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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

Dalemeide su Gheddafi, a suon di violini
post pubblicato in diario, il 26 febbraio 2011

Questo articolo a firma Massimo D'Alema (datato maggio 2010) alla luce dei fatti odierni fa capire certe cose anche a chi ancora non l'aveva capite... soprattutto sullo squallore di certi personaggi nostrani.

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Politica internazionale – A un anno dalla prima visita di Gheddafi a Roma
Una continuità di ispirazione politica e ideale

A un anno dalla prima visita ufficiale di Muammar Gheddafi in Italia un libro raccoglie tutti i discorsi del leader libico. L’intervento di Massimo D’Alema alla presentazione del volume

di Massimo D’Alema
 

 

Da sinistra, Massimo D’Alema, Alessandro Profumo, amministratore delegato del gruppo Unicredit, e Hafed Gaddur, ambasciatore libico in Italia, in occasione della presentazione del libro al Senato, Sala Zuccari, Roma, il 10 giugno [© Paolo Galosi]
      Voglio sottolineare l’importanza di questa pubblicazione e rendere merito alla rivista 30Giorni, al presidente Andreotti e all’amico Hafed Gaddur, protagonisti della decisione di raccogliere in questo volume i discorsi e alcune delle fotografie che ricordano una visita di valore storico per il nostro Paese e per l’amicizia tra l’Italia e la Libia.
      Gheddafi, più volte invitato a venire nel nostro Paese, aveva sempre condizionato la possibilità di una sua visita al previo riconoscimento, attraverso un accordo, del diritto della Libia a un indennizzo per il passato coloniale. Raggiunto l’accordo, all’esito di un lungo negoziato concluso con la firma per decisione del governo Berlusconi, la visita di Gheddafi ha rappresentato il suggello di una vicenda importante, della quale, credo, l’Italia può essere orgogliosa. Nessun Paese europeo ha fatto i conti con il proprio passato coloniale nel modo in cui lo ha fatto l’Italia. Nessun Paese europeo ha assunto in pieno il peso delle proprie responsabilità verso un altro popolo riconoscendo, anche attraverso un gesto concreto, ma di grande valore simbolico, il diritto all’indennizzo.
      Al di là della firma del trattato, a cui si è arrivati dopo un lungo processo, vorrei ricordare alcuni aspetti che certamente possono apparire di minore importanza rispetto all’indennizzo: penso al lavoro compiuto insieme sul piano culturale per ricostruire, con molto coraggio e onestà intellettuale, nel quadro di una libera ricerca, anche le pagine più oscure e più tragiche del colonialismo italiano. Vorrei rievocarne i gesti simbolici.
      Quando, nel dicembre del ’99, mi recai in visita in Libia, dopo il lavoro di preparazione svolto con grande impegno dal ministro Dini (fu la prima visita di un capo di governo europeo in quel Paese dopo la fine delle sanzioni), portai in dono, anzi in restituzione, una statua, una Venere capitolina, che Italo Balbo aveva donato a Goering, appassionato collezionista di immagini di fanciulle nell’arte: con una complessa operazione internazionale, il governo italiano l’aveva successivamente recuperata negli scantinati del museo Pergamon di Berlino provvedendo quindi a restaurarla, un gesto simbolico di riparazione.
      Se penso al contenzioso tuttora irrisolto tra la Grecia e il Regno Unito – due Paesi membri dell’Unione europea – sui fregi del Partenone, credo che il gesto compiuto dal nostro Paese abbia avuto un grande valore.
      Al di là del valore dell’oggetto, ritengo che questi atti abbiano costruito anche un simbolismo della rappacificazione tra i nostri Paesi, che ha seguito un percorso estremamente interessante e senza eguali nell’esperienza di altri Paesi europei. Percorso del quale, ripeto, dobbiamo essere orgogliosi, anche perché ha costituito una delle operazioni di politica internazionale che l’Italia ha perseguito con impegno attraverso governi diversi, in una sostanziale continuità di ispirazione politica e ideale.
      Naturalmente, la premessa di tutto questo è stata un’attenzione verso la Libia e il mondo arabo, che i governi della cosiddetta Seconda Repubblica hanno ereditato dai governi precedenti, e di cui il presidente Andreotti è stato un grande protagonista (ma penso anche alla politica di Moro e di Craxi). L’Italia non ha mai cessato di tenere aperte vie di comunicazione verso il mondo arabo, e in particolare verso la Libia, anche nei momenti più difficili delle relazioni tra questo Paese e l’Occidente. Se si è arrivati, alla fine, a quella sorta di rappacificazione tra la Libia e la comunità internazionale che ha portato alla fine delle sanzioni, è stato anche in virtù di un paziente lavoro di tessitura e di diplomazia di cui l’Italia, ben prima dei nostri governi, fu indubbiamente protagonista.
      Voglio sottolineare un passaggio importante, che già Frattini ricordava. La Libia è un Paese che ha ricostruito la rete delle sue relazioni diplomatiche con il mondo occidentale. E questo non è accaduto a partire da ieri, ossia con l’accordo con l’Unione europea, ma è oramai storia di alcuni anni. In questa grande operazione di ricostruzione, l’Italia, ripeto, ebbe un ruolo centrale.
      Ricordo che alla vigilia del mio viaggio in Libia ebbi modo di parlarne con gli americani. Non si trattava di ottenere un via libera – perché l’Italia è un Paese indipendente e non ha certo bisogno di autorizzazioni alla sua politica estera –, piuttosto di collocare l’iniziativa italiana nel quadro di un’operazione condivisa. In quell’occasione, l’allora presidente americano – uomo lungimirante e, a mio giudizio, molto aperto – apprezzò non solo quanto stavamo facendo per riaprire le vie di un rapporto con la Libia, riconoscendo che su questo gli Stati Uniti difficilmente avrebbero potuto svolgere un ruolo di punta, ma anche il fatto che fosse imminente la visita in Italia del presidente iraniano Khatami. E malgrado tutte le perplessità della struttura del Dipartimento di Stato, il presidente degli Stati Uniti disse che facevamo bene a intrattenere questo dialogo: esso poteva essere utile alla causa della pace nel mondo e loro non erano in condizione di farlo.
      Ricordo che a Tripoli un amico mi suggerì di portare una corona di fiori davanti alla casa che era stata bombardata dagli americani, divenuta un monumento a una pagina di cui certamente l’Occidente non può andare orgoglioso. Io non ci andai, portai invece una corona di fiori al monumento alle vittime del colonialismo italiano, pensando che ognuno debba rendere conto delle proprie azioni.
 
La copertina del libro Il viaggio del Leader. Muammar Gheddafi in Italia, 30Giorni, Roma 2010, 118 pp.
      Nel riavvicinamento della Libia all’Occidente hanno pesato, a mio parere in modo determinante, due decisioni molto coraggiose prese da Gheddafi. La prima, ricordata da Dini, è stata quella di rinunciare all’arma nucleare, all’arma chimica e alle armi di distruzione di massa: scelta coraggiosa, intelligente e lungimirante che ha caratterizzato il ruolo della Libia come Paese che lavora per la pace. La seconda decisione, con la quale Gheddafi ha anticipato gli americani, è stata quella di schierare il proprio Paese in una posizione di grande fermezza contro il fondamentalismo islamico.
      Davvero bisogna riconoscere che Gheddafi è stato, da questo punto di vista, uno degli uomini di Stato più lungimiranti. Ricordo di aver ascoltato il suo giudizio sulla pericolosità estrema di Bin Laden e del fondamentalismo in un periodo in cui l’Occidente, e in particolare gli Stati Uniti, con quei gruppi e con quelle personalità ancora collaboravano apertamente. E ricordo anche che mi disse che gli americani stavano sostenendo e finanziando un personaggio e alcuni gruppi che rappresentavano un enorme pericolo, non solo per il mondo arabo ma per tutta l’umanità.
      Una lungimiranza confermata dai fatti: il mandato di cattura internazionale emesso dalla Libia contro Bin Laden precedette di parecchi anni l’attacco alle Twin Towers e, se la comunità internazionale l’avesse preso più sul serio, forse sarebbe stato possibile prevenire gli sviluppi tragici che abbiamo conosciuto.
      Certo, nella polemica di Gheddafi verso l’Occidente, di cui questo libro costituisce una ricca testimonianza, vi sono aspetti discutibili. È certamente ingegnoso, ma alquanto opinabile, il discorso di Gheddafi sul tema della democrazia e del rapporto tra democrazia delegata e democrazia partecipata e diretta. Un discorso che ci rimanda a dibattiti che la cultura europea ha conosciuto in passato ma che hanno trovato, almeno da noi, una loro definizione.
      Vi sono però anche spunti che ho trovato indiscutibilmente validi. Ad esempio, non c’è dubbio che le preoccupazioni e le critiche di Gheddafi circa il modo in cui l’Occidente, e in particolare gli Stati Uniti, hanno combattuto quel fondamentalismo che egli stesso aveva individuato come un pericolo mortale, si sono rivelate tutt’altro che prive di fondamento: l’idea della guerra al terrore ha finito per fornire motivazioni e martiri alla jihad islamica piuttosto che soffocarla e impedirne la pericolosa propagazione.
      Nei discorsi romani di Gheddafi ritroviamo anche la sua impostazione critica verso l’Occidente riguardo alla politica del “doppio standard”, in particolare per quanto attiene al conflitto israelo-palestinese. Conflitto che, a mio parere, continua ad essere un problema importante: per quanto si cerchi di aggirarlo, rimane il principale ostacolo allo sviluppo di una politica mediterranea condivisa. Io non concordo, certo, con la decisione libica di non partecipare all’Unione per il Mediterraneo, ma, d’altra parte, non si può non riconoscere che questo organismo sta svolgendo un’attività decisamente al di sotto delle aspettative.
      Il principale ostacolo alla costruzione di una dimensione politica mediterranea è appunto rappresentato da un conflitto del quale non si vede un esito e rispetto al quale l’iniziativa politica e diplomatica dell’Europa appare modesta e deludente.
      Per tutti questi motivi, ritengo che il dialogo con il mondo arabo, e con le tesi anche critiche verso le politiche occidentali, di cui troviamo eco in questo volume, debba essere portato avanti con coraggio, riconoscendo il valore di un punto di vista diverso, senza tuttavia rinunciare al nostro modo di vedere le cose.
      Negli ultimi anni si è verificato un grande mutamento di collocazione della politica internazionale di Gheddafi: egli ha progressivamente scelto di essere sempre meno un leader arabo e sempre più un leader africano. Anche in questo c’è un’intuizione intelligente, e cioè, sostanzialmente, quella della fragilità del mondo arabo, delle sue divisioni, della sua incapacità di esercitare un ruolo politico rilevante. Puntare sull’Africa ha indubbiamente consentito a Gheddafi di assumere una leadership in una parte cruciale del mondo, leadership che diversamente, a mio giudizio, non avrebbe potuto esercitare.
      Quello africano può costituire il grande tema di un’azione internazionale congiunta portato avanti da un Paese come l’Italia, proiettato verso l’Africa e interessato a spingere l’intera Europa a occuparsene seriamente, e da un Paese come la Libia.
      Questa azione italo-libica ed europea verso l’Africa non deve certamente limitarsi alla politica del contenimento dei flussi migratori e deve guardarsi bene dalla retorica sulla cooperazione allo sviluppo. In questo campo, infatti, le affermazioni senza soldi sono pura retorica e se si vanno a vedere i bilanci della cooperazione internazionale dell’Italia, si capisce bene che, appunto, di retorica si tratta. Una pura logica securitaria e poliziesca accompagnata da un po’ di retorica sull’aiuto allo sviluppo, a mio giudizio, non risolve il problema. Credo, invece, che insieme dobbiamo preoccuparci affinché le politiche di contrasto all’immigrazione clandestina avvengano nel pieno rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale.
      Che i respingimenti collettivi mettano in discussione il diritto di asilo non è una invenzione di qualche organizzazione umanitaria, ma un rischio reale. Per questo penso che sia giusto in questa sede auspicare che la Libia collabori pienamente con le organizzazioni delle Nazioni Unite, in particolare con l’Alto commissariato per i rifugiati che, da questo punto di vista, svolge un compito fondamentale. Penso che la Libia, che è membro autorevole della comunità internazionale e ha svolto ruoli di primo piano nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e nel Consiglio per i diritti umani, possa e debba trovare un accordo con l’Onu per consentire all’Alto commissariato per i rifugiati di svolgere il proprio lavoro all’interno del suo territorio nazionale. La Libia, infatti, è un Paese in cui quell’istituzione internazionale ha un lavoro da compiere, e non per responsabilità dei libici, ma in quanto costituisce uno snodo importante dei grandi flussi migratori.
 
Gheddafi con il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi in occasione della firma del trattato di «amicizia, partenariato e cooperazione», a Bengasi, il 30 agosto 2008 [© Associated Press/LaPresse]
      Dico questo in spirito di amicizia, con la piena consapevolezza che anche l’Italia ha le proprie responsabilità in questo campo, e che non si può giocare a scaricabarile quando si tratta di diritti umani.
      Tra Libia e Italia si sono aperte anche grandi opportunità dal punto di vista dello sviluppo economico, e credo sia stato questo il vero salto di qualità compiuto con l’accordo di amicizia, con l’indennizzo, con la definitiva normalizzazione dei rapporti tra i nostri Paesi. La crescita dei rapporti economici e culturali, lo scambio delle delegazioni giovanili e degli imprenditori costruiscono quel tessuto di interessi condivisi e contribuiscono anche, direi, a consolidare il modo di vedere le cose comuni, che è poi il modo di rafforzare un rapporto di amicizia tra due popoli.
      È una grande opportunità per il nostro Paese in un momento difficile come questo. Il flusso di investimenti dalla Libia verso l’Italia è stato forse uno dei più consistenti in termini relativi, e le opportunità per le nostre imprese sono un capitolo non secondario di questo rapporto di amicizia. Credo che questo debba essere sottolineato come un grande fatto positivo e non c’è dubbio che il governo in carica abbia avuto al riguardo un grande merito: quello di sbloccare l’“ultimo miglio”. Un merito innegabile che è motivo di soddisfazione anche per chi aveva percorso il cammino sin lì. Si deve infatti sempre guardare all’interesse nazionale, che per sua natura è di tutti e non è di parte.
      Ora davanti a noi ci sono molte cose da fare insieme, non soltanto sul piano delle relazioni bilaterali, ma, lo ripeto, sul piano dell’azione, della collaborazione politica e dei progetti concreti che Italia e Libia possono sviluppare in un Mediterraneo tuttora debole. Noi abbiamo una grande responsabilità. L’Europa, per un lungo periodo della sua storia, che va dall’89 fino a questi anni, si è sostanzialmente volta a Nord e a Oriente, e questo è accaduto anche per ragioni oggettive. Si trattava di ricucire la ferita della guerra fredda. Da qualche anno ormai diciamo che l’Europa deve volgersi a Sud, verso il Mediterraneo.
      È qui la grande sfida: per il Mediterraneo passano le questioni fondamentali della sicurezza, dello sviluppo, della sicurezza energetica, dei flussi migratori. Ma questo appello non ha ancora trovato una risposta adeguata, né in termini di risorse, né in termini di coraggio politico e di innovazione. L’Europa appare ancora prigioniera di una vecchia logica burocratica.
      Ecco: questo è davvero un tema essenziale della politica estera italiana e una grande opportunità per fare in modo che l’amicizia tra l’Italia e la Libia non sia fruttuosa soltanto per i nostri popoli, ma sia utile alla pace e alla sicurezza nel Mediterraneo. 

(fonte: http://www.30giorni.it/it/articolo.asp?id=22542)


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Il primo sultano d'Europa
post pubblicato in diario, il 8 novembre 2010
La Gran Bretagna ammette il burqa e la poligamia islamica; la Francia lascia liberi gli adolescenti  islamici di divertirsi a incendiare le scuole ebraiche, mentre espelle  cittadini europei di "impura" etnia rom e censura un video perché ritenuto offensivo nei confronti dell'islam..

Un po' ovunque è in atto una vera e propria corsa all'eurabizzazione; ma il primato ce l'abbiamo noi, guidati dal primo sultano d'Europa, che col suo esempio sta instradando i suoi concittadini verso la via italiana all'islam:
  • mentire fino all'inverosimile se la menzogna serve a più alti scopi;
  • incremetare gli scambi commerciali con la Repubblica Islamica di Iran e altri stati canaglia;
  • firmare contratti-capestro con la Libia, baciando la mano al sommo Gheddafi, plaudendo la sua predilezione per le donnine italiane;
  • considerare le donne un passatempo per il dopo-lavoro;
  • ritenere le bambine mature per il sesso a partire dai 9 anni, come scritto nel Corano; 
  • apprendere la danza del ventre da ragazzine marocchine;
  • ecc.


La vera munnezza d'Italia ha nome e cognome
post pubblicato in archivio, il 3 novembre 2010
Silvio Berlusconi
criminale
piduista
mafioso
amico dei dittatori
pedofilo e omofobo dichiarato




In una sola parola
MUNNEZZA

74 luridi anni
post pubblicato in archivio, il 1 ottobre 2010
"Un ebreo racconta a un suo familiare... Ai tempi dei campi di sterminio un nostro connazionale venne da noi e chiese alla nostra famiglia di nasconderlo, e noi lo accogliemmo. Lo mettemmo in cantina, lo abbiamo curato, però gli abbiamo fatto pagare una diaria... E quanto era, in moneta attuale? Tremila euro... Al mese?  No al giorno... Ah, però... Bè, siamo ebrei, e poi ha pagato perché aveva i soldi, quindi lasciami in pace... Scusa un'ultima domanda... tu pensi che glielo dobbiamo dire che Hitler è morto e che la guerra è finita?... Carina eh?"




Raccontando barzellette di questa portata si diverte l'amichetto di Gheddafi e Putin
per intrattenere la corte di lecchini al suo compleanno. Spero che D-o ci conceda che questo sia l'ultimo.


Commercio Italia con Teheran cresce
post pubblicato in archivio, il 14 settembre 2010
Import ed export aumentano di oltre 800 mln euro

Malgrado le promesse fatte dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante una visita in Israele a febbraio, il volume degli scambi tra Italia e Iran è aumentato esponenzialmente: nella prima metà del 2010 le importazioni dalla repubblica islamica del Bel Paese sono lievitate fino a due miliardi di euro. Lo ha rivelato il quotidiano israeliano Yedioth Ahronot, che ha analizzato i rapporti commerciali tra Roma e Teheran in un dettagliato articolo dal titolo 'Sanzioni sulla carta'. Verificando i dati Istat, Yedioth Ahronot ha riscontrato "che le importazioni italiane dall'Iran nella prima metà del 2010 sono più che raddoppiate, aumentando a una somma di oltre due miliardi di euro". Una cifra che il quotidiano israeliano non ha esitato a definire "veramente mostruosa". Nel periodo corrispondente del 2009, ha aggiunto, "le importazioni sono aumentate di 847 milioni di euro. Anche le esportazioni verso l'Iran sono cresciute notevolmente: da 892 milioni di euro nella prima metà del 2009, quest'anno le esportazioni italiane verso l'Iran sono aumentate a oltre un miliardo di euro". "Le dichiarazioni sono una cosa, ma le azioni sono un altro paio di maniche", ha scritto nella sua corrispondenza da Roma il quotidiano. "Sei mesi dopo il suo ritorno da una visita in Israele, nella quale il presidente del Consiglio Berlusconi ha promesso di impegnarsi per diminuire l'interscambio Italia-Iran, risulta che di fatto anche quest'anno Roma è una fervida sostenitrice dell'economia iraniana".

Di fatto, la politica di Roma aiuta regime a ottenere stabilità


"E' vero", ha evidenziato Yedioth Ahronoth, "che Berlusconi e il ministro degli Esteri Franco Frattini hanno dichiarato in passato di comprendere la necessità di erodere l'abilità di Teheran a sviluppare armi nucleari che mettono a repentaglio la sicurezza e l'esistenza dello stato di Israele, ma di fatto la politica del loro governo indica una promozione dell'interscambio con Teheran. Che aiuta il regime degli ayatollah a ottenere stabilità". Il quotidiano ha messo sotto accusa anche la natura dei rapporti. "Nonostante non siano ancora stati pubblicati dati precisi sulla tendenza dell'interscambio", ha spiegato, "non si tratta di un commercio basato su generi alimentari basilari. Dai dati Istat emerge chiaramente che anche quest'anno l'interscambio tra i due Paesi è caratterizzato da prodotti industriali, lavori di infrastruttura, energia, satellitare per la comunicazione, prodotti scientifici e tecnologici. In passato, era già emerso da indagini giornalistiche che aziende italiane hanno fornito all'estero appoggio all'esercito iraniano". Nell'articolo è stato ricordato che "all'inizio dell'anno, l'amministratore delegato di Eni (Paolo Scaroni, ndr) era stato convocato dal Dipartimento di Stato americano per spiegare le enormi dimensioni dell'interscambio tra i due Paesi". Il quotidiano ha evidenziato che "questo è il quarto anno consecutivo in cui detto interscambio dimostra di crescere, malgrado le sanzioni imposte all'Iran dall'Onu, tutte le promesse fatte all'amministrazione di Washington e i calorosi abbracci profusi da Berlusconi durante la sua visita in Israele". Il quotidiano ha fatto sapere di aver contattato per un commento a Roma sia la presidenza del Consiglio, che ha spiegato che i dati sono ancora in fase di studio, sia il ministero degli Esteri, che li ha confermati. La Farnesina ha spiegato che "la forte crescita delle importazioni dall'Iran dipende dalla variazione del tasso di cambio euro/dollaro e dai prezzi del petrolio. Le esportazioni verso l'Iran non violano le sanzioni imposte dall'Onu: le grandi aziende italiane hanno fermato le proprie transazioni e non c'è alcun uso doppio, civile-militare, della loro attività. Nel contempo, le piccole e medie imprese che avvertono l'accelerazione dell'economia italiana commerciano con l'Iran, correndo rischi in assenza dell'assicurazione governativa per la loro attività".


(FONTE: notizie.virgilio.it)



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Pescatori italiani attaccati da una motovedetta libica, dono del nostro "Governo"
post pubblicato in archivio, il 13 settembre 2010
“Sono in molti, istituzioni e diversi paesi europei, a guardare al Trattato di amicizia italo-libico con ammirazione e un pizzico di invidia, e a considerarlo un modello di cooperazione. Un accordo che ha diminuito del 90 per cento il flusso degli immigrati irregolari verso le coste italiane”.

Questo pensiero farneticante non è stato raccolto nel reparto psichiatrico di un ospedale, è la Parola di Margherita Boniver, parlamentare PdL, a suo tempo craxiana fedele, rappresentante di Amnesty International.

Quello di cui si parla è l'accordo capestro che il Nano Imbalsamato ha sottoscritto con Gheddafi contro la volontà del sovrano Popolo Italiano, in violazione di trattati internazionali nonché dei diritti umani.

A detta delle persone in malafede, tale accordo avrebbe normalizzato i rapporti fra Italia e Libia. Come a dire che ormai anche la nostra dittatura è sui livelli della sanguinaria Jamahiriyya del mostruoso colonnello, il quale -fra l'altro- non perde occasione per umiliare il nostro paese, un giorno affittando su internet le ragazze italiane addette alla sua adorazione (modo molto "elegante" per dimostrare che qui da noi le donne sono costrette a fare le puttane per mantenere i loro uomini, tutti magnaccia); un altro giorno facendo mitragliare una nostra nave da pesca da una sua motovedetta... regalatagli dal nostro "Governo".






(AGI) - Agrigento, 13 set. - "Il mio motopeschereccio stava incrociando e non stava pescando". Lo ha detto Vincenzo Asaro, l'armatore mazarese dell'"Ariete", il motopesca mitragliato nella notte da una motovedetta libica. Asaro ha anche assicurato come la sosta a Lampedusa sia stata "una formalita' per denunciare l'evento imprevisto" e che nelle prossime ore l'"Ariete" "riprendera' il mare per un'altra battura di pesca".
  Intanto da Lampedusa filtrano le prime indiscrezioni sul racconto degli uomini dell'equipaggio. In particolare uno dei sette italiani a bordo ha riferito che "la motovedetta battente bandiera libica era del tutto simile ai mezzi usati dalla Guardia di Finanza italiana". Potrebbe dunque trattarsi di una delle sei motovedette che l'Italia ha "regalato" alla Libia per il pattugliamento della costa nell'ambito dei controlli antiimmigrazione.

Gheddafi di nuovo a Roma
post pubblicato in archivio, il 29 agosto 2010
Del suo alito pestilenziale nessuno sentiva la mancanza ma nemmeno della sua brutta faccia. La Guida della Rivoluzione Libica è giunta a Roma in "lieve ritardo", come precisa col giusto tono reverenziale e sottomesso gran parte della stampa italiana. Lui ha portato con sé una trentina di cavalli da abbeverare e sfamare (che in cambio cacheranno sul nostro "amato suolo"); inoltre è stato accolto dai 200 sorrisi perfetti delle escort che lui stesso ha scelto fra le più islamicamente fighe sul catalogo online.

La sua visita serve a ricordarci che sono passati già due anni dalla firma di quel contratto-capestro che il nanerottolo nostrano impose all'Italia senza consultarne il parere, come suo solito. Del resto, a un vice come lui non è dato ascoltare la plebe neanche come passatempo.

Spero che l'incontro fra i due dittatorelli mediterranei sia costellato di gaffes e figure di merda da entrambe le parti. Oramai che siamo alla frutta... è meglio ridere che piangere!


Baciamani...
post pubblicato in diario, il 29 marzo 2010
Una questione gerarchica...









Ciascuno bacia la mano del proprio Padrino.
Iran: quello di Berlusconi era solo fumo
post pubblicato in diario, il 28 marzo 2010
"Spero che la comunità internazionale sappia mettere in campo delle sanzioni forti per dissuadere un governo che ha dentro di sé una forte opposizione che credo sia nostro dovere sostenere. Auspico che non si debba arrivare ad uno scontro armato che nessuno vuole"



Parola di... cavaliere! Era febbraio e il Berlusca nazionale era in Israele a recitare la sua ennesima pantomima.

Nella pratica cosa ha fatto l'Italia? Sul Giornale trovo una Nirenstein felice e soddisfatta del nostro paese  diventato -a suo dire- finalmente atlantico ed europeo con Berlusconi...



Ohps e l'amicizia fatale con Putin? gli accordi capestro con Gheddafi?

La nostra amica minimizza chiamandole "zone grigie". Ammette che sono  "discusse e discutibili""ma almeno stavolta ci sono ragioni concrete e non ideologiche per rapporti altrimenti difficili da capire: si chiamano sbarchi (molto diminuiti di fatto) e energia, problemi capitali.
"

Poi, finalmente parla dell'Iran, sostenendo che Berlusconi "nel suo discorso alla Knesset ha collegato la difesa di Israele all’impegno dell’Italia contro il programma atomico iraniano e per il rispetto dei diritti umani. E di fatto, nel 2009 l’Italia ha ridotto del 31 per cento il volume dell’interscambio commerciale con l’Iran. Berlusconi ha anche fatto sapere che l’Eni non avrebbe stipulato nessun nuovo contratto con l’Iran."

Se le cose stessero davvero così, potremmo dormire sonni tranquilli ed essere fieri del nostro Presidente del Consiglio, così diverso dal pessimo D'Alema ideologo dell'equivicinanza e del dialogo col terrorismo di Hamas!!

Purtroppo la realtà è ben altra! Non solo il Cavaliere non ha fatto quanto promesso, ma ha perfino proposto il D'Alema come Ministro degli Esteri UE!!! E dobbiamo ringraziare l'opposizione degli altri Stati se ce lo siamo scampato.

Ecco, se non avessi avuto la mia atavica diffidenza, eredità tanto partenopea quanto sefardita, mi sarei limitato a leggere la nostra Fiamma e avrei raggiunto il nirvana... Ma io non mi accontento mai di una sola voce, soprattutto quando quella dice le cose che mi piacerebbe sentire. Perciò mi sono messo a rovistare nel web, nelle analisi, nelle statistiche e ho appurato che c'è ben poco da stare tranquilli: lo scambio commerciale dell'Italia con l'Iran negli ultimi anni è andato costantemente crescendo, anche col Berlusca al Governo; solo nell'ultimo anno ha conosciuto un calo fisiologico del 30%, dovuto alla crisi. Insomma, quello che sostiene ingenuamente la nostra Fiamma è solo fumo. E, come è scritto sui pacchetti di sigarette IL FUMO UCCIDE !!



Fra le tante cose interessanti che ho trovato nel web, c'è un articolo che spiega in breve e molto chiaramente come stanno in realtà i fatti. L'autore è Alessio Postiglione; potrei sbagliarmi, ma mi sembra un tipo attendibile,  di certo non è estremista di sinistra né di destra, né nemico d'Israele. Anzi, è uno  che in occasione della Fira del libro di Torino scrisse: "...
il Paese condannato è stato Israele. Oibò, Israele è il più cattivo di tutti? E, a quanto pare, i nazisti antisemiti che gli si rivolgono contro, pronti a lanciare boicottaggi, a firmare appelli, e via demagogizando, non finiscono mai in minoranza. L’ultima odiosa riprova ci giunge da Torino..."

Buona lettura



Il bluff di Berlusconi. Ecco le aziende italiane a Teheran
Alessio Postiglione

La presenza delle nostre società nel Paese degli ayatollah non riguarda solo l’Eni ma l’intero Gotha del capitalismo nostrano: Danieli-Duferco, Mediobanca, Telecom, Capitalia, Montedison, Falck. Gli scambi sono in crescita.
Berlusconi ha voluto sigillare mediaticamente la sua visita in Israele con l’impegno dell’Italia a stringere il cerchio delle sanzioni attorno ad Ahmadinejad, bloccando le relazioni con Teheran. Ma i fatti, purtroppo, indicano che la strategia diplomatica del Cavaliere è un bluff, alimentato da un debole governo israeliano, anch’esso bisognoso, come il nostro, di attestare di fronte all’opinione pubblica, successi inesistenti volti a rafforzare consensi vacillanti.
Berlusconi ha dichiarato che dal 2007 gli scambi commerciali con l’Iran sono calati di un terzo. Ma in realtà sono aumentati ininterrottamente fino al 2008, per assestarsi durante la crisi: «L’Italia dal 2001 al 2007 è stato il primo partner commerciale dell’Iran. Lo scambio commerciale tra i due Paesi è passato da 3,5 miliardi di euro a 6 miliardi di euro», lo spiega il segretario generale della Camera di Commercio Iran-Italia, Jamshid Haghgoo.


«Negli ultimi anni, l’Iran ha negoziato contratti con oltre 30 aziende provenienti da nove Paesi europei per la realizzazione di progetti energetici nel Paese, nonostante l’aumento delle sanzioni internazionali e delle pressioni politiche ». Secondo la Camera di Commercio, la somma degli scambi Iran-Italia nel 2008 è aumentata dell’1,2 per cento rispetto al 2007. Anzi, le esportazioni italiane crescono, mentre calano le importazioni.

L’Eni, intanto, sta guidando la seconda fase dello sviluppo del giacimento di Darkhovin per portare la produzione da 50mila a 160mila barili al giorno (valore dell’operazione: un miliardo di dollari). Dato che l’Italia è azionista dell’Eni, ridurre la presenza in Iran di quest’ultima sarebbe la riprova dell’impegno del governo. Scaroni invece ha fatto sapere che il cane a sei zampe porterà a scadenza i patti sottoscritti ma non ne rinnoverà altri.
Peccato che il tre febbraio il direttore operativo della compagnia petrolifera statale iraniana, Nioc Seifollah Jashnsaz, abbia smentito Scaroni: «Le trattative con l’Eni per lo sviluppo della terza fase del giacimento di Darkhovin continuano».


Per ora Jashnsaz non è stato smentito dal nostro governo mentre l’Eni si è rifiutata di rispondere. Intanto, nonostante la ribalta mediatica sia toccata al nostro gigante energetico, parecchie aziende italiane, nell’ombra, continuano a fare affari con gli ayatollah. Nel gennaio del 2008, ad esempio, Edison e l’iraniana Nioc hanno firmato un contratto di esplorazione del valore di 107 milioni di dollari per il centro di estrazione offshore Dayyer, situato nel Golfo Persico.
La Fata sta realizzando, inoltre, un impianto di oltre 300 milioni di euro per la produzione di alluminio primario a Bandar Abbas. A gennaio di quest’anno, è stata la volta della Maire Tecnimont che ha siglato un accordo da 220 miliardi di euro per il gas. Secondo gli esperti di spionaggio dell’israeliana Debka, la Tecnimont parteciperebbe anche alle commesse del programma nucleare iraniano. La Carlo Gavazzi Space, invece, sta costruendo il satelli te militare Mesbah. Mentre Ansaldo ha progettato le turbine iraniane di Karaji per 870 milioni di euro.
Iveco, gruppo Fiat, è il fornitore dei camion dell’esercito persiano e delle Guardie rivoluzionarie. La Fb Design fornisce invece i motoscafi Levrievo all’esercito e, sempre secondo Defka, le Guardie rivoluzionarie a loro volta darebbero questi mezzi anche ad Hezbollah. La Seli vende i mezzi di movimentazione terra alla iraniana Ghaem che è stata accusata dagli americani di scavare i bunker dove avvengono le sperimentazioni nucleari del regime di Ahmadinejad. Le aziende italiane che operano in Iran, in definitiva, sono il Gotha del capitalismo italiano: la DanieliDuferco, Mediobanca, Eni, Telecom, Capitalia, Montedison, Falck. Anche se l’Eni andasse veramente via dall’Iran, comunque, non sarà un grosso danno. I 15mila barili al giorno che la compagnia petrolifera italiana ricava dall’Iran, o i probabili 160mila alla fine dei lavori a Darkhovin, rappresentano un particolare trascurabile rispetto ad un totale di 1,7 milioni di barili al giorno.


Alessio Postiglione
Esteri. Dalla Libia all'Iran, la politica improvvisata di Berlusconi
post pubblicato in diario, il 16 febbraio 2010
La Libia blocca i cittadini Schengen alla frontiera. 20 italiani bloccati all'aeroporto di Tripoli. Ecco i frutti della politica estera "di pancia" del governo Berlusconi.
di Andrea Camboni

Il 14 febbraio, con una decisione comunicata all'Ufficio dell'Immigrazione, il Comitato Generale del Popolo, ovvero il governo libico, ha deciso di non rilasciare più i visti di ingresso ai cittadini provenienti dall'area Schengen e, inoltre, di non ammettere sul territorio quei cittadini già provvisti di un regolare visto. Fonti consolari italiane hanno fatto sapere che, di un gruppo di 40 connazionali arrivati in Libia il 14 febbraio scorso, 22 persone sono tutt'ora bloccate all'interno dell'aeroporto di Tripoli.
Se non si vuole ritenere fallita la politica estera del governo Berlusconi sull'asse Italia - Libia, è necessario credere che anche questa ennesima provocazione di Gheddafi sia stata avallata dalle ripetute strette di mano tra il Cavaliere e il Colonnello.
L'unica voce istituzionale costretta a pronunciarsi sul caso è la Farnesina, che sul sito www.viaggiaresicuri.it "sconsiglia" ai cittadini italiani tutti i viaggi verso la Libia a seguito delle "improvvise e non annunciate misure restrittive". Per il resto, le bocche restano cucite. Tace anche Silvio Berlusconi, dimostrando - se ancora ce ne fosse stato bisogno - la propria sudditanza nei confronti del fascino dittatoriale di Muammar Gheddafi. D'altronde niente di nuovo. Visto che Berlusconi, pur vantando - cosa di per sé già opinabile - legami di amicizia personale con Gheddafi, ha ritenuto in passato di non dover sollevare alcuna questione nei casi dell'immigrazione e della mancata sottoscrizione di Tripoli dei trattati internazionali per la protezione dei rifugiati internazionali.

Per queste ragioni - in relazioni agli accordi libici - anche le mosse del governo italiano appaiono "improvvise e non annunciate". Nel senso che le dichiarazioni 'spontanee' di Berlusconi non rappresentano una linea programmatica del governo in politica estera. Non sono cioè l'espressione di decisioni condivise, ma si lasciano andare all'emozione del momento, senza alcuna analisi politica delle conseguenze.

Ultimo esempio, in ordine di tempo, sono le dichiarazioni di Berlusconi durante la firma degli accordi bilaterali tra Italia e Israele nel palazzo del Governo a Gerusalemme.
"Il problema della sicurezza è fondamentale per Israele. Ora ancora di più perché c'è uno Stato che prepara l'atomica per usarla contro qualcuno. È uno Stato che ha una guida che ricorda personaggi nefasti del passato".
Dichiarazioni che possono essere facilmente condivisibili, come quella secondo la quale "è un dovere sostenere ed aiutare la forte opposizione" in Iran. Ma che - come ha ricordato Lucio Caracciolo su Limes (Se Berlusconi lancia l'offensiva in Iran, 3 febbraio 2010) - "proprio nelle settimane in cui si discutono i dettagli di un nuovo giro di sanzioni contro il regime dei pasdaran e in cui l’America, per ordine di Barack Obama, rafforza la sua presenza navale nel Golfo, in funzione dichiaratamente anti-iraniana" potrebbero esporre per prima l'Italia a ritorsioni da parte del governo di Tehran. L'importante è che Berlusconi ne fosse consapevole, ovvero avesse in precedenza concordato tale condotta con le autorità diplomatichen e militari. Caracciolo ne dubita. Infatti conclude:
"I nostri uomini in Libano e Afghanistan sono, di fatto, sotto un ambiguo ombrello di protezione iraniano. È ovvio che, in caso di conflitto, questa protezione cadrà. I nostri contingenti sarebbero probabilmente oggetto delle prime rappresaglie iraniane. Ma non è detto che queste considerazioni siano state presenti a Berlusconi nel momento in cui si lanciava nell’offensiva verbale contro Teheran".

Insomma, Berlusconi parla. Poi si corre ai ripari.

Andrea Camboni

http://www.fondazioneitaliani.it/index.php/Esteri.-Dalla-Libia-all-Iran-la-politica-improvvisata-di-Berlusconi.html
Morte all'Italia? VIVA L'ITALIA !
post pubblicato in diario, il 10 febbraio 2010
Il regime nazislamico iraniano inscena proteste davanti alla nostra ambasciata a Teheran. La loro radio tuona contro di noi nella nostra lingua. Intanto, l'Italia promette che all'ONU sarà in prima fila a richiedere nuove severe sanzioni al regime degli ayatollah.



Ma allora il Berlusca diceva sul serio? Anche a lui ha fatto bene l'aria di Israele? E' la volta buona? Dobbiamo credergli?

Non voglio farmi illusioni, ma... se davvero qualcosa è cambiato nei rapporti Italia-Iran, se non è solo il solito teatrino alla Canale 5... allora, tanto di cappello davanti a quel vecchio pazzo coi capelli finti e liftato dalla testa ai piedi, mafioso e piduista.



Che il Duomo in fronte gli abbia finalmente smosso qualche rotella inceppata?
Lo spero! lo spero per il futuro dell'Iran, per noi, e per il bene di tutto il mondo.


Per Berlusconi, esigiamo ricovero immediato coatto in struttura psichiatrica adeguata
post pubblicato in diario, il 4 febbraio 2010
Silvio Berlusconi è stato il primo Presidente del Consiglio italiano a parlare alla Knesset. Fortunatamente i suoi predecessori hanno tutti avuto il buon gusto di non varcare mai quella soglia, altrimenti avrebbero detto porcherie a iosa.



Vi immaginate Massimo D'Alema davanti al parlamento israeliano in preda ai deliri di equivicinanza o a decantare le virtù interlocutorie di Hamas o di Hezbollah?



Ve lo vedete voi Romano Prodi, fresco di abbracci fraterni con il criminale Ahmadinejad, a stringere poi la mano di quelle stesse persone  che il "presidente" iraniano vuole sterminare?



Berlusconi, non avendo questo genere di scheletri nel suo armadio, ha potuto ritenersi avvantaggiato rispetto ai suoi rivali politici ed è riuscito a fare anche un bel discorso:

"Questo Parlamento rappresenta la più straordinaria vicenda del Novecento. Questo Parlamento testimonia la nascita nel 1948 di uno Stato Ebraico, libero e democratico che raccolse finalmente, dopo l'orrenda esperienza della Shoah, cittadini del mondo che parlavano tutte le lingue e che accorsero da ogni angolo del mondo. Voi rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio, se non l'unico, di democrazia e di libertà nel Medio Oriente, un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell'ideale sionista".

Così, con belle frasi scrittegli forse da Bondi, ha saputo incantare perfino il Paese più smaliziato al mondo. Molti gli hanno offerto scherzosamente di rimanere in Israele. Shimon Peres l'ha definito "solare", non perché sia uno che fa molte "sole", ma perché ha sorriso a tutti, regalando a piene mani allegria ed è riuscito a essere, come suo solito, del tutto informale anche in una visita ufficiale così importante.
 


Però le sue parole si sono rivelate solo parole; i suoi sorrisi solo sorrisi; le sue strette di mano, solo strette di mano.

E' vero, è l'unico politico italiano senza peli sulla lingua che ha avuto il coraggio di condannare apertamente il Rapporto Goldstone, difendendo la reazione israeliana a Gaza in risposta agli 8 anni di bombe quotidiane di Hamas.

E' vero, non ha esitato a condannare con fermezza l'Iran di Ahmadinejad senza badare al "politically correct":

"Il problema della sicurezza è fondamentale per Israele. Ora ancora di più perchè c'è uno Stato che prepara l'atomica per usarla contro qualcuno. E' uno Stato che ha una guida che ricorda personaggi nefasti del passato."

Però poi si è lasciato andare alla fantasia, aggiungendo che l'Italia "ha tolto il supporto del governo alle aziende italiane che operano in Iran. Oggi è presente solo l'Eni, che ha un contratto che deve rispettare ma che comunque ha già disdetto lo sviluppo della terza fase di attività di un giacimento petrolifero", e che "l'interscambio commerciale con l'Iran è diminuito di un terzo" dal 2007 e continuerà a calare.

Peccato che non sia affatto vero! Peccato che l'Italia continui a essere uno dei migliori partner commerciali dell'Iran! Peccato che il Governo Berlusconi, col suo ministro Frattini, non abbia mai mosso un dito per isolare l'Iran! Peccato che anche la notizia sull'ENI sia solo una balla!

Sicché le sue parole sono state solo parole; i suoi sorrisi solo sorrisi; le sue strette di mano, solo strette di mano.



Infatti, voltato l'angolo, con Abu Mazen non ha saputo fare a meno di cambiare registro e di adeguarsi al solito copione di tutti, sostenendo che "Il fermo dell'espansione degli insediamenti da parte di Israele" è una "condizione necessaria" per "avviare i negoziati in modo proficuo" e che il rientro di Israele nei confini del 1967 è un'ipotesi positiva e concretamente accettabile.
 
Peggio di così non si poteva. Sembrava di sentire la stessa voce del suo amico D'Alema!!

Ma, come se non bastasse, alla fine Berlusconi ha voluto mettere anche la ciliegina sulla torta con una frase davvero orribile, di quelle destinate a rimanere negli annali:


''Sempre quando alla pace si sostituisce la guerra, alla ragionevolezza si sostituisce la violenza, viene meno quell'umanità che deve essere sempre mantenuta integra''... ''come è giusto piangere le vittime della shoah è giusto manifestare dolore per quanto avvenuto a Gaza''.

 
Da ciò, si può dedurre una sola cosa: Silvio Berlusconi è un caso di schizofrenia pericoloso per l'umanità, almeno quanto quello del suo predecessore Benito Mussolini.

Bertolaso santo subito!
post pubblicato in archivio, il 30 gennaio 2010

«Dopo quello che ha fatto...
il minimo che possiamo fare per Guido Bertolaso
è di nominarlo subito ministro!»

Ma cosa avrà fatto di grandioso questo eroe
per meritare la promessa di cotanto premio
dal Capo Assoluto?

Prima di tutto si è guadagnato
l'ennesimo rinvio a giudizio nell'Operazione Rompiballe
.

Ma lui è un vero sfaccimmone, e dei rinvii a giudizio dice ME NE FREGO!


Dicono che è un rompiballe? Certo e ne è orgoglioso!
E può permettersi pure di sfottere gli Americani,
dicendo che mandano aiuti ad Haiti solo per fare spettacolo,
e che in realtà sono degli imbranati,
non sanno fronteggiare le emergenze
come solo lui sa fare da grande maestro!

Ma sì, Bertolaso è uno in gamba, è uno che si fuma pure gli Americani.

E chi se ne frega se dall'America ci mettono nella lista della vergogna, noi siamo superiori a queste cose! Ormai sappiamo bene chi sono i nostri amici veri: Putin, Gheddafi, Lukashenko e, dulcis in fundo, Ahmadinejad. Sì anche Ahmadinejad, perché "Quando si tratta di placare la Repubblica Islamica, nessun'altra nazione occidentale si china in giù quanto l'Italia."


  E i legami coi vecchi amici d'oltreoceano
quelli che ci hanno sempre accettati
senza nessuna remora,
così com'eravamo,
accollandosi perfino il peso della mafia...
si allentano inesorabilmente.


E la nostra Italia somiglia sempre più
a uno Stato Canaglia

dove commettere reati sarà consentito dalla legge
dove sarà normale scacciare gli zingari,
ammazzare i negri e perseguitare e offendere gli ebrei.


Berlusconi ha sconfitto Cosa Nostra
post pubblicato in diario, il 5 dicembre 2009
Un pentito di mafia che depone in tribunale. Uno che nel curriculum vitae, fra i  numerosi omicidi, ha anche quello di un bambino sciolto nell'acido.

Un uomo che si dice pentito del male che ha fatto e che adesso confessa tutto quello che sa. Non sarebbe una novità nel mondo della Giustizia, se non fosse che la sua deposizione è seguita con grande interesse dalla stampa di tutto il mondo, poiché si parla di Silvio Berlusconi.



"Berlusconi e Dell'Utri sono i responsabili delle stragi del 1992/1993".

Gaspare Spatuzza, u Tignusu. La scena drammatica di una sconfitta che sembra definitiva. Una capitolazione di Cosa Nostra, oragnizzazione che lui stesso definisce "terroristica".

Non più subalterna allo Stato come nella Prima Repubblica in cui aveva come referente Giulio Andreotti,
la Mafia negli Anni Novanta tentò di condizionare la politica dal di dentro, contando su due persone che erano state indicate affidabili come gli stessi "uomini d'onore": Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.

Ma così non è stato:

"L'impegno dell'esecutivo nella lotta contro la mafia ha dato ''risultati senza precedenti, e' una stagione straordinaria. Da questa azione del governo Berlusconi straordinariamente efficace contro la mafia''. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine del cosiglio dei ministri."
http://it.notizie.yahoo.com/19/20091009/tpl-mafia-maroni-da-lotta-risultati-stra-1204c2b_1.html

Berlusconi ha sconfitto Cosa Nostra!

E' riuscito in quell'impresa titanica che lo Stato Italiano non era mai riuscito a portare a termine.

Berlusconi ha vinto, lo dice u Tignusu, come lo dicono Putin, Gheddafi, Lukashenko...

Il nostro Primo Ministro confessa pubblicamente in conferenza stampa la sua voglia di scappare all'estero, per mettersi al riparo dalla Giustizia, per rifugiarsi nel paradiso fiscale panamense di Riccardo Martinelli.



Il nostro Primo Ministro ha sconfitto la Mafia non nelle aule di Tribunale, non con i mezzi della Giustizia. Il nostro Primo Ministro ha sconfitto la Mafia,  venendo meno ai patti che aveva stipulato con essa e superandola in tutto.



L'ombra che arriva
su Capaci e via D'Amelio

di GIUSEPPE D'AVANZO


CI SONO due frasi che - tragiche e spaventose, se vere - vanno estratte dal reticolo di parole dette a Torino da Gaspare Spatuzza. Condannato all'ergastolo per sette stragi e quaranta omicidi, ora testimone dell'accusa, il mafioso di Brancaccio definisce con una formula inedita Cosa Nostra. La dice "un'organizzazione terroristica mafiosa". [leggi l'articolo]
PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO
post pubblicato in diario, il 15 novembre 2009

Invito tutti voi a sottoscrivere quest'appello di Roberto Saviano

PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO
Baciamo le mani !
post pubblicato in diario, il 14 novembre 2009
«Ora che siamo risuciti a far ritornare "legalmente" in Italia i nostri soldi con lo scudo fiscale, ora finalmente possiamo riprenderci quello che è nostro e che la Maggisciatura comunista voleva rubbarci!»

E' visibilmente soddisfatto il mafioso che abbiamo intervistato, e spara verso il cielo una raffica di ringraziamento con il suo kalashnikov. Una gazza ladra cade a terra priva di vita.


«Miinchia, una gazza ladra! questo un buon segno jè: è Dio che ci dice che sta dalla nostra parte. La vita tutti i giorni rischiamo noi, e lo Stato cosa ci voleva fare? Privarci dei nostri beni! Ma vi sembra giusta una cosa simile!? Ma noi ringraziamo Dio che ci ha mandato Silvio Berlusconi che fa tutto come piace a noi!»



149 sì contro 112 no, 3 astenuti. Così è passata al Senato la Finanziaria, piena di belle idee:
  • no agli 80 milioni nella ricerca, niente nuove assunzioni nelle Università
  • no ai fondi per la messa in sicurezza del Messinese
  • no agli aiuti agli inquilini
  • no alla riduzione IRAP
  • no agli sgravi fiscali seri
  • no a nuovi finanziamenti alla Giustizia: si rigirano i soldi che già ha avuto!
Poi ci sono altri giochi di prestigio fatti sugli immobili: quelli della Difesa vengono sottratti al Demanio e regalati a "Difesa S.p.A." di cui sarebbe assai simpatico conoscere i nomi degli azionisti di maggioranza.

Gli immobili sottratti alle mafie, quelli che con Legge del 1996 erano restituiti alla collettività e destinati ad usi sociali, da oggi saranno messi in vendita. Insomma, SALDI per gli stessi mafiosi.

LIBERA, l'associazione contro tutte le mafie, ovviamente s'incazza, mentre mafiosi, camorristi e 'ndranghetosi se la ridono soddisfatti.




Beni confiscati alle mafie: don Ciotti "L'emendamento della Finanziaria votato oggi al Senato tradisce lo spirito della legge sui beni confiscati"

«Con l'emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività.
Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l'obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal "Fondo unico giustizia" alimentato con i soldi "liquidi" sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia.
Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan.
Facciamo un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore "regalo" alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».

Luigi Ciotti
Presidente di Libera
http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1763


La Camorra si aspetta un consenso plebiscitario
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2009
A suo dire, è il "territorio" che lo vuole Governatore della Campania. Mentre la Magistratura lo vorrebbe in galera. Ma la Magistratura è brutta e cattiva...è politicizzata... è comunista, come ci insegna re Silvio.



Nicola Consentino, nato il 2 gennaio 1959 in quella stessa Casal di Principe romanzata da Roberto Saviano in Gomorra, libro che secondo qualcuno, racconterrebbe "tutte frottole che mettono in cattiva luce l'imprenditoria campana".



Nicola Cosentino, sottosegretario di Stato all'Economia e alle Finanze nell'attuale Governo Berlusconi. I giornali hanno scritto che anche nel PdL comincia a esserci chi non gradisce la sua canditatura, considerandola troppo spregiudicata perfino per un partito guidato da un piduista plurindagato.



Ma Nicola Consentino tiene a sottolineare: «Il premier mi ha espresso la più ampia solidarietà. I tempi per la scelta delle candidature non saranno brevissimi. La mia candidatura non nasce dal nulla, ma è espressione dell'intera regione Campania. Mantengo questa candidatura perché è ancora forte e nasce dal territorio. Qualsiasi scelta diversa dovrà tenere conto delle indicazioni del territorio»



Intanto, a Fini che non è contento lui risponde: «Comprendo le sue preoccupazioni, ma deve anche comprendere che c'è una richiesta forte di cambiamento che arriva dal territorio»

E il succo della "richiesta" che a suo dire "arriva dal territorio", non può essere altro che la pretesa di pieno sdoganamento della Camorra che, da "Criminalità Organizzata" vuole essere promossa a "Classe Imprenditoriale", essendo già da decenni il vero motore dell'economia campana.

Fortunatamente, su quello stesso "territorio" resistono anche altre realtà.



I passi da gigante della Turchia, tutti in retromarcia!
post pubblicato in diario, il 10 novembre 2009
La Turchia, quella invasa dai turisti, e che sembrava già in Europa da sempre. La Turchia, quella laica e repubblicana, quella che fra un colpo di stato e l'altro cercava di costruire una democrazia e di salvaguardare il suo ruolo centrale fra Oriente e Occidente. Questa, era la Turchia di ieri.

La Turchia di oggi è tutta un rifiorire di elegantissimi esarp variopinti...



La Turchia di oggi è la riscoperta del Corano, è la fratellanza con gli altri musulmani, è il ritorno delle vecchie usanze. La Turchia di oggi è l'escalation spaventosa della violenza sulle donne.

Le donne uccise in Turchia dal gennaio 2002 al luglio 2009:

ANNO
DONNE UCCISE
 200266
 200383
 2004 164
 2005 317
 2006 663
 20071011
 2008 806
 2009
(fino a luglio)
 953

(dati forniti dal ministro della Giustizia in risposta a un’interrogazione parlamentare della deputata Fatma Kurtulan del partito per una Società democratica)



Le stime per l'intero anno 2009 sono 1630 circa. Quasi 5 donne al giorno.

E' un dato molto allarmante, come sono allarmanti gli stretti legami che Erdogan sta stringendo con i peggiori regimi, quali l'Iran, la Russia, ecc.. Ma a quanto pare tutto ciò non ostacola minimamente i progetti di cooperazione economica con l'UE.


C'è un paese dove un geometra epilettico...
post pubblicato in diario, il 30 ottobre 2009
Quando chi governa
si fa beffa della Legge,
la Legge diventa una barzelletta...



(C'è un paese in cui il Parlamento è usato per scopi personali...)

Quando chi governa
cura solo il proprio tornaconto
e calpesta sotto i piedi il Diritto,
il Diritto è sostituito dal privilegio...




(C'è un paese dove i trattati internazionali sono carta straccia e la censura si fa in parecchi modi...)

Quando chi governa distribuisce
arroganza come pane quotidiano,
 autorizza dall'alto
chi vuole sopraffare il prossimo...


(C'è un paese in cui svastiche e offese agli Ebrei proliferano più che mai sui muri...)

Quando chi governa
esalta il gregge della maggioranza
e denigra chinque non ne faccia parte,

fa della diversità un lusso rischioso...


(C'è un paese in cui le aggressioni ai gay sono all'ordine del giorno)

Quando chi governa predica la retta via
mentre sguazza nel degrado morale,
dà modo agli aguzzini di nascondersi
fra i tutori della Legge...



(C'è un paese dove un geometra epilettico viene massacrato di botte senza ragione...)


Non sto parlando
né dell'Iran komeinista
né della Russia di Putin
né della Libia di Gheddafi
né della Palestina di Hamas

STO PARLANDO DELL'ITALIA

Due libri da non perdere
post pubblicato in diario, il 15 ottobre 2009
Oggi voglio fare un po' di pubblicità a due libri che potrete acquistare presso la stessa casa editrice Salomone Belforte & C.

Il primo è di Giulio Meotti e s'intitola "Non smetteremo di danzare".


Il dottor David Applebaum e la figlia Navah, uccisi al Cafè Hillel di Gerusalemme, 9 settembre 2003
Shmuel Gillis, ucciso sulla strada fra Gerusalemme e Hebron, 1 febbraio 2001
Aharon Gurov, ucciso a Nokdim, 25 febbraio 2002
Il rabbino Yosef Dickstein e la moglie Hannah, uccisi a Hebron, 26 luglio 2002
Shuv’el Tzion Dickstein, nove anni, ucciso a Hebron con i genitori, 26 luglio 2002
Marina, Alex e Liz Katsman al matrimonio di Marina; Liz è stata uccisa da un kamikaze ad Haifa, 5 marzo 2003
Tali Hatuel, uccisa a Gush Katif il 2 maggio 2004, insieme alle figlie Hila (11), Hadar (9), Roni (7) e Merav (2); Tali aspettava un altro figlio...



«Giulio Meotti ci ha dato una commovente opera di cordoglio in memoria delle innumerevoli vittime della nuova ondata di antisemitismo. Lasciateci sperare che questo libro risvegli gli europei sui loro doveri verso gli ebrei, la cui veglia lungo i secoli è stata un esempio per tutti noi.» 
Roger Scruton




Il secondo libro in vetrina è:



Titolo IL REGALO DI BERLUSCONI. COMPRARE UN TESTIMONE, VINCERE I PROCESSI E
DIVENTARE PREMIER
Autore GOMEZ PETER; MASCALI ANTONELLA
Prezzo
€ 15,00
Genere SAGGISTICA (POLITICA)
Anno 2009
Editore CHIARELETTERE



Metastasi della democrazia...
post pubblicato in diario, il 12 ottobre 2009
  

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, entrambi uccisi dalla mafia, rispettivamente nelle stragi di Capaci e di via D'Amelio.

  

Oggi i loro nomi rientrano tranquillamente nella toponomastica del nostro paese: morti, vengono ricordati con commozione da tutti i nostri politici.



Ma se fossero ancora vivi, verrebbero attaccati con violenza dall'attuale governo e dal suo indiscusso capobranco Silvio Berlusconi, anche loro verrebbero additati come "metastasi della democrazia".
Berlusconi: promesse ai Palestinesi e condanne a Israele
post pubblicato in diario, il 9 ottobre 2009
Qualcuno vorrebbe candidarlo al nobel per la pace
(vedi: http://www.primapaginamolise.it/detail.php?news_ID=22623&goback_link=index.php)



Lui, amico fraterno di Gheddafi e Putin,
si mostra amico fraterno anche di Abu Mazen,
dicendogli che è "una persona saggia"
e affermando che spetta a Israele
compiere il primo passo verso la pace
congelando i suoi insediamenti.

 

Promette ai palestinesi un piano marshall
per favorire la ripresa economica in Cisgiordania
e un collegamento fra Mar Morto e Mar Rosso,
dimenticando (o più probabilmente ignorando)
che i territori palestinesi
non affacciano sul Mar Rosso.



E' vero che il Berlusca
fra un po' non varrà un centesimo bucato
e sarà scaricato anche dalla mafia,
ma una parolina sull'incontro di Roma
comunque andava spesa, non credete?


I fan di Berlusconi sono pregati di sputarsi in un occhio
post pubblicato in diario, il 7 ottobre 2009
Alla luce di quanto affermato oggi da Silvio Berlusconi


dedico il video che segue
a quelli che si dicono amici d'Israele
e si fanno venire i travasi di bile
quando scrivo che Berlusconi
è amico fraterno di Putin e Gheddafi ed
è uno dei peggiori nemici d'Israele;

dedico il video che segue
a quelli che difendono
il piduista
plurindagato
puttaniere
amichetto delle ragazzine
Silvio Berlusconi
anche quando è indifendibile,
cioè sempre;

dedico il video che segue
a quelli che si sono fatti cancellare
infuriatissimi
dalla mia mailing list
per non leggere le mie
"insolenze"
sullo squallido
ducetto di Arcore.




Oggi che Berlusconi ha scoperto

le sue carte untuose di equi-vicinanza,
se non siete del tutto lobotomizzati,
per completare l'opera
siete pregati di guardarvi allo specchio
e sputarvi in un occhio.
Almeno sapeva amare e i treni partivano in orario...
post pubblicato in diario, il 2 ottobre 2009
Anche lui era un uomo disturbato e infantile, perciò piaceva tanto alle masse diseredate e ignoranti. Uno tutto d'un pezzo, tutto muscoli e un cervello di gallina.


 
Aveva elevato nella sua mente l'immagine dalla moglie alla purezza materna dell'Immacolata e ciò l'aveva quasi costretto ad avere un'amante con la quale sentirsi disinibito, sgravato da tanta responsabilità. Un'amante con la quale fare sesso sfrenato; un'amante da amare davvero e dalla quale essere riamato, al punto da essere seguito fino alla morte nella barbara esecuzione di piazzale Loreto.


 
La sua rigidità pacchiana era in piena sintonia con lo Stato che credeva di guidare, marionetta sapientemente manovrata da chi ne sapeva trarre il vero profitto. Si iniziava fin da piccini a essere irreggimentati nell'autoesaltazione di massa. E i treni partivano in orario...


 
Anche oggi l'irreggimentazione di massa inizia fin dalla più tenera età, ma l'unico da esaltare è un vecchio piduista che sbava appresso alle ragazzine. Ha avuto due mogli che ha tradito spudoratamente perché non è in grado di amare nessuno, tantomeno se stesso, al punto da ridursi a una specie di fantoccio tinto e stirato, con parrucchino in testa e pene gonfiato artificialmente. Anche lui ha un cervello di gallina, ma in compenso non brilla neanche nella muscolatura.


 
Oggi gran parte dei treni non c'è più; i pochi superstiti delle tratte secondarie fanno decisamente voltare lo stomaco: sono impregnati di una puzza untuosa, d'annata e non ci si può nemmeno distrarre guardando fuori, perché i vetri sono troppo sporchi da non lasciare neanche intravedere il paesaggio. C'è da dire che anche quest'ultimo è molto cambiato e forse è meglio non vederlo.


 
Probabilmente questa storia finirà con una versione di piazzale Loreto adeguata ai nostri tempi, con un uomo che, a differenza del suo predecessore, non avrà vicino nemmeno una Claretta... mentre i suoi eredi -politici e non- si azzufferanno per la fetta più consistente del bottino.


Il G2 e nuovo ordine mondiale
post pubblicato in diario, il 26 settembre 2009
Ieri l'Iran ha rivelato all'Aiea di possedere un altro sito per l'arricchimento dell'uranio. Tutto il mondo (tranne qualcuno) si è mostrato allibito, indignato. E' stata una recita planetaria, perché quel "segreto rivelato" era il solito segreto di pulcinella di cui già tutti erano a conoscenza.


 
Frattini, il nostro Ministro degli Esteri, ha recitato il solito copione di condanna, misera pantomima da facciata del rappresentante di un paese che intrattiene ottimi rapporti commerciali con la dittatura khomeinista.


 
Intanto al G20 l'America era felice di tagliare il cordone ombelicale che la teneva legata all'Europa dai tempi di Colombo, inaugurando il nuovo Asse Mondiale formato da USA e CINA, le due potenze che guideranno il mondo nei prossimi secoli.


 
Viene così ufficializzato il ruolo secondario che d'ora in poi l'Europa continentale dovrà ricoprire nel mondo, più vicina all'Impero Russo e alle dittature nordafricane e mediorientali che al mondo progredito.

   

Del resto già si era intuito negli ultimi tempi quale sarebbe stato il corso degli eventi, con un Europa sempre più tollerante nei confronti dell'intolleranza islamica, prostrata al terrorismo fondamentalista, con leader nazionali sempre più distanti dalla politica occidentale, amci intimi di Putin e Gheddafi da una parte, di Castro e Chavez dall'altra.


 
Oggi il dado è tratto. La nostra unica speranza è che l'Italia si liberi in fretta della sua attuale classe politica tutta orientata a est e si candidi almeno a difesa dei "valori cristiani": se tutto va bene, potremo accontentarci di questo, visto che finora abbiamo ampiamente dimostrato di non essere in grado di difendere i valori laici della libertà, della fraternità e dell'uguaglianza.

   
 
Così, col Partito Pontificio in testa, guidati dai triumvirato Rutelli-Fini-Casini, potremo almeno essere fieri di rappresentare l'ultimo baluardo del cristianesimo in Eurabia. Nella cartina geografica tutta di color verde ci saranno solo due minuscoli trattini di un altro colore: da una parte noi, intrisi d'incenso e messe in Latino, ancorati al nostro passato di artisti, santi e navigatori; dall'altra Israele, proteso verso il futuro.
Il duce e le 10 domandine imbarazzanti
post pubblicato in diario, il 9 settembre 2009
C'è un uomo che  usa il potere politico per i suoi porci comodi, che monopolizza l'informazione, che stringe legami sempre più forti coi peggiori dittatori. Quest'uomo sa di poter fare quello che gli pare e piace, perfino di sdoganare i suoi vizi privati.



Fa quello che gli pare. Ma chi gliel'ha permesso finora e chi continua a permetterglielo?



LE 10 DOMANDINE IMBARAZZANTI
  1. Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo di incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni?

  2. Qual è la ragione che l' ha costretta a non dire la verità per due mesi fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi?

  3. Non trova grave che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità le ragazze che la chiamano "papi"?

  4. Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008 e sono decine le "squillo" secondo le indagini, condotte nelle sue residenze. Sapeva fossero prostitute?

  5. E' capitato che "voli di Stato", senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole?

  6. Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiano compromesso gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto?

  7. Le sue condotte sono in contraddizione con le sue politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta?

  8. Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della Repubblica? E, se lo esclude, ritiene di poter adempiere alla funzione di presidente del Consiglio?

  9. Lei ha parlato di un "progetto eversivo" che la minaccia. Può garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti?

  10. Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?

 

 

 

Sottoscrivi l'appello dei tre giuristi:
L'Italietta si cala le braghe
post pubblicato in diario, il 25 agosto 2009
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La moda attuale vuole che si vada in giro
con le mutande bene in vista.

Ma l'Italietta berlusconiana vuole fare di più
e si cala completamente le braghe...

Al cospetto di Sua Maestà Gheddafi,
Re dei Re degli Assassini,
la nostra Italietta mostra
un sorriso accattivante da prostituta...

Farà divertire il Capo Terrorista
coi colori delle sue Frecce...

A spese dei contribuenti.

Mentre lui se la riderà.


L'assassino libico Abdekbaset al-Megrahi è libero
post pubblicato in diario, il 21 agosto 2009
SCOZIA/ STRAGE DI LOCKERBIE
Liberato il responsabile dell'attentato
Stati Uniti: "Profondo rammarico"

E' stato rilasciato perché malato di cancro in fase terminale, le autorità scozzesi hanno permesso all'ex 007 libico Abdekbaset al-Megrahi di prendere un aereo per tornare a Tripoli. La decisione, assunta "per motivi umanitari", è stata contesta da Washington e dalle famiglie delle vittime
 
Edimburgo, 20 agosto 2009 - Abdekbaset al-Megrahi è libero. L’attentatore del volo della PanAm esploso nel cielo di Lockerbie nel 1988 raggiungerà Tripoli nelle prossime ore. Lo ha riferito un esponente del governo libico.

Il ministro della Giustizia scozzese ha ordinato la scarcerazione per motivi umanitari, l’ex agente libico che è l’unico condannato per l’attentato di Lockerbie del 1988. Kenny McAskill ha spiegato che al-Megrahi, con un cancro alla prostata in fase terminale, può essere lasciato libero di andare a morire in Libia perchè il diritto scozzese impone che "giustizia sia fatta ma mostrando pietà".


La decisione delle autorità scozzesi, assunta "per motivi umanitari", è stata contesta dagli Stati Uniti che hanno espresso "profondo rammarico". "In questo giorno esprimiamo la più profonda solidarietà alle famiglie delle vittime, che devono convivere ogni giorno con la perdita di una persona cara", si legge in una nota della Casa Bianca. "Riconosciamo che gli effetti di una simile perdita pesano per sempre su una famiglia". Sette senatori americani avevano scritto al governo scozzese perchè non scarcerasse Megrahi.


L’ex 007 sarà trasferito dal penitenziario di Greenock, vicino Glasgow, all’aeroporto, dove un aereo militare inviato dal leader libico Muammar Gheddafi lo riporterà in patria. È rimasto in carcere solo otto dei 27 anni che avrebbe dovuto scontare come minimo di pena.


Mehrahi era stato condannato all’ergastolo per la strage di Lockerbie, quando 270 persone morirono in seguito all’esplosione in volo di un aereo della Pan Am. McAskill ha detto di comprendere le ragioni di chi era contrario alla scarcerazione e di essersi a lungo consultato con le parti in causa. Ma, ha sottolineato, che l’ex agente cinquantasettenne è in fin di vita e secondo i medici ha tre mesi di vita. "È stato condannato da un’autorità più alta, morirà", ha affermato.

agi



LOCKERBIE/ USA E GB FURIOSI CON LA LIBIA
Era all'ergastolo per 270 morti, Megrahi accolto da eroe a Tripoli
Londra: "E' profondamente avvilente"

L’ex agente libico, condannato all’ergastolo per l’attentato al volo Pan Am e rilasciato dal governo scozzese perché gravemente malato, all'arrivo all’aeroporto internazionale Maatiqa ha trovato ad accoglierlo una folla in delirio. I media libici hanno celebrato il ritorno del "loro amato figlio"
 
Tripoli, 20 agosto 2009 - Migliaia di persone hanno accolto a Tripoli Abdelbaset Ali Mohmet al-Megrahi, l’ex agente libico condannato all’ergastolo per l’attentato di Lockerbie e rilasciato dal governo scozzese poichè gravemente malato.

Megrahi è atterrato all’aeroporto internazionale Maatiqa nella capitale libica dove già da alcune ore si erano radunate migliaia di giovani che al suo arrivo hanno sventolato bandiere libiche e scozzesi mentre da alcuni altoparlanti venivano diffusi inni patriottici.

I media libici hanno accolto il rientro di Megrahi affermando che il Paese celebra il ritorno del "loro amato figlio". Secondo una fonte, nel cuore di Tripoli è in programma una cerimonia ufficiale per dare il benvenuto all’ex 007.

E’ ‘’profondamente avvilente’’: lo ha dichiarato il ministro degli esteri britannico, David Miliband.

http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/08/21/221272-megrahi_accolto_eroe_tripoli.shtml


Attentatore di Lockerbie accolto come un eroe in Libia
video:
http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/?tipo=media&media=7434


 
Libia, Mecacci (Pr): dopo Lockerbie governo non celebri Trattato
 
Roma, 21 ago (Velino) - “Il dittatore libico Gheddafi, come ha sempre fatto nei 40 anni della sua dittatura, non si fa sfuggire nessuna occasione per denigrare e umiliare i paesi occidentali. Le celebrazioni organizzate dal regime libico per accogliere Al-Megrahi dopo il suo rilascio da parte delle autorità scozzesi, sono uno spettacolo che il ministro degli Esteri Inglese David Miliband ha giustamente definito ‘avvilente’”. Lo dichiara Matteo Mecacci, deputato radicale, membro della commissione Esteri e relatore Osce su democrazia, diritti umani e questioni umanitari. Da parte italiana si pongono adesso alcune questioni sulle quali occorre un pronunciamento chiaro che indichi quale sia la politica estera del nostro governo. Intende davvero il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, partecipare alle celebrazioni della firma del Trattato di amicizia con Gheddafi il prossimo 30 agosto, dopo lo spettacolo di ieri?”.

“E intende, il nostro governo far sfilare nel cielo libico le Frecce Tricolori, anche mentre il dittatore libico fa celebrare come un eroe il colpevole dell’attentato di Lockerbie che è costato la vita a centinaia di cittadini innocenti? Non crede il nostro governo – incalza Mecacci - , che onorare con l’ennesima visita di Stato il leader libico Gheddafi, nonostante le sue continue provocazioni politiche, ponga oggettivamente il nostro paese sempre più fuori da una politica comune dei paesi democratici, a favore del rispetto del diritto internazionale? Su questi temi, e più in generale su una politica estera sempre più orientata a privilegiare i rapporti con regimi autoritari, come è lampante anche nel caso del sostegno alle politiche di ricatto energetico della Russia, spero che inizi ad emergere qualche voce in più anche nella maggioranza, oltre che nel Partito democratico che purtroppo ha votato a favore del Trattato con la Libia”.
 
SIAMO UNO STATO CANAGLIA !
post pubblicato in diario, il 12 giugno 2009

Oggi posso dire con certezza
che ho vergogna,
ho una profonda vergogna
di appartenere a questo paese.




Un paese che ha scelto
di farsi guidare
da un mentecatto
che per denaro ci cede
a un criminale internazionale
accontentandolo in tutto
assecondando ogni suo capriccio
svendendo a quattro soldi
quel poco che rimane
della nostra dignità.



Adesso facciamo parte a pieno titolo
dell'Asse del Male


Chi ha ancora un briciolo di dignità
gridi insieme a me ad alta voce:

SIAMO UNO STATO CANAGLIA!




Lettera a Gheddafi:
http://terrelibere.blogspot.com/2009/06/lettera-gheddafi.html

Gheddafi a Roma
post pubblicato in diario, il 11 giugno 2009

Da brava velina zoccola
l'Italietta di Berlusconi
si alza la gonna
 al cospetto del Re dei Re.



S'inginocchia e gli bacia i piedi.



Poi si denuda e si lascia possedere
nella tenda che i lacchè
hanno servilmente montato
 per donare a quell'ospite speciale
-che un tempo si divertiva a bombardarci-
un bel campeggio personale
in Villa Pamphili.



In quella stessa tenda,
in quell'aria calda e dolciastra
ancora carica dell'odore
dell'atto consumato,
inviterà i capi dei Judei,
per continuare a divertirsi
nella sua febbre del sabato sera




«Il Re dei Re è un bontempone come me»,
apprezzerà il suo servo più fedele.


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