italia e l’Europa,
 
Se il governo del nostro Paese non fosse composto di soli giocolieri, showmen e soubrettes, a questo punto sospenderebbe immediatamente il trattato sottoscritto con la Libia e denuncerebbe davanti alla comunità internazionale il regime di Gheddafi, chiedendo per esso sanzioni economiche, isolamento politico e diplomatico. Invece, Berlusconi e i suoi giullari non sanno fare altro che continuare nel loro patetico spettacolino.
Berlusconi pericolo atomico
post pubblicato in diario, il 27 febbraio 2009

Se per caso qualcuno ancora non se ne fosse accorto:
Berlusconi soffre di disturbi mentali gravi.



Ogni sua azione è dettata esclusivamente dal suo narcisismo,
frustrato dai sempre più numerosi fallimenti.



Il nostro Presidente del Consiglio continua a comportarsi come uno showman, ma il palco su cui oggi si muove non è il teatrino di una nave. Molti hanno tentato di farglielo capire, più volte, ma lui, a causa del suo stesso disturbo psichico, non è in grado di sopportare critiche, poiché le percepisce esclusivamente come attacchi personali, come offese che portano inevitabilmente all'ennesima frustrazione.



Non è un caso che i capi di governo con cui ha rapporti più stretti siano Putin e Gheddafi, due dittatori sanguinari e megalomani. Con entrambi ha sacrificato l'Italia siglando patti d'acciaio in virtù dei quali noi cittadini abbiamo tutto da perdere e niente da guadagnare.

    

 Così l'Italia cola a picco verso gli ultimi posti nell'Europa dei 27.
L'ennesima frustrazione, che lo fa sentire sempre più solo.
E va alla ricerca di sostegno psicologico presso Sarkozy,
sperando che l'appartenenza allo stesso schieramento politico in Parlamento gli sia d'aiuto.



Ovviamente, Sarkozy (che non è un fesso) approfitta della situazione per trarre vantaggio per il suo Paese. 

E a pagare anche stavolta saremo noi Italiani, che con Berlusconi e con i suoi accordi-capestro continueremo ad avere sempre tutto da perdere e niente da guadagnare.



E' triste constatare come l'Italia, che già ha vissuto un'esperienza simile con Mussolini, dalla Storia non abbia imparato nulla. Forse perché non ha mia fatto lo sforzo di studiare.

In un paese come il nostro,
dove non si è in grado di far fronte
 a fatti di ordinaria amministrazione,
dove anche la cosa più banale diventa
EMERGENZA



dove la comune spazzatura
rappresenta un dramma nazionale



la produzione di scorie nucleari
rappresenterebbe un serio pericolo
non solo per noi,
ma per l'intera Europa
e per il Nord Africa






gli "effetti collaterali" del nucleare gestito male
http://personalpages.to.infn.it/~maina/didattica/SIS/rel2000/silvestro/

Italia in svendita
post pubblicato in diario, il 22 gennaio 2009

SALDI SALDI SALDI Un vero affare!

Ecco il testo con cui il l'Italia del Cavaliere si svende alla Libia del colonnello. Scavalcando NATO, ONU, EU e soprattutto scavalcando tutti noi Italiani!!
Con una vergognosa approvazione bipartisan.

Mai la nostra democrazia fu più umiliata. Solo 63 voti contrari: i radicali, IDV e UDC, più qualche voto di dissidente PD. 

I diritti umani secondo Gheddafi: con chi l'Italia ha stretto un trattato di amicizia, partenariato e cooperazione

Il testo integrale del Trattato tra Italia e Libia

Spero che Obama vinca le elezioni
post pubblicato in diario, il 4 novembre 2008

Nella mia sfera magica
vedo Bassolino e Berlusconi che a braccetto ballano il tip tap
su di un tappeto di munnezza che vale miliardi di euro...

Vedo camorristi che si mettono lo smalto sulle unghie
pensando a tutte le nuove sciantz di bisiniss...

 

E vedo ebrei italiani che si accodano a una sorta di rinascente PNF,
regalando candelabri a gnomi che si fidanzano con arredatrici alte e bionde...
sperando, come nel '29, che il coccodrillo sia poi sazio e non li mangi,
che prenda solo i giudei brutti e cattivi e non quelli buoni e ubbidienti.

Sono tempi strani, i nostri. Tempi in cui ci si crede europei, occidentali, schierati con gli USA ecc. mentre i nostri politici al governo e all'opposizione fanno cose assurde: 

quelli al governo abbracciano Putin...

quelli all'opposizione dicono che Hamas è un interlocutore...

quelli al governo firmano trattati di amicizia-capestro con Gheddafi...

quelli all'opposizione fanno amichevolmente salotto con Ahmadinejad...

 

  Spero che Obama vinca le elezioni e ci metta nell'asse del male!
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