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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

Treccine color miele
post pubblicato in diario, il 25 settembre 2012
Treccine color miele
di Fulvio Del Deo



Mi chiamo Ilaria, ho ventisei anni. Sono ancora viva. Riapro gli occhi in un letto sconosciuto. Ho la vista annebbiata e lo zigomo sinistro gonfio che mi ingombra la visuale. Fuori è una giornata stupenda, da starsene a mare fino a tardi. Dalla finestra vedo Capri all'orizzonte, ma non riesco a provare nessuna emozione. Più che il dolore al corpo fa male il vuoto che ho dentro. Un vuoto fisico, carnale. Un'assenza incolmabile.

Riacquisto pian piano coscienza nonostante i farmaci continuino a ottundere i miei sensi, costringendomi in un limbo ovattato. Non ricordo quasi nulla delle botte, dei pugni, solo quel flash improvviso, quella luce accecante che mi ha fatto volare per un attimo su, fino in paradiso ad accompagnare la mia piccina... Il Signore la protegga.

Mi rigiro. Ho il fianco destro pieno di ferite, lividi, escoriazioni e chissà che altro. Vorrei uno specchio. Ma forse è meglio così. Richiudo gli occhi e cerco di capire, mi chiedo come ho fatto ad arrivare fin qui. Fino a questo punto di non-ritorno. Come ha fatto la mia vita a prendere questa piega assurda.

Mi riaddormento. Sogno Andrea, l'estate di tre anni fa. Ma nel sogno non va a finire come andò nella realtà, lui si trasforma in mia madre e così mi risveglio, con un senso di nausea, saranno le medicine... E ho una sete da morire.

L'estate di tre anni fa. Forse fu proprio allora che ebbe inizio il tutto. Era l'ultima sera di vacanze. Eravamo in tenda, nudi, un po' brilli. Ci accarezzavamo e ridevamo di mille sciocchezze. Ero felice. Totalmente serena e allegra. La vita mi sorrideva.

Ci baciavamo, quando Radomir da fuori: «Andrea, veri amici divide tutto. Noi qui ho sljivovica e noi solo in due!» Feci segno con l'indice sul naso, sperando capisse al volo la mia intenzione di fingere di dormire. Invece aprì subito la zip e lasciò entrare lui e la sua biondina tedesca, di cui ho rimosso il nome.

Bevemmo tutti dalla stessa bottiglia. Il bicchiere della staffa: domani ci si dice addio! Veri amici divide tutto. La biondina cominciò ad accarezzare Andrea e Radomir mi guardò con occhi da predatore. A quel punto ero ciucca al 100%, così lo lasciai fare. Intanto vedevo Andrea che scopava sotto i miei occhi con la tedesca. Poi quell'odore estraneo e acre di Radomir mi richiamò alla realtà. Altro che amore universale, qua mi sembrava di essere in un film porno! Mi lasciai fare di tutto, passivamente. A supplizio finito, mi addormentai.

Nel cuore dalle notte uscii a vomitare, mentre in tenda Andrea continuava a dormire indisturbato. Aspettai il chiarore del giorno in riva al mare. Avevo freddo. Mi sentivo sporca, violata. Avrei fatto una doccia bollente.

In viaggio rimasi in silenzio e misi lo stereo al massimo. Per Andrea era tutto ok, guidava portando il tempo sul volante. Finsi di dormire al suo fianco. E così feci sul traghetto e in macchina fino a Padova, dove lui si stava specializzando in psicoanalisi. Io cominciavo a non credere più in niente e in nessuno.

«Non ti fermi un po' per spezzare il viaggio?» «No, a Napoli ho un casino di cose in sospeso... avrei dovuto essere lì già da una settimana», mentii. Sul treno mi accorsi di odiare tutti. Passai tutto il tempo a guardare fuori dal finestrino.

Napoli mi fece tenerezza, nel suo sfacelo quotidiano. Piazza Garibaldi coi suoi emarginati e i suoi emigrati sfigati mi ricordò la proposta di Angela di lavorare nel volontariato, sfruttando la mia conoscenza -si fa per dire- delle lingue straniere.

Mia madre capì subito che era successo qualcosa: «Perché avete litigato?» «Non abbiamo litigato. Semplicemente non voglio più vederlo. Ma lui ancora non lo sa.» Glielo dissi per sms. E lui chiamò subito sul fisso. Sentii la voce melliflua di mia madre in cucina: lei lo adorava. Me lo passò: «Senti, prendila così: le storie finiscono perché qualcosa si esaurisce. Come una batteria non ricaricabile. Mi dispiace.»

Mi buttai a capofitto nel volontariato per cercare di credere di nuovo in qualcosa. C'erano dei ragazzoni neri, cuccioloni bisognosi di famiglia. E io ero lì per loro. Mi spezzavo letteralmente la schiena, dall'alba alla sera. E a casa continuavo a lavorare al computer fino a notte, tentando di risolvere i loro problemi.

"Peppino" si fa chiamare, è da tre anni che cerca di avere il ricongiungimento con la famiglia, ma lo schifo della burocrazia gli mette sempre il bastone fra le ruote. Intanto sua figlia cresce e fra poco dovrà andare a scuola. E lui vorrebbe farle frequentare la scuola qui in Italia, dove ha intenzione di vivere. E poi sua moglie! «Come fa un omo senza la moglie? lui è solo una metà di omo, uno sfigato! Guardo la fotografia e la bacio? Dici, tu faresti così per la vita?» E mi mostra la foto di una ragazza stupenda, con un sorriso bianchissimo fra due guance nerissime.

Io, Angela  e gli altri ci facciamo il culo per un mese per procurarci dei computer vecchi, funzionanti quel minimo per poter scrivere mail, per connettersi con skype, in modo che quei poveretti non spendano tutto in schede telefoniche. E sono tutti così riconoscenti da farmi commuovere fino alle lacrime. Sempre. Non mi abituerò mai alla riconoscenza. Li amo tutti. Sono così indifesi... Non immaginavo che dei giganti come loro potessero scatenare il mio istinto materno.

Poi in quello stesso contesto compare Samir... Fu allora che cominciai a cantare a squarciagola una vecchia canzone di Gianna Nannini. E fu proprio quel "sapor mediorientale" a travolgere la mia vita. Lui era completamente diverso dagli altri, dai cuccioloni neri e indifesi. Lui era determinato, aveva le idee chiare, parlava di politica, di diritti. Era un uomo. Vero, come non se ne vedono più da queste parti.

Aveva lo stesso nome di uno zio paterno che aveva perso un braccio durante la Prima Intifada: «Lui è stato la mia guida spirituale e io sono in debito verso di lui. Perciò continuerò la sua lotta, che è una lotta di diritti di tutti i diseredati del pianeta. Noi dobbiamo combattere contro lo strapotere dei ricchi che vogliono affamare l'umanità e rubare i diritti e la terra ai popoli! Tu per me sei come un angelo, una creatura celeste che porta soccorso, che fa il bene dove c'è chi ne ha bisogno. Tu sei il mio ideale di donna che dà forza all'uomo e coraggio per combattere.»

Vedevo il suo viso abbronzato, e lo sovrapponevo a quello pallido di Andrea. Ascoltavo la sua storia, quella della sua famiglia, della sue gente, narrate con quell'accento arabo che mi fa sempre squagliare... e mettevo a confronto quelle vite piene di ideali con il degrado di quella mia notte ubriaca in tenda.

Mio padre divenne grande amico di Samir. La domenica si mettevano a chiacchierare di politica in soggiorno, mentre io aiutavo mia madre a sbrigare la cucina. Poi portavo loro il caffè.

Quando seppe che ero incinta, ci sposammo. Fu allora che mi chiese di vestire alla maniera islamica. Io accettai di buon grado, perché era una cosa che mi faceva sentire di nuovo "pulita". Mi ero finalmente liberata di quel sudiciume tenace che non voleva scollarsi di dosso, da quelle notte in Croazia.

Peppino invece non fu affatto contento di vedermi velata «No, no! tu hai i capelli belli come il miele, non devi copprire. Allah ama i capelli delle donne come te. Tu non sei superba e non fai arma della tua bellezza. Non devi copprire! Mia moglie, quando tu riuscirai a far venire qui, ti farà le belle treccine piccole come ha la mia bambina. Guarda, ho stampate stamattina con internet la sua foto...»

Lo abbracciai e lo rassicurai che non sarebbe cambiato niente. A lui Samir non era mai piaciuto, lo avevo capito fin dal primo istante. Ma io amavo tutti e due, anche se in modo totalmente diverso. I due avevano una filosofia di vita troppo differente. Peppino diceva: «Si prega Allah. E chi fa il bene avrà da Allah ciò che ha pregato. Non si usa le armi per avere. Allah non vuole che tu uccidi le vite! Lui le ha date e solo lui le toglie. Le armi sono solo per difendere le vite, non per toglierle a persone innocenti!»

Anche a mia madre non era mai piaciuto Samir. Ma le mamme -si sa- rompono sempre! Almeno così credevo all'epoca.

E poi arriviamo a ieri, giovedì 2 agosto. Napoli, via Toledo ore 12 e 45 circa. Un caldo da morire. Io al quinto mese di gravidanza e tanta folla per la strada. Samir cammina accanto a me, leggermente più avanti, fiero. Non vedo l'ora di sedermi in funicolare per risalire al Vomero a casa dei miei. E sì, noi adesso abitiamo quaggiù. Non è il massimo come casa, ma col tempo miglioreremo... La mia piccina scalcia nella pancia? La sento muoversi. Mi gira la testa. Chiedo a Samir di rallentare un po'. Lui premuroso si preoccupa «Problemi?» «No no, ho caldo però. Molto caldo...» «Fa caldo», e continua a camminare.

A un certo punto mi sento proprio soffocare. Così mi scopro la testa, mi levo il foulard e prendo a farmi aria con la mano. Samir si volta rabbuiato «Rimetti subito!» Io lo guardo implorante «Si muore...» «Ti uccido io se non metti subito!!», ripete sottovoce con rabbia. Non lo reggo, non sopporto chi si preoccupa solo delle apparenze. Sbottono anche la camicia e faccio entrare un po' d'aria nella scollatura.

Ecco, è stato allora. Da quell'istante il mio mondo è cambiato: ho sentito un colpo fortissimo alla guancia sinistra. In vita mia, non avevo mai ricevuto un pugno. Sono caduta. Ora ricordo tutto. Lui mi ha presa a calci, ora ricordo. Poi c'è stata la luce, quando ho accompagnato Yazmin dal Signore. Che riposi in pace!

La porta si apre. Compare una donna bellissima, nerissima con la testa piena di treccine, insieme a un bimba ancor più bella di lei, anche lei con la testa piena di treccine. Poi fa capolino Peppino «Si può?»

La donna mi prende le mani e le bacia «Grazie signora, tu hai fatto tantissimo per la nostra vita e nostra felicità. Signore ti premierà. Tu oggi è così nel letto e questa è una brutta cosa, ma domani hai grande gioia e tanto amore, perché tu sai dare gioia e amore!

Peppino sorride «Le vedi come sono belle qui!? Tu hai lavorato molto e anche pregato per questo. E adesso eccole!»

Mi viene voglia di alzarmi subito dal letto per farmi fare i capelli a treccine. Non sarà la violenza di un criminale a farmi smettere di credere nella misericordia di Allah.
L'invenzione di un popolo inesistente
post pubblicato in diario, il 18 aprile 2012
A volte conviene inventare un popolo per bassi scopi.
Un po' come i leghisti inventarono il popolo padano.


Un giorno un tizio mi porta l'immagine di queste monete come prova dell'esistenza della Palestina nella Storia :



Io gli faccio presente che quella è la moneta britannica introdotta con l'invasione inglese della regione. E gli mostro le Lire Turche che erano in circolazione fino a poco tempo prima, quando gli sciacalli ancora non avevano fatto scempio dei resti dell'Impero Ottomano.



E gli spiego che su questa moneta, in numeri che lui non conosce ma che io conosco, c'è incisa la data del 1336 dell'Egira che equivale al 1918 dell'Era Volgare. Poi, per completare la lezioncina di storia, gli mostro la cartina della regione in questione che, prima dell'avvento dell'esercito di sua meastà britannica, si chiamava Suriye Elayeti, ossia provincia di Siria.





E gli spiego che la provincia di Siria era suddivisa in tre distretti:
  1. Damasco, con popolazione musulmana
  2. Beirut, con popolazione in parte cristiana, suddivisa nelle tre aree: a sud i copti, al centro i maroniti e al nord i greco-ortodossi
  3. sangiaccato di Gerusalemme, con popolazione prevalentemente ebraica.
Ed è stato più o meno così per diversi secoli. Di "Palestina" e di un sedicente "popolo palestinese" non c'è mai stata traccia. Poi gli ho mostrato una cartina di raffronto degli antichi confini con quelli degli stati attuali, molti dei quali fatti con la squadretta da Inglesi, Francesi, usurpatori sauditi ecc..



Oggi l'Italiano Medio si commuove pronunciando la parola "Palestina", perché crede sia il nome della Terra di Gesù. Ne è convinto: un po' perché a scuola ha studiato svogliatamente la storia, un po' perché i libri di testo spesso fanno schifo.

Così accade che l'Italiano Medio ignori che il nome "Palestina" fu imposto a quella terra solo nell'anno 70, come dispregiativo (Palestina=terra dei Filistei, popolo già a quel tempo esitinto da secoli), insieme al nome di "Aelia Capitolina" per Gerusalemme. Nomi imposti con odio contro quegli ebrei che proprio non volevano arrendersi alla potenza di Roma.

Solo allora fu inventata la "Palestina": e fu un nome in uso solo fra i Romani, per designare quell'area formata dalle province che loro stessi fino ad allora avevano sempre chiamato "Iudea", "Samaria", "Galilaea".

"Palestina", quella che poi per molti secoli è stato il sangiaccato di Gerusalemme, regione a maggioranza ebraica della "Suriye eyaleti ", la provincia di Siria dell'Impero Ottomano, in cui ebrei e cristiani erano considerati come galline dalle uova d'oro, perché erano gli unici obbligati a pagare le tasse (dhimmi), mentre i musulmani ne erano esentati, tranne quelli benestanti che versavano lo zakat destinato ai loro correligionari indigenti.

"Palestina" è un nome che ritorna in uso soltanto dal 1920 al 1948 con il "Mandato Britannico".


L'unica bandiera di un qualcosa chiamato "Palestina" è quella del Mandato Britannico.
La bandiera in uso attualmente dall'Autorità Palestinese non è altro che la bandiera
della Giordania, cui è stata omessa la stella hashemita.


"Palestina", terra che gli Ebrei hanno sempre chiamato "Israele", così come i Greci hanno sempre chiamato "Hellas" la loro terra, quella regione del Mediterraneo che per noi è "Grecia" e per i Turchi era, ed è tutt'oggi, "Yunanistan".

Il 14 maggio del 1948, con la nascita dello Stato d'Israele il nome "Palestina" muore di nuovo. Muore, ma poi risorge il 17 luglio 1968 con la "Risoluzione del Consiglio Nazionale Palestinese", che recita:

«La Palestina è la patria del popolo arabo palestinese; è parte indivisibile della nazione araba, di cui il popolo palestinese è parte integrante. La Palestina, entro i limiti che aveva ai tempi del Mandato Britannico (ossia gli attuali Israele + Giordania + Territori dell'Autonomia Palestinese + Gaza, n.d.r), è un'indivisibile unità territoriale.» (fonte: http://www.pbmstoria.it/unita/duepopoli/Doc/carta_olp.htm)
Insomma, la "Palestina" rinasce, allo scopo di eliminare Israele, lo stato degli Ebrei. Ma agli occhi dell'Italiano Medio la sua rinascita appare come una lotta di poveri contro ricchi, invertendo, per chissà quale mistero, il ruolo dei due attori. Non sono ricchi i latifondisti arabi, NO. Sono ricchi gli ebrei, anche quelli più sventurati!

E' ricca la gente che arriva su carrette del mare per ricongiungersi ai propri connazionali, sfuggendo a un'Europa che li ha perseguitati per secoli, tenuti ai margini, messi al rogo, infornati ad Auschwitz.

E' ricca la gente che, dopo millenni trascorsi nei paesi del Nord Africa, è costretta a lasciare da un giorno all'altro tutto, per sfuggire all'odio fomentato dalla propaganda.

E' ricca la gente vestita alla men peggio che, senza casa e senza nulla, fonda comunità basate su principi socialisti e prende la zappa in mano per dissodare terra rimasta incolta per secoli in mano a latifondisti egiziani o siriani, riscattata a peso d'oro, pagandola a quegli stessi padroni che con quei soldi pensavano alle armi da comprare per riprendersi tutto.

E' ricca quella gente. Ed è davvero molto ricca: ricca di fame, ricca di miseria, ma soprattutto ricca di speranza, ricca di inventiva, ricca di spiritualità, ricca di senso pratico, ricca della propria cultura pluri-millenaria e di tutte le culture con cui si è confrontata...

Mentre è povera la "Palestina". E lo è soprattutto nell'immaginario dell'Italiano Medio: è come una sorta di Sierra Maestra mediorientale, in cui il prode Arafat, presentato come un Guevara, combatte contro l'arroganza degli israeliani, ricchi e prepotenti, paragonabili agli yankee e perfino ai boeri razzisti del Sud Africa!

La "Palestina" di Arafat l'egiziano, il pupillo di Muhammad Amin al-Husayni, alleato di Hitler e fondatore della Legione Araba, quell'esercito di criminali che marciavano al passo dell'oca sulla terra degli Ebrei e che intendeva attuare la Soluzione Finale anche lì!

"Palestina". Una lotta di liberazione per l'Italiano Medio.  In realtà, uno sporco gioco degli Inglesi prima, dei Russi e degli Americani poi, come ci raccontano David Horowitz e Guy Millière in Comment le peuple palestinien fut inventé, libro non ancora tradotto in Italiano e di cui vi opropongo alcuni passi.

Speriamo di vederlo nelle nostre librerie al più presto.



(dal libro: Comment le peuple palestinien fut inventé, di David Horowitz, Guy Millière)

(....) Fu, nota Ion Mihai Pacepa, ex-capo della Securitate rumena, nel suo libro "The Kremlin Legacy", in un giorno del 1964, « fummo convocati a una riunione congiunta del KGB a Mosca ». Il soggetto della riunione era di estrema importanza: « si trattava di ridefinire la lotta contro Israele, considerato un alleato dell'Occidente nel quadro della guerra fredda che conducevamo». La guerra araba per la distruzione di Israele non era suscettibile di attirare molti sostegni nei « movimenti per la pace », satelliti de l’Unione Sovietica. Dovevamo ridefinirla. Era l'epoca delle lotte di liberazione nazionali. Fu deciso che sarebbe stata una lotta di liberazione nazionale: quella del "POPOLO PALESTINESE". L'organizzazione si sarebbe chiamata OLP: Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Alla riunione parteciparono membri dei servizi siriani e egiziani. I Siriani proposero il loro uomo, come futuro leader del movimento : Ahmed Shukairy, e fu accettato. Gli Egiziani avevano il loro candidato : Yasser Arafat. Quando fu chiaro che Shukairy non sarebbe stato all'altezza della situazione, fu deciso di rimpiazzarlo con Arafat, e, spiega Pacepa, costui fu "fabbricato": abbigliamento da Che Guevara medio-orientale, barba di tre giorni da avventuriero. «Dovevamo sedurre i nostri militanti e i nostri contatti in Europa».


Yasser Arafat nel 1964

Quaranta e passa anni dopo, l'opera di seduzione sembra aver avuto un netto successo. Non solo la « lotta di liberazione nazionale del popolo palestinese » appare giusta e legittima, ma nessuno mette più in discussione l'esistenza del "popolo palestinese". nessuno osa dire che questo popolo fu inventato a fini di propaganda: nessuno sembra voler ricordarsene. Nessuno sembra volersi ricordare che la creazione del "popolo palestinese" fu un utile strumento della lotta dell'Unione Sovietica contro l'Occidente, durante la Guerra fredda.
E infatti: la lotta di liberazione nazionale inventata dal KGB ha fatto la sua strada: ci sono stati gli accordi di Oslo e la creazione dell'autorità palestinese in Giudea Samaria, c'è stata l'emergenza di Hamas poi, dopo la caduta dell'URSS, l'inserimento di una dimensione islamista nel conflitto. C'è stato, soprattutto, con Oslo, il riconoscimento da parte del governo israeliano dell'invenzione del KGB, il "popolo palestinese", invenzione che è sfociata nell'idea dei "territori palestinesi" "occupati" da Israele.
Noi siamo oggi in uno dei momenti nei quali la parte islamista che tiene Gaza e la parte derivata dall'OLP che tiene Ramallah, cercano di ottenere un riconoscimento internazionale all'ONU, avendolo già ottenuto all'Unesco, con il sostegno di paesi come la Francia. (....)

Testo francese a questa pagina: http://levysimon.over-blog.com/article-le-kgb-et-le-peuple-palestinien-92509611.html

Per approfondimenti: Ion Mihai Pacepa, The Kremlin Legacy, 1993. (mai tradotto in italiano)
http://www.amicidisraele.org/2012/04/il-kgb-e-la-nascita-del-popolo-palestinese/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-kgb-e-la-nascita-del-popolo-palestinese
Il vero volto dei "pacifisti" della Flotilla
post pubblicato in diario, il 2 luglio 2011
Organizzatore della Flotillia e uomo d'affari, il palestinese-libanese Yasser Qashlaq sulla TV degli Hezbollah Al-Manar:
«Noi dovremmo buttare quegli ebrei, quei pezzi
d'immondizia umana, nei loro veri paesi»




Di seguito sono riportati alcuni estratti da un'intervista con Yasser Qashlaq, giornalista libanese-palestinese e capo del Movimento Free Palestine. L'intervista in onda su Hezbollah Al-Manar TV il 17 maggio 2011.

Secondo il settimanale egiziano Al-Ahram del 17-23 giugno 2011, Qashlaq è "il principale donatore per la spedizione Freedom Flotilla 2".

Yasser Qashlaq: "Il luogo naturale per [Ehud] Barak è la Polonia, e il luogo naturale per quell'idiota di Netanyahu è Mosca, mentre il luogo naturale per me è Safed [...]

"Vorrei dire a Ben-Gurion: Tu ragazzino, domani, mio figlio piccolo calpesterà la tua tomba Lui deporterà i tuoi resti al tuo paese vero in Europa, e noi ritorneremo [...]..

"Come ha detto l'Imam Khomeini, a suo tempo, se ognuno di noi si mettesse a sputare, affogherebbero tutti e cinque milioni di loro. Il numero di ebrei -di quei rifiuti umani- nella mia terra equivale a un terzo della popolazione del quartiere di Nasr City al Cairo. [...]

"Netanyahu, che dice che il diritto al ritorno deve essere risolto al di fuori di Israele; invece dovrebbe pensare a risolvere il suo problema, con il ritorno in patria a Mosca. Si tratta di pezzi d'immondizia umana. Anche Balfour, quando andò via dando la mia terra agli ebrei, disse che lo stava facendo per sbarazzarsi di loro. Così ci hanno portato quei pezzi di merda, e noi li dovremmo rigettare nei loro paesi. " [...]

Qashlaq nell' intervista del giugno 2010: "Spero che le nostre navi trasportino quella feccia dell'immondizia europea nei suoi paesi d'origine, via da Israele."

Quelli che seguono sono estratti da un'intervista del 18 Giugno 2010 a Yasser Qashlaq, in onda su Al-Manar TV:

Yasser Qashlaq: "Ogni volta che la banda criminale di pirati israeliani sequestra una nave, divento più ottimista, che presto verrà il giorno in cui queste navi porteranno via questa feccia di spazzatura europea nei suoi paesi.

"Lasciate che Gilad Shalit ritorni a Parigi. Lasciate che questi assassini ritornino in Polonia. Una volta che saranno ritornati là, daremo loro la caccia fino alla fine del mondo, e li perseguiremo per i loro massacri, da Deir Yassin a oggi." [...]

"Vorrei dire qualcosa al popolo israeliano".

Intervistatore: "Ai coloni?".

Yasser Qashlaq: "Sì, a quella banda di assassini criminali. Abbordate la nave che vi abbiamo mandato, e ritornate ai vostri Paesi. Non lasciatevi ingannare dai leader arabi moderati. Voi non sarete mai in grado di fare la pace con noi. I nostri figli ritorneranno [in Palestina]. Non c'è alcuna ragione per la coesistenza, anche se alcuni dei nostri leader o dei nostri regimi firmano [la pace] con voi. Noi non la firmeremo mai. Non lasciatevi ingannare da questi regimi, ritornate ai vostri Paesi.. "

Per visualizzare questa clip su MEMRI TV, visita http://www.memritv.org/clip/en/2522.htm.


(fonte: http://www.memri.org/report/en/0/0/0/0/0/0/5310.htm - traduzione MomoVedim)
«Eh, i bei tempi in cui eravamo liberi di massacrare gli Ebrei!»
post pubblicato in diario, il 16 maggio 2011
13 maggio 2011, la televisione palestinese intervista un'arzilla nonnina di 92 anni che manifesta nel giorno della NAKBA, il 63° anniversario della nascita di quello Stato d'Israele che le ha tolto la libertà di massacrare gli Ebrei, cosa che invece si faceva liberamente ai bei tempi di suo padre, di cui è oggi è ancora molto orgogliosa, poiché partecipò alla strage degli Ebrei di Herbon nel 1929, portando a casa anche qualche bel trofeo.

Un esempio da seguire, insomma, valori fondamentali che i media palestinesi inculcano nelle giovani generazioni, così avviene nella stessa scuola, dove fina dall'asilo nido si insegna a odiare gli Ebrei, a non dar loro pace finché non verrà spazzato via dalla faccia della terra l'ultimo di loro.



Ecco il servizio sottotitolato in Inglese: http://www.memritv.org/clip/en/2929.htm

Per chi non ha dimestichezza con l'Inglese, qui c'è il testo che ho tradotto in Italiano:

Intervistatore: Prego, può dirci chi è lei?

Sara Jaber
: Io sono di Hebron. Appartengo alla famiglia Jaber.

Intervistatore: Qual è il suo nome?

Sara Jaber: Jaber Awwadh Muhammad Sara '.

Intervistatore: Quanti anni ha?

Sara Jaber:  92 anni.

Intervistatore: Così le ricorda il 15 Maggio 1948, il giorno della Nakba?

Sara Jaber: Perché non dovrei ricordarlo? Che Allah ci sostenga! Spero che dimenticheremo quei giorni. Se Dio vuole, seppellirete [Israele], e massacrerete gli ebrei con le vostre mani. Se Dio vuole, li massacrerete come noi li massacrammo a Hebron.

Intervistatore
: Che cosa significa questo giorno per Lei? Ha vissuto 63 anni da quando è avvenuta la Nakba. Lei ha vissuto tutta la Nakba ...

Sara Jaber: 92 anni. Ne ho 92. Ho vissuto l'epoca degli Inglesi, e ho vissuto il massacro degli ebrei a Hebron. Noi, gente di Hebron, massacrammo gli ebrei. Mio padre li massacrò, e riportò alcune cose ...

Intervistatore
: Grazie mille.

«Non siamo mai stati Palestinesi»
post pubblicato in archivio, il 9 ottobre 2010
Interessantissima lettera di un Arabo, cittadino israeliano.

(pubblicata qui in Inglese, Ebraico e Arabo; ripresa anche nel Blog di Barbara e in Una via per Oriana)

Sono un arabo mussulmano, cittadino israeliano.
Non ne posso più di quella bugia chiamata “il popolo palestinese” ed è giunto il momento per un arabo, di esprimersi apertamente.
Noi arabi che viviamo in Israele siamo semplicemente arabi.
Non siamo mai stati palestinesi, perchè non c'è mai stata una cosa chiamata “popolo palestinese”.
La maggioranza degli arabi israeliani sono nati nello stato di Israele. I nostri avi sono giunti qui da vari stati arabi negli ultimi 120 anni, cercando lavoro e sostentamento offerti dagli ebrei o dagli inglesi in quei 30 anni in cui hanno governato la regione.
È vero che un numero insignificante di arabi hanno vissuto qui anche prima, sotto il dominio turco-ottomano durato 400 anni.
Questi sono morti e i loro figli continuano ad essere semplicemente arabi come me.
L'invenzione del popolo palestinese ed in seguito la richiesta di uno stato autonomo palestinese, costituisce per me un incubo.
Non voglio vivere in nessuno stato arabo, nemmeno in “ Palestina”.
Un ulteriore stato arabo sarà come qualsiasi altro stato arabo, che qualsiasi arabo israeliano sano di mente deve temere e a cui deve opporsi.
Fra tutti gli stati arabi non ce n’è nemmeno 1 democratico.


NIENTE LOTTA NIENTE DISCRIMINAZIONE

Io arabo mussulmano israeliano voglio vivere nello stato di Israele, nella patria democratica del popolo ebraico che è anche la mia patria, come ebrei/arabi/cinesi/ vivono fuori dalla loro patria ed accettano le leggi, le usanze e la cultura che li ospita.
Io pretendo pari diritti civili tra me e qualsiasi ebreo, ma anche pari doveri. Voglio una divisione corretta delle risorse per tutte le etnie della cittadinanza. Lo stato degli arabi in Israele non è tanto meglio di quello dei nuovi immigranti etiopici, ma tutti e 2 sanno che uno stato arabo qualsiasi è molto peggio.
La lotta degli arabi contro gli ebrei ci distingue dalla società israeliana ed obbliga gli ebrei a discriminarci.
Senza questa lotta non ci sarà discriminazione. È così semplice!
Io non sono solo, ci sono molti arabi in Israele che la pensano come me nel loro privato e qualche volta lo esprimono sottovoce.
Non è di moda parlare e scrivere in termini occidentali che abbiamo imparato dalla società israeliana, che ci ha insegnato anche alcune lezioni di vita.
Abbiamo capito che la sacralità della morte porta solo alla morte e che il diritto di vivere è un valore che supera tutti gli altri.
Io sono un arabo mussulmano laico che vive in mezzo a ebrei laici e basterebbe togliere dal nostro vocabolario quella sciocchezza che si chiama “ palestina” per non avere nessuna distinzione tra di noi.


VUOI UNO STATO ARABO? VATTENE DA ISRAELE!

Dobbiamo ammettere: gli ebrei vogliono vivere in pace con gli arabi loro concittadini. Siamo noi e specialmente i “nostri” leader arabi a perpetuare l'ostilità per evitare la convivenza.
Ci sono state delle guerre e questa è la realtà, il piccolo stato di Israele può e deve essere uno stato modello e non mi importa che venga chiamato “la patria del popolo ebraico”.
Io voglio vivere qui.
Un arabo che pensa di dover vivere in uno stato arabo se lo può scegliere. Ci sono tanti stati arabi. Io no! Anche se questo stato sarà diviso e sarà istituito uno stato palestinese, non rinuncerò alla possibilità di vivere nello stato democratico di Israele.
Io amo questo stato e rispetto gli ebrei che l'hanno costruito sulle rovine di una regione desertica, abbandonata e trascurata.
“Uno stato palestinese” sarebbe uno stato terribile. Non potrà essere uno stato democratico. Già oggi si vede il fiorire della corruzione dei leader palestinesi ancor prima che lo stato sia costituito.
Chi potrà giudicarli e punirli? Come invece succede in Israele, basta leggere i giornali israeliani.

Mustafa Bin Ali Khamdan Haj Akhmed


Starò sempre dalla parte di Israele
post pubblicato in diario, il 1 giugno 2010
Dall'Eurabia ci salveranno le donne
post pubblicato in diario, il 29 aprile 2010
Come è ormai evidente, l'Europa perde giorno dopo giorno pezzi della sua identità e sembra aver rinunciato del tutto alla sua dignità. Non essendo in grado di trasmettere ai propri figli dei valori etici che siano coerenti con la realtà in continua evoluzione, nella maggior parte dei casi si arrocca su posizioni anacronistiche o finisce per arrendersi supinamente.

Da ciò, scaturiscono reazioni totalmente irrazionali e contraddittorie. Da un lato c'è un'Europa conservatrice che dice di voler preservare le sue  "tradizioni", accanendosi però su  problematiche di facciata, impuntandosi su crocifissi da esporre o altre sciocchezze; dall'altro lato c'è un'Europa che assorbe di tutto, acriticamente e apaticamente come lasciandosi morire e che confonde fra i vari diritti umani perfino il "diritto alla burqa"!

In questo contesto, accade che alcune comunità di immigrati continuino dopo 3-4 generazioni a non sentirsi integrate, se non all'apparenza. Questo succede anche fra ragazzi di buona famiglia,. Anzi è proprio lì che nasce molto spesso l'insofferenza verso il paese "ospitante", che continua a essere percepito come terra straniera e ostile.

Questo fenomeno avviene maggiormente fra le comunità di immigrati islamici che hanno tendenza a chiudersi nel loro mondo per non dover rinunciare a dei "costumi religiosi" che in Occidente fino a ieri erano considerati intollerabili.

Per fortuna esistono delle eccezioni come V.

V. è una diciassettenne mussulmana italo-tunisina (di cui riporto in basso i bellissimi occhi verdi) la quale, appena inaugurata la sua pagina facebook, si è vista contattare da M., un bel diciottenne "dagli occhi sognanti", di buona famiglia e con ottimi voti a scuola, autodefinitosi "palestinese".

V., dimostrando grande maestria nel difendersi dalle advances maschiliste, ha sottoposto M. a una serie di domande da KO. E' evidente  quanto il contributo delle donne rappresenti l'unica speranza di cui dispone l'umanità per liberarsi dalla schiavitù imposta da religioni e costumi. V. sostiene che i diritti delle donne vanno di pari passo col diritto di Israele a esistere e difendersi.

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Riporto qui in basso la traduzione dall'Inglese dello scambio di mail fra i due ragazzi. Un caso da manuale che si commenta da solo.

Quanto segue viene pubblicato col pieno consenso dei genitori di V., i quali hanno autorizzato la pubblicazione del seguente materiale a patto del rispetto assoluto dell'anonimato della loro figlia. Inoltre, sempre per ragioni di sicurezza, l'account Facebook di V. è stato rimosso.
  




M - Dove vivi?

V - In Italia e tu?

M - in Svezia :D     sei proprio bella ?

V - Grazie. Mi dispiace non poter dire altrettanto di te, perché non hai pubblicato nessuna foto in cui possa vedere la tua faccia! Ma sono sicura che sei ragazzo carino. Quanti anni hai? E di dove sei... il tuo non è affatto un nome svedese :)

M - grazie ...vengo dalla Palestina e ho 18 anni . E tu sembri una principessa

V - Oh che carino, grazie! Da quale città della Palestina vieni?

M - hehe....Sono di akka

V - Akka?.... Forse intendi dire Akko? (scirtto in Arabo nell'originale) Ma non è in Israele?

M - Sì ma è Palestina. e loro se la sono presa da noi

V - Caro M., l'ho trovata sull'enciclopedia e c'è scritto Israele, non Palestina. Adesso non so quando Akko è stata Palestina, forse mai, perché in nessun libro di storia ho mai trovato lo Stato di Palestina prima dello Stato Palestinese dell'ANP. Io penso che se adesso Akko è Israele e noi diciamo "è Palestina" noi possiamo solo apparire ignoranti, non credi? Come se dicessimo "Napoli è Magna Graecia".
Amichevolmente ;-)

M - ma si chiamava Akka molto tempo fa, prima che gli Israeliani prendessero il paese .. stai con gli israeliani? Intendo dire stai con la Palestina o con Israele?

V - E Napoli si chiamava Parthenopis molto tempo fa... sto con la Palestina o con Israele? Che domanda vuota! Che cosa cambia? Adesso tu sei Israeliano, il tuo passaporto è israeliano, no? Ascolta, mia madre si chiama Amira C. (cognome arabo) e io ho i suoi stessi occhi verdi. Mio padre è di Ancona e si è convertito all'Islam per sopsare mia madre. Ok? Ora io sono fiera di essere Italiana e mussulmana allo stesso tempo. Perché non sei anche tu fiero di essere allo stesso tempo Arabo mussulmano e Israeliano???

M - Non posso stare con gli Israeliani, dopo che hanno ucciso tanto a Gaza .. e loro hanno ammazzato quasi tutti gli Arabi in Palestina. pensi che potremmo essere amici? Mai! non possiamo essere amici dei nostri nemici. (Il caso non solo per me stesso, ma per tutti gli Arabi, non possiamo essere amici) ed è lo stesso per gli Israeliani, loro non vogliono essere nostri amici e vogliono solo ucciderci

V - Il tuo modo di ragionare è dannoso anche per te stesso. Ascolta: i cristiani e i mussulmani sono stati in guerra per secoli. I cristiani fecero le crociate contro i mussulmani... Ora, chiedimi: stai con i cristiani o con i mussulmani?
Non è una domanda stupida? Mio padre è nato cristiano e (penso) lo sia ancora nel suo cuore. Ma lui non da molta importanza alle questioni religiose... come invece ha fatto mio nonno (materno). Così lui ha preferito convertirsi all'Islam. E ha fatto la cosa giusta.
Cosa pensi, che mia madre e mio padre dovrebbero odiarsi perché i cristiani uccisero i mussulmani e i mussulmani uccisero i cristiani?
Basta! Fermiamo le uccisioni! Fermiamo l'odio!!
Ho vergogna di essere mussulmana quando sento che c'è gente che ammazza in nome di Allah!! Allah li maledica!! Allah maledice chiunque fa il male. Anche chi dice che combatte per dei giusti ideali. Non c'è nessun "giusto ideale" che chiede di uccidere la gente.
Ok? Questo è il mio punto di vista mussulmano.
Adesso chiacchieriamo di cose più serie!
Quanti anni hai?
Studi o lavori?
Com'è la vita ad Akko?
Ho visto le foto di Akko su internet, e sembra meravigliosa! Io amo le città di mare come la mia. Ma Napoli è diventata troppo caotica! E io penso che Akko è della misura giusta! Poi di fronte ad Akko c'è Haifa che è anche un'altra città meravigliosa.
Dimmi della tua vita nel tuo paese (chiamalo come preferisci, Palestina o Israele...)
Ok, qui in Magna Graecia, la vita sta diventando difficile perché Berlusconi sta legalizzando la mafia, la camorra ecc.. Berlusconi è un criminale, ma la gente ignorante fa sempre il tifo per lui, come facevano i Tedeschi con Hitler!
Conosci Souad Massi? Io la adoro. Ascolta questa canzone:
http://www.youtube.com/watch?v=_Oekfi7ExXY
La dedico a te.

M - Non odio i cristiani se non vengono vicino a noi con qualcosa di sbagliato, loro hanno la loro religione e noi abbiamo la nostra. Ma gli Israeliani non vogliono finire la guerra finché non hanno tutti il paese. Quando un Mussulmano ammazza qualcuno, lo fa per la sua terra
Non sono mai stato in Palestina da quando gli Israeliani sono lì. Vivo in Svezia e ho 18 anni. Quanti anni hai? Sei sposata?

V- Ho la tua stessa età (in Arabo nell'originale).
Conoscevi già Souad Massi?
Hai ascoltato la sua canzone? Ti è piaciuta?

M - no non l'ho ascoltata, non so chi è

V - Devi ascoltare Souad Massi!!! Come fai a dire di essere Arabo se non conosci Souad Massi? Come fai a vivere se non conosci Souad Massi? Che genere di musica ascolti?

M - haha di solito non lo ascolto, ma ascolto le canzoni arabe (canzoni d'amore)... Quanti anni hai?

V - Te l'ho già detto! Ho la tua stessa età (in Arabo nell'originale)
Caro dolce amico svedese dai bellissimi occhi sognanti da bambino.
Ora sono sicura che tu non sei in grado di leggere l'Arabo, perché ti ho scritto in Arabo che ho la tua stessa età, ma tu non mi hai capito... Bene Mohammed, entrambi abbiamo 18 anni, ma forse io potrei essere tua madre. Ascolta: essere Arabi significa parlare Arabo, sognare Arabo, mangiare Arabo ecc.. Mia madre mi ha insegnato queste cose, così come mio padre mi ha insegnato a essere Italiana e perfino Napoletana. Essere Arabi non vuol dire odiare gli Israeliani. Cerca di essere felice, mio giovane amico! Io credo che gli Israeliani siano nostri fratelli. Il Santo Corano dice che noi siamo un grande popolo e che gli Ebrei sono un piccolo popolo nostro fratello, il quale ha la sua terra attorno a Gerusalemme, e loro saranno sotto la nostra protezione e sotto la protezione di Allah.
Ricorda: la pace ci sarà solo quando il nostro amore per la vita e per i nostri bambini sarà più forte del nostro odio.
E adesso, abbi buoni pensieri, bel tempo, begli amori!
E' un bene non dimenticarsi delle proprie origini, ma adesso è importante vivere nella propria realtà.
Un abbraccio fraterno.

M - So leggere l'Arabo molto bene, ma non capivo cosa intendevi... non voglio più discutere di Israeliani.. ma non posso considerarli come miei familiari (in Svedese nell'originale)
hai altre tue foto?

(A questo punto V. inserisce in bacheca altre sue foto, di cui un paio in bikini)

M - oh mio dio...sei mooooooltoo moooooloto seeeexyyyyyyyyyy......  i tuoi occhi sono da tigre

V - Mia madre dice che io sono una tigre e mia sorella una pantera nera!

M - hehe spero di incontrarti un giorno

V - Così, dove pensi che debbano andare a vivere gli Israeliani? Solo a Tel Aviv? O nemmeno a Tel Aviv? I dico: tutta la Palestina agli Ebrei... il resto del mondo ai Mussulmani! Che ne pensi?

M - perché dovebbero stare in Palestina, è nostra. merda là dentro adesso parliamo d'altro. hai MSN?

V - Peché dici che la Palestina è tua? Non l'hai mai vista!! E dove dovrebbero andare gli ebrei secondo te???

M - sì .. grazie a loro, io non ho potuto vedere il Paese non mi interessa dove loro devono andare, loro non si curano di noi. perché io dovrei curarmi di loro?

V - Spero tu stia scherzando, altrimenti sei uno stupido! In che modo credi si possa fare la pace? Molto spesso i fratelli litigano. E i litigi fra fratelli sono i peggiori. Ma è essenziale trovare la pace, per il bene di entrambi i fratelli. Ho visto il video di Hamas sul soldato rapito Gilad Shalit. Quel cartone animato è orribile! Cosa pensi di Hamas? Io credo che loro siano solo dei terroristi assassini. Quando noi Arabi andiamo in giro per il mondo, siamo spesso additati come criminali. Per colpa di Hamas, Hezbollah e di Al Qaeda. Non credi?
Piccolo monello svedese!
Cosa pensi dell'uguaglianza di diritti fra uomini e donne? E del matrimonio islamico? Cosa pensi della poligamia?
Io sono contro la poligamia. La poligamia è un retaggio del passato remoto. I soli paesi mussulmani civili sono quelli in cui la poligamia è vietata: la Tunisia (infatti è la mia seconda casa) e la Turchia.

M - perché sei sempre contro di me? Mi piace Hamas, perché dici che Hamas è assassina? Gli Israeliani fanno molto peggio di loro. possiamo parlare di qualcos'altro?

V - Ok, ma puoi ripondermi prima: cosa pensi dell'uguaglianza di diritti fra uomini e donne? E del matrimonio islamico? Cosa pensi della poligamia? Se non mi rispondi io non posso sapere come mi consideri. Potrebbe essere che mi consideri una puttana.

M - Non ho capito esattamente cosa intendi, ma ti dico una cosa! La Palestina è per i Palestinesi e basta. e tu sei una brava ragazza te lo prometto. e ora .. ti prego, parliamo di qualcos'altro ok  ?

V - Perché non mi rispondi: cosa pensi dell'uguaglianza di diritti fra uomini e donne? E del matrimonio islamico? Cosa pensi della poligamia?

M - entrambi, uomini e donne hanno diritti

V - Non sono una stupida, caro ragazzo! Questa non è una risposta! Io non posso immaginare di stare con un uomo che crede che le donne debbano obbedire agli uomini, con un uomo che crede di avere il diritto di sposare più donne! Questa è una questione chiave, e tu non puoi lasciarmi senza una risposta!     
"KATIUSHA SU MAALOT, KASSAM SU SDEROT"
post pubblicato in diario, il 2 gennaio 2010
Un articolo di Deborah Fait.
Condivido al 100% e pubblico.

Mubarak ha mandato la polizia a menarli di santa ragione, anche due italiani sono stati colpiti di striscio e io mi sono sentita bene, molto bene.

Sto parlando dei pacifisti che si sono trovati in Egitto per entrare a Gaza a dare il loro sostegno a Hamas.
Sto parlando di  Viva Palestina, Ebrei contro l'occupazione, ISM e altre organizzazioni di delinquenti, di quella gente che brucia bandiere,  di quei bacherozzi che urlano  "lo stato di Israele deve essere distrutto", parlo di quelle ong finanziate dall'Europa per dare addosso a Israele e difendere i terroristi, parlo di organizzazioni di cui fanno parte le persone peggiori, quelle che odiano, quelle colla bava alla bocca per la rabbia che Israele esista ancora.
In Egitto , tentando inutilmente di entrare a Gaza, c'erano anche degli ebrei, i peggiori, quelli che odiano se stessi e il popolo da cui provengono, quelli che odiano Israele.
Parlo dei Neturei Karta, gli ebrei che il rabbinato  di Israele non riconosce  come facenti parte del popolo ebraico, ebrei che ammirano Ahmadinejad perche' minaccia di distruggere Israele, ebrei che adoravano Arafat e Saddam Hussein.
Parlo anche di quella ottantacinquenne sopravvissuta alla Shoa' che partecipa allo sciopero della fame perche' le autorita' egiziane li lascino entrare  a Gaza.
Non ne scrivo il nome perche' non lo merita.
Merita solo oblio e vergogna.
Chi puo' essere questa vecchia ebrea che ha provato  l'odio su di se'  e che adesso odia il proprio popolo? E' una comunista dicono  e allora  mi chiedo, basta essere comunisti per avere il cervello diffettoso?
Mi chiedo cosa porti questa vecchia a usare le ultime forze che le restano prima di morire per andare contro l'unico paese che, se  fosse esistito all'epoca della 2 Guerra Mondiale, avrebbe salvato lei dai lager e la sua famiglia dalla morte.
Che tipo di veleno ha questa gente nel cuore?
Perche' odiano tanto il paese degli ebrei, loro che sono ebrei?
Mi piacerebbe guardarla negli occhi a questa vecchia e dirle tutto quello che penso delle persone disgustose come lei.
Mubarak li ha fatti bastonare di santa ragione.
Benissimo, bravo Mubarak.
Israele invece, nella sua immensa democrazia,  ha permesso che arabi israeliani e ebrei israeliani di sinistra, quindi malati di odio,   andassero al confine di Erez, guidati dai deputati arabi della Knesset, quelli che noi  israeliani paghiamo profumatamente, per manifestare il loro amore per i colleghi bloccati in Egitto e per hamas e il terrorismo.
Lo sapete cosa gridavano questi bastardi?
Lo sapete cosa gridavano stando dentro Israele?
Proprio il giorno dopo che hamas aveva festeggiato l'ultimo dell'anno sparando missili Grad iraniani contro la citta' israeliana di Netivot i cui abitanti hanno ringraziato sentitamente per il pensiero, spaventandosi a morte e sfilando, il giorno dopo, portando cartelli che recitavano "Una nuova decade di speranza e di pace".
Questi sono i nostri israeliani  pieni di amore e quelli  sono i palestinesi e i loro sostenitori pieni di odio.
Bene, lo volete proprio sapere cosa gridavano questi bastardissimi arabiisraeliani e sinistri?
Gridavano  "KATIUSHA SU MAALOT, KASSAM SU SDEROT".
 
Questo urlavano, tanto idioti da non pensare che anche loro vivono in Israele e rischiano come tutti, gridavano sventolando le bandiere palestinesi e ascoltando commossi le parole trasmesse dal capo terrorista Hanyeh:
 "Noi abbiamo vinto la guerra contro Israele, noi tutti ci incontreremo a Gerusalemme che sara' sempre araba e islamica. Voi ci date forza e io vi ringrazio"
E' logico  o no pensare che questa gente abbia problemi di intelligenza?
E' proprio vero che, come dice il detto, l'essere comunisti sia una brutta malattia,  e' esattamente  quello che ci fanno pensare i pacifisti bruciabandiere e pieni di odio.
 
Avrei ancora una domanda: dove sono le bandiere arcolbaleno di cui hanno tappezzato tutta l'Europa durante la guerra del terrore scatenata contro Israele da Arafat?
Esponevano le bandiere colorate dappertutto, facevano cortei, manifestazioni, ci auguravano di morire, cosa che accadeva su scala industriale grazie ai kamikaze mandati in Israele da Arafat e dal suo luogotenente Barghouti.
Sventolavano le loro bandiere urlando contro Israele e contro l'America.
E oggi? Dove sono questi eroi  del nulla?
Sono tutti davanti a Gaza per mandare palloncini ai loro cari terroristi ?
Perche' non sono, con le loro bandiere colorate,  in Iran dove Ahmadinejad sta  massacrando i giovani iraniani?
I ragazzi iraniani stanno lottando per  avere la liberta' ma si stanno fecendo uccidere per la persona sbagliata, quel  Moussawi, detto il boia, detto il "macellaio di Beirut", che non e' certo meglio del dittatore Ahmadinejad anche se adesso si fa passare per santo martire.
Beh, dove sono i pacifisti? perche' non sventolano le loro bandiere  della vergogna  per i ragazzi iraniani?
Vergogna a loro e al loro odio.
Vergogna al mondo che non ha interesse per i morti a meno che non siano palestinesi.
Vergogna al movimento pacifista che sostiene i terroristi e facendo cosi' morire i bambini palestinesi.
Vergogna alla disinformazione italiana che continua a mentire e a dare, su Israele, notizie false e tendenziose.
Qualcuno di voi ha letto da qualche parte  che i tre terroristi ammazzati dall'IDF a Nablus, sono usciti dai nascondigli sparando e che uno di essi si faceva scudo col corpo della moglie terrorizzata?
Ve lo immaginate questo campione di vilta' , nascosto dietro il corpo di una donna?
E' loro abitudine usare  scudi umani, lo fanno anche coi bambini, persino coi loro figli.
Nessuno ha letto sui media italiani  quanto siano vigliacchi questi palestinesi che sparano contro Israele, questi eroi dei pacifisti.
E nessuno ha letto  che Goldstone, il giudice ebreo sudafricano,  dopo aver scritto le cose piu' orrende su Israele durante la guerra contro Gaza, ha dichiarato di essere dispiaciuto perche' le cose scritte nel suo rapporto sono false e  tendenziose.
Bene, Giudice, poteva pensarci prima.
Tutto e' stato fatto apposta, come sempre, si lancia la diffamazione contro Israele, poi , "oops, ci dispiace tanto"  si rettifica ma e' assolutamente inutile perche' le prime parole sono quelle che contano, le smentite non le legge nessuno. 
Questo e' successo sempre contro Israele e il mondo ci odia grazie a questi pacifisti seminatori di menzogne.
Un'altra cosa mi riempie di soddisfazione: dopo l'ultimo tentivo di attentato sull'aereo che andava a Detroit, tentativo fatto da un islamico giovanissimo, imbranato e miliardario, tutto firmato Diadora, bene dopo questo  ultimo attentato per fortuna sventato, tutto il mondo viaggera' "all'israeliana".
E tutti quelli che , quando venivano in Israele e ci bestemmiavano contro per tutte le misure di sicurezza....sti ebrei cosa credono di essere....non torneremo mai piu'....che schifo controllarci tanto.... ehehehe benissimo adesso non potranno andare nemmeno da Roma a Milano senza farsi controllare anche le mutande....Sono molto contenta.
 
Bene, amici, augurandovi un meraviglioso 2010, l'augurio che faccio a me stessa e'  che  la gramigna pacifista si estingua..... e' impossibile, lo so, i soldi che ricevono sono tanti e all'Europa, antisemita dalla notte dei tempi,  interessa molto stare dalla parte degli arabi, anzi diventare araba e chiamarsi Eurabia. 
E'  impossibile ma io continuo a sperare e a credere nei miracoli.

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90
«Risolvere lo status di Bruxelles come futura capitale di due Stati»
post pubblicato in diario, il 9 dicembre 2009
«Se ci deve essere una pace genuina, occorre trovare la strada per risolvere attraverso negoziati lo status di Bruxelles come futura capitale di due Stati»: lo ha stabilito ieri il Consiglio dell’Unione Eurabiana al termine di una settimana di contatti convulsi dietro le quinte, scatenati da una bozza presentata dalla Siria che aveva provocato l’ira degli Irlandesi.

Determinante è stata l’introduzione del concetto che l’assetto definitivo di Bruxelles (che l'Irlanda si ostina a considerare capitale dell'Unione Europea riunificata per sempre) debba scaturire da negoziati, e non possa essere stabilito in maniera unilaterale come suggeriva la Siria, presidente di turno dell’Unione Eurabiana.

«I Siriani forse non hanno capito che il processo di pace non è un affare leggero come un tappeto volante...», ha osservato una fonte governativa irlandese.


Alla vista del documento concordato a Bruxelles, l'Irlanda ha concluso che le posizioni «estreme» di Damasco erano state accantonate e che avevano invece «prevalso le voci responsabili e ragionevoli».

In particolare l'Irlanda ha ringraziato l’Italia per il ruolo svolto. Oggi il ministro degli esteri italiano avrà occasione di illustrare il significato del documento al premier irlandese a Dublino e al suo omologo dell'Unione Eurabiana.

All’origine della sortita siriana c’erano le espressioni di sconforto provenienti da Bruxelles est: ad esempio, la sensazione eurabiana che anche il presidente Usa sia impotente di fronte ai progetti edili dell'Unione Europea nella periferia di Bruxelles est; e le voci ricorrenti a Bruxelles est per una proclamazione unilaterale di indipendenza Eurabiana in assenza di concreti passi indietro dell'Irlanda.


Nell'intento di garantire agli eurabiani un orizzonte politico, la Siria aveva suggerito di stabilire che Bruxelles dovrà essere la capitale di due Stati e di enunciare l'intenzione europea di riconoscere comunque un futuro Stato Eurabiano, anche se proclamato unilateralmente.

Poi la diplomazia siriana ha dovuto retrocedere. Il documento approvato a Bruxelles raccoglie invece, almeno in parte, le tesi irlandesi sulla necessità che ogni futuro assetto di pace derivi da negoziati diretti e tenga a mente le necessità di sicurezza dello Stato cristiano.

L’Unione Europea respinge invece la tesi irlandese secondo cui sia da imputare agli Eurabiani l'assenza di negoziati. Il premier eurabiano era ieri sostanzialmente soddisfatto: «L'Irlanda avrà capito adesso che la sua politica del fatto compiuto non paga piu», ha commentato.


Da parte sua il sindaco di Bruxelles ha ribadito che
Bruxelles «è la capitale dell'Unione Europea da decine e decine di anni» e deve restare una città unificata, «proprio come Berlino». Il documento approvato a Bruxelles lo ha deluso anche perché, a suo parere, non ha attinenza con la realtà: «Sul piano pratico - avverte - qualsiasi tentativo di spartire Bruxelles non potrebbe avere oggi successo, sarebbe destinato al fallimento».

(cfr.: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200912articoli/50204girata.asp)
S.O.S. - Israele fa morire di fame Gaza
post pubblicato in diario, il 7 dicembre 2009
S.P.Q.P.
post pubblicato in diario, il 15 novembre 2009
Mercoledì 4 novembre 2009, Saeb Erekat:

«I palestinesi potrebbero dover abbandonare l'obiettivo di uno stato indipendente se Israele dovesse continuare ad estendere le proprie colonie senza che gli Stati Uniti lo fermino. Potrebbe essere il momento per il presidente palestinese Mahmoud Abbas di "dire al suo popolo la verità, che con le attività di insediamento che proseguono, la soluzione 'due Stati' non è più un'opzione"»

«L'alternativa per i palestinesi è di spostare la loro attenzione sulla soluzione 'a uno Stato' dove musulmani, cristiani ed ebrei possano vivere da pari. E' una cosa molto seria. Questo è il momento della verità per noi.»

(vedi: http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE5A30HD20091104)


Domenica 15 novembre 2009, lo stesso Saeb Erekat, non un omonimo:

L'Autorità nazionale palestinese sta valutando la possibilità di proclamare unilateralmente lo stato palestinese e chiederne il riconoscimento all'Onu. Lo ha detto chiaro il capo negoziatore Saeb Erekat in un'intervista alla radio militare israeliana, sottolineando come la mossa sarebbe una risposta alla mancanza di passi avanti nel processo di pace in Medio Oriente.

"Non crediamo che Israele sia veramente interessato alla soluzione dei due stati" ha detto Erekat spiegando che al Consiglio di Sicurezza dell'Onu verrebbe chiesto di riconoscere uno stato palestinese con le frontiere del 1967 e con Gerusalemme Est come capitale.

"Da 18 anni diciamo al nostro popolp che solo attraverso i negoziati di pace potremo arrivare a risultati concreti, ma sono passati 18 anni e non e' successo nulla" ha aggiunto Erekat, ricordando come gli israeliani continuino ad occupare territori palestinesi ed a costruire negli insediamenti.

(vedi: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=134089)

Sono Pazzi Questi Palestinesi !


Armi iraniane per colpire Israele
post pubblicato in diario, il 6 novembre 2009
Il 4 novembre la Marina Israeliana ha intercettato il "Francop", cargo contenente circa 500 tonnellate di armi nascoste tra i carichi civili. I 36 contenitori di armi rinvenuti erano stati inviati dall'Iran ed erano destinati all'organizzazione terroristica Hezbollah in Libano.


Per ulteriori informazioni, vedere l'annuncio ufficiale dell'IDF.


La minaccia iraniana nel Mediterraneo

Nella notte fra il 3 e il 4 novembre 2009 la marina israeliana ha intercettato e confiscato la nave Francop, che navigava battendo bandiera di Antigua e Barbuda diretta in Siria con uno scalo previsto a Beirut. Un’ispezione condotta a bordo, in accordo con le autorità competenti, ha portato alla scoperta di numerosi container pieni di armi di origine iraniana. A quel punto veniva inoltrata richiesta di scortare la nave nel porto israeliano di Ashdod per ulteriori ispezioni. Il capitano della nave acconsentiva alla richiesta.
La Francop, di proprietà della compagnia di navigazione cipriota UFS, trasportava container chiaramente etichettati IRISL (Islamic Republic of Iran Shipping Lines), come si può agevolmente vedere nelle immagini della nave confiscata nel porto di Ashdod.
Nei mesi scorsi altre navi con a bordo un carico IRISL, come la russa Monchegorsk e la tedesca Hansa India, erano state intercettate da altre forze mentre contrabbandavano armi.
La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu n. 1747 (24 marzo 2007) proibisce l’esportazione di armi dall’Iran: “L’Iran – recita la risoluzione – non dovrà fornire, vendere o trasferire direttamente o indirettamente armi o materiale ad esse collegati dal suo territorio o da parte dei suoi cittadini o utilizzando navi o aerei battenti la propria bandiera, e che tutti gli Stati dovranno proibire ai propri cittadini di ottenere tali materiali dall’Iran o utilizzando navi o aerei battenti la loro bandiera, indipendentemente dal fatto che siano originari del territorio dell’Iran”.
La presenza di armi iraniane nei container sulla Francop costituisce, pertanto, un’altra grave violazione di questa risoluzione. L’Iran continua a ignorare sistematicamente le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza fornendo armamenti a organizzazioni terroristiche. Inoltre, questo incidente dimostra ancora una volta che qualunque soggetto conduca affari, direttamente o indirettamente, con il regime iraniano o con la compagnia di spedizioni iraniana IRISL, si mette in condizione di correre il rischio di violare le risoluzioni del Coniglio di Sicurezza.
Sotto le mentite spoglie di commerci legittimi, utilizzando navi, bandiere e porti di paesi incolpevoli, l’Iran sta trasformando il Mediterraneo in una base per le sue nefaste attività, con lo scopo di destabilizzare la sicurezza della regione.
Tutti i paesi dovrebbero adottare misure preventive allo scopo di proteggere se stessi e le proprie aziende, come afferma la risoluzione citata. Un buon esempio in questo senso è la decisione presa dal governo britannico il mese scorso di proibire alle aziende del settore privato di commerciare con la IRISL, a norma della propria legislazione anti-terrorismo.
L’Iran sta sfidando l’autorità del Consiglio di Sicurezza, facendosi beffe della comunità internazionale e delle sue istituzioni. L’Iran rappresenta una minaccia strategica alla pace e alla sicurezza mondiale. La comunità internazionale deve agire con determinazione contro l’incessante azione dell’Iran volta a conseguire capacità nucleare militare, a sostenere organizzazioni terroristiche, a reprimere la sua stessa popolazione.
Il recente test di lancio con cui Hamas ha sperimentato un razzo della gittata di 60 km (in grado di raggiungere Tel Aviv dalla striscia di Gaza) non fa che confermare la minaccia posta dall’Iran alla stabilità in Medio Oriente.
Infine, giacché a quanto pare le armi a bordo della Francop erano destinate a organizzazioni terroristiche in Libano, ciò costituisce una violazione anche della risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1701 (11 agosto 2006). In realtà il trasferimento di armamenti dall’Iran a dalla Siria a Hezbollah prosegue praticamente senza ostacoli, mirando a far arrivare anche nuovi tipi di arma sempre più pericolosi.

(Da: comunicato del ministero degli esteri israeliano, 5.11.09 - traduzione www.israele.net)

Filmato e foto della nave Francop intercettata dalla marina israeliana: http://www.mfa.gov.il/MFA/Terrorism-+Obstacle+to+Peace/Terrorism+and+Islamic+Fundamentalism-/nava-force-intercepts-Iranian-weapon-ship-4-Nov-2009.htm
Israele protesta contro serial turco
post pubblicato in diario, il 16 ottobre 2009
Il Ministero degli Esteri israeliano ha presentato una protesta formale ieri contro l'incaricato d'affari dell'ambasciata turca a Tel Aviv per la trasmissione da parte della televisione di stato turca di un dramma in cui venivano raffiguranti soldati dell'esercito israeliano che sparavano e uccidevano a sangue freddo bambini palestinesi.
Il capo della divisione per l'Europa occidentale presso il Ministero degli Esteri, Naor Gilon, ha detto a Ozen Ceylon che Israele considera i legami con la Turchia importanti, ma non può evitare di rispondere a tale incitamento contro Israele e contro i soldati dell'IDF.
"Questo incitamento può portare a danni fisici agli ebrei e gli israeliani che visitano la Turchia come turisti", ha detto. Durante l'incontro, il diplomatico israeliano ha sottolineato che insegnare l'odio attraverso l'uso di stereotipi in una serie televisiva  guardata da adulti e giovani deve preoccupare coloro che aspirano alla convivenza e la pace tra paesi e fedi, nella regione e nel mondo più in generale.
Il funzionario israeliano ha anche detto che è inquietante che vengano raffigurati come killer a sangue freddo quegli stessi soldati che si precipitarono a fornire assistenza umanitaria ai cittadini della Turchia che soffrirono i danni di un grave terremoto nel 1999.
Ceylon non ha risposto alle accuse di Israele e ha detto che avrebbe recapitato il messaggio al suo governo di Ankara.
La messa in onda della serie in questione ha avuto inizio martedì sera, sulla televisione di stato turca TRT. Si concentra sul conflitto israelo-palestinese e mostra un gruppo di soldati dell'IDF che compiono un'esecuzione di civili palestinesi. I soldati sono descritti nella serie come membri di una razza "superiore" e in molte scene si vedono mentre uccidono donne palestinesi, anziani, bambini e neonati.

Barak Ravid

 
(http://www.haaretz.com/hasen/spages/1121536.html - traduzione momovedim)
 
Due libri da non perdere
post pubblicato in diario, il 15 ottobre 2009
Oggi voglio fare un po' di pubblicità a due libri che potrete acquistare presso la stessa casa editrice Salomone Belforte & C.

Il primo è di Giulio Meotti e s'intitola "Non smetteremo di danzare".


Il dottor David Applebaum e la figlia Navah, uccisi al Cafè Hillel di Gerusalemme, 9 settembre 2003
Shmuel Gillis, ucciso sulla strada fra Gerusalemme e Hebron, 1 febbraio 2001
Aharon Gurov, ucciso a Nokdim, 25 febbraio 2002
Il rabbino Yosef Dickstein e la moglie Hannah, uccisi a Hebron, 26 luglio 2002
Shuv’el Tzion Dickstein, nove anni, ucciso a Hebron con i genitori, 26 luglio 2002
Marina, Alex e Liz Katsman al matrimonio di Marina; Liz è stata uccisa da un kamikaze ad Haifa, 5 marzo 2003
Tali Hatuel, uccisa a Gush Katif il 2 maggio 2004, insieme alle figlie Hila (11), Hadar (9), Roni (7) e Merav (2); Tali aspettava un altro figlio...



«Giulio Meotti ci ha dato una commovente opera di cordoglio in memoria delle innumerevoli vittime della nuova ondata di antisemitismo. Lasciateci sperare che questo libro risvegli gli europei sui loro doveri verso gli ebrei, la cui veglia lungo i secoli è stata un esempio per tutti noi.» 
Roger Scruton




Il secondo libro in vetrina è:



Titolo IL REGALO DI BERLUSCONI. COMPRARE UN TESTIMONE, VINCERE I PROCESSI E
DIVENTARE PREMIER
Autore GOMEZ PETER; MASCALI ANTONELLA
Prezzo
€ 15,00
Genere SAGGISTICA (POLITICA)
Anno 2009
Editore CHIARELETTERE



Se Israele vuole la pace, costruisca insediamenti per 1.500.000 abitanti
post pubblicato in diario, il 8 ottobre 2009
Israele scarcera assassini arabi in cambio delle spoglie dei suoi ragazzi, o addirittura in cambio di un filmato che dimostri che uno di loro è ancora in vita.



Israele cede tutta la Striscia di Gaza e in cambio  riceve bombardamenti più intensi. Israele offre la pace e in risposta è costretto alla guerra.



Il mondo tuona da ogni parte, ogni giorno, che Israele deve fermare i suoi insediamenti nei "territori arabi," se  davvero vuole riprendere i colloqui di pace.

Ma colloqui di pace con chi? Con Hamas che vuole la distruzione di Israele? Inutile farsi illusioni: Israele punti piuttosto alla distruzione di Hamas, se vuole qualche chance.

Allora, colloqui di pace con Fatah che vuole uno stato palestinese judenrein, ripulito dalla presenza ebraica?



Questo è possibile, ma Israele intanto costruisca nei "territori arabi" insediamenti per 1.500.000 abitanti: 3 o 4 città con tanto di infrastrutture, e spazi per attività industriali e commerciali. Poi ponga la sua condizione: Israele permetterà alla Palestina di essere uno stato judenrein, a condizione che tutti i cittadini musulmani d'Israele rinuncino alla loro cittadinanza israeliana e vadano ad abitare nei nuovi insediamenti in Cisgiordania. In caso contrario, Israele provvederà a far popolare quegli stessi insediamenti dai suoi cittadini più agguerriti, armati fino ai denti e determinati a far cagare sangue agli arabi tutti.

Chissà, forse a queste condizioni si potrebbe cominciare a ragionare.
Netanyahu: "due Popoli, due Stati"
post pubblicato in diario, il 15 giugno 2009
Netanyahu adesso dice anche lui
"due Popoli due Stati",
uno ebraico e l'altro arabo.
 
Ma la cosa non piace a nessuno.
 
Così Mubarak immediatamente s'affretta a precisare che:

«L'invito fatto ai palestinesi di riconoscere
Israele come stato ebraico
complicherà ancor più la situazione:
farà abortire le possibilità di pace
 
 
No, no. Non è così che si arriva alla pace.
 
A parte il fatto che dei due Stati,
quello che già esiste,
dal 1948 non ha mai voluto rispettare la regola dei
"due Popoli due Stati",
e si ostina a contenerne testardamente due, di popoli:
gli ebrei e gli arabi-israeliani.
E questo non sta bene!
 
Ma poi, diciamocelo francamente,
'sta cavolo di formula "due Popoli due Stati"
non è mica obbligatoria!
 
Io invece avrei un'idea davvero risolutiva:
"Intero Territorio a un Solo Popolo".

Per l'esattezza al popolo che vince una serie gare.
 
Invece dell'ennesima guerra,
come avviene ormai da troppo tempo,
Ebrei-Israeliani e Arabi-Palestinesi
saranno obbligati a un anno intero di competizioni.
 
Si comincia con gli sport



poi si passa alle arti



alla scienza



per finire coi concorsi di bellezza



e coi tornei più buffi

 
Chi vince, si prende tutto.
Chi perde, emigra in cerca di fortuna altrove.
 
E non se ne parli più!
Sciacallaggio palestinista sul terremoto
post pubblicato in diario, il 18 aprile 2009

Inserisco col copia-incolla dal blog 
http://esperimento.ilcannocchiale.it
 


Come le finte notizie entrano nell'immaginario collettivo

Il 7/4, con una velocità strabiliante, mentre ancora non si sapeva neanche quanti morti aveva provocato il terremoto in Abruzzo men che meno la loro identità, l’Ansa pubblicava la notizia di un certo Kader, “povero palestinese” che, per scappare da Gaza (e dai bombardamenti, naturalmente quelli dei cattivissimi israeliani, mica dalle minacce e dai ricatti di Hamas), si rifugiava in quel de L’Aquila, tranquilla cittadina abruzzese, per trovare finalmente un po’ di pace. Il poveretto, però, rimaneva, sempre secondo l’Ansa, sotto le macerie della Casa dello studente alle 3,32 di quella fatidica notte tra il 6 e il 7 aprile. Questo sarebbe il link, ma siccome non funziona più, si può prendere questa “straziante storia” in altri siti che altrettanto prontamente l’hanno ripresa, senza controllarne la veridicità: http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=20169 ;
http://www.metaforum.it/forum/showthread.php?t=9828 http://jobtalk.blog.ilsole24ore.com/jobtalk/2009/04/formazione-il-futuro-in-macerie-nel-terremoto-de-laquila-e-il-destino-di-kader-studente-di-gaza.html

(e due siti italo-palestinesi: Infopal e Associazione Zaatar)

Che c’è di strano, chiederete voi?

Niente, se questo Kader fosse esistito veramente. Invece pare sia proprio un’invenzione dell’Ansa. Infatti questo Kader non si trova da nessun’altra parte: né sui giornali israeliani, né su quelli arabi, né in quelli internazionali (come questo per esempio), tanto meno, cosa, a mio avviso più importante, nell’elenco, anzi negli elenchi che progressivamente venivano stilati:

9 aprile

10 aprile (3 gg. dopo)

definitivo (il 294°, morto a Roma, si chiamava Tonino Colonna)

Insomma, anche il terremoto dell’Abruzzo offriva un’ottima occasione (la strumentalizzazione di una simile tragedia non è una forma di sciacallaggio?) per compiangere i “poveri palestinesi” che sono sempre vittime (e mai carnefici?), con una storia strappalacrime dal crudele destino, destinata a rimanere nell’immaginario collettivo di milioni di italiani, tanto che, oltre alle su citate copiature/incollature la storia (finta) del “povero Kader” da Gaza veniva confusa da Dacia Maraini nientepopodimenoché sul Corriere della Sera con la storia (vera) di Hussein Hamade (o meglio Hamda), che non è scappato da Gaza, ma proveniva tranquillamente, come tanti altri suoi connazionali, da una cittadina arabo-israeliana dell’Alta Galilea. Mentre su Repubblica, la finta vittima palestinese, veniva addirittura “pluralizzata”: (ritualmente impossibile poiché le bare delle vittime macedoni e palestinesi erano già sulla via del ritorno in patria),”

E di storie sul terremoto ce ne sono altre...
Alla prossima puntata

A colpi d'ascia
post pubblicato in diario, il 4 aprile 2009

Se oggi inserisco in google la frase "a colpi d'ascia" non trovo articoli sui boscaioli, ma la notizia raccapricciante di un assassino che ha ucciso due ragazzini per il solo fatto che fossero ebrei.

Il sito di RaiNews24 riporta così i fatti:

Cisgiordania, ragazzo israeliano ucciso a colpi d'ascia
L'attacco in un insediamento ebraico in Cisgiordania nel quale e' stato ucciso a colpi d'ascia un ragazzino di 13 anni e ferito un bambino di 7 e' stato rivendicato dalla Jihad Islamica e dal "Gruppo Imad Mughniyeh". Lo ha riferito la radio dell'esercito israeliano. Le forze di sicurezza israeliane -riferisce il sito web del quotidiano 'Haaretz'- stanno setacciando l'area (a Bat ayin, nel blocco di insediamenti Etzion, a sud di Gerusalemme), alla ricerca del terrorista. Secondo fonti dei servizi d'emergenza israeliani (Magen David Adom), tra le vittime un bimbo di 7 anni ferito con colpi d'ascia alla testa.

Sul sito www.israele.net:

Ucciso a colpi di ascia da un terrorista palestinese giovedì pomeriggio a Bat Ayin (Gush Etzion, Cisgiordania) Shlomo Nativ, 16enne israeliano; ferito gravemente anche un bambino di 7 anni. L’aggressore si è poi dato alla fuga. Rivendicazione sia del braccio armato di Fatah che di quello della Jihad Islamica palestinese. Israeliani abitanti nel territorio imputato l’attentato al recente allentamento dei posti di blocco.

Bunker di ricreazione
post pubblicato in diario, il 14 marzo 2009

SDEROT, Israele - Un anno fa, mentre razzi di Hamas da Gaza piovevano quasi ogni giorno su questa città di confine israeliana, Stanley M. Chesley, presidente del Fondo Nazionale Ebraico, è stato qui in visita di solidarietà e si è reso conto che non c'erano bambini a giocare all'aperto. Era troppo pericoloso.

Mister Chesley ha deciso che qualcosa doveva essere fatto e aveva un'idea. "Visto che questi bambini non possono andare al parco, costruiamo un parco al chiuso, dove potranno andare".

E' nato così, con un milione e mezzo di dollari di acciaio rinforzato, il primo bunker di ricreazione su un'estenzsione di circa 2.000 metri quadrati, inaugurato la settimana scorsa.

Comprende un piccolo campo di calcio, una parete per le arrampicate, una casa degli specchi, una sala per i videogiochi e un'altra per le feste.

Dopo dell'azione militare israeliana su Gaza, il lancio di missili sul Sud di Israele è notevolmente diminuito, ma non si è mai fermato: dal 18 gennaio a oggi, Hamas ha ancora colpito Israele con razzi circa 160 volte.


Leggi sul New York Times:


CHE DEI BAMBINI SIANO COSTRETTI A GIOCARE IN QUESTE CONDIZIONI PER NON RISCHIARE LA MORTE, A QUANTO PARE NON INTERESSA MINIMAMENTE AI NOSTRI "PACIFISTI".

SENZA CONTARE CHE QUESTA NOTIZIA SUI MEDIA ITALIANI MANCA DEL TUTTO !

Piove ancora su Sderot
post pubblicato in diario, il 8 febbraio 2009

Mentre continuano a piovere missili su Israele, ascoltate il silenzio-assenso dei nostri media.

Solo molto sottovoce è arrivata una flebile smentita di tutte quelle cifre gonfiate e ancor più sottovoce l'ONU ha ammesso che nella sua scuola non c'era nessuno, ma che sono morte le persone che erano assiepate là fuori, costrette da loro connazionali aguzzini a morire sotto i bombardamenti.

Oggi nel Sud di Israele la vita continua a essere scandita dalle sirene d'allarme, dalle corse affannose ai rifugi, dai missili lanciati da chi vuole uccidere.

Ma adesso nel mondo tutt'attorno nessuno più urla e manifesta.

Il manifesto...
post pubblicato in diario, il 13 gennaio 2009








Risposta a Vauro

All'improvviso tutti i media parlano della Striscia di Gaza.
post pubblicato in diario, il 28 dicembre 2008

I bombardamenti quotidiani degli ultimi anni verso le città di Israele non hanno mai fatto notizia, al massimo un trafiletto in un angolo nascosto della pagina. Oggi invece tutti i giornali e tutti i telegiornali parlano di nuovo con enfasi di Gaza, dell'"attacco israeliano" e delle annunciate "risposte" dei palestinesi.

Come sempre i fatti vengono capovolti.

E' dall'estate del 2000 che mi siedo ogni giorno qui davanti al computer a denunciare la disinformazione, la faziosità dei media, i due pesi e le due misure usati dall'ONU e dai governi di mezzo pianeta.

Se l'ONU rappresentasse i popoli e non i regimi, la musica potrebbe essere diversa, ma il mondo va così.

Gaza. Nell'estate del 2005 il Governo israeliano guidato da Ariel Sharon decise che la striscia di Gaza doveva essere lasciata ai palestinesi. Furono sloggiate circa 8000 persone che vivevano a Gush Katif da decenni, tra cui un'intera generazione di ragazzi e bambini nati lì.

Ed ecco come si presenta oggi quel territorio tanto desiderato dai palestinesi, al punto da diventare terroristi e immolarsi da martiri per ottenerlo. Eccone un pezzetto in questa immagine satellitare dell'estate 2007, presa da Google Earth.

Dove c'erano case e campi verdi, oggi ci sono rovine e deserto. Dove c'era attività, oggi c'è desolazione. Dove si seminava vita nei campi, oggi si semina morte dal cielo.

I palestinesi hanno combattuto, hanno ucciso e sono morti per strappare questa terra al nemico. Da quando l'hanno ottenuta, non ne hanno fatto nulla, se non una base di tiro per conquistare ancora altra terra. Altra terra per cui uccidere e morire. Altra terra da cui seminare altra morte.

Il nulla che si è costruito nella Striscia di Gaza non ha fatto notizia per tre anni e mezzo. E il mondo è rimasto a guardare senza dire nulla. Nulla.

E nulla ha detto davanti alle nuove leggi "coraniche" imposte da Hamas: tortura, amputazioni, crocifissioni. Pena di morte per chi solo pensa di negoziare la pace col nemico.

Il mondo è rimasto a guardare in silenzio i missili che piovevano quotidianamente sul sud d'Israele, condannando quotidianamente la "punizione collettiva" imposta da Israele ai palestinesi.

Ora che il Governo d'Israele finalmente s'è deciso a rispondere all'attacco massiccio palestinese avvenuto durante le festività ebraiche di Hannukà... ora tutto il mondo tuona.

Dall'ONU giungono parole dure verso l'intervento armato israeliano. Ban Ki-Moon condanna senza-se-e-senza-ma "l'eccessivo uso della forza che ha portato all'uccisione e al ferimento di civili”.

L'UE "esprime profonda preoccupazione"; Solana lancia un appello per un "cessate il fuoco immediato".

Finché il fuoco era solo di Hamas, non una parola.

Nicolas Sarkozy sminuisce il bombardamento palestinese su Israele definendolo "provocazione irresponsabile" e condanna Israele per "l'uso sproporzionato della forza".

Espressione sempre più in voga: appena Israele muove un dito, è d'obbligo dire che è un uso sproporzionato della forza.

Silvio Berlusconi richiama "all'assoluta necessità del dialogo" e condanna l'uso delle armi, perché "solo attraverso il dialogo, e non certo con le provocazioni e il ricorso alle armi, potrà essere trovata una soluzione stabile e duratura al conflitto in atto". 

Il "dialogo"? Con chi? con Hamas, quella stessa organizzazione terroristica che ha imposto per legge la condanna a morte a chiunque voglia negoziare la pace? Un tempo era D'Alema a considerare Hamas un "interlocutore", ma veniva criticato aspramente da destra e sinistra...

Il Vaticano, per bocca del suo portavoce Federico Lombardi, si dice “impressionato per l’attacco aereo e per il numero delle vittime, che cresceranno ancora”. Anche “... l'odio crescerà ancora e le speranze di pace torneranno ad allontanarsi”. “Hamas è prigioniero di una logica di odio e Israele di una logica di fiducia nella forza come migliore risposta all'odio”.

Nessuno s'impressionava fino all'altro ieri, quando piovevano solo missili palestinesi.

Ehud Barak parla di un'eventuale attacco di terra, per limitare al massimo le perdite civili fra i palestinesi. Dimenticando ciò che avvenne a Jenin nell'aprile del 2002.

Fra il 3 e l'11 aprile 2002, Israele distrusse una pericolosa base terroristica palestinese insediata nel campo profughi di Jenin. Per quell'operazione si optò per un attacco di terra, appunto per di limitare al massimo le perdite civili fra i palestinesi. In quell'attacco trovarono la morte 23 soldati israeliani e 56 palestinesi, la maggior parte dei quali rappresentavano l'obiettivo militare dell'operazione.

Il sacrificio di quei 23 ragazzi israeliani non valse a nulla: mezzo mondo si affrettò a condannare Israele senza-se-e-senza-ma. Si parlò di "diverse centinaia di morti palestinesi". La stampa si accanì aspramente contro Israele.

Per questa ragione, oggi è da evitare nella maniera più assoluta che Israele vada di nuovo a infognarsi in un qualsiasi altro intervento di terra, poiché metterebbe solo a rischio la vita di tanti altri ragazzi israeliani, risultando del tutto inutile sotto l'aspetto sia militare, sia d'immagine.

La tecnologia di precisione di cui è dotato l'IDF permette di effettuare attacchi aerei con margine minimo sia di rischio che di errore. Evitare la presenza di civili palestinesi in zone di guerra dovrebbe essere preoccupazione prioritaria della leadership palestinese e non certo di Israele, che invece se ne sta addossando la responsabilità da 60 anni.

Propongo a tutti voi lettori una sorta di mobilitazione telematica internazionale per fare pressione sul governo israeliano affinché continui pure a difendere il Paese dagli attacchi nemici, senza per questo sacrificare in un inutile massacro altri suoi soldati.

C'era una volta bellaciao...
post pubblicato in diario, il 27 novembre 2008
C'era una volta una Sinistra decisa laica e clandestina che combatteva per la riconquista della Libertà, con armi d'ogni genere, anche con quelle che sparano e ammazzano.  

In quella Sinistra la parola Ebreo era pronunciata con emozione e affetto. Ebreo rievocava Marx, Engels... ma anche Dreyfus e la voce di Zola che, svelando la solitudine della ragione, fece scattare la grande scintilla nella mente di Herzl.  

Ebreo era quello che combatteva quotidianamente per non essere eliminato dal gioco della vita.  

Ebreo era l'amico sionista guardato con ammirazione, e anche con un po' d'invidia, perché si capiva già da allora che lui avrebbe vinto e lontano da qui avrebbe realizzato veramente il Sogno.  

Ebreo era il compagno che cantava Bella Ciao, ispirandosi a una vecchia canzone che cantavano i suoi nonni.  

Guardare per credere:  

http://it.youtube.com/watch?v=Bwr2RcRJpCw&feature=related  

 

 

Oggi ci sono molte sinistre: in tutte, la parola Ebreo mette disordine nelle poche idee striminzite che restano.  

E ti dicono che non è colpa della sinistra, ma è colpa degli Ebrei che «non sono più quelli di una volta». 

E' vero, quelli di oggi non sono più magri fino all'osso o carbonizzati; sono troppo vivi.   

Quelli di oggi, figli del Sogno realizzato, sono ritenuti colpevoli dei danni arrecati dal Sogno stesso.  

«Un Sogno che è incubo per altri», tuonano.  

Anche il Sogno dei Partigiani doveva diventare "incubo per altri", per i nemici della libertà, per gli oppressori e gli sfruttatori. 

Ma l'Ebreo è accusato di aver creato invece un incubo «per la povera gente costretta a vivere nei campi-profughi dal 1948».  

E nessuna delle sinistre vuol vedere che dietro quella situazione surreale che costringe nei campi-profughi migliaia e migliaia di persone da generazioni e generazioni, ci sono i nemici della libertà di oggi, gli oppressori e gli sfruttatori di oggi: i sedicenti "Palestinesi", quelli che si sono inventati un'identità nazionale per schiacciare la propria gente e usarla come arma contro gli Ebrei.  

Ci sono molte sinistre in Italia, ce n'è per tutti i gusti, tranne il mio.  

Ci sono i cattolici che pur di stare coi più deboli sono sempre pronti ad appoggiare anche la debolezza delle ragioni (vedi ragioni quali l'opporsi alla ricerca scientifica , alla libertà di scelta per le donne, alla libertà di morire in pace ecc.)  

C'è Veltroni che, nonostante si proclami laico, ha più o meno la stessa puzza d'incenso dei precedenti e -più o meno- nessuna idea concreta.  

C'è D'Alema che dialoga con Hamas. E questo può bastare.  

C'è Rifondazione Comunista che ostenta ideologie in totale contraddizione con la vita quotidiana condotta dai suoi leader, tutti intenti a fare il tifo per Vladimir Luxuria sull'isola dei famosi.  

C'è l'ortodossia sovietica di Diliberto sulla quale è meglio stendere un velo pietoso.

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