.
Annunci online


 


con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

A Hina Saleem e alle ragazze vive
post pubblicato in archivio, il 19 ottobre 2010
Racconto ispirato a una storia purtroppo vera.
.....................


Occhidimirtillo udì parlare fuori in giardino. Si alzò dalla sua sedia e si avvicinò quanto più possibile alla finestra, tendendo al massimo la catena che le imprigionava la caviglia.

Farida Capellidifiamma era ritta di fronte al vecchio artigiano sefardita che accordava  l'oud che suo padre aveva detto di far riparare. Lei era luminosa nei suoi dodici anni, occhi come due olive nere e profilo dolcemente camuso, curva di duna del Sahara. Lui la ricordava appena nata. I suoi genitori motocliclisti in pelle nera, gonna di un palmo la mamma, giubbotto di borchie il padre, lasciarono in fretta la Cabilia insanguinata di colli tagliati dal Fronte Isalmico di Salvezza. Ne sono passati di anni da quel giorno: la gonna è sparita ed è apparso un foulard nero sui capelli della donna, le borchie oggi sono chiodi nel cuore dell'uomo.

Farida sgrana gli occhi e fa: «Mio padre mi ha fatta digiunare a Ramadan, mette da parte soldi per la Mecca e vuole che da domani indossi il velo. Io non voglio, e appena compirò 18 anni lascerò la sua religione e la sua casa...»

Il vecchio sefardita si fermò, alzò lo sguardo dallo strumento e fissò la bambina per un istante che a lei parve un'eternità.

«Ricordi la piccola Hamida, tua compagna di scuola? Una sera nel letto da sola scoprì le vertigini di una carezza. Giunse la mamma per la buonanotte, e lei "Mamma ti voglio bene", ma le sua guance erano rosse, e gli occhi felici la tradirono. La mamma capì che era giunto il momento. Week-end dai nonni: intervento in cucina. Oggi ha ricordo di quella felicità come chi, divenuto cieco, ricorda la luce. Non aspettare per cambiare. Compiuti tre lustri e tre anni, non accadrà null'altro alla tua vita che ritrovarsi sola senza più nessuna tutela sul minore che ora rappresenta. Ribellati oggi che ti è sufficiente la cornetta azzurra di un numero verde. Altrimenti, se non morirai nel corpo come Hamida o come la povera Hina Saleem, di certo morirai nell'anima.

Farida Capellidifiamma sciolse la sua treccia e lanciò al vento il suo grido di felicità come in un matrimonio amazigh. Lasciò al vecchio sefardita il liuto di suo padre e corse, corse più forte che poté verso la libertà, quella stessa libertà che la moto di suo padre, prima di tradirla, un giorno aveva promesso a sua madre.

Occhidimirtillo al chiuso della sua casetta sotto-sequestro osservò la scena battendo le mani entusiasta... poi ritornò a sedere sul suo sgabello massaggiandosi la caviglia indolenzita. La cornetta azzurra luceva davanti ai suoi occhi sognanti, la sua mano tremava a quell'invito. Nell'aria ancora l'eco di Farida.



Ragazze musulmane al mare?
post pubblicato in archivio, il 8 marzo 2010
Ogni tanto faccio delle ricerche su temi di costume nel web in lingua araba. A tale scopo mi servo del traduttore automatico di google perché non conosco l'Arabo.

Oggi, col freddo che fa e stanco del pallore invernale, ero alla ricerca di un po' di mare abbordabile per programmare un week-end non appena esce un raggio di sole, quando mi viene l'idea: ma come si comportano a mare gli Arabi?

Così ho tradotto alcune parole chiave e ho trovato un po' di cose interessanti. Prima fra tutte, è la demonizzazione del bikini che la stampa araba sta attuando a tappeto, prendendo spunto dai discutibilissimi risultati di una ricerca condotta presso l'Università di Princeton dall'equipe di Susan Fisk

Così se in google si mette la chiave "donna bikini" in Arabo, si trova una caterva di articoli che parlano tutti di quella stessa ricerca, la quale a dir loro fornirebbe così le basi scientifiche alla "sana abitudine" di cancellare totalmente dalla vista il corpo femminile!
(vedi: arabic CNN Delta Schools Bokra  Al-Khayma  ecc.)


Se poi cerchiamo "donne in spiaggia", c'è davvero poco da scegliere: si trovano unicamente citazioni dello stesso versetto del Corano.
(vedi: Islam.on.line XN  Fatakat)

Vi si afferma che coprire il volto è un bene perché esso scatena tentazione e desiderio. E la domanda che si pone è sempre la stessa: "è consentito a una ragazza di scoprire le sue braccia e le sue gambe mentre è sulla riva del mare?" 

La risposta è unica: la donna può scoprire solo con molta moderazione i propri "ornamenti", ma esclusivamente in assenza di persone che non rientrino nella categoria dei "mahram", ossia di quelli che non possono nutrire desideri sessuali illeciti nei loro confronti (mariti, padri, fratelli ecc.. Vedi qui sotto)

Nur versetto 31: E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi, sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare.

Il bello è fare la ricerca per immagini con la stessa frase. Provare per credere!






Se poi al posto di "donne in spiaggia" inserisco come chiave di ricerca immagini "ragazze in spiaggia" trovo nel sito di Al-Quds la foto di ragazze in bikini su di una spiaggia libanese, dal titolo: LIBANESI GODONO SULLA SPIAGGIA. Poi l'articolo continua così: "Il libano può godere di una sfilata di moda sulla spiaggia, in una località balneare vicina alla città archeologica di Byblos."
 


 
Inutile dire che segue una sfilza infinita di commenti, tutti rigorosamente maschili, in cui si alterna l'odio verso gli Ebrei che seminano questo genere di schifezze, con le maledizioni a quell'immagine definita "avidamente lussuriosa", oppure che dà "l'idea di bestie al bagno"... Poi c'è chi protesta che così non si va da nessuna parte e che i problemi sono la liberazione della Palestina e non le ragazze "nude" in spiaggia.

Uno osserva:
"Vi sembra questa una cosa interessante da commentare, per amor di Dio!
Cosa c'è di sbagliato negli Arabi? Se si fosse trattato di un fatto storico, politico, o di un articolo scientifico no ci sarebbero stati tanti commenti!
Quando invece l'argomento è irrisorio e stupido, tutti hanno qualcosa da dire!
Foto di spiaggia, matrimoni, fatwa sessuale, roba civile, critica alle altre religioni attirano un sacco di ragazzi!
Se vogliamo un cambiamento dobbiamo tralasciare le cose futili e interessarci alle cose reali!
Non si andrà da nessuna parte con la mentalità che hanno gli Arabi e le loro priorità.
Vergogna!"


Poi c'è un altro che fa:
"Sai che il mare si arrabbia quando uomini e donne si mescolano nella loro nuda vergogna. Allora come vuole questa nazione una vittoria contro gli Ebrei?"

Insomma in Arabo "ragazze in spiaggia", quando non è pruderie, significa perdizione, guerra, maledizione divina.




Alla stessa voce, un'altra immagine ritrae tre ragazzini che trascinano verso l'acqua altrettante pecore. La didascalia dice: "violentate tre ragazze."
 
 


 


"Le donne a Gaza non trovano niente di male ad andare a mare. Ma mantenendo il vestiario islamico", si legge su Hejabweb.
 



"Mentre in Francia il velo viene vietato, le coste di Gaza vantano migliaia di donne al bagno vestite accuratamente secondo i dettami dell'islam con hijab, niquab, jilbab. Queste donne non trovano nulla di male a starsene sedute in spiaggia a Gaza a preparare i pasti per i loro figli, o a scendere un po' in acqua e nuotare per hobby anche se per pochi metri perché le donne di Gaza non hanno ancora una formazione adeguata in questa specialità. L'inquinamento del mare non ferma le migliaia di famiglie che sfuggono al caldo torrido di questi giorni."

E conclude così: "La madre di Ahmed crede che le ragazze giovani pensano troppo a godersi la vita allontanandosi  dalle buone abitudini e dalla fedeltà ai costumi e alle sane abitudini, e condanna ciò che avviene su altre spiagge. Dice: 'Non vorrei mai vedere una donna mezza nuda sul litorale di Gaza, questo sarebbe distruttivo per la società, e possono farlo solo le bambine di età inferiore a dieci anni.'




Poi c'è questa foto con la didascalia: "le figlie d'Israele in costume da bagno sulla spiaggia".
 

 



Infine, una vignetta dall'alto contenuto morale










La didascalia dice: "Queste immagini mostrano quanto rischiano le ragazze a fare certe cose, e cosa può accadere a chi le ragazze non le rispetta e non le considera come sorelle!
 
 

La schifezza italiota
post pubblicato in diario, il 25 febbraio 2010
Fino ad alcuni anni fa, andavo a comprare il pane da un forno che era di fronte casa mia. Ci lavoravano due fratelli magrebini che facevano ottimi panini triangolari, di quelli che si usano dalle parti loro.

Il più giovane dei due fornai regalava ogni volta qualcosa a mio figlio
che all'epoca era piccino, una volta un biscotto, una volta un tarallino ecc..  Io gli avevo insegnato a rispondere "shukran". Sicché mio figlio ha imparato a ringraziare in Arabo molto prima che in Italiano.

Poi il fornaio si sposò e portò qui con sé sua moglie. Adesso molti immagineranno una belfagor imbacuccata anche a ferragosto... No, la moglie del nostro fornaio non copriva la sua bellezza, era una ragazza di città, molto probabilmente con ottimi studi. Ed era devvero bella. Il che provocava una certa agitazione fra gli italioti provinciali in giro da queste parti, che si sentivano autorizzati a spogliarla con gli occhi.




E già, perché lo straniero, anzi l'extra-comunitario deve essere povero, sfigato e deve avere la moglie brutta. Anzi, se viene da un paese musulmano, sua moglie deve portare la burqa, così noi possiamo dire che è incivile e arretrato.

Se invece succede che la moglie non solo veste normalmente, senza mettersi in mostra ma mostrandosi così com'è, bella appunto, allora succede che nella mente degli italioti qualcosa scatta.



E la donna è lì come una preda, perché il suo "padrone" vale poco, è un ospite, è uno che lavora grazie al nostro paese, è uno sfigato che occupa l'ultimo gradino...

Sua moglie è come una banconota caduta per terra: chi la trova può prendersela. E se tu non te ne eri accorto di averla persa, adesso non hai diritto a fiatare...

La moglie del fornaio non riuscì a resistere più di tre mesi qui. Così,
prima che potesse accadere una qualsisasi disgrazia, il fornaio trovò un buon lavoro a Milano e da allora vivono lì.

Ma ieri è successo proprio nella multi-etnica Milano che due italioti schifosi hanno molestato una banconota trovata per terra che era insieme al suo fidanzato. E il fidanzato, che sembrava anche lui un extra-comunitario, essendo del Sud, non ha abbassato gli occhi come vorrebbe la regola. Lui ha reagito. Era un poliziotto e ha fatto il suo mestiere che è quello di difendere i cittadini, tra cui anche la sua fidanzata. Ed è stato ucciso.
Le Italiane non sono puttane !
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2009
Anche i peggiori boss, quando sono a quattr'occhi fra di loro, si lasciano andare a confidenze intime. Io me li vedo, Silvio e Vladimir, completamente sbronzi che fanno a gara a chi ha le donnine più zoccole.

Il primo, scolando l'ennesimo bicchiere, biascica che tutte le Italiane sono più belle che intelligenti, non solo Rosy Bindi, e che questo è un bene perché lui è allergico all'intelligenza che gli inibisce il sesso.



Vladimir di rimando se la ride e fa con aria di mistero: «Si vede che non hai mai provato la specialità delle labbra carnose delle ragazze di Ekaterinburg...»

A quel punto Silvio indispettito risponde: «Guarda che per quello, in Italia siamo diventati famosi nel mondo: un tempo erano le Bolognesi, ma io ho scoperto che a sud c'è ancora di meglio. E se fai il bravo ti faccio conoscere salernitane tutto pepe...»

Ecco, immagino così un dopo-cena tipico alla reggia putiniana di Valdai: due adolescenti molto avanti con gli anni che fanno a gara a chi ce le ha più troie; passatempo assai comune nei bassifondi dei paesi neolatini ed est europei.

Quando Silvio Berlusconi ha provato a fare altrettanto con Muammar Gheddafi, è rimasto di stucco poiché in cambio ha ricevuto solo un sorrisino sornione accompagnato da un lungo silenzio imbarazzante, rotto solo dall'arrivo in tavola di un gigantesco ananas.



In compenso quella notte gli è stata recapitata nel letto una bellissima ragazza alta e bruna, con il viso da bambola e la pelle olivastra. Dimostrava sì e no i diciott'anni che dichiarava e sembrava la regina di Saba da bambina.

«Sei Tripolina?» s'informò Silvio, convinto fosse un'africana purosangue. Ma lei lo lasciò di stucco: «Sono di Arcore, signore -rispose con marcatissimo accento lombardo- sono la figlia della signora Rosina, quella di via Roma»



Da quella notte, sono passati mesi e mesi, ma Gheddafi se l'è legata al dito. Così ieri per la sua partecipazione al vertice FAO a Roma, il terrorista libico ha provato a inscenare la più grande umiliazione internazionale delle donne italiane di questo secolo: per appena 50 euro a testa, ha assoldato 500 donnine che facessero da uditorio alle sue farneticazioni e ai suoi inviti alla conversione all'islam.

Le ha volute bellissime e alte da far girare la testa, ma stupide e ignoranti, al punto da accettare una simile proposta indecente. Dovevano essere 500, le escort di Gheddafi, ma alla fine ne erano presenti solo 200.

Nel gergo calcistico diremmo che ci siamo salvati in corner.

Care donne e uomini italiani, adesso è il caso di far sentire la nostra indignazione forte e chiara.
I passi da gigante della Turchia, tutti in retromarcia!
post pubblicato in diario, il 10 novembre 2009
La Turchia, quella invasa dai turisti, e che sembrava già in Europa da sempre. La Turchia, quella laica e repubblicana, quella che fra un colpo di stato e l'altro cercava di costruire una democrazia e di salvaguardare il suo ruolo centrale fra Oriente e Occidente. Questa, era la Turchia di ieri.

La Turchia di oggi è tutta un rifiorire di elegantissimi esarp variopinti...



La Turchia di oggi è la riscoperta del Corano, è la fratellanza con gli altri musulmani, è il ritorno delle vecchie usanze. La Turchia di oggi è l'escalation spaventosa della violenza sulle donne.

Le donne uccise in Turchia dal gennaio 2002 al luglio 2009:

ANNO
DONNE UCCISE
 200266
 200383
 2004 164
 2005 317
 2006 663
 20071011
 2008 806
 2009
(fino a luglio)
 953

(dati forniti dal ministro della Giustizia in risposta a un’interrogazione parlamentare della deputata Fatma Kurtulan del partito per una Società democratica)



Le stime per l'intero anno 2009 sono 1630 circa. Quasi 5 donne al giorno.

E' un dato molto allarmante, come sono allarmanti gli stretti legami che Erdogan sta stringendo con i peggiori regimi, quali l'Iran, la Russia, ecc.. Ma a quanto pare tutto ciò non ostacola minimamente i progetti di cooperazione economica con l'UE.


RU486 e la Crociata di Crociata
post pubblicato in diario, il 24 ottobre 2009

Il mio nome è Shlomo, ma mi chiamano tutti affettuosamente Momo. L'altro giorno squilla il telefono e mia moglie risponde: «Mi spiace, deve aver sbagliato numero»

Dopo un po' il telefono squilla di nuovo. Rispondo io. E' per me. Ed è la stessa persona di prima, che nella precedente chiamata aveva disorientato mia moglie chiedendo del "dottore".

Giustamente, non essendo io un medico, lei aveva pensato subito a un  contatto sulle linee telefoniche. Normalmente, se chiedono di me dicono «Ciao, c'è Momo?»

Se fossi un medico, soffrirei troppo intensamente per i mali altrui.  E sarei costretto anche  a fingere di essere allegro e spensierato, per infondere ottimismo nei miei pazienti. Credo che non ce la farei.

Le mie mani sarebbero bravissime in chirurgia, opererebbero da vere maestre... ma la mia anima si ammalerebbe. Ecco perché non ho mai voluto diventare medico come gli antenati e i parenti più prossimi.

Opero il legno, e guarisco tuttalpiù i pinocchi... mestiere umile di cui vado fiero, così come del mio nome senza titoli, infantilizzato in una sillaba sola ripetuta... sillaba dal suono morbido e materno MO.

Sono lontano, molto lontano da eminenze grigie e d'ogni colore.  Forse è per questo che non avrò mai nulla in comune con Sua Eminenza Reverendissima Monsignor Mariano Crociata.



E' sicuramente una bravissima persona, non lo metterei in dubbio nemmeno per un istante. Ha lo sguardo buono. Probabilmente sarebbe stato un ottimo marito, uno di quelli che adorano la moglie; e sarebbe stato anche un padre dolce e premuroso, guida serena per i propri figli.

Ma la vita l'ha portato su di un'altra strada. Così come la mia vita non mi ha fatto essere medico.

Io curo legno e pinocchi, lui cura le anime. E quando ci ammaliamo non possiamo prescriverci cure da soli, dobbiamo andare dal "cugino" medico.

Non so suo cugino, ma il mio non dice mai che sbaglio a usare una colla piuttosto che un'altra, non pretende di saperne più di me sui legni o sugli scalpelli...

Sua Eminenza Reverendissima Monsignor Mariano Crociata, invece, si sente in diritto di intromettersi fra medici e pazienti, invitando i primi a boicottare la RU486, quella pillola che in alcuni casi permette di evitare tanto, ma tanto dolore, soprattutto alle donne.

Perché, mi chiedo, non pensa alle sue anime da curare e lascia stare le altre anime che non rientrano fra i suoi assistiti? Perché?

Mi viene da pensare che la differenza fra me e lui non è solo nel nome; ma è proprio dal nome che salta agli occhi: io sono umilmente e semplicemente Momo, mentre lui è Sua Eminenza Reverendissima Monsignor Mariano Crociata.
Il regime misogino dei mullah ha impiccato la donna più povera e più sola dell'Iran
post pubblicato in diario, il 23 ottobre 2009


Domenica scorsa, la sala delle impiccagioni di Evin a Teheran ha ospitato e ha accolto tra la sua fune la donna più sola e più povera del paese. La donna si chiamava Soheila Ghadiri, 28 anni che per "amore" aveva ucciso il suo figlio di appena 5 giorni. Soheila era arrivata a Teheran dal Kurdistan quando aveva appena solo 18 anni. Era una ragazza semplice della campagna. Era sola e non aveva nessuno e passava le sue giornate tra i parchi e zone appartate di Teheran mendicando e prostituendosi. Ha passato molti anni dormendo nel caldo e nel freddo della città nei parchi e nei palazzi abbandonati. Era caduta molte volte tra le btaccia di coloro che la volevano per quei pochi minuti e basta. Soheila non aveva mai provato amore e accarrezze. Aveva subito solo violenze e attenzioni sessuali delgi uomini che l'abbandonavano a volte nemmeno pagando il prezzo della prestazione! Soheila non aveva mai visto il calore e la protezione di una casa propria. Soheila non aveva vista e provato il piacere di preparare un minestrone caldo quando il gelo di Teheran arrivava sotto lo zero. Soheila non aveva mai provato il piacere di sentire la parola " augrui, buon compleanno"! Soheila non aveva provato mai la soddisfazione di avere un vestito nuovo. Soheila non aveva mai provato il piacere di avere una accarrezza oppure una parola di dolcezza quando nel suo grembo cresceva una creatura, frutto di una delle tante violenze sessuali subite nelle sue notti di solitudine. Soheila viveva nell'incubo del futuro del suo figlio. Soheila non voleva consegnare alla società una creatura che finisse come lei nella più sperduta zona della società iraniana. Dove, nel nord di Teheran i cani randaggi sono più sazzi dei bambini che popolano la zona sud della città. Le uniche accarezze ricevute da Soheila provenivano dagli uomini poveri o ricchi che l'avrebbero abbandonato subito dopo la fine del rapporto. Soheila era arrivata a Teheran per costituirsi una vita migliore. Il frutto di questa vita fu un bambino che, Soheila, come aveva molte volte gridato in tribunale, amava e non voleva che diventasse come lei un oggetto di piacere oppure un uomo vagabondo. Per amore, dopo 5 giorni dal parto, soheila uccide il suo " amore" e chiama la poliza dicendo di aver sgozzaato il figlio. Durante il processo Soheila aveva gridato che ha "ucciso il figlio solo per amore e basta". Ma il regime misogino dei mullah ha voluto vendicarsi di Lei perchè si era macchiata del sangue di un "maschio". Nella maligna legislatura del regime fondamentalista iraniana se "un padre uccide la figlia" può essere perdonato e liberato. Ma se una donna per qualsiasi motivo uccide il figlio deve passare gli ultimi secondi della sua vita nella " stanza della morte del carcere di Evin" accompagnato da una fune che la accompagnerà fino al di la! Questo è la giustizia di un regime che discrimina le donne e riconosce molteplici diritti al genere maschile.

Soheila non aveva un avvocato del taglio del premio Nobel che la difendesse e la scagionasse dalla terribile accusa di essere assassina del figlio. Soheila, povera, prostituta e minorata mentale aveva solo alcuni metri di fune che la attendeva nella stanza della morte per liberarla da questo regime misogino e fondamentalista che ha speso miliardi di dollari per costituire la sua bomba atomica islamica e per finanziare i gruppi terroristici del mezzo mondo.
Le nostre più sentite conoglianze a tutte le donne e mamme del mondo.
Cara mia sorella Soheila sei e rimani nei nostri cuori!
Nell'Iran di domani ci ricorderemo di te come la mamma più bella del mondo.

Karimi Davood - http://irandemocraticoweb.blogspot.com/
Quando il velo non è solo questione di ordine pubblico
post pubblicato in diario, il 7 ottobre 2009
Capita sempre più spesso di vedere, al lavoro nei campi, uomini col turbante, dall'aria regale. Principi delle orticole, marajà dei frutteti...



E non è affatto raro nella folla frenetica del centro, imbattersi in splendide fanciulle in sari, leggere come fate.



Costumi diversi provenienti da culture diverse dalla nostra. E tutto ciò non ha alcun effetto negativo sull'ordine pubblico.

Sicuramente sarebbe strano vedere gente andare in giro così, come questi due sposini in foto.



Qualcuno avrebbe da ridire, si scandalizzerebbe e chiamerebbe le guardie. Così la questione diventerebbe di ordine pubblico.

Figuriamoci se poi nella vecchia Europa si vedessero in giro dei fustacchioni così, in perizoma!



I pallidi "ariani", dal pistolino poco più grande di una verruca, andrebbero su tutte le furie. E anche in questo caso la questione diventerebbe di ordine pubblico.



Eppure sarebbe bello, quando fa quel caldo insopportabile, potersene andare in giro candidamente nudi...



... vivere la vita di tutti i giorni nella naturalezza del proprio corpo, libero da indumenti opprimenti e appiccicati addosso.



Nel reciproco rispetto e senza scatenare questioni di ordine pubblico.



Invece, nella vecchia Europa c'è chi va in direzione diametralmente opposta e, in nome di un millantato rispetto delle altrui culture, anziché battersi per una maggiore libertà, si leva in difesa del velo intergrale islamico, fingendo ipocritamente di non vedere la violenza che esso rappresenta.



E non serve paragonarlo ad altri costumi altrettanto rigidi, perché il confronto non regge.



Permettere alla donna di mostrare al massimo parte del volto e le mani, costringendola a coprire tutto il resto è violenza, è negazione della sua persona nel corpo e nell'anima.



Ed è ridicolo vietare il velo integrale
riducendo il problema a una questione di ordine pubblico,
perché si perde di vista la vera ragione
per cui deve essere tassativamente vietato
in tutto il mondo:

IL RISPETTO DELLA DIGNITA' DELLA DONNA E DEI SUOI DIRITTI UMANI.
Don't Cry Maria, We'll Defeat Sharia!
post pubblicato in diario, il 28 settembre 2009
The first light of the rising sun
Is pouring honey on your skin.
The alarm ringing on my bedside
Makes me strong like a Lion King.

Don't care, baby, of the threatening sword
Bloody hanging above our heads
Don't be scared by this sad cruel world
We'll defeat it and and go straight ahead!

Oh...

Don't cry, Maria
We'll defeat sharia
Don't cry, Maria
We shall overcome

Don't cry, Maria
We'll defeat sharia
Don't be afraid Maria
We shall overcome

Downtown walking in the street
I feel the blues dropping down on me
The newsstand's howl on big full sheets
Showing women like slaughtered meat

Butched by her father
Slaied by her brothers
Strangled by her husband
Whipped by the law

Oppressed by her mother
Mutilated by her grandma
Ignored by her neighbors
Stoned by the crowd

Don't cry, Maria
We'll defeat sharia
Don't cry, Maria
We shall overcome

Don't cry, Maria
We'll defeat sharia
Don't be afraid Maria
We shall overcome

Una canzone free share da musicare a piacere e magari mettere in Youtube.
Ben vengano tutte le versioni rock, blues, country, folk ecc...
NAKED AGAINST SHARIA
post pubblicato in diario, il 25 settembre 2009
Pippi Calzelunghe è stata un mito per noi cinquantenni.

Quella ragazzina forte da riuscire a sollevare un'auto con una mano, libera, scaltra, disinibita e allo stesso tempo sensibile e dolce, sempre pronta a intervenire in difesa dei più deboli, ha suscitato l'ammirazione di noi maschietti ed è stata un ottimo esempio per un gran numero di bambine. Non è un caso che anche qui in Italia molte delle sue coetanee fossero soprannominate Pippi, dagli amici o dagli stessi genitori.



E neanche è un caso che quell'esempio di "donna liberata" venisse da un paese come la Svezia, dove la parità fra uomini e donne già era una realtà consolidata, e dove il sesso non era né tabù né arma per fare carriera.



Considero Pippi Calzelunghe mia stretta coetanea, essendo nato pochi giorni dopo di Inger Nillson. Presbiopia, calvizie e acciacchi a parte, non credo di essere molto cambiato dentro, rispetto a quel bambino che guardava Pippi alla TV. Senza dubbio è cambiato di molto il mondo che mi circonda: l'Italia di oggi è irriconoscibile, così come irriconoscibile
è diventata anche la Svezia.

Qual paese incantato di visi-pallidi che si rotolavano nudi nella neve allegramente, quel paese dove i bambini avevano spazi bellissimi per giochi fantasiosi, dove si praticava l'abbraccio universale, la carezza contro la malinconia e la solitudine, il contatto fisico contro la violenza... anche quel paese oggi è irriconoscibile. La sua accoglienza, il suo candore e la sua disponibilità gli si sono ritorte contro.

La libertà diventa un ricordo del passato. Le donne evitano abiti "troppo succinti" come se fossero non più a casa propria ma a Islamabad. Si coprono e d'estate evitano perfino il topless per non infastidire i nuovi venuti. In alcuni centri urbani, durante il ramadan è vietato mangiare per strada, mentre interi quatrieri vengono messi a soqquadro da chi vuole tutto e subito.



"«Vogliamo tutto e subito». In questo slogan si può riassumere la protesta che da alcune settimane si è scatenata in Svezia sotto forma di centinaia di auto incendiate, centri sociali devastati, agenti di polizia feriti e vigili del fuoco fatti segno di sassaiole violente durante l´opera di spegnimento. Autori delle violenze collettive sono i giovani immigrati - o figli di immigrati - che stanno trasformando le periferie delle maggiori città svedesi in campi di battaglia che ricordano i furiosi scontri nelle banlieue parigine. Ma chi sono, dunque, questi giovani e che cosa vogliono? La risposta è contenuta nella frase riportata all´inizio.
Vogliono tutto, cioè ottenere gli stessi beni e privilegi di cui godono gli svedesi senza tener conto del fatto che case, automobili, imbarcazioni ed altri "status symbol" sono il frutto di intere vite di lavoro, talvolta nell´arco di più generazioni.
Difficile cercare motivazioni nei loro gesti. Basta interrogarli per capirlo. Alla domanda che cosa volete, rispondono: «Voglio guidare una Saab turbo ed abitare in una bella villa». Quasi tutti sono senza lavoro e difficilmente lo troveranno visto che hanno abbandonato la scuola dopo la quinta elementare. E se chiedete loro che cosa sanno fare, vi rispondono: «Sono un cannone ai videogiochi, a scuola invece non ci si divertiva». E questo è il guaio maggiore per questo gruppo di giovani che stenta ad orientarsi in una società altamente tecnologica. Sono pochi i giovani immigrati che finiscono la scuola dell´obbligo con una media che consenta loro di accedere al liceo. Non frequentano corsi di addestramento al lavoro e si rifiutano di lavorare da apprendisti. Ad un certo punto spariscono, ingoiati da quella malavita sommersa che fa di loro degli individui asociali a vita. Le "bande" che stanno mettendo a ferro e fuoco le città svedesi sono composte da giovani fra i 16 e i 23 anni. La loro ira si sfoga con aggressioni agli agenti di polizia, sia con pietre, sia con insulti feroci marcati di maschilismo islamico alla volta delle poliziotte che vengono chiamate «prostitute in divisa» e anche peggio. Ieri è stata data alle fiamme, a Helsingborg, una schiera di case, lasciando senza tetto quattordici famiglie. Eppure le famiglie di questi ragazzi vivono nei quartieri periferici di Stoccolma, Goteborg, Malmö, Uppsala che difficilmente si possono chiamare "ghetti" essendo formati da appartamenti moderni, dotati di ogni conforto. E i sussidi che questi individui ricevono sono pari alla paga media di un operaio. Ma loro vogliono ben altro. Vogliono tutto subito. E se non l´ottengono, appiccano il fuoco."
(fonte: l'Avvenire)




La Svezia rischia di diventare troppo diversa da se stessa, e chissà se un giorno  non imporrà perfino il velo a Pippi Calzelunghe!

E' dovere di ognuno di noi combattere contro questa nuova follia che pretende d'instaurare un regime planetario disumano, in cui le donne sono creature inferiori e gli uomini sono costretti a una vita prettamente maschile, in cui l'unico contatto con l'altro sesso è finalizzato solo al coito e alla riproduzione. Perfino le donne dei paesi islamici lottano contro le imposizioni della sharia (vedi:
http://www.abc.net.au/news/stories/2009/08/03/2644541.htm) mentre qui in Europa si tende a uniformarsi ad essa.

L'Italia è ancora in tempo per reagire. Ma reagire non vuol dire rigettare in mare gli immigrati musulmani o maltrattarli, sia ben chiaro!!

Reagire significa dare una spinta vitale alla nostra esistenza, non accettare con passività che gli spazi di libertà vadano a restingersi giorno dopo giorno.

Riprendiamoci la nostra vita, riallacciamo il filo che s'era interrotto e andiamo avanti verso nuove conquiste!!

A tale scopo l'estate 2010 vedrà la nascita di una nuova tendenza, chiamata
NAKED AGAINST SHARIA.

L'idea consiste nel praticare il nudismo ogniqualvolta l'essere vestiti è inutile o fastidioso: a mare, in montagna, nei pic-nic, nelle giornate di gran caldo ecc.

Diffondiamo questa usanza, cambiamo i nostri costumi in direzione opposta a ciò che vorrebbe imporci la legge islamica. Combattiamo la guerra di civiltà con armi non-violente.




Il nudo in spiaggia è osceno solo per due italiani su dieci

II nudo in spiaggia osceno? Macchè, per 8 italiani su 10 è assolutamente naturale e sarebbe opportuno che ai patiti della tintarella integrale fossero riservati più spazi. È quanto emerge da un'indagine condotta dalla rivista “Focus”. Il 58,72% degli intervistati si dichiara d'accordo a prendere il sole senza costume in una spiaggia ove fosse consentito farlo, ben il 69,14% si metterebbe nudo se tutti lo fossero e il 58,82% ha affermato di aver fatto il bagno nudo almeno una volta, ovviamente non nella vasca da bagno di casa. Soltanto il 29,33 % delle persone che hanno risposto al sondaggio considera il nudo in spiaggia un fatto erotico mentre il 39,39% si dichiara indifferente e il 31,28 % nega qualsiasi collegamento tra l'erotismo e il prendere il sole completamente nudi. «I risultati di questa ricerca – afferma Simona Carletti, della Federazione naturista italiana (Fenait) – confermano ancora una volta come in Italia il nudo integrale sulle spiagge o negli spazi a ciò destinati (campeggi o altre strutture) sia ormai accettato dalla stragrande maggioranza degli italiani, così come avviene da tempo in tutta Europa e in molti stati del mondo. Chiediamo quindi – prosegue Carletti – che il Parlamento voti al più presto una legge che regolamenti il naturismo anche nel nostro Paese, evitando che italiani e stranieri siano continuamente alle prese con denunce penali e con maxi-multe, pari a 516 euro, stabilite per chi prende il sole nudo da molti amministratori locali bigotti».



La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha ripetutamente stabilito che ‘il nudo integrale –considerando il sentimento medio della comunità ed i valori della coscienza sociale e le reazioni dell’uomo medio normale– (…) [può] essere (…) espressione della libertà individuale o derivare da convinzioni salutiste o da un costume particolarmente disinibito. Esso, se praticato in una spiaggia appartata, frequentata da soli naturisti, è penalmente irrilevante’; e che ‘non può considerarsi indecente la nudità integrale (…) di un naturista in una spiaggia riservata ai nudisti o da essi solitamente frequentata’: tale comportamento non costituisce quindi ‘atto contrario alla pubblica decenza’ ai sensi dell’articolo 726 del codice penale (così Cass. pen., III sez., n.8959, 3 luglio1997 e n.3557, 16 febbraio 2000). La punibilità penale della pratica del naturismo non è in linea con i principi di un moderno diritto penale del fatto: manca quella offensività del bene giuridico tutelato, caposaldo di un sistema penale garantista e liberale.
http://blog.libero.it/psifor/commenti.php?msgid=7493613&id=33336#comments
Sharia Fashion
post pubblicato in diario, il 23 agosto 2009
HTML clipboard

Un tempo non riuscivo a capire il senso di quelle maglie di cotone leggere munite di cappuccio.

Mi chiedevo:
la maglia leggera s'indossa quando fa caldo,
chi sarebbe tanto matto
da mettersi quel cappuccio sulla testa?

Finché un giorno non ho trovato la spiegazione
sulla TV iraniana.

Si chiama Sharia Fashion...

...e secondo qualcuno sarà il nostro futuro.

Un tempo, quando andavo al mare
avevo un costume minimalista
che, da buon tirchio ebreo,
cercavo di consumare il meno possibile
frequentando spiagge naturistiche.

Oggi in Italia di quelle spiagge non ce ne sono quasi più,
perché prende sempre più spazio
la Sharia Fashion.

Secondo i dettami di quest'ultima,
il corpo dell'uomo deve essere coperto
dall'ombelico alle ginocchia.

E già si vedono i nostri ragazzi seguire
alla lettera le prescrizioni coraniche
sentendosi perfino molto fighi.

Le ragazze invece ancora non si rassegnano...
del resto, come dar loro torto,
visto che il Corano permette alla donna di mostrare
solo le mani e un po' di volto?

La burqa non piacerà mai a nessuna delle nostre donne
tantomeno il burkini.
Per questa ragione credo che si renderà necessaria l'introduzione
del COSTUME IGLOO.

Quest'ultimo copre perfettamente tutto il corpo femminile,
lasciandolo però in piena libertà.


BURKINI
post pubblicato in diario, il 21 agosto 2009
Articolo 19 della Costituzione della Repubblica Italiana:

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.



Dall' articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana:

Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.... omissis... Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e reprimere le violazioni.



Art. 5 del Codice Civile:

Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all'ordine pubblico o al buon costume.



Il burkini è sotto tutti gli aspetti totalmente contrario al buon costume:
  • è umiliante per chi lo indossa, perché dice "è meglio che questa donna si copra!"
  • è fastidioso addosso tutto bagnato, sembra che ci si è pisciate sotto!
  • non fa abbronzare neanche se si sta al sole per un anno intero...
  • fa morire di caldo e puzzare di sudore.
Cosa c'è di più contrario al buon costume
di un pessimo costume?


Sulle nostre spiagge già si sentono i ragazzini napoletani
interpretare a modo loro la triste moda del burkini:

«A chella burkin'e mammeta!»
Primaneve
post pubblicato in diario, il 19 febbraio 2009

 Ieri, la prima neve



ma nell'aria è già primavera con le mimose fiorite



colori delicati



danzano come ballerine



luminose e allegre



dai profumi inebrianti...



ci accompagneranno fino all'estate



tempo di libertà.

Ci scorderemo per un attimo di quel mondo
che ci scorre parallelo nel buio del dolore



dove i colori della gioia sono vietati
dove il profumo dell'amore è peccato



dove la bellezza va nascosta come qualcosa di scabroso



dove le bambine non ridono al sole



dove alle donne non è permesso profumare come fiori...

C'è un mondo buio
in cui le bambine a soli 9 anni
sono costrette a diventare "mogli"
di vecchi bavosi
e non hanno
alcuna possiblità concreta
di difendersi.
Chi ci ha provato
si è ritrovata sfregiata con l'acido
o morta.


La gioia della primavera alle porte
mi provoca un dolore sordo
se penso a questo!

Sfoglia settembre        novembre




















calendario


MomoMusic







cerca