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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

Un pezzo di merda pentagonale
post pubblicato in diario, il 27 febbraio 2013
Tre anni fa, l'elezione di Obama risvegliò nel mondo un mare di speranze. In quell'occasione, scrissi che l'unidici settembre era finito.

Poi, pian piano, aprendo gli occhi, ci siamo accorti che l'amministrazione Obama è soltanto una grossa fregatura fatta di apparenza e null'altro. Il primo presidente USA dalla pelle scura è peggio del suo collega Jimmy Carter, perché non saprebbe vendere nemmeno noccioline.

Ieri ne abbiamo avuta la conferma, quando il Senato ha messo a capo del Pentagono un essere immondo di nome Chuck Hagel.



Chi è costui? E' uno che s'è fatto mettere alla porta dal Partito Repubblicano; è uno molto amato da Ahmadinejad; è uno che a suo tempo s'era opposto all'occupazione dell'Iraq e che oggi vorrebbe occupare militarmente Israele e confiscarne la capitale.

E' una merda, insomma.

Dal tamburo di latta... alla testa di nazi
post pubblicato in diario, il 11 aprile 2012
GÜNTER GRASS

 





Sì, è proprio lui.
E' quello sulla destra.




Qui invece è nel travestimento
che tutti abbiamo conosciuto
fino a ieri:
"intellettuale di sinistra"
"premio Nobel per la letteratura".

Ma la vecchiaia ha mostrato
che il suo vero volto
è sempre lo stesso.

Nella vita non si cambia molto.



( fra parentesi, Grass ha ammesso solo nel 2006
di avere combattuto nei ranghi delle SS naziste.
Da volontario, non da coscritto!!)
Gilad Shalit: «Hamas mi ha trattato bene»
post pubblicato in diario, il 19 ottobre 2011


Queste sono state le tue prime parole pronunciate alla televisione Egiziana: «Hamas mi ha trattato bene».


Gilad Shalit al rilascio, visibilmente deperito,
è risultato pieno di ferite su tutto il corpo.

Certo, ebreo Shalit, Hamas ti ha trattato bene, non ti ha ucciso. Solo perché tu per loro eri la gallina dalle uova d'oro, quella che gli ha permesso di rimettere in libertà 1027 assassini. E dare l'ennesimo schiaffo sonoro al tuo Paese.

Hai l'aria stanca e sei deperito Gilad. E io sono molto felice che tu sia tornato a casa. Ti abbraccio. Sappi che in questi anni il mio pensiero è andato a te tutti i giorni, sebbene non ti conosca di persona. Non prego mai, ma è come se lo avessi fatto, esclusivamente per te.

Spero che lo schifo di questi anni di prigionia assurda non ti lasci il segno e che la vita tua possa riprendere serena.

E spero che venga al più presto il giorno in cui chi fa il male è punito severamente e non premiato!


Dietro le quinte dell'intervista
la presenza dei terroristi di Hamas
Una dolce serata di agosto
post pubblicato in diario, il 12 settembre 2011
A un rinfresco estivo nel giardino di una bella villa al mare,  gli invitati s'intrattengono in conversazioni amene e un po' formali. 
 
Quando le bottiglie cominciano ad apparire mezze vuote (o mezze piene, dipende dal punto di vista),  la discussione si fa appassionata e si affrontano argomenti di politica e di economia. Come immancabilmente accade, ci si lamenta delle nuove tasse, dei tagli ai servizi, del trattamento disumano riservato ai clandestini, delle minacce di secessione della Lega. Tutti sono concordi sul fatto che l'Italia rischia di finire come la Grecia e che alle nuove generazioni non resterà che andare all'estero per poter sperare in un futuro decente.
 
Ovviamente, non manca il solito tipo mezzo brillo che ritiene di avere in tasca la soluzione per ogni problema. E non manca nemmeno chi se ne sta zitto senza profferire parola; in questo caso, però, non è il consueto scapolo timido e musone, ma un'affascinante ventenne, figlia di una coppia d'invitati ed unica rappresentante delle succitate nuove generazioni.
 
Se ne sta lì rilassata e sorridente, con le gambe accavallate ad ascoltare un po' divertita quei monologhi a più voci fra grigi cinquantenni, finché non le squilla il telefonino. Si scusa con gli invitati che neanche la notano e si apparta un minuto per porre rimedio a distanza alle momentanee insicurezze del suo partner bloccato in città dall'ennesimo lavoro precario.
 
Ritornata al suo posto, si accorge di aver perso qualcosa della conversazione. Infatti, a quel punto la padrona di casa, agitando l'indice, fa: «Certo che questi ebrei ne hanno fatti di danni!»
 
Ci sono frasi che lasciano spiazzati, ma questa le sembra un vero nonsense. Così, senza chiedersi quale fosse la causa scatenante di quell'ingiustificabile affermazione razzista, si alza con leggerezza dalla sedia aprendo le braccia e mostrando i palmi delle mani; con voce forte, ma con lo stesso tono che usa per dire "ti amo" comincia: «E' vero, gli Ebrei hanno fatto un sacco di danni: si sono adattati per secoli a vivere nei ghetti malsani in cui li hanno sbattuti... e nonostante ciò, non si sono ammalati di peste... e non sono mai diventati servili, a dispetto di tutti gli sforzi per sottometterli ed umiliarli... da inguaribili impostori, hanno fatto finta di convertirsi al cristianesimo sotto la sferza degli auto-da-fé, e non li ha cambiati neanche il fuoco dei roghi della Santa Inquisizione... sono stati fra i peggiori inquinatori dell'aria, con tutto quel fumo ad Auschwitz... e tutt'oggi si ostinano malvagiamente a non farsi eliminare dalla faccia della terra, causando la morte di migliaia di poveri terroristi suicidi!»
 
La parona di casa rimane immobile come una fotografia, gli invitati sono raggelati. La ragazza abbassa lo sguardo, comincia a pentirsi di aver detto ciò che ha detto, spera che le squilli di nuovo il telefonino... A quel punto sente quattro mani che applaudono: sono i suoi genitori. Con gli occhi lucidi le si avvicinano e la prendono sottobraccio dolcemente.
 
Senza salutare nessuno, voltano le spalle e vanno via in tre.
 
Fulvio Del Deo

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permalink | inviato da momovedim il 12/9/2011 alle 10:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il vero volto dei "pacifisti" della Flotilla
post pubblicato in diario, il 2 luglio 2011
Organizzatore della Flotillia e uomo d'affari, il palestinese-libanese Yasser Qashlaq sulla TV degli Hezbollah Al-Manar:
«Noi dovremmo buttare quegli ebrei, quei pezzi
d'immondizia umana, nei loro veri paesi»




Di seguito sono riportati alcuni estratti da un'intervista con Yasser Qashlaq, giornalista libanese-palestinese e capo del Movimento Free Palestine. L'intervista in onda su Hezbollah Al-Manar TV il 17 maggio 2011.

Secondo il settimanale egiziano Al-Ahram del 17-23 giugno 2011, Qashlaq è "il principale donatore per la spedizione Freedom Flotilla 2".

Yasser Qashlaq: "Il luogo naturale per [Ehud] Barak è la Polonia, e il luogo naturale per quell'idiota di Netanyahu è Mosca, mentre il luogo naturale per me è Safed [...]

"Vorrei dire a Ben-Gurion: Tu ragazzino, domani, mio figlio piccolo calpesterà la tua tomba Lui deporterà i tuoi resti al tuo paese vero in Europa, e noi ritorneremo [...]..

"Come ha detto l'Imam Khomeini, a suo tempo, se ognuno di noi si mettesse a sputare, affogherebbero tutti e cinque milioni di loro. Il numero di ebrei -di quei rifiuti umani- nella mia terra equivale a un terzo della popolazione del quartiere di Nasr City al Cairo. [...]

"Netanyahu, che dice che il diritto al ritorno deve essere risolto al di fuori di Israele; invece dovrebbe pensare a risolvere il suo problema, con il ritorno in patria a Mosca. Si tratta di pezzi d'immondizia umana. Anche Balfour, quando andò via dando la mia terra agli ebrei, disse che lo stava facendo per sbarazzarsi di loro. Così ci hanno portato quei pezzi di merda, e noi li dovremmo rigettare nei loro paesi. " [...]

Qashlaq nell' intervista del giugno 2010: "Spero che le nostre navi trasportino quella feccia dell'immondizia europea nei suoi paesi d'origine, via da Israele."

Quelli che seguono sono estratti da un'intervista del 18 Giugno 2010 a Yasser Qashlaq, in onda su Al-Manar TV:

Yasser Qashlaq: "Ogni volta che la banda criminale di pirati israeliani sequestra una nave, divento più ottimista, che presto verrà il giorno in cui queste navi porteranno via questa feccia di spazzatura europea nei suoi paesi.

"Lasciate che Gilad Shalit ritorni a Parigi. Lasciate che questi assassini ritornino in Polonia. Una volta che saranno ritornati là, daremo loro la caccia fino alla fine del mondo, e li perseguiremo per i loro massacri, da Deir Yassin a oggi." [...]

"Vorrei dire qualcosa al popolo israeliano".

Intervistatore: "Ai coloni?".

Yasser Qashlaq: "Sì, a quella banda di assassini criminali. Abbordate la nave che vi abbiamo mandato, e ritornate ai vostri Paesi. Non lasciatevi ingannare dai leader arabi moderati. Voi non sarete mai in grado di fare la pace con noi. I nostri figli ritorneranno [in Palestina]. Non c'è alcuna ragione per la coesistenza, anche se alcuni dei nostri leader o dei nostri regimi firmano [la pace] con voi. Noi non la firmeremo mai. Non lasciatevi ingannare da questi regimi, ritornate ai vostri Paesi.. "

Per visualizzare questa clip su MEMRI TV, visita http://www.memritv.org/clip/en/2522.htm.


(fonte: http://www.memri.org/report/en/0/0/0/0/0/0/5310.htm - traduzione MomoVedim)
Amina Arraf, lesbian girl, famous Syrian blogger? No, just a fucking pushovers!
post pubblicato in diario, il 14 giugno 2011
Amina Arraf, lesbian girl, famous Syrian blogger?

No, just an idiot named Tom McCaster.

And the snapshots?
Stolen to a woman who was unaware of everything!



More assholes than this... one dies!


McCaster distracted young people from the struggles against the Syrian regime of Assad, asking them to redirect their anger against Israel.
 
Read here, how much this "heroine of the Syrian revolt" feeds hatred against Israel :
http://damascusgaygirl.blogspot.com/2011/06/jaulan-is-in-our-hearts.html.
 
But boys of Damascus aren't stupid. And replied that there is no need to continue to use Israel as a scapegoat, that it is time to face the real enemy, namely the oppressive regime of Assad.

McCaster has deleted all the comments, and today... apologizes!

 
I hope this fucking pushovers steps big trouble!


"Dio! perché hai taciuto!!"
post pubblicato in diario, il 31 maggio 2011
«Eh, i bei tempi in cui eravamo liberi di massacrare gli Ebrei!»
post pubblicato in diario, il 16 maggio 2011
13 maggio 2011, la televisione palestinese intervista un'arzilla nonnina di 92 anni che manifesta nel giorno della NAKBA, il 63° anniversario della nascita di quello Stato d'Israele che le ha tolto la libertà di massacrare gli Ebrei, cosa che invece si faceva liberamente ai bei tempi di suo padre, di cui è oggi è ancora molto orgogliosa, poiché partecipò alla strage degli Ebrei di Herbon nel 1929, portando a casa anche qualche bel trofeo.

Un esempio da seguire, insomma, valori fondamentali che i media palestinesi inculcano nelle giovani generazioni, così avviene nella stessa scuola, dove fina dall'asilo nido si insegna a odiare gli Ebrei, a non dar loro pace finché non verrà spazzato via dalla faccia della terra l'ultimo di loro.



Ecco il servizio sottotitolato in Inglese: http://www.memritv.org/clip/en/2929.htm

Per chi non ha dimestichezza con l'Inglese, qui c'è il testo che ho tradotto in Italiano:

Intervistatore: Prego, può dirci chi è lei?

Sara Jaber
: Io sono di Hebron. Appartengo alla famiglia Jaber.

Intervistatore: Qual è il suo nome?

Sara Jaber: Jaber Awwadh Muhammad Sara '.

Intervistatore: Quanti anni ha?

Sara Jaber:  92 anni.

Intervistatore: Così le ricorda il 15 Maggio 1948, il giorno della Nakba?

Sara Jaber: Perché non dovrei ricordarlo? Che Allah ci sostenga! Spero che dimenticheremo quei giorni. Se Dio vuole, seppellirete [Israele], e massacrerete gli ebrei con le vostre mani. Se Dio vuole, li massacrerete come noi li massacrammo a Hebron.

Intervistatore
: Che cosa significa questo giorno per Lei? Ha vissuto 63 anni da quando è avvenuta la Nakba. Lei ha vissuto tutta la Nakba ...

Sara Jaber: 92 anni. Ne ho 92. Ho vissuto l'epoca degli Inglesi, e ho vissuto il massacro degli ebrei a Hebron. Noi, gente di Hebron, massacrammo gli ebrei. Mio padre li massacrò, e riportò alcune cose ...

Intervistatore
: Grazie mille.

La storia di Cliona Campbell
post pubblicato in archivio, il 25 agosto 2010
La storia di Cliona Campbell, ovvero come l'anti-sionismo riaggiunge nuove vette di bassezza.

 di Ben Cohen - Huffington Post

E' molto raro incontrarsi con qualcuno che merita il titolo di "eroe" o "eroina, ma nel nostro caso ci troviamo di fronte a uno di loro.

Cliona Campbell è una studentessa di 19 anni di Cork, in Irlanda. Lei è qualcosa come una ragazza prodigio, nel 2008 è stata finalista nel concorso Giovane Giornalista dell'Anno tenuto dalla rete televisiva britannica Sky News. L'anno scorso ha vinto il concorso di scrittura editoriale organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza presso il College di Cork, una delle più prestigiose istituzioni di istruzione superiore in Europa. Lei aveva, evidentemente, tutto dalla sua parte.

Solo che in questo momento, Cliona vive nella paura. E 'diventata oggetto di calunnia da parte della stampa irlandese. Alcuni uomini si son messi a camminarle accanto per strada e l'hanno insultata. Visitando un negozio di abbigliamento, la guardia di sicurezza l'ha riconosciuta e ha cominciato a insultarla. Diverse minacce le sono state inviate via email.

E tutto questo, perché Cliona ha trascorso un paio di mesi in Israele come volontario nelle Forze di Difesa israeliane. Quando è ritornata in Irlanda, ha scritto della sua esperienza nel giornale locale, Evening Echo. Un articolo eloquente, ben scritto, ma nonostante ciò risulta raro che un articolo di una studentessa che racconta le sue esperienze di vacanza diventi il centro di attenzione di un paese - e, di fatto, abbia ripercussioni a livello internazionale. A che cosa si deve tutto ciò?

L'esperienza di Cliona suggerisce alcune domande aggiuntive. La più ovvia, il carattere di coloro che l'hanno insultata e minacciata. Che cosa ci suggerisce la natura del movimento di solidarietà con la Palestina, che consente che una giovane indifesa diventi un oggetto di odio? E che dire di quegli anti-sionisti che siedono nei mezzi di comunicazione e nei circoli accademici, che senza dubbio alzeranno le braccia con orrore nel venire associati a tale comportamento da teppisti, però che tanto hanno contribuito a questo clima di odio che sempre più circonda coloro che pubblicamente sostengono Israele? Queste persone sono in qualche modo colpevoli del rancore di quegli individui che inviano a questa graziosa ragazza dai capelli rossi e-mail per dirle che sembra "una bestia"?

Che succede secondo il doppio standard dolorosamente ovvio che si applica a tutto ciò che ha a che fare con quella piccola striscia di terra tra il Mediterraneo e il fiume Giordano? Perché i partecipanti alle buffonate del Movimento di Solidarietà Internazionale pro-Hamas sono idolatrati, perfino paragonati ad Anne Frank, mentre una come Cliona Campbell diventa l'incarnazione del male?

E soprattutto, come è che le regole consolidate della cultura democratica in Irlanda possano essere brutalmente accantonate, al fine di garantire che le persone come Cliona, "non possano esprimere il proprio punto di vista politico, senza essere pubblicamente molestate, minacciate e intimidite?"

A mio parere, Cliona ha già risposto ampiamente a queste domande nel suo articolo del Evening Echo. "Fin dai nove anni, sono stata affascinata dal popolo ebraico", ha scritto, "una nazione che ha sofferto l'odio, la persecuzione e il genocidio, e tuttavia mantiene ancora un'indistruttibile volontà di sopravvivere, unita in una parentela indissolubile. Così ho sempre voluto andare in Israele per vedere di persona. "

E continua: "Ma perché l'esercito? Poiché nel corso degli anni, ho visto come gli israeliani hanno subito incessanti lanci di razzi da parte dei terroristi e quando finalmente hanno risposto, quegli stessi terroristi hanno posto la loro stessa popolazione civile in prima linea come scudo umano ".

Questo acuta osservazione coglie l'essenza della parola tanto diffamata, "sionismo". Se il sionismo significa auto-responsabilità degli ebrei - in altre parole, l'organizzazione di uno stato di cose in cui gli ebrei esercitano il controllo della loro sicurezza e del loro destino - l'esercito israeliano è l'espressione più tangibile di tale principio. Per quelli che intellettualmente simpatizzano con il destino del popolo ebraico marchiato dalla mancanza di sovranità, l'IDF si trasforma in una storia avvincente.

Però, come Cliona Campbell ha scoperto in un modo sorprendentemente personale, esiste un'altra visione che non tollera il dissenso, e rappresenta l'IDF come strumento di violenza radicale. È così che questa immagine ben radicata ha permesso all'autore di un profilo di Cliona per il Sunday Tribune di commentare casualmente che l'esercito israeliano ha "ucciso nove persone pacifiche" a bordo della Mavi Marmara, la nave della flotta turca che recentemente si è diretta a Gaza.

In un'affermazione di questo genere è implicito che i soldati israeliani si dedichino all'assassinio a sangue freddo e con premeditazione. Adesso chiunque abbia seguito la debacle di Mavi Marmara sa che non è assolutamente ciò che è accaduto, come ha dimostrato senza ombra di dubbio un'inchiesta della BBC nel programma Panorama; il fatto è che, se altri media importanti continuano a ricilcare questo sordido mito, c'è forse da meravigliarsi se i meno raffinati si riferiscano a Cliona Campbell, usando il gergo degli attivisti anti-imperialisti, come obiettivo leggitimo?

Una volta ho scritto che l'anti-sionismo nel nostro tempo è più un bistrot, che non un bierkeller (allusione alle origini del movimento nazista - n.d.t.), cioè, un fenomeno che si verifica soprattutto tra le élite intellettuali che si considerano leader del pensiero progressista. Credo che continui a esser vero: ciò che è ugualmente vero è che i confini tra questi due mondi si sovrappongono e diventano sempre più labili, mentre il conflitto tra Israele e i palestinesi assume un potere quasi metafisico. Ecco perché, quando tutto è detto e fatto, ciò che resta è lo spettacolo di una giovane donna che ha visitato una delle centinaia dei conflitti del mondo ed è tornata a casa per essere accolta da furfante.

Sono sicuro che molti degli oppositori di Israele prenderanno le distanze dal trattamento riservato a Cliona Campbell. Può bastare, ma non è sufficiente. Questo caso spiacevole evidenzia che il dibattito su Israele in Occidente è andato molto al di là della preoccupazione per i diritti dei palestinesi, per finire nel regno dell'irrazionale.

I teppisti che se la sono presa con Cliona possono essere ritenuti responsabili per aver recitato il copione, ma non per averlo scritto.

fonte: http://www.huffingtonpost.com/ben-s-cohen/anti-zionists-plumb-new-d_b_688196.html

traduzione: Fulvio Del Deo


Molto meglio coi cani che con certa gente!
post pubblicato in archivio, il 15 marzo 2010


- Perché i cani e gli ebrei non possono entrare babbo?
- Eh, loro gli ebrei e i cani non ce li vogliono. Eh, ognuno fa quello che gli pare Giosuè, eh. Là c’è un negozio, là, c’è un ferramenta no, loro per esempio non fanno entrare gli spagnoli e i cavalli eh, eh… e coso là, c’è un farmacista no: ieri ero con un mio amico, un cinese che c’ha un canguro, dico “Si può entrare?”, dice “No, qui i cinesi e i canguri non ce li vogliamo”. Eh, gli sono antipatici oh, che ti devo dire oh?!
- Ma noi in libreria facciamo entrare tutti.
- No, da domani ce lo scriviamo anche noi, guarda! Chi ti è antipatico a te?
- I ragni. E a te?
- A me… i visigoti! E da domani ce lo scriviamo: “Vietato l’ingresso ai ragni e ai visigoti”. Oh! E m’hanno rotto le scatole ’sti visigoti, basta eh!!




Ogni tanto, molto in sordina, qualche giornale si accorge che da qualche parte nel mondo sono spuntati cartelli che dicono "Vietato l'ingresso ai cani e agli ebrei".

Così un paio di giorni fa: "Giordania, 'Vietato l'ingresso a cani e israeliani'. Cartello choc sui locali di Petra"



Cartello choc? Io, più che altro, lo definirei "sciocco", così come sciocco è fingersi scioccati. Infatti, 
quello stesso cartello, almeno dall'anno scorso, è già apparso molte altre volte sui negozi del mondo musulmano; anche su quelli del regno di Rania.



E' strano che alla bella regina dei palestinesi, quella
che ci ha deliziati coi suoi biscottini al festival di Sanremo, la notizia non faccia né caldo né freddo. Lei dovrebbe arrabbiarsi eccome, perché, a differenza della maggioranza dei suoi sudditi, ama i cani. Tant'è vero che l'anno scorso, proprio nello stesso periodo in cui comparvero per la prima volta quei cartelli, lei e suo marito erano in piena angoscia per la malattia del loro povero "fido", erano decisi a salvarlo ad ogni costo; così, come tentativo estremo, lo ricoverano d'urgenza in una clinica in Israele, coscenti di non poter fare affidamento sui veterinari giordani, essendo i musulmani comuni tutt'altro che amici del miglior amico dell'uomo.


Ragazze musulmane al mare?
post pubblicato in archivio, il 8 marzo 2010
Ogni tanto faccio delle ricerche su temi di costume nel web in lingua araba. A tale scopo mi servo del traduttore automatico di google perché non conosco l'Arabo.

Oggi, col freddo che fa e stanco del pallore invernale, ero alla ricerca di un po' di mare abbordabile per programmare un week-end non appena esce un raggio di sole, quando mi viene l'idea: ma come si comportano a mare gli Arabi?

Così ho tradotto alcune parole chiave e ho trovato un po' di cose interessanti. Prima fra tutte, è la demonizzazione del bikini che la stampa araba sta attuando a tappeto, prendendo spunto dai discutibilissimi risultati di una ricerca condotta presso l'Università di Princeton dall'equipe di Susan Fisk

Così se in google si mette la chiave "donna bikini" in Arabo, si trova una caterva di articoli che parlano tutti di quella stessa ricerca, la quale a dir loro fornirebbe così le basi scientifiche alla "sana abitudine" di cancellare totalmente dalla vista il corpo femminile!
(vedi: arabic CNN Delta Schools Bokra  Al-Khayma  ecc.)


Se poi cerchiamo "donne in spiaggia", c'è davvero poco da scegliere: si trovano unicamente citazioni dello stesso versetto del Corano.
(vedi: Islam.on.line XN  Fatakat)

Vi si afferma che coprire il volto è un bene perché esso scatena tentazione e desiderio. E la domanda che si pone è sempre la stessa: "è consentito a una ragazza di scoprire le sue braccia e le sue gambe mentre è sulla riva del mare?" 

La risposta è unica: la donna può scoprire solo con molta moderazione i propri "ornamenti", ma esclusivamente in assenza di persone che non rientrino nella categoria dei "mahram", ossia di quelli che non possono nutrire desideri sessuali illeciti nei loro confronti (mariti, padri, fratelli ecc.. Vedi qui sotto)

Nur versetto 31: E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi, sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare.

Il bello è fare la ricerca per immagini con la stessa frase. Provare per credere!






Se poi al posto di "donne in spiaggia" inserisco come chiave di ricerca immagini "ragazze in spiaggia" trovo nel sito di Al-Quds la foto di ragazze in bikini su di una spiaggia libanese, dal titolo: LIBANESI GODONO SULLA SPIAGGIA. Poi l'articolo continua così: "Il libano può godere di una sfilata di moda sulla spiaggia, in una località balneare vicina alla città archeologica di Byblos."
 


 
Inutile dire che segue una sfilza infinita di commenti, tutti rigorosamente maschili, in cui si alterna l'odio verso gli Ebrei che seminano questo genere di schifezze, con le maledizioni a quell'immagine definita "avidamente lussuriosa", oppure che dà "l'idea di bestie al bagno"... Poi c'è chi protesta che così non si va da nessuna parte e che i problemi sono la liberazione della Palestina e non le ragazze "nude" in spiaggia.

Uno osserva:
"Vi sembra questa una cosa interessante da commentare, per amor di Dio!
Cosa c'è di sbagliato negli Arabi? Se si fosse trattato di un fatto storico, politico, o di un articolo scientifico no ci sarebbero stati tanti commenti!
Quando invece l'argomento è irrisorio e stupido, tutti hanno qualcosa da dire!
Foto di spiaggia, matrimoni, fatwa sessuale, roba civile, critica alle altre religioni attirano un sacco di ragazzi!
Se vogliamo un cambiamento dobbiamo tralasciare le cose futili e interessarci alle cose reali!
Non si andrà da nessuna parte con la mentalità che hanno gli Arabi e le loro priorità.
Vergogna!"


Poi c'è un altro che fa:
"Sai che il mare si arrabbia quando uomini e donne si mescolano nella loro nuda vergogna. Allora come vuole questa nazione una vittoria contro gli Ebrei?"

Insomma in Arabo "ragazze in spiaggia", quando non è pruderie, significa perdizione, guerra, maledizione divina.




Alla stessa voce, un'altra immagine ritrae tre ragazzini che trascinano verso l'acqua altrettante pecore. La didascalia dice: "violentate tre ragazze."
 
 


 


"Le donne a Gaza non trovano niente di male ad andare a mare. Ma mantenendo il vestiario islamico", si legge su Hejabweb.
 



"Mentre in Francia il velo viene vietato, le coste di Gaza vantano migliaia di donne al bagno vestite accuratamente secondo i dettami dell'islam con hijab, niquab, jilbab. Queste donne non trovano nulla di male a starsene sedute in spiaggia a Gaza a preparare i pasti per i loro figli, o a scendere un po' in acqua e nuotare per hobby anche se per pochi metri perché le donne di Gaza non hanno ancora una formazione adeguata in questa specialità. L'inquinamento del mare non ferma le migliaia di famiglie che sfuggono al caldo torrido di questi giorni."

E conclude così: "La madre di Ahmed crede che le ragazze giovani pensano troppo a godersi la vita allontanandosi  dalle buone abitudini e dalla fedeltà ai costumi e alle sane abitudini, e condanna ciò che avviene su altre spiagge. Dice: 'Non vorrei mai vedere una donna mezza nuda sul litorale di Gaza, questo sarebbe distruttivo per la società, e possono farlo solo le bambine di età inferiore a dieci anni.'




Poi c'è questa foto con la didascalia: "le figlie d'Israele in costume da bagno sulla spiaggia".
 

 



Infine, una vignetta dall'alto contenuto morale










La didascalia dice: "Queste immagini mostrano quanto rischiano le ragazze a fare certe cose, e cosa può accadere a chi le ragazze non le rispetta e non le considera come sorelle!
 
 

Dedicato...
post pubblicato in diario, il 26 febbraio 2010
A chi fa appello al senso di responsabilità. A chi dice "tutto il mondo è paese", per non ammettere quanto sia immondo il proprio paese. A chi prende la laurea per farsi chiamare "dottore". A chi rimpiange i tempi passati. A chi si finge "compagno" e invece sta con gli industriali. A chi è convinto che il vero modo di far politica è quello di Mastella.  A chi è talmente razzista da dire che siamo tutti fratelli, nascondendo di essere figlio unico. A chi si dichiara onesto perché ancora non l'hanno sorpreso a rubare. A chi finge di non accorgersi del male che fa quotidianamente. A chi dice che c'è bisogno di scelte ampiamente condivise. A chi dice che deve ripartire l'edilizia che si è interrotta. A chi dice che il momento è delicatissimo. A chi vuol far credere che il mattone sia ancora un buon investimento. A chi dice che il degrado lo stanno portando i napoletani. A chi usa il crocifisso come un pugnale. A chi di notte sogna Mussolini, di giorno condanna Berlusconi e nel seggio elettorale lo va a votare. A chi dice "sono stati gli zingari", ogni volta che suo figlio va a rubare. A chi si riempie la bocca di citazioni per nascondere il vuoto della propria testa e del proprio cuore. A chi stigmatizza come "polemico" chiunque non si uniformi all'idiozia dominante. A chi dice che la priorità è far ripartire l'economia. A chi ha eletto a religione il proprio familismo amorale. A chi predica la legalità e poi truffa il prossimo. A chi è burattino per un quinquennio e poi si spaccia come super-eroe. A chi fa la clack a questi individui. A chi non ride perché non ha l'intelligenza per farlo. A chi crede che per farsi una cultura basti leggere molti libri. A chi i libri non li ha mai letti "perché non serve a niente". A chi scrive "è meglio che gli ebrei non ficchino il naso negli affari nostri". A chi crede che il centro del mondo sia di 9,83 chilometri quadrati. A chi scrive col copia-incolla spacciandolo per suo. A chi ha elevato l'ipocrisia a propria filosofia di vita. A chi con gli amici parla più volentieri al bar. A chi non ha il coraggio di ammettere di aver sbagliato tutto e continua a sbagliare per mostrarsi coerente.

A CHI DI EDUARDO NON HA CAPITO UN CAZZO
E MAI POTRA' CAPIRLO.

"KATIUSHA SU MAALOT, KASSAM SU SDEROT"
post pubblicato in diario, il 2 gennaio 2010
Un articolo di Deborah Fait.
Condivido al 100% e pubblico.

Mubarak ha mandato la polizia a menarli di santa ragione, anche due italiani sono stati colpiti di striscio e io mi sono sentita bene, molto bene.

Sto parlando dei pacifisti che si sono trovati in Egitto per entrare a Gaza a dare il loro sostegno a Hamas.
Sto parlando di  Viva Palestina, Ebrei contro l'occupazione, ISM e altre organizzazioni di delinquenti, di quella gente che brucia bandiere,  di quei bacherozzi che urlano  "lo stato di Israele deve essere distrutto", parlo di quelle ong finanziate dall'Europa per dare addosso a Israele e difendere i terroristi, parlo di organizzazioni di cui fanno parte le persone peggiori, quelle che odiano, quelle colla bava alla bocca per la rabbia che Israele esista ancora.
In Egitto , tentando inutilmente di entrare a Gaza, c'erano anche degli ebrei, i peggiori, quelli che odiano se stessi e il popolo da cui provengono, quelli che odiano Israele.
Parlo dei Neturei Karta, gli ebrei che il rabbinato  di Israele non riconosce  come facenti parte del popolo ebraico, ebrei che ammirano Ahmadinejad perche' minaccia di distruggere Israele, ebrei che adoravano Arafat e Saddam Hussein.
Parlo anche di quella ottantacinquenne sopravvissuta alla Shoa' che partecipa allo sciopero della fame perche' le autorita' egiziane li lascino entrare  a Gaza.
Non ne scrivo il nome perche' non lo merita.
Merita solo oblio e vergogna.
Chi puo' essere questa vecchia ebrea che ha provato  l'odio su di se'  e che adesso odia il proprio popolo? E' una comunista dicono  e allora  mi chiedo, basta essere comunisti per avere il cervello diffettoso?
Mi chiedo cosa porti questa vecchia a usare le ultime forze che le restano prima di morire per andare contro l'unico paese che, se  fosse esistito all'epoca della 2 Guerra Mondiale, avrebbe salvato lei dai lager e la sua famiglia dalla morte.
Che tipo di veleno ha questa gente nel cuore?
Perche' odiano tanto il paese degli ebrei, loro che sono ebrei?
Mi piacerebbe guardarla negli occhi a questa vecchia e dirle tutto quello che penso delle persone disgustose come lei.
Mubarak li ha fatti bastonare di santa ragione.
Benissimo, bravo Mubarak.
Israele invece, nella sua immensa democrazia,  ha permesso che arabi israeliani e ebrei israeliani di sinistra, quindi malati di odio,   andassero al confine di Erez, guidati dai deputati arabi della Knesset, quelli che noi  israeliani paghiamo profumatamente, per manifestare il loro amore per i colleghi bloccati in Egitto e per hamas e il terrorismo.
Lo sapete cosa gridavano questi bastardi?
Lo sapete cosa gridavano stando dentro Israele?
Proprio il giorno dopo che hamas aveva festeggiato l'ultimo dell'anno sparando missili Grad iraniani contro la citta' israeliana di Netivot i cui abitanti hanno ringraziato sentitamente per il pensiero, spaventandosi a morte e sfilando, il giorno dopo, portando cartelli che recitavano "Una nuova decade di speranza e di pace".
Questi sono i nostri israeliani  pieni di amore e quelli  sono i palestinesi e i loro sostenitori pieni di odio.
Bene, lo volete proprio sapere cosa gridavano questi bastardissimi arabiisraeliani e sinistri?
Gridavano  "KATIUSHA SU MAALOT, KASSAM SU SDEROT".
 
Questo urlavano, tanto idioti da non pensare che anche loro vivono in Israele e rischiano come tutti, gridavano sventolando le bandiere palestinesi e ascoltando commossi le parole trasmesse dal capo terrorista Hanyeh:
 "Noi abbiamo vinto la guerra contro Israele, noi tutti ci incontreremo a Gerusalemme che sara' sempre araba e islamica. Voi ci date forza e io vi ringrazio"
E' logico  o no pensare che questa gente abbia problemi di intelligenza?
E' proprio vero che, come dice il detto, l'essere comunisti sia una brutta malattia,  e' esattamente  quello che ci fanno pensare i pacifisti bruciabandiere e pieni di odio.
 
Avrei ancora una domanda: dove sono le bandiere arcolbaleno di cui hanno tappezzato tutta l'Europa durante la guerra del terrore scatenata contro Israele da Arafat?
Esponevano le bandiere colorate dappertutto, facevano cortei, manifestazioni, ci auguravano di morire, cosa che accadeva su scala industriale grazie ai kamikaze mandati in Israele da Arafat e dal suo luogotenente Barghouti.
Sventolavano le loro bandiere urlando contro Israele e contro l'America.
E oggi? Dove sono questi eroi  del nulla?
Sono tutti davanti a Gaza per mandare palloncini ai loro cari terroristi ?
Perche' non sono, con le loro bandiere colorate,  in Iran dove Ahmadinejad sta  massacrando i giovani iraniani?
I ragazzi iraniani stanno lottando per  avere la liberta' ma si stanno fecendo uccidere per la persona sbagliata, quel  Moussawi, detto il boia, detto il "macellaio di Beirut", che non e' certo meglio del dittatore Ahmadinejad anche se adesso si fa passare per santo martire.
Beh, dove sono i pacifisti? perche' non sventolano le loro bandiere  della vergogna  per i ragazzi iraniani?
Vergogna a loro e al loro odio.
Vergogna al mondo che non ha interesse per i morti a meno che non siano palestinesi.
Vergogna al movimento pacifista che sostiene i terroristi e facendo cosi' morire i bambini palestinesi.
Vergogna alla disinformazione italiana che continua a mentire e a dare, su Israele, notizie false e tendenziose.
Qualcuno di voi ha letto da qualche parte  che i tre terroristi ammazzati dall'IDF a Nablus, sono usciti dai nascondigli sparando e che uno di essi si faceva scudo col corpo della moglie terrorizzata?
Ve lo immaginate questo campione di vilta' , nascosto dietro il corpo di una donna?
E' loro abitudine usare  scudi umani, lo fanno anche coi bambini, persino coi loro figli.
Nessuno ha letto sui media italiani  quanto siano vigliacchi questi palestinesi che sparano contro Israele, questi eroi dei pacifisti.
E nessuno ha letto  che Goldstone, il giudice ebreo sudafricano,  dopo aver scritto le cose piu' orrende su Israele durante la guerra contro Gaza, ha dichiarato di essere dispiaciuto perche' le cose scritte nel suo rapporto sono false e  tendenziose.
Bene, Giudice, poteva pensarci prima.
Tutto e' stato fatto apposta, come sempre, si lancia la diffamazione contro Israele, poi , "oops, ci dispiace tanto"  si rettifica ma e' assolutamente inutile perche' le prime parole sono quelle che contano, le smentite non le legge nessuno. 
Questo e' successo sempre contro Israele e il mondo ci odia grazie a questi pacifisti seminatori di menzogne.
Un'altra cosa mi riempie di soddisfazione: dopo l'ultimo tentivo di attentato sull'aereo che andava a Detroit, tentativo fatto da un islamico giovanissimo, imbranato e miliardario, tutto firmato Diadora, bene dopo questo  ultimo attentato per fortuna sventato, tutto il mondo viaggera' "all'israeliana".
E tutti quelli che , quando venivano in Israele e ci bestemmiavano contro per tutte le misure di sicurezza....sti ebrei cosa credono di essere....non torneremo mai piu'....che schifo controllarci tanto.... ehehehe benissimo adesso non potranno andare nemmeno da Roma a Milano senza farsi controllare anche le mutande....Sono molto contenta.
 
Bene, amici, augurandovi un meraviglioso 2010, l'augurio che faccio a me stessa e'  che  la gramigna pacifista si estingua..... e' impossibile, lo so, i soldi che ricevono sono tanti e all'Europa, antisemita dalla notte dei tempi,  interessa molto stare dalla parte degli arabi, anzi diventare araba e chiamarsi Eurabia. 
E'  impossibile ma io continuo a sperare e a credere nei miracoli.

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90
Non riusciranno a rubarci la memoria
post pubblicato in diario, il 19 dicembre 2009



a volte teste rasate
a volte professoroni
qualche volta perfino "presidenti"...
tutti ladri
LADRI DI MEMORIA


S.O.S. - Israele fa morire di fame Gaza
post pubblicato in diario, il 7 dicembre 2009
Palestifrenìa
post pubblicato in diario, il 7 novembre 2009
Non di rado capita che gli psichiatri siano matti, anche più dei loro stessi pazienti. Se poi il dottore in questione soffre di palestifrenìa, il rischio raddoppia.

La palestifrenìa è una forma di schizofrenia, diffusa in tutto il mondo. Chi ne è affetto soffre di un grave sdoppiamento della personalità: all'esterno c'è il brav'uomo di tutti i giorni, apparentemente normale e integrato nella società;  dentro alla testa, invece, c'è  uno strano mister Hide che ripete con la sua voce minacciosa per tutto il giorno e per tutta la notte "Palestina Libera, Palestina Libera!"



L'individuo in questione, ovunque sia nato e ovunque viva, è ossessionato dal pensiero di essere stato defraudato del desiderio cui è più affezionato: la "Palestina" liberata da sionisti.

Se è cristiano, sogna una nuova crociata che cancelli i perfidi giudei. Se è ebreo, passa la vita in giro per il mondo
ad autoflagellarsi e a dire che lui non è come gli altri, e che sarebbe contento di vedere abbattutti tutti i muri, anche il Muro del Pianto.



Se il malato in questione è  infine musulmano, dedica la giornata a pregare Allah affinché cancelli l'entità sionista e restituisca quella terra occupata ai legittimi proprietari arabi che l'abitavano fin dal lontano Giurassico.



Fintanto che il soggetto in esame è disarmato, il pericolo per la comunità che lo circonda è contenuto: al massimo potrà infettare qualcun altro psichicamente debole.


Purtroppo però il palestifrenico musulmano prova sempre un'attrazione irresistibile per armi ed esplosivi e non di rado tende ad arruolarsi nelle Forze Armate del suo paese, pur di avere accesso a quella che per lui è una vera cuccagna.



In quel caso la tragedia è inevitabile.



Il caso finito in cronaca ieri è quello di Nidal Malik Hasan, psichiatra militare americano di 39 anni. La sua palestifrenìa (di cui si ha prova dai documenti sui cui lui dichiara di essere di nazionalità "palestinese" sebbene sia statunitense) l'ha spinto a compiere l'ennesima strage di innocenti al grido di Allah Akbar.


Fra qualche giorno sarebbe dovuto partire per l'Iraq ed, essendo lui musulmano, l'idea di poter uccidere degli altri musulmani non gli andava a genio.

E già, perché quando si è in guerra nessuno dà importanza alla religione del nemico. Solo i cittadini musulmani dei paesi occidentali fanno questo distinguo: io altri musulmani non li ammazzo, neanche se stessero per spazzar via il mio paese. Piuttosto ammazzo i miei concittadini infedeli!


Il caso di Hassan è stato accostato a quello di un altro soldato, Hasan Akbar. Californiano convertito all’Islam, entra nell’esercito e fa parte del contingente americano schierato in Kuwait. Nel marzo 2003 uccide due commilitoni. Il racconto che emerge da una sorta di diario e dalle testimonianze della madre parla di «discriminazione». Inoltre Akbar non era disposto a sparare su altri musulmani ma temeva, in quanto soldato, di essere costretto a farlo. Il presunto movente personale di Malik Hassan non esclude però altre ipotesi. L’Fbi vuole accertare se dietro la sparatoria non ci siano anche motivazioni politiche. La crisi interiore – in base ad uno scenario disegnato da alcuni osservatori – può essersi saldata con un’opposizione portata agli estremi nei confronti della guerra. Una pista rafforzata dai testi lasciati su un blog che potrebbero essere stati scritti proprio dall’assassino circa sei mesi fa. In un messaggio l’autore fa un elogio degli attentatori suicidi. Una traccia interessante che viene studiata in queste ore dall’investigatori federali.

http://www.corriere.it/esteri/09_novembre_06/profilo-killer-fort-hood-guido-olimpio_175f1b8e-ca9e-11de-89f9-00144f02aabc.shtml
Emergenza alla Banca dell'O.N.U.
post pubblicato in diario, il 31 ottobre 2009

C'è un paese dove un geometra epilettico...
post pubblicato in diario, il 30 ottobre 2009
Quando chi governa
si fa beffa della Legge,
la Legge diventa una barzelletta...



(C'è un paese in cui il Parlamento è usato per scopi personali...)

Quando chi governa
cura solo il proprio tornaconto
e calpesta sotto i piedi il Diritto,
il Diritto è sostituito dal privilegio...




(C'è un paese dove i trattati internazionali sono carta straccia e la censura si fa in parecchi modi...)

Quando chi governa distribuisce
arroganza come pane quotidiano,
 autorizza dall'alto
chi vuole sopraffare il prossimo...


(C'è un paese in cui svastiche e offese agli Ebrei proliferano più che mai sui muri...)

Quando chi governa
esalta il gregge della maggioranza
e denigra chinque non ne faccia parte,

fa della diversità un lusso rischioso...


(C'è un paese in cui le aggressioni ai gay sono all'ordine del giorno)

Quando chi governa predica la retta via
mentre sguazza nel degrado morale,
dà modo agli aguzzini di nascondersi
fra i tutori della Legge...



(C'è un paese dove un geometra epilettico viene massacrato di botte senza ragione...)


Non sto parlando
né dell'Iran komeinista
né della Russia di Putin
né della Libia di Gheddafi
né della Palestina di Hamas

STO PARLANDO DELL'ITALIA

Israele protesta contro serial turco
post pubblicato in diario, il 16 ottobre 2009
Il Ministero degli Esteri israeliano ha presentato una protesta formale ieri contro l'incaricato d'affari dell'ambasciata turca a Tel Aviv per la trasmissione da parte della televisione di stato turca di un dramma in cui venivano raffiguranti soldati dell'esercito israeliano che sparavano e uccidevano a sangue freddo bambini palestinesi.
Il capo della divisione per l'Europa occidentale presso il Ministero degli Esteri, Naor Gilon, ha detto a Ozen Ceylon che Israele considera i legami con la Turchia importanti, ma non può evitare di rispondere a tale incitamento contro Israele e contro i soldati dell'IDF.
"Questo incitamento può portare a danni fisici agli ebrei e gli israeliani che visitano la Turchia come turisti", ha detto. Durante l'incontro, il diplomatico israeliano ha sottolineato che insegnare l'odio attraverso l'uso di stereotipi in una serie televisiva  guardata da adulti e giovani deve preoccupare coloro che aspirano alla convivenza e la pace tra paesi e fedi, nella regione e nel mondo più in generale.
Il funzionario israeliano ha anche detto che è inquietante che vengano raffigurati come killer a sangue freddo quegli stessi soldati che si precipitarono a fornire assistenza umanitaria ai cittadini della Turchia che soffrirono i danni di un grave terremoto nel 1999.
Ceylon non ha risposto alle accuse di Israele e ha detto che avrebbe recapitato il messaggio al suo governo di Ankara.
La messa in onda della serie in questione ha avuto inizio martedì sera, sulla televisione di stato turca TRT. Si concentra sul conflitto israelo-palestinese e mostra un gruppo di soldati dell'IDF che compiono un'esecuzione di civili palestinesi. I soldati sono descritti nella serie come membri di una razza "superiore" e in molte scene si vedono mentre uccidono donne palestinesi, anziani, bambini e neonati.

Barak Ravid

 
(http://www.haaretz.com/hasen/spages/1121536.html - traduzione momovedim)
 
Sverige, köttbullar zigenare - In Svezia polpettine di zingaro
post pubblicato in diario, il 28 agosto 2009
Da dichiarazioni rilasciate dal clown Zirgo Kakulic a un nostro inviato a Stoccolma nel 1997, si apprende che in Svezia una ditta di fama mondiale usa carne di bambini zingari per la preparazione delle polpettine servite ai tavoli dei suoi fast food. Ciò avverrebbe fin dal giorno dell'inaugurazione della prima sede della suddetta ditta, avvenuta nel lontano 1943.
«Sono sempre più numerose le famiglie di miei parenti che vedono scomparire i propri figli da un giorno all'altro! -ha dichiarato il pagliaccio- Essendo le nostre famiglie molto numerose, nei primi tempi, non sapendo contare bene, non ce ne accorgevamo... Ma poi, se ne sono accorti i nostri stessi bambini, che vanno a scuola e imparano a scrivere e a contare.»
Il caso è gravissimo e l'intera Svezia è in allarme. «E se un giorno cominciassero a sparire anche i nostri bei bambini biondi?», si è chiesto a reti unificate Sua Maestà Carl XVI Gustaf.






Ecco, immaginate se un articolo pieno di fandonie del genere comparisse su di un giornale italiano, algerino o albanese. Sicuramente gli Svedesi s'incazzerebbero a giusta ragione, scoppierebbe il caso diplomatico e il Governo Svedese esigerebbe scuse ufficiali. A quel punto, italiani, algerini o albanesi che siano, potrebbero rispondere picche, usando le stesse argomentazioni del Ministro degli Esteri svedese Carl Bildt che ha scritto nel suo blog, riguardo il caso diplomatico con Israele: "il principio di libertà di espressione, così com'è inteso nel nostro Paese, comporta che il governo non condanni gli articoli apparsi sui giornali"




A questo punto è d'obbligo un riepilogo dei fatti.

Il caso scoppia nei giorni scorsi, quando il tabloid svedese Aftonbladet pubblica un articolo in cui si afferma che l'esercito israeliano ruba organi interni ai bambini palestinesi per trapiantarli a cittadini israeliani che ne hanno bisogno. La notizia è priva di fondamento e si basa su dichiarazioni che sarebbero state rilasciate nel 1992 da alcuni palestinesi. Il Governo israeliano chiede scuse formali, ma la Svezia risponde picche.

Intanto, la falsa notizia viene largamente smentita perfino dai palestinesi stessi:

 


27-08-2009

I famigliari palestinesi: “Mai detto che avessero rubato gli organi”
 
Famigliari e parenti di Bilal Ahmed Ghanem, il palestinese al centro dell’articolo del tabloid svedese Aftonbladet sull’immaginario furto di organi da parte delle Forze di Difesa israeliane, affermano di non sapere affatto se le accuse siano vere o false e smentiscono d’aver mai detto nulla del genere ai giornalisti svedesi.
I famigliari di Ghanem, il diciannovenne che rimase ucciso il 13 maggio 1992 durante i violenti scontri della “prima intifada” con i soldati israeliani, vivono nel piccolo villaggio di Imatin, nella Cisgiordania settentrionale. Bilal Ghanem era un attivista di Fatah ricercato dalle autorità di sicurezza israeliane per il suo coinvolgimento nelle violenze.
Lunedì scorso il fratello Jalal ha dichiarato di non poter confermare le accuse mosse dal giornale svedese secondo cui gli organi di Ghanem sarebbero stati rubati dagli israeliani. “Non so se sia vero – ha detto – Noi non abbiamo nessuna prova che lo dimostri”. Jalal dice che il corpo di suo fratello venne portato via da un elicottero israeliano e restituito alla famiglia alcuni giorni più tardi.
La madre, Sadeeka, nega d’aver mai detto a un giornalista straniero che gli organi di suo figlio siano stati rubati, ma aggiunge di “non poter escludere” che gli israeliani trafugassero organi di palestinesi.
Jalal e due cugini che affermano d’aver visto il corpo sostengono d’aver solo constatato che gli mancavano dei denti. Dicono anche d’aver visto suture lunghe dal torace fino al ventre. “Evidentemente praticarono sul corpo qualcosa come un’autopsia – dice il fratello – Quando l’esercito ci consegnò la salma, ci ordinarono di seppellirla in fretta e di notte”. All’epoca, i funerali dei morti durante l’intifada divenivano spesso occasione di manifestazioni e ulteriori scontri violenti.
Jalal dice che lui e alcuni suoi compaesani ricordano d’aver visto nel villaggio, durante il funerale, un fotografo svedese che riuscì a scattare un certo numero di foto del corpo, prima della sepoltura. “Quella è stata l’unica volta che è visto quel fotografo”, aggiunge.
Ibrahim Ghanem, un parente di Bilal, dice che la famiglia non ha mai detto al fotografo svedese che Israele avesse rubato gli organi dal corpo del loro congiunto. “Forse il giornalista ha tratto questa conclusione dalle suture che ha visto sulla salma – dice – Ma, per quanto ci riguarda come famigliari, noi non sappiamo nulla di organi rimossi dal corpo di Bilal, sul quale non abbiamo mai fatto una nostra autopsia. Tutto quello che sappiamo è che mancavano dei denti”.
Jalal e altri membri della famiglia confermano che già da tempo circolavano “voci” su palestinesi uccisi dagli israeliani per rubarne gli organi. “Ma non posso dire se quelle voci fossero vere o false”, conclude.

(Da: Jerusalem Post, 26.08.09 - traduzione www.israele.net)

Nella foto in alto: L’articolo diffamatorio pubblicato da Aftonbladet nella pagina della “cultura”

Aftonbladet, gli alieni e gli UFO

Be', visto che adesso il ministro svedese ci dice che, in base al principio di libertà d'espressione inteso alla svedese, abbiamo il pieno diritto di sparare calunnie e diffamazioni in piena libertà, io non me lo faccio ripetere due volte e sparo a lettere cubitali!

IN SVEZIA GLI UOMINI CE L'HANNO PICCOLISSIMO, TANTO CHE LE DONNE VANNO SEMPRE IN GIRO CON UNA LENTE D'INGRANDIMENTO.

IN SVEZIA GLI UNICI CHE NON STANNO SEMPRE UBRIACHI SONO I MUSULMANI E PERCIO' SONO ANCHE GLI UNICI CUI SI RIZZA ANCORA.

Potrei continuare per altre 21862384612834 righe, ma mi sono già stufato...

Mica sono l'Aftonbladet, io!



L'importante è vietare il kebab
post pubblicato in diario, il 25 aprile 2009

Fa male allo stomaco apprendere notizie come questa:

un sacrestano che se ne va in giro con la svastica al braccio, guarda caso, proprio nel giorno di ricordo della Shoà... E questo non succede chissà in quale posto lontano, ma in Lombardia, quella stessa Regione in cui "illuminati" amministratori berlusconiani si preoccupano dei veri problemi importanti... come non far mangiare il kebab per strada.

Ciliegina sulla torta: l'unica forza politica a far sentire la propria protesta per quella svastica è Rifondazione Comunista, il partito che vomita merda su Israele appena può... gli altri politici sono troppo occupati a farsi belli fra le macerie dell'Aquila.

Possano crepare al più presto!


Il capogruppo di Rifon­dazione: «È un fatto inammissibile, va rimosso dall'incarico»
Il sacrestano mette la svastica al braccio
Ma lui non si scompone: «Sono di destra, è libera espressione»

VIGEVANO (Pavia) — Non fosse per il luogo in cui lavora, una chiesa, forse ci sarebbe sta­to chi non si sarebbe stupito più di tanto. Ma quando hanno visto il loro sacrestano acco­glierli davanti al sagrato con una svastica al braccio, tra i fe­deli della parrocchia di San Francesco, a due passi dalla Piazza Ducale di Vigevano (Pa­via), è scoppiato un vero putife­rio. «È una cosa vergognosa», è il coro unanime dei parroc­chiani. Eppure Angelo Idi, 51 anni, sacrista da cinque, che pure ri­schia una denuncia, proprio non capisce il motivo di tanto scompiglio: «È stata una mia li­bera espressione — replica con fare sorpreso il sacrista —. Sia­mo ancora in un Paese libero, o no?». La sua libertà il sacresta­no l'ha voluta esprimere così, indossando al braccio sinistro la fascia rossa con il simbolo nazista.
Il giorno era martedì, guarda a caso la giornata di commemorazione delle vitti­me della Shoah. «Veramente non lo sapevo — si giustifica —, ma non mi pare comunque che in questi anni gli israeliani abbiano avuto la mano leggera con i palestinesi». Così, mentre in Israele si ri­cordava l'Olocausto, Idi stazio­nava sul sagrato della chiesa di San Francesco con il bracciale di Hitler in bella mostra e salu­tava i fedeli che uscivano dalla messa. Capello cortissimo e oc­chialini tondi dietro a due oc­chi dall'espressione indecifrabi­le, Angelo Idi non ha problemi a parlare delle sue idee politi­che. «Sì, io sono di estrema de­stra — ammette — e sono fiero di esserlo. Mi sento il portavo­ce delle Brigate Nere, dei giova­ni combattenti della Repubbli­ca di Salò che non hanno sven­duto il loro onore e la patria, co­me invece hanno fatto coloro che, definendosi combattenti, hanno fomentato una guerra fratricida».
Lui che al periodico «La Le­gione » ha pure scritto una lette­ra per porgere le scuse dell'Ita­lia alla famiglia Mussolini, non vede nessun conflitto tra politi­ca e religione. «In chiesa lavoro col massimo dell'impegno — dice —. Del resto quanti buoni cattolici votano a sinistra e quanti si sono espressi a favore dell'aborto?» Il vescovo Baggini, fa sapere di non aver dichiarazioni da fa­re in merito alla vicenda, men­tre il telefono del parroco, mon­signor Paolo Bonato, squilla a vuoto. Il capogruppo di Rifon­dazione, Roberto Guarchi, chie­de a gran voce l'allontanamen­to del sacrestano: «È un fatto inammissibile — commenta — va rimosso dall'incarico».

Erika Camasso - 24 aprile 2009
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_aprile_24/sacrestano_vigevano_svastica_braccio_estrema_destra-1501253547340.shtml

Cos'è l'O.N.U.?
post pubblicato in diario, il 21 aprile 2009

Non dà voce ai popoli ma ai governi,
anche quando questi ultimi sono dittature sanguinarie.

L'ONU apre le porte
ai peggiori macellai di carne umana
e li eleva a rappresentanti
di una fetta di umanità,
di una salsiccia di nazione,
di uno spezzatino di popolo.


Durban 2, la vendetta.
Così suona la sagra del razzismo tenutasi in Svizzera
col nuovo hitler che vomita
ODIO
e la sua clack che applaude.



Chi protesta viene cacciato fuori
e il macellaio di carne umana
resta sul palco a divertire
i suoi amici.

A colpi d'ascia
post pubblicato in diario, il 4 aprile 2009

Se oggi inserisco in google la frase "a colpi d'ascia" non trovo articoli sui boscaioli, ma la notizia raccapricciante di un assassino che ha ucciso due ragazzini per il solo fatto che fossero ebrei.

Il sito di RaiNews24 riporta così i fatti:

Cisgiordania, ragazzo israeliano ucciso a colpi d'ascia
L'attacco in un insediamento ebraico in Cisgiordania nel quale e' stato ucciso a colpi d'ascia un ragazzino di 13 anni e ferito un bambino di 7 e' stato rivendicato dalla Jihad Islamica e dal "Gruppo Imad Mughniyeh". Lo ha riferito la radio dell'esercito israeliano. Le forze di sicurezza israeliane -riferisce il sito web del quotidiano 'Haaretz'- stanno setacciando l'area (a Bat ayin, nel blocco di insediamenti Etzion, a sud di Gerusalemme), alla ricerca del terrorista. Secondo fonti dei servizi d'emergenza israeliani (Magen David Adom), tra le vittime un bimbo di 7 anni ferito con colpi d'ascia alla testa.

Sul sito www.israele.net:

Ucciso a colpi di ascia da un terrorista palestinese giovedì pomeriggio a Bat Ayin (Gush Etzion, Cisgiordania) Shlomo Nativ, 16enne israeliano; ferito gravemente anche un bambino di 7 anni. L’aggressore si è poi dato alla fuga. Rivendicazione sia del braccio armato di Fatah che di quello della Jihad Islamica palestinese. Israeliani abitanti nel territorio imputato l’attentato al recente allentamento dei posti di blocco.

Il parroco igienista
post pubblicato in diario, il 30 gennaio 2009

Don Floriano è una brava persona. Si sveglia la mattina col canto del gallo. Indossa la sua brava tuta, le scarpette e via, a correre per un'ora o due. Così si mentiene in forma. Corpore sano, sperando che anche la mens si decida a fare altrettanto.

Saluta con un sorriso di denti bianchissimi tutte le persone che incontra: il lattaio, il postino e la guardia comunal...

Poi torna in canonica e fa una bella doccia rinfrescante e disinfettante. Così la sua messa in Latino sarà una bomba. E pregherà Dio affinché convinca gli Ebrei a convertirsi, a riconoscere l'unica e sola fede degna di questo nome.



Gli Ebrei, che gentaglia! Anche qualche suo antenato doveva esserlo... quel cognome, lo porta come un peso sul cuore... è la sua croce! Ma è la dimostrazione che la conversione al Bene è possibile, anche se il Male è ammaliante... il fascino del potere, del sempiterno complotto mondiale pluto-giudaico.



«Con il sorriso sereno dobbiamo brandire la spada come quei cavalieri che, con Gesù Cristo nel cuore, combattevano il nemico senza odio, seppur con violenza».

L'Europa non è degna
post pubblicato in diario, il 27 gennaio 2009

Legge 20 luglio 2000, n. 211

"Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti"

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000

Art. 1.

1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.

1. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

«L'antisemitismo è riesploso, propongo di abrogare le commemorazioni»

La scrittrice Cynthia Ozick: «L'Europa
non è degna del Giorno della Memoria»

«Alcune settimane fa pensavo di essere ripiombata nel 1933. Mi sbagliavo: è una nuova Notte dei Cristalli»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

Cynthia Ozick
Cynthia Ozick

NEW YORK - «Concordo pienamente con la decisione spagnola di annullare la commemorazione pubblica delle vittime dell'Olocausto. Ovviamente per motivi ben diversi dai loro. E anzi invito i governi europei ad abrogare il Giorno della Memoria perché non ne sono degni e perché, ancora una volta, mostrano d'essere dalla parte di chi commise la Shoah». È tremula e piena d'angoscia la voce di Cynthia Ozick, la scrittrice statunitense autrice di capolavori della letteratura ebraica moderna quali Lo scialle, Il Rabbino pagano e Il Messia di Stoccolma. «Sono profondamente disperata — spiega —. Alcune settimane fa pensavo d'essere ripiombata nel 1933. Mi sbagliavo: è di nuovo il 1938: una nuova Kristallnacht (la Notte dei Cristalli ndr)».

Che cosa intende dire?
«L'Europa ha riesumato la condanna del sangue: una tradizione antisemita iniziata nel Medioevo che accusa gli ebrei-demoni d'omicidio. L'antisemitismo è riesploso nel mondo islamico e l'Europa vi si è aggregata come un'orda di lupi. Oggi tutto il mondo è un lupo che abbaia. Ma se l'ultima volta che gli ebrei erano impotenti e indifesi nessuno ha mosso un dito, oggi, grazie a Dio, hanno le armi».

Molti accusano Israele di usarle per compiere un genocidio.
«Come si può usare la parole genocidio per descrivere l'autodifesa di un popolo contro un gruppo che dichiara apertamente di volerlo annientare? Per otto anni Israele ha porto l'altra guancia di fronte alla pioggia di migliaia di missili: è il momento di reagire».

Israele sta perdendo la guerra dei media.
«Le foto dei civili palestinesi sono orribili, proprio come quelle dei tedeschi che nel 1945 vagavano tra le macerie di una Berlino distrutta, in cerca di qualcosa da mangiare. La responsabilità dietro le immagini è la stessa».

Però le foto delle vittime nella scuola delle Nazioni Unite bombardata a Gaza non aiutano la causa di Israele.
«Scuole ed ospedali di Gaza sono pieni di trappole esplosive. Esistono foto che documentano lancia-razzi sul tetto e miliziani di Hamas che trascinano i loro figli per usarli come scudi umani. Vergogna all'Europa, che chiude gli occhi di fronte alla crociata genocida di Hamas e all'empietà con cui tormenta il suo popolo, tenendolo ostaggio e usandolo come riparo alla propria spietata codardia».

E la sproporzione fra i morti palestinesi e quelli israeliani?
«Esiste perché Israele tiene i suoi civili nascosti nei rifugi, dove i bambini ebrei sono ormai di casa da otto anni. A Gaza i terroristi di Hamas si rifiutano di costruire rifugi, circondandosi al contrario di mogli, madri e bambini per lanciare i loro razzi dal focolare domestico. Spesso costringendoli a missioni suicide. Hamas viola il principio base della legge internazionale, che richiede ai combattenti d'indossare un'uniforme».

Anche la stampa statunitense sta diventando anti-israeliana?
«È colpa della sinistra radicale: i cuori che dovrebbero pulsare di compassione progressista si sono alleati ai jihadisti. Ma in America il fenomeno è minore rispetto all'Europa. Anche il New York Times si è svegliato per denunciare, tardi, l'uso dei civili come scudi umani».

Che cosa c'è dietro questa ondata di antisemitismo?
«Lo chiamano l'odio più antico. E comunque la domanda andrebbe posta agli antisemiti, non ad un ebreo. Penso che l'Europa stia sfogando gli effetti della propria colpa, incriminando Israele e il popolo ebraico per i misfatti da lei stessa commessi. L'Europa dice: "Come potete chiamarci colpevoli quando voi stessi lo siete"?».

L'obbiettivo?
«Cancellare la propria responsabilità rispetto all'Olocausto. Questa è la psicologia che anima gli europei ed è per questo che bisogna annullare il Giorno della Memoria, che il vecchio continente ha irrimediabilmente imbrattato di fango».

Cosa dovrebbe fare adesso Israele?
«Deve continuare a fare ciò che sta facendo. È una vergogna che il mondo rimproveri agli ebrei di non essere indifesi e di parlare come nazione sovrana. Se Gaza avesse interrotto la pioggia di razzi oggi non ci sarebbe questa guerra. A Gaza c'è stata un'elezione democratica dove adulti pensanti hanno liberamente eletto Hamas, diventando complici consapevoli delle sue mire genocide sul popolo di Israele».

Come andrà a finire?
«Sono pessimista di fronte a un mondo capovolto che mostra compassione soltanto per gli assassini. Oggi le vittime sono diventate carnefici e viceversa, e se la giuria del mondo è tanto confusa, sarà la fine stessa della civiltà».


Alessandra Farkas
19 gennaio 2009
 

http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_19/ozick_europa_non_degna_giorno_memoria_farkas_c76e8572-e5fd-11dd-92d4-00144f02aabc.shtml


 


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Errori d'ortografia
post pubblicato in diario, il 23 gennaio 2009

Era il Primo gennaio di quest'anno, passeggiavo con la mia famiglia e con degli amici per una bella stradina del centro, quando all'improvviso vedo su di un muro una scritta che mi fa montare il sangue alla testa.

 

Dice: "PORCI EBBREI". Proprio così, con tanto di errore ortografico. Ma che cavolo!... Poi, più avanti di nuovo: "EBBREI MAGLIALI". Scritto con la "gli". Ué, ma che sta succedendo?

 

Fortuna volle che insieme a noi c'era anche la grande Aliza che, da buon agente del MOSSAD, seppe darmi una dritta anche su quella questione.

 

«Sai, Momo, potrebbe trattarsi di una conversione di massa... Molti dicono di essere ebrei per prendere la cittadinanza israeliana... Forse i maiali di queste parti hanno pensato che giù in Israele potrebbero avere una vita più facile, perché né noi né i musulmani li mangiamo...»

 

Ah! Come avevo fatto a non pensarci prima. Ecco perché poi c'erano tutti quegli errori di ortografia! Quelle scritte le avevano fatte proprio dei porci, e i porci -si sa- non sono mai stati molto bravi a scuola.


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Il manifesto...
post pubblicato in diario, il 13 gennaio 2009








Risposta a Vauro

Cosa non succede in questo paese!
post pubblicato in diario, il 12 gennaio 2009
Nuova pagina 1

Cosa non succede
in questo paese!
 Lo chiamano il Belpaese... ma a me piace sempre meno. 

Ho la sensazione che qui la gente sia la stessa di quando si portava la camicia nera, la stessa di quando si segnalava l'ebreo agli aguzzini fascisti per avere in premio la sua casa o il suo posto di lavoro, la stessa di quando si assisteva al massacro con omertosa complicità.

 No, non è la mia gente. 

Non è la mia gente quella che invita a boicottare i negozi degli ebrei perché Israele dopo anni di pazienza non ha potuto fare a meno di usare di nuovo le armi contro chi vuole la sua distruzione totale. 

Non è la mia gente quella che fino a oggi non
ha visto nulla e che adesso protesta
perché Israele si difende.

Non è la mia gente quella che seduta comodamente in salotto oggi predica vacuamente la pace, rifiutandosi di ammettere che è proprio quella, ciò che da oltre sessant'anni Israele sta cercando di costruire senza mai perdere la speranza. 

Non è la mia gente quella che imbratta la città e inneggia alla vittoria di Hamas. 

Non è la mia gente quella che governa questo paese, proclamandosi solidale con Israele mentre promuove un immediato cessate-il-fuoco, che all'apparenza si rivolge "alle due parti", ma che nelle intenzioni è destinato all'unica parte ragionevole in causa,
cioè a Israele che ancora una volta è stato costretto a imbracciare le armi per fermare
chi anela alla sua cancellazione. 

Non è la mia gente quella che in questi giorni approfitta di ogni occasione per esibire chiassosamente il proprio dolore per i bambini di Gaza morti, per le loro madri in lacrime, fingendo ancora una volta di ignorare che quelle stesse madri sono la causa della loro morte, avendoli indottrinati di terrorismo suicida o avendoli usati come scudi umani. 

 

Non è la mia gente quella che si dice contraria al governo ma che ha la sua stessa voce, quando non è peggiore, quando non gracchia
"Hamas è un interlocutore". 

Non è la mia gente questa che ho attorno tutti i giorni, questa gente che mi guarda con sospetto, mascherato da leziosa gentilezza. 

Non è la mia gente,
questa gente alla quale non dispiacerebbe
se persone come me non esistessero più. 

http://www.youtube.com/watch?v=mH64JHRhUX8 

Luoghi comuni anti-israeliani
post pubblicato in diario, il 6 gennaio 2009

(fonte: www.israele.net)
“Il modo più rapido per porre fine a una guerra è perderla”
George Orwell

Breve disamina di sei tipiche frasi fatte che si incontrano di continuo nelle critiche alla controffensiva anti-Hamas lanciata da Israele nella striscia di Gaza.

1) “La reazione di Israele a Gaza è sproporzionata”.
La guerra non è una gara sportiva né un’equazione matematica. L’obiettivo di fondo di qualunque soggetto in guerra (anche e forse soprattutto di chi in guerra viene trascinato) è quello di infliggere il più alto danno possibile al nemico cercando di subire il minor numero di perdite possibile. In nessuna guerra si è mai chiesto a una parte – specie a quella che reagisce a un’aggressione – di “proporzionare” i propri successi (ad esempio, il numero di combattenti nemici uccisi) al numero di perdite subite. Cosa dovrebbe fare, chi sta vincendo? Esporre i propri militari e civili a più colpi del nemico per soddisfare le esigenze di “proporzionalità” degli spettatori? Come ha scritto André Glucksmann, quale sarebbe la giusta proporzione da rispettare per far sì che Israele si meriti il favore dell’opinione pubblica? L’esercito israeliano dovrebbe forse usare le stesse armi di Hamas, vale a dire il tiro arbitrario dei razzi oppure la strategia delle bombe umane che prendono di mira intenzionalmente la popolazione civile? Oppure dovrebbe pazientare finché Hamas, grazie a Iran e Siria, non sarà in grado di “riequilibrare” la sua potenza di fuoco? Bisogna “proporzionare” anche gli scopi perseguiti? Se Hamas vuole annientare Israele e i suoi cittadini, forse Israele dovrebbe imitarlo annientando la striscia di Gaza e i suoi abitanti? Si vuole davvero che Israele rifletta, in misura proporzionale, i piani di sterminio di Hamas?
In realtà Israele si sta comportando a Gaza esattamente come hanno sempre fatto tutti i paesi civili trascinati in una guerra. Si è mai sentita un’opinione pubblica occidentale (ad esempio, quella italiana durante le missioni in Somalia o in Iraq) lamentare che il proprio paese subisse “troppe poche perdite” rispetto a quelle inflitte al nemico? Come ha scritto Alan M. Dershowitz, è assurdo affermare che Israele avrebbe violato il principio di proporzionalità uccidendo più terroristi di Hamas rispetto al numero di civili uccisi dai razzi di Hamas. Non c’è equivalenza legale tra l’uccisione deliberata di civili innocenti e l’uccisione mirata di combattenti nemici. La proporzionalità non è data dal numero di civili uccisi, bensì dal rischio cui sono sottoposti. Qualche giorno fa un razzo Hamas ha centrato un asilo d’infanzia a Beer Sheva, fortunatamente in quel momento vuoto. Il diritto internazionale non esige da Israele che lasci giocare Hamas alla roulette russa con la vita dei suoi figli. Ha spiegato Michael Gerson: lo scopo di un’azione militare non è uccidere una vita in cambio di una vita uccisa ingiustamente: questa è mera vendetta. Lo scopo è rimuovere le condizioni che hanno portato al conflitto e alla perdita di vite.
Infine, l’inferiorità sul piano militare non significa superiorità sul piano morale. L’intransigenza con cui la parte palestinese, nonostante la propria debolezza militare, ha fatto e continua a fare ricorso alla violenza di fronte alle aperture di Israele (offerte negoziali, ritiri unilaterali) probabilmente dimostra la sua scarsa capacità di giudizio, ma non indica in alcun modo particolari virtù morali. Essere militarmente più deboli non significa aver ragione.

2) “I Qassam non uccidono”.
In realtà, i Qassam uccidono. Non spesso, forse, ma lo fanno: sono decine i civili israeliani uccisi o feriti dai lanci di razzi e missili palestinesi negli ultimi anni. D’altra parte, è a questo scopo che vengono lanciati: colpire i civili israeliani. E poi, in questo momento i terroristi palestinesi hanno iniziato a lanciare anche i razzi Grad (di produzione cinese il primo caduto su Beer Sheva), con maggiori quantità di esplosivo e maggiore gittata, mietendo subito nuove vittime.
Comunque, a parte la cifra esatta delle vittime, il punto principale è l’effetto terroristico: da otto anni una porzione sempre più importante della popolazione israeliana (oggi, un cittadino ogni dieci) è costretta a vivere sotto la perenne minaccia incombente e del tutto arbitraria di razzi che piovono dal cielo sui centri abitati (comprese scuole, fabbriche, giardini d’infanzia) senza nessuna logica né preavviso. Il danno in termini psicologici, sociali, economici e – perché no? – politici è incommensurabile. Per parafrasare Barak Obama, chi mai in tutto l’occidente accetterebbe che la propria famiglia fosse costretta a vivere sotto la costante minaccia di attacchi di questo tipo, regolarmente buttata giù dal letto dalle sirene nel pieno della notte? Chi mai, in tutto l’occidente, accetterebbe di sentirsi dire che una tale situazione non è poi così grave visto che i Qassam “non uccidono” spesso?

3) “E’ tutta colpa dell’assedio israeliano alla striscia di Gaza, Israele dovrebbe lasciar entrare gli aiuti”.
Israele ha sempre lasciato entrare gli aiuti, per tutto il tempo in cui è durato il cosiddetto “assedio” (non israeliano, bensì internazionale, visto che parte del confine della striscia di Gaza è controllato – e chiuso – dall’Egitto, e che è la comunità internazionale che ha dichiarato fuorilegge il regime golpista di Hamas). E poi Hamas ha fatto entrare di tutto, in questi anni, attraverso i tunnel scavati a centinaia (naturalmente avrebbero potuto introdurre più cibo e medicine se avessero evitato di introdurre armi e missili). Il risultato era quello che si è visto anche nelle immagini dei finti black-out elettrici (bambini per le strade di Gaza con le candele in mano mentre dietro di loro erano ben accese le insegne dei negozi; parlamentari riuniti al lume di candela mentre si intravedeva la luce del giorno dietro le tende alle finestre) o le immagini della cognata di Tony Blair che è sbarcata da una delle cinque imbarcazioni di manifestanti anti-israeliani (di fatto pro-Hamas) che Israele ha lasciato passare, e poi si è fatta fotografare in un ben fornito emporio di Gaza.
Quello imposto alla striscia di Gaza non è un “assedio”, bensì un regime di severe sanzioni: un tipico strumento cui si fa ricorso a livello internazionale proprio nel tentativo di scongiurare l’uso delle armi (reso invece inevitabile dall’intransigenza di Hamas). Un giorno prima di lanciare la controffensiva, Israele aveva lasciato passare decine di camion di aiuti verso la striscia di Gaza. Nei giorni successivi, con le operazioni anti-Hamas in pieno corso, ha lasciato transitare decine di camion, più del numero normale. In altri termini, Israele lascia passare gli aiuti alla popolazione civile di Gaza perché non sta combattendo contro di essa, ma contro Hamas. È difficile citare un altro caso di un paese in guerra che abbia favorito in questa misura gli aiuti alla parte nemica, fino al punto di curare nei propri ospedali e a proprie spese pazienti inviati dal territorio nemico.

4) “Non bastava rinnovare la tregua?”
Quale tregua? Dal giugno scorso (inizio della tregua a Gaza, mediata dall’Egitto) i gruppi terroristi hanno sì diradato, ma non hanno mai veramente cessato i lanci, anche se al resto del mondo sembrava interessare poco. Ciò nonostante, Israele aveva più volte e chiaramente dichiarato, per voce dei suoi massimi rappresentanti, che era interessato e disposto a rinnovare la “tregua”. Al contrario, i leader di Hamas hanno dichiarato unilateralmente la fine della tregua, in anticipo sulla scadenza del 19 dicembre, mentre i loro lanci erano già ripresi con crescente intensità da più di un mese. Subito dopo aver interrotto la tregua, Hamas ha riportato i lanci sui civili israeliani al livello di decine al giorno. Si può discettare a lungo sui loro motivi, ma è certo che sono stati i terroristi di Hamas a infrangere la tregua. Ecco perché persino Egitto e Autorità Palestinese questa volta addossano chiaramente a Hamas la responsabilità dell’escalation.

5) “Ma Hamas era stata eletta democraticamente, dunque perché Israele non l’accetta?”
Hamas ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti palestinesi e la maggioranza assoluta dei seggi nel parlamento palestinese nelle elezioni del gennaio 2006. Ma, dopo falliti tentativi di tenere in vita un governo di unità nazionale, nel giugno 2007 ha imposto il proprio potere nella striscia di Gaza con un golpe brutale e sanguinoso, con tanto di raccapriccianti violenze e decimazioni sommarie dei rivali di Fatah.
In ogni caso Israele, sin dalla formazione del primo governo Hamas-Fatah, ha dichiarato che il punto non è la presenza di Hamas nel governo palestinese. Il punto è che il governo palestinese (quale? quello in Cisgiordania o quello a Gaza?) sottoscriva i tre principi fissati dalla comunità internazionale (rappresentata dal Quartetto Usa, Ue, Russia e Onu), e cioè: riconoscimento del diritto di Israele ad esistere, ripudio del terrorismo e della violenza a favore del negoziato, adesione agli accordi fra Israele e palestinesi già firmati negli anni scorsi.
Ad ogni modo, non si può dire che Israele non “riconosca” di fatto il potere di Hamas a Gaza, tant’è che è esattamente questo il motivo per cui attacca le strutture di Hamas “riconoscendo” che la striscia di Gaza è controllata da un’entità terrorista espressamente votata alla cancellazione di Israele. Israele non ha lanciato la controffensiva a Gaza perché Hamas è al potere, ma perché Hamas è un’organizzazione terroristica che da anni mira con tutti i mezzi a sua disposizione a colpire deliberatamente i civili israeliani, convinta com’è di poter in questo modo minare alle fondamenta la società e lo stato di Israele. Il fatto che il tuo nemico mortale vinca eventualmente delle elezioni passabilmente democratiche non ne fa un nemico meno, ma semmai più pericoloso.

6) “Israele spara sui civili”.
Parliamoci fuori dai denti. Cosa si intende dire: che uno degli eserciti più potenti del mondo bombarda la striscia di Gaza mobilitanto il meglio delle sue forze aeree per “fare strage di civili palestinesi” e tutto quello che riesce a fare, dopo una settimana e centinaia di bombe lanciate in una delle aree più densamente abitate del pianeta, è uccidere una cinquantina di non combattenti? A questo punto i casi sono due: o i piloti israeliani non mirano ai civili e anzi fanno di tutto per evitare il più possibile di colpirli, oppure i piloti israeliani sono i più imbecilli e incapaci del mondo. Noi tendiamo a optare per la prima spiegazione.

(Da: israele.net, YnetNews, 30.12.08)

Nella foto in alto: Indottrinamento antisemita negazionista sulla tv di Hamas (18.04.2008). Sullo sfondo, la mappa delle rivendicazioni territoriali di Hamas: Israele è cancellato

Vittime civili e diritto internazionale

La Carta di Hamas


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La macchina è partita
post pubblicato in diario, il 5 gennaio 2009

Sì, la macchina è partita. L'IDF ha iniziato le sue operazioni di terra.

E contemporaneamente si è messa in moto la solita squallida macchina delle manifestazioni contro Israele. Un rito che si ripete sempre uguale a se stesso: slogan carichi di odio, kefiah al collo, bandiere israeliane bruciate.

Mentre la centrale nucleare di Dimona ormai non è più così lontana per i razzi di Hamas, più potenti di quelli di un tempo. Oggi ci sono le forniture iraniane di prima qualità, altro che missili di Saddam Hussein!

Ma per le strade d'Europa sfila la solita parata macabra. Macabra come la reazione del mondo politico. Le solite stesse parole insensate di condanna a un paese che si difende da chi lo vorrebbe cancellare dalla faccia della terra.

Da ricordare nei libri di storia le dichiarazioni del premier ceco Mirek Topolanek che in un primo momento ha dato il suo pieno appoggio morale all'azione militare di Israele... ma poi, evidentemente bacchettato dai suoi omologhi UE più potenti, si è rimangiato tutto. Che vergogna!

Intanto moriva un soldato dell'IDF. Un ragazzo che per i nostri giornali e telegiornali non ha un volto né un nome.


Si chiamava Dvir Emanuelof e aveva 22 anni. Verrà sepolto al cimitero di Monte Herzl a Gerusalemme. Al suo funerale saranno in migliaia e migliaia a porgergli l'estremo saluto.

Ma all'Europa non importa: è troppo preoccupata a mantenere buoni rapporti coi produttori di petrolio. Ahmadinejad lo sa bene e invita gli sceicchi a chiudere i rubinetti, se l'UE non si allinea tutta contro Israele.

Un'Europa che non molto tempo fa ha conosciuto, attuato, lasciato attuare lo sterminio di ebrei sul suo suolo, oggi sostiene che bisogna trattare con un'organizzazione detta Hamas che sostiene le stesse ragioni di Hitler: eliminazione totale degli ebrei, necessità di uno "spazio vitale".

Nessuno però parla dello "spazio vitale" che gli è stato lasciato dall'agosto 2005, con lo smantellamento di Gush Katif. "Spazio vitale" a tutt'oggi inutilizzato. A Gaza sostengono che non hanno soldi per realizzare nulla, che Israele non gli fornisce acqua ed energia elettrica a sufficienza ecc..

Sicché Israele, quel paese da cancellare dalla faccia della terra, dovrebbe non solo subire in silenzio missili quoitidiani sempre più numerosi e pericolosi, ma dovrebbe fornire anche acqua, energia e mezzi di sussistenza!?

E' quantomeno strano che gli sceicchi, gli stessi che sanno creare isole a forma di palma e piste da sci nei centri commerciali nel deserto, ai palestinesi non sappiano dare altro che armi!

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