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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

S.P.Q.P.
post pubblicato in diario, il 15 novembre 2009
Mercoledì 4 novembre 2009, Saeb Erekat:

«I palestinesi potrebbero dover abbandonare l'obiettivo di uno stato indipendente se Israele dovesse continuare ad estendere le proprie colonie senza che gli Stati Uniti lo fermino. Potrebbe essere il momento per il presidente palestinese Mahmoud Abbas di "dire al suo popolo la verità, che con le attività di insediamento che proseguono, la soluzione 'due Stati' non è più un'opzione"»

«L'alternativa per i palestinesi è di spostare la loro attenzione sulla soluzione 'a uno Stato' dove musulmani, cristiani ed ebrei possano vivere da pari. E' una cosa molto seria. Questo è il momento della verità per noi.»

(vedi: http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE5A30HD20091104)


Domenica 15 novembre 2009, lo stesso Saeb Erekat, non un omonimo:

L'Autorità nazionale palestinese sta valutando la possibilità di proclamare unilateralmente lo stato palestinese e chiederne il riconoscimento all'Onu. Lo ha detto chiaro il capo negoziatore Saeb Erekat in un'intervista alla radio militare israeliana, sottolineando come la mossa sarebbe una risposta alla mancanza di passi avanti nel processo di pace in Medio Oriente.

"Non crediamo che Israele sia veramente interessato alla soluzione dei due stati" ha detto Erekat spiegando che al Consiglio di Sicurezza dell'Onu verrebbe chiesto di riconoscere uno stato palestinese con le frontiere del 1967 e con Gerusalemme Est come capitale.

"Da 18 anni diciamo al nostro popolp che solo attraverso i negoziati di pace potremo arrivare a risultati concreti, ma sono passati 18 anni e non e' successo nulla" ha aggiunto Erekat, ricordando come gli israeliani continuino ad occupare territori palestinesi ed a costruire negli insediamenti.

(vedi: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=134089)

Sono Pazzi Questi Palestinesi !


Palestifrenìa
post pubblicato in diario, il 7 novembre 2009
Non di rado capita che gli psichiatri siano matti, anche più dei loro stessi pazienti. Se poi il dottore in questione soffre di palestifrenìa, il rischio raddoppia.

La palestifrenìa è una forma di schizofrenia, diffusa in tutto il mondo. Chi ne è affetto soffre di un grave sdoppiamento della personalità: all'esterno c'è il brav'uomo di tutti i giorni, apparentemente normale e integrato nella società;  dentro alla testa, invece, c'è  uno strano mister Hide che ripete con la sua voce minacciosa per tutto il giorno e per tutta la notte "Palestina Libera, Palestina Libera!"



L'individuo in questione, ovunque sia nato e ovunque viva, è ossessionato dal pensiero di essere stato defraudato del desiderio cui è più affezionato: la "Palestina" liberata da sionisti.

Se è cristiano, sogna una nuova crociata che cancelli i perfidi giudei. Se è ebreo, passa la vita in giro per il mondo
ad autoflagellarsi e a dire che lui non è come gli altri, e che sarebbe contento di vedere abbattutti tutti i muri, anche il Muro del Pianto.



Se il malato in questione è  infine musulmano, dedica la giornata a pregare Allah affinché cancelli l'entità sionista e restituisca quella terra occupata ai legittimi proprietari arabi che l'abitavano fin dal lontano Giurassico.



Fintanto che il soggetto in esame è disarmato, il pericolo per la comunità che lo circonda è contenuto: al massimo potrà infettare qualcun altro psichicamente debole.


Purtroppo però il palestifrenico musulmano prova sempre un'attrazione irresistibile per armi ed esplosivi e non di rado tende ad arruolarsi nelle Forze Armate del suo paese, pur di avere accesso a quella che per lui è una vera cuccagna.



In quel caso la tragedia è inevitabile.



Il caso finito in cronaca ieri è quello di Nidal Malik Hasan, psichiatra militare americano di 39 anni. La sua palestifrenìa (di cui si ha prova dai documenti sui cui lui dichiara di essere di nazionalità "palestinese" sebbene sia statunitense) l'ha spinto a compiere l'ennesima strage di innocenti al grido di Allah Akbar.


Fra qualche giorno sarebbe dovuto partire per l'Iraq ed, essendo lui musulmano, l'idea di poter uccidere degli altri musulmani non gli andava a genio.

E già, perché quando si è in guerra nessuno dà importanza alla religione del nemico. Solo i cittadini musulmani dei paesi occidentali fanno questo distinguo: io altri musulmani non li ammazzo, neanche se stessero per spazzar via il mio paese. Piuttosto ammazzo i miei concittadini infedeli!


Il caso di Hassan è stato accostato a quello di un altro soldato, Hasan Akbar. Californiano convertito all’Islam, entra nell’esercito e fa parte del contingente americano schierato in Kuwait. Nel marzo 2003 uccide due commilitoni. Il racconto che emerge da una sorta di diario e dalle testimonianze della madre parla di «discriminazione». Inoltre Akbar non era disposto a sparare su altri musulmani ma temeva, in quanto soldato, di essere costretto a farlo. Il presunto movente personale di Malik Hassan non esclude però altre ipotesi. L’Fbi vuole accertare se dietro la sparatoria non ci siano anche motivazioni politiche. La crisi interiore – in base ad uno scenario disegnato da alcuni osservatori – può essersi saldata con un’opposizione portata agli estremi nei confronti della guerra. Una pista rafforzata dai testi lasciati su un blog che potrebbero essere stati scritti proprio dall’assassino circa sei mesi fa. In un messaggio l’autore fa un elogio degli attentatori suicidi. Una traccia interessante che viene studiata in queste ore dall’investigatori federali.

http://www.corriere.it/esteri/09_novembre_06/profilo-killer-fort-hood-guido-olimpio_175f1b8e-ca9e-11de-89f9-00144f02aabc.shtml
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