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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

Commercio Italia con Teheran cresce
post pubblicato in archivio, il 14 settembre 2010
Import ed export aumentano di oltre 800 mln euro

Malgrado le promesse fatte dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante una visita in Israele a febbraio, il volume degli scambi tra Italia e Iran è aumentato esponenzialmente: nella prima metà del 2010 le importazioni dalla repubblica islamica del Bel Paese sono lievitate fino a due miliardi di euro. Lo ha rivelato il quotidiano israeliano Yedioth Ahronot, che ha analizzato i rapporti commerciali tra Roma e Teheran in un dettagliato articolo dal titolo 'Sanzioni sulla carta'. Verificando i dati Istat, Yedioth Ahronot ha riscontrato "che le importazioni italiane dall'Iran nella prima metà del 2010 sono più che raddoppiate, aumentando a una somma di oltre due miliardi di euro". Una cifra che il quotidiano israeliano non ha esitato a definire "veramente mostruosa". Nel periodo corrispondente del 2009, ha aggiunto, "le importazioni sono aumentate di 847 milioni di euro. Anche le esportazioni verso l'Iran sono cresciute notevolmente: da 892 milioni di euro nella prima metà del 2009, quest'anno le esportazioni italiane verso l'Iran sono aumentate a oltre un miliardo di euro". "Le dichiarazioni sono una cosa, ma le azioni sono un altro paio di maniche", ha scritto nella sua corrispondenza da Roma il quotidiano. "Sei mesi dopo il suo ritorno da una visita in Israele, nella quale il presidente del Consiglio Berlusconi ha promesso di impegnarsi per diminuire l'interscambio Italia-Iran, risulta che di fatto anche quest'anno Roma è una fervida sostenitrice dell'economia iraniana".

Di fatto, la politica di Roma aiuta regime a ottenere stabilità


"E' vero", ha evidenziato Yedioth Ahronoth, "che Berlusconi e il ministro degli Esteri Franco Frattini hanno dichiarato in passato di comprendere la necessità di erodere l'abilità di Teheran a sviluppare armi nucleari che mettono a repentaglio la sicurezza e l'esistenza dello stato di Israele, ma di fatto la politica del loro governo indica una promozione dell'interscambio con Teheran. Che aiuta il regime degli ayatollah a ottenere stabilità". Il quotidiano ha messo sotto accusa anche la natura dei rapporti. "Nonostante non siano ancora stati pubblicati dati precisi sulla tendenza dell'interscambio", ha spiegato, "non si tratta di un commercio basato su generi alimentari basilari. Dai dati Istat emerge chiaramente che anche quest'anno l'interscambio tra i due Paesi è caratterizzato da prodotti industriali, lavori di infrastruttura, energia, satellitare per la comunicazione, prodotti scientifici e tecnologici. In passato, era già emerso da indagini giornalistiche che aziende italiane hanno fornito all'estero appoggio all'esercito iraniano". Nell'articolo è stato ricordato che "all'inizio dell'anno, l'amministratore delegato di Eni (Paolo Scaroni, ndr) era stato convocato dal Dipartimento di Stato americano per spiegare le enormi dimensioni dell'interscambio tra i due Paesi". Il quotidiano ha evidenziato che "questo è il quarto anno consecutivo in cui detto interscambio dimostra di crescere, malgrado le sanzioni imposte all'Iran dall'Onu, tutte le promesse fatte all'amministrazione di Washington e i calorosi abbracci profusi da Berlusconi durante la sua visita in Israele". Il quotidiano ha fatto sapere di aver contattato per un commento a Roma sia la presidenza del Consiglio, che ha spiegato che i dati sono ancora in fase di studio, sia il ministero degli Esteri, che li ha confermati. La Farnesina ha spiegato che "la forte crescita delle importazioni dall'Iran dipende dalla variazione del tasso di cambio euro/dollaro e dai prezzi del petrolio. Le esportazioni verso l'Iran non violano le sanzioni imposte dall'Onu: le grandi aziende italiane hanno fermato le proprie transazioni e non c'è alcun uso doppio, civile-militare, della loro attività. Nel contempo, le piccole e medie imprese che avvertono l'accelerazione dell'economia italiana commerciano con l'Iran, correndo rischi in assenza dell'assicurazione governativa per la loro attività".


(FONTE: notizie.virgilio.it)



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permalink | inviato da momovedim il 14/9/2010 alle 16:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Pescatori italiani attaccati da una motovedetta libica, dono del nostro "Governo"
post pubblicato in archivio, il 13 settembre 2010
“Sono in molti, istituzioni e diversi paesi europei, a guardare al Trattato di amicizia italo-libico con ammirazione e un pizzico di invidia, e a considerarlo un modello di cooperazione. Un accordo che ha diminuito del 90 per cento il flusso degli immigrati irregolari verso le coste italiane”.

Questo pensiero farneticante non è stato raccolto nel reparto psichiatrico di un ospedale, è la Parola di Margherita Boniver, parlamentare PdL, a suo tempo craxiana fedele, rappresentante di Amnesty International.

Quello di cui si parla è l'accordo capestro che il Nano Imbalsamato ha sottoscritto con Gheddafi contro la volontà del sovrano Popolo Italiano, in violazione di trattati internazionali nonché dei diritti umani.

A detta delle persone in malafede, tale accordo avrebbe normalizzato i rapporti fra Italia e Libia. Come a dire che ormai anche la nostra dittatura è sui livelli della sanguinaria Jamahiriyya del mostruoso colonnello, il quale -fra l'altro- non perde occasione per umiliare il nostro paese, un giorno affittando su internet le ragazze italiane addette alla sua adorazione (modo molto "elegante" per dimostrare che qui da noi le donne sono costrette a fare le puttane per mantenere i loro uomini, tutti magnaccia); un altro giorno facendo mitragliare una nostra nave da pesca da una sua motovedetta... regalatagli dal nostro "Governo".






(AGI) - Agrigento, 13 set. - "Il mio motopeschereccio stava incrociando e non stava pescando". Lo ha detto Vincenzo Asaro, l'armatore mazarese dell'"Ariete", il motopesca mitragliato nella notte da una motovedetta libica. Asaro ha anche assicurato come la sosta a Lampedusa sia stata "una formalita' per denunciare l'evento imprevisto" e che nelle prossime ore l'"Ariete" "riprendera' il mare per un'altra battura di pesca".
  Intanto da Lampedusa filtrano le prime indiscrezioni sul racconto degli uomini dell'equipaggio. In particolare uno dei sette italiani a bordo ha riferito che "la motovedetta battente bandiera libica era del tutto simile ai mezzi usati dalla Guardia di Finanza italiana". Potrebbe dunque trattarsi di una delle sei motovedette che l'Italia ha "regalato" alla Libia per il pattugliamento della costa nell'ambito dei controlli antiimmigrazione.

Morte all'Italia? VIVA L'ITALIA !
post pubblicato in diario, il 10 febbraio 2010
Il regime nazislamico iraniano inscena proteste davanti alla nostra ambasciata a Teheran. La loro radio tuona contro di noi nella nostra lingua. Intanto, l'Italia promette che all'ONU sarà in prima fila a richiedere nuove severe sanzioni al regime degli ayatollah.



Ma allora il Berlusca diceva sul serio? Anche a lui ha fatto bene l'aria di Israele? E' la volta buona? Dobbiamo credergli?

Non voglio farmi illusioni, ma... se davvero qualcosa è cambiato nei rapporti Italia-Iran, se non è solo il solito teatrino alla Canale 5... allora, tanto di cappello davanti a quel vecchio pazzo coi capelli finti e liftato dalla testa ai piedi, mafioso e piduista.



Che il Duomo in fronte gli abbia finalmente smosso qualche rotella inceppata?
Lo spero! lo spero per il futuro dell'Iran, per noi, e per il bene di tutto il mondo.


C'è un paese dove un geometra epilettico...
post pubblicato in diario, il 30 ottobre 2009
Quando chi governa
si fa beffa della Legge,
la Legge diventa una barzelletta...



(C'è un paese in cui il Parlamento è usato per scopi personali...)

Quando chi governa
cura solo il proprio tornaconto
e calpesta sotto i piedi il Diritto,
il Diritto è sostituito dal privilegio...




(C'è un paese dove i trattati internazionali sono carta straccia e la censura si fa in parecchi modi...)

Quando chi governa distribuisce
arroganza come pane quotidiano,
 autorizza dall'alto
chi vuole sopraffare il prossimo...


(C'è un paese in cui svastiche e offese agli Ebrei proliferano più che mai sui muri...)

Quando chi governa
esalta il gregge della maggioranza
e denigra chinque non ne faccia parte,

fa della diversità un lusso rischioso...


(C'è un paese in cui le aggressioni ai gay sono all'ordine del giorno)

Quando chi governa predica la retta via
mentre sguazza nel degrado morale,
dà modo agli aguzzini di nascondersi
fra i tutori della Legge...



(C'è un paese dove un geometra epilettico viene massacrato di botte senza ragione...)


Non sto parlando
né dell'Iran komeinista
né della Russia di Putin
né della Libia di Gheddafi
né della Palestina di Hamas

STO PARLANDO DELL'ITALIA

Il G2 e nuovo ordine mondiale
post pubblicato in diario, il 26 settembre 2009
Ieri l'Iran ha rivelato all'Aiea di possedere un altro sito per l'arricchimento dell'uranio. Tutto il mondo (tranne qualcuno) si è mostrato allibito, indignato. E' stata una recita planetaria, perché quel "segreto rivelato" era il solito segreto di pulcinella di cui già tutti erano a conoscenza.


 
Frattini, il nostro Ministro degli Esteri, ha recitato il solito copione di condanna, misera pantomima da facciata del rappresentante di un paese che intrattiene ottimi rapporti commerciali con la dittatura khomeinista.


 
Intanto al G20 l'America era felice di tagliare il cordone ombelicale che la teneva legata all'Europa dai tempi di Colombo, inaugurando il nuovo Asse Mondiale formato da USA e CINA, le due potenze che guideranno il mondo nei prossimi secoli.


 
Viene così ufficializzato il ruolo secondario che d'ora in poi l'Europa continentale dovrà ricoprire nel mondo, più vicina all'Impero Russo e alle dittature nordafricane e mediorientali che al mondo progredito.

   

Del resto già si era intuito negli ultimi tempi quale sarebbe stato il corso degli eventi, con un Europa sempre più tollerante nei confronti dell'intolleranza islamica, prostrata al terrorismo fondamentalista, con leader nazionali sempre più distanti dalla politica occidentale, amci intimi di Putin e Gheddafi da una parte, di Castro e Chavez dall'altra.


 
Oggi il dado è tratto. La nostra unica speranza è che l'Italia si liberi in fretta della sua attuale classe politica tutta orientata a est e si candidi almeno a difesa dei "valori cristiani": se tutto va bene, potremo accontentarci di questo, visto che finora abbiamo ampiamente dimostrato di non essere in grado di difendere i valori laici della libertà, della fraternità e dell'uguaglianza.

   
 
Così, col Partito Pontificio in testa, guidati dai triumvirato Rutelli-Fini-Casini, potremo almeno essere fieri di rappresentare l'ultimo baluardo del cristianesimo in Eurabia. Nella cartina geografica tutta di color verde ci saranno solo due minuscoli trattini di un altro colore: da una parte noi, intrisi d'incenso e messe in Latino, ancorati al nostro passato di artisti, santi e navigatori; dall'altra Israele, proteso verso il futuro.
Il mondo della finta prosperità
post pubblicato in diario, il 5 maggio 2009

Leggete attentamente il seguente brano:



La propaganda del successo, autentico o immaginario, prendeva il sopravvento. Il servilismo e l'adulazione venivano incoraggiati, mentre si ignoravano le esigenze e le opinioni dei lavoratori e della gente in generale.

Nelle scienze sociali si favoriva lo sviluppo della teorizzazione scolastica, mentre il pensiero creativo veniva estromesso, e valutazioni e giudizi superflui e spontaneistici venivano presentati come verità incontestabili.

Le discussioni scientifiche, teoriche e d'altro genere, indispensabili per l'evoluzione del pensiero e per lo sforzo creativo, venivano svigorite.

Tendenze negative molto simili condizionavano anche la cultura, le arti e il giornalismo, nonché l'insegnamento e la medicina, dove affioravano ugualmente la mediocrità, il formalismo, l'adulazione.

La presentazione di una realtà senza problemi portò a contraccolpi dannosi: s'era formata una spaccatura tra la parola e l'azione, che generava nel pubblico la passività e la diffidenza nei confronti degli slogan via via lanciati.

Era naturale che questa situazione producesse un problema di credibilità: tutto ciò che veniva proclamato dall'alto e pubblicato sui giornali e sui libri veniva messo in dubbio. Incominciò la decadenza della moralità pubblica...

L'alcolismo, l'uso delle droghe e la criminalità erano in aumento; e la penetrazione degli stereotipi della cultura di massa ... generava volgarità gusti discutibili e sterilità ideologica...

Il mondo della realtà quotidiana e il mondo della finta prosperità divergevano sempre di più...

A certi livelli amministrativi emergeva la mancanza di rispetto per la legge, l'incoraggiamento dell'inganno e della corruzione, del servilismo, dell'adulazione.

I lavoratori erano giustamente indignati del comportamento di tanti individui i quali, essendo investiti della fiducia e della responsabilità, abusavano del potere, insabbiavano le critiche, accumulavano patrimoni e, in certi casi, diventavano i complici se non addirittura gli organizzatori di attività criminose...

Tutti gli onesti vedevano con amarezza che la gente perdeva interesse per le attività sociali, i lavoratori non avevano più una posizione rispettata e molti, soprattutto i giovani, aspiravano principalmente al profitto.



Letto? Di cosa tratta? E' vero che sembra parlare dell'Italia di oggi?
Invece è un brano tratto da un libro del 1987:
Perestrojka, di Mikhail Gorbaciov (ed. Mondadori)



L'Italia di Berlusconi e Prodi
ha troppe cose in comune
con la vecchia Unione Sovietica.

Italia in svendita
post pubblicato in diario, il 22 gennaio 2009

SALDI SALDI SALDI Un vero affare!

Ecco il testo con cui il l'Italia del Cavaliere si svende alla Libia del colonnello. Scavalcando NATO, ONU, EU e soprattutto scavalcando tutti noi Italiani!!
Con una vergognosa approvazione bipartisan.

Mai la nostra democrazia fu più umiliata. Solo 63 voti contrari: i radicali, IDV e UDC, più qualche voto di dissidente PD. 

I diritti umani secondo Gheddafi: con chi l'Italia ha stretto un trattato di amicizia, partenariato e cooperazione

Il testo integrale del Trattato tra Italia e Libia

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