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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

Un pezzo di merda pentagonale
post pubblicato in diario, il 27 febbraio 2013
Tre anni fa, l'elezione di Obama risvegliò nel mondo un mare di speranze. In quell'occasione, scrissi che l'unidici settembre era finito.

Poi, pian piano, aprendo gli occhi, ci siamo accorti che l'amministrazione Obama è soltanto una grossa fregatura fatta di apparenza e null'altro. Il primo presidente USA dalla pelle scura è peggio del suo collega Jimmy Carter, perché non saprebbe vendere nemmeno noccioline.

Ieri ne abbiamo avuta la conferma, quando il Senato ha messo a capo del Pentagono un essere immondo di nome Chuck Hagel.



Chi è costui? E' uno che s'è fatto mettere alla porta dal Partito Repubblicano; è uno molto amato da Ahmadinejad; è uno che a suo tempo s'era opposto all'occupazione dell'Iraq e che oggi vorrebbe occupare militarmente Israele e confiscarne la capitale.

E' una merda, insomma.

"Abbattiamo i muri !"
post pubblicato in diario, il 26 gennaio 2013
Gli Israeliani sono fissati coi muri
Vanno a pregare al MURO DEL PIANTO
Innalzano il MURO DELLA VERGOGNA
E poi costruiscono CASE per dare alloggio alle giovani coppie!

Che scandalo, che inciviltà!

Ed è giusto che si scrivano pagine e pagine sui giornali
contro il MURO DELLA VERGOGNA che impedisce di lavorare
a chi vuole farsi saltare i aria.

Ed è sacrosanto che la diplomazia internazionale protesti
contro questo scempio.

E' giusto invece ciò che si sta compiendo in Siria.

Lì, i muri li abbattono.
E la comunità internazionale
sta a guardare serena.

















Il Canada apre gli occhi, l'Italia mette la testa sotto alla sabbia dello spread
post pubblicato in diario, il 12 settembre 2012
Alcuni giorni fa anche il Canada ha deciso di chiudere ogni rapporto diplomatico con l'Iran. Qui da noi la notizia non è stata diffusa dai telegiornali ed è stata quasi ignorata dalla carta stampata.

 
E' evidente la forte opposizione delle lobby (in Italia, la Confindustria al primo posto) a ogni decisione chiara nei riguardi dell'Iran, di cui l'UE e primo partner commerciale.
 
Come riporta la Reuter, il Ministro degli Esteri canadese John Baird ha reciso i legami diplomatici con la teocrazia iraniana poiché quel regime rappresenta attualmente un grave pericolo per la pace mondiale, con le sue minacce di eliminazione di Israele dalla faccia della Terra, rese ancor più gravi dai risultati raggiunti dal suo decennale programma nucleare.
 
E' dal 2002 che il cosiddetto Occidente pone ultimatum all'Iran, superando di gran lunga il limite del ridicolo. Ma sui nostri giornali e nelle veline delle nostre agenzie di stampa si continuano a leggere stronzate come quelle che vi propongo qui in basso  (e commento brevemente).

 

 
Iran: Gb ha chiesto a Netanyahu di non attaccare siti nucleari
http://www.asca.it/news-Iran__Gb_ha_chiesto_a_Netanyahu_di_non_attaccare_siti_nucleari-1194964-ATT.html

Come al solito abbiamo al centro Isreale, che rappresenta il peggior pericolo per la pace nel mondo, quel piccolo "Stato di merda" che si è "abusivamente insediato" sulla terra degli indigeni "palestinesi" che "vivevano lì da millenni" (tra virgolette, tutte citazioni famose, a partire dalla prima che è di un diplomatico francese, fino all'ultima che è patrimonio qulturale del popolo lettore del Manifesto).
 
Nell'articolo si legge, fra l'altro:
"Le potenze occidentali e Israele sospettano che l'Iran stia cercando di sviluppare armi atomiche sotto la copertura del suo programma nucleare civile. Circostanza negata categoricamente da Teheran."
Come per dire: le potenze occidentali sono paranoiche e non si fidano della parola dell'ayatollah!
 

 
L'articolo recita così: "Lo ha detto il capo del governo di Tel Aviv, Benjamin Netanyahu"
 
Il governo di Tel Aviv? qualcuno vuol far studiare un po' di geografia a questi cazzoni che scrivono le agenzie, o spiegargli che la sede del governo israeliano è a Gerusalemme e non a Tel Aviv?
 
"la Gran Bretagna avrebbe tentato di convincere segretamente i vertici israeliani a non ordinare un assalto militare contro gli impianti atomici della Repubblica degli ayatollah.", insomma secondo l'ASCA gli inglesi cercherebbero di insegnare il self-control agli israeliani che sarebbero assetati di sangue persiano; però il condizionale fa capire che i poveretti non sono riusciti nel loro intento educativo.
 


Iran. Il bluff israeliano mette in difficoltà Obama
 
Insomma, questi israeliani prenderebbero per culo anche il capo della maggiore potenza mondiale. Sono davvero furbi e satanici...
 

 
... e infatti, sono talmente satanici da riuscire alla fine a far capitolare la fermezza degli USA! Tant'è vero che:
"Il presidente americano Barack Obama ha chiamato il premier israeliano Benjamin Netanyahu per ribadire ''la stretta cooperazione'' e ''l'unita' per impedire all'Iran di ottenere l'arma nucleare''."
 

 
Ed ecco qual è il risultato, i danni all'economia iraniana, uno dei maggiori partner commerciali dell'Italia in Medioriente! Cavolo, e tutto questo per la paranoia degli ebrei che dicono che lì si stia producendo la bomba atomica... infatti nell'articolo si legge:
"colpisce l'economia iraniana alle prese con le sanzioni internazionali contro il suo controverso programma nucleare."
Proprio così, il programma nucleare iraniano è "controverso". Mica ci sono ultimatum dell'ONU e dell'Agenzia Atomica Internazionale dal 2002! Nooo.
 

 
 
L'ANSA riporta pari pari, facendo suo, un dispaccio dell'agenzia iraniana IRNA, in cui si legge che sanzioni sarebbero uno strumento "sorpassato e inutile" "per dissuadere l'Iran dallo sviluppo del proprio programma nucleare sospettato di una dimensione militare."
 
"Sospettato", capite!?
 

 
Ed ecco che invece dall'Iran arriva un'ottima notizia, a dimostrazione che il regime teocratico non è così cattivo come vuol farci credere Israele.
L'apertura dell'articolo recita "Libertà di religione". Sì, proprio così. Lo so è da non credere, ma provate a leggere coi vostri occhi: "Libertà di religione". Non perché questa sia negata fino all'inverosimile, ma perché infondo la magnanimità del regime risparmia la vita a un infedele. Infatti il titolo continua con un esultante "Dall’Iran arriva una buona, ottima  notizia."
 
"A favorire la sua assoluzione è stata, dunque, l’ampia mobilitazione delle organizzazioni internazionali per i diritti umani unita, probabilmente, a una valutazione di opportunità da parte delle autorità di Teheran: mettere a morte un cristiano apostata, il cui caso aveva assunto notorietà internazionale, avrebbe fatto troppo rumore."
 
Con questo, cosa si vorrebbe far credere? che le mobilitazioni delle organizzazioni internazionali siano la carta vincente? anche sulla questione nucleare? Ma ceeertamente! Che vi credete che l'Iran sia una dittatura oscurantista che tiene in galera innocenti, rei di aver cambiato credo o di aver spostato il foulard dai capelli? Ma no, leggete l'articolo che segue e capirete che lì almeno i violentatori sono asssicurati alla gisustizia e puniti come si deve. Mica come qui da noi!
 

 
Questo articolo è di una ipocrisisa da brivido. Che il tizio in questione, un certo Sadeg Moradi, "impiccato, appeso ad una gru, ad un incrocio della capitale e lasciato in bella vista" sia davvero autore di "vari casi di stupro e torture praticate alle sue vittime" può essere, ma può anche non essere: nessuno ci assicura che non sia stato l'ennesimo oppositore del regime, fatto passare per criminale.
Più in basso si legge: "L’81% delle esecuzioni, continua Shahid, sono relazionate al traffico di droga", senza mettere in dubbio minimamente che certe accuse possano essere costruite ad arte.
 
"In Iran, Stato teocratico musulmano sciita, vige l’interpretazione della sharia che prevede la condanna a morte per assassini, violentatori, narcotrafficanti.", fingendo di ignorare le centinaia esecuzioni per il "reato" di omosessualità.
Mai più come a Gush Katif !
post pubblicato in archivio, il 26 aprile 2012
Travi e pagliuzze
post pubblicato in diario, il 21 aprile 2012
Nei giorni scorsi ha suscitato grande sdegno la notizia del pestaggio del militante danese Andreas Ias da parte di un militare israeliano.




Il militare israeliano è stato sospeso e su di lui è stata aperta un'inchiesta.

Però, mi chiedo, perché non ha suscitato scalpore e non ha fatto sospendere nessun agente il fatto avvenuto a Copenaghen documentato nel video qui sotto?



Sarà la vecchia storia della pagliuzza e della trave che raccontava quel mio lontano prozio?
Mhm.

L'invenzione di un popolo inesistente
post pubblicato in diario, il 18 aprile 2012
A volte conviene inventare un popolo per bassi scopi.
Un po' come i leghisti inventarono il popolo padano.


Un giorno un tizio mi porta l'immagine di queste monete come prova dell'esistenza della Palestina nella Storia :



Io gli faccio presente che quella è la moneta britannica introdotta con l'invasione inglese della regione. E gli mostro le Lire Turche che erano in circolazione fino a poco tempo prima, quando gli sciacalli ancora non avevano fatto scempio dei resti dell'Impero Ottomano.



E gli spiego che su questa moneta, in numeri che lui non conosce ma che io conosco, c'è incisa la data del 1336 dell'Egira che equivale al 1918 dell'Era Volgare. Poi, per completare la lezioncina di storia, gli mostro la cartina della regione in questione che, prima dell'avvento dell'esercito di sua meastà britannica, si chiamava Suriye Elayeti, ossia provincia di Siria.





E gli spiego che la provincia di Siria era suddivisa in tre distretti:
  1. Damasco, con popolazione musulmana
  2. Beirut, con popolazione in parte cristiana, suddivisa nelle tre aree: a sud i copti, al centro i maroniti e al nord i greco-ortodossi
  3. sangiaccato di Gerusalemme, con popolazione prevalentemente ebraica.
Ed è stato più o meno così per diversi secoli. Di "Palestina" e di un sedicente "popolo palestinese" non c'è mai stata traccia. Poi gli ho mostrato una cartina di raffronto degli antichi confini con quelli degli stati attuali, molti dei quali fatti con la squadretta da Inglesi, Francesi, usurpatori sauditi ecc..



Oggi l'Italiano Medio si commuove pronunciando la parola "Palestina", perché crede sia il nome della Terra di Gesù. Ne è convinto: un po' perché a scuola ha studiato svogliatamente la storia, un po' perché i libri di testo spesso fanno schifo.

Così accade che l'Italiano Medio ignori che il nome "Palestina" fu imposto a quella terra solo nell'anno 70, come dispregiativo (Palestina=terra dei Filistei, popolo già a quel tempo esitinto da secoli), insieme al nome di "Aelia Capitolina" per Gerusalemme. Nomi imposti con odio contro quegli ebrei che proprio non volevano arrendersi alla potenza di Roma.

Solo allora fu inventata la "Palestina": e fu un nome in uso solo fra i Romani, per designare quell'area formata dalle province che loro stessi fino ad allora avevano sempre chiamato "Iudea", "Samaria", "Galilaea".

"Palestina", quella che poi per molti secoli è stato il sangiaccato di Gerusalemme, regione a maggioranza ebraica della "Suriye eyaleti ", la provincia di Siria dell'Impero Ottomano, in cui ebrei e cristiani erano considerati come galline dalle uova d'oro, perché erano gli unici obbligati a pagare le tasse (dhimmi), mentre i musulmani ne erano esentati, tranne quelli benestanti che versavano lo zakat destinato ai loro correligionari indigenti.

"Palestina" è un nome che ritorna in uso soltanto dal 1920 al 1948 con il "Mandato Britannico".


L'unica bandiera di un qualcosa chiamato "Palestina" è quella del Mandato Britannico.
La bandiera in uso attualmente dall'Autorità Palestinese non è altro che la bandiera
della Giordania, cui è stata omessa la stella hashemita.


"Palestina", terra che gli Ebrei hanno sempre chiamato "Israele", così come i Greci hanno sempre chiamato "Hellas" la loro terra, quella regione del Mediterraneo che per noi è "Grecia" e per i Turchi era, ed è tutt'oggi, "Yunanistan".

Il 14 maggio del 1948, con la nascita dello Stato d'Israele il nome "Palestina" muore di nuovo. Muore, ma poi risorge il 17 luglio 1968 con la "Risoluzione del Consiglio Nazionale Palestinese", che recita:

«La Palestina è la patria del popolo arabo palestinese; è parte indivisibile della nazione araba, di cui il popolo palestinese è parte integrante. La Palestina, entro i limiti che aveva ai tempi del Mandato Britannico (ossia gli attuali Israele + Giordania + Territori dell'Autonomia Palestinese + Gaza, n.d.r), è un'indivisibile unità territoriale.» (fonte: http://www.pbmstoria.it/unita/duepopoli/Doc/carta_olp.htm)
Insomma, la "Palestina" rinasce, allo scopo di eliminare Israele, lo stato degli Ebrei. Ma agli occhi dell'Italiano Medio la sua rinascita appare come una lotta di poveri contro ricchi, invertendo, per chissà quale mistero, il ruolo dei due attori. Non sono ricchi i latifondisti arabi, NO. Sono ricchi gli ebrei, anche quelli più sventurati!

E' ricca la gente che arriva su carrette del mare per ricongiungersi ai propri connazionali, sfuggendo a un'Europa che li ha perseguitati per secoli, tenuti ai margini, messi al rogo, infornati ad Auschwitz.

E' ricca la gente che, dopo millenni trascorsi nei paesi del Nord Africa, è costretta a lasciare da un giorno all'altro tutto, per sfuggire all'odio fomentato dalla propaganda.

E' ricca la gente vestita alla men peggio che, senza casa e senza nulla, fonda comunità basate su principi socialisti e prende la zappa in mano per dissodare terra rimasta incolta per secoli in mano a latifondisti egiziani o siriani, riscattata a peso d'oro, pagandola a quegli stessi padroni che con quei soldi pensavano alle armi da comprare per riprendersi tutto.

E' ricca quella gente. Ed è davvero molto ricca: ricca di fame, ricca di miseria, ma soprattutto ricca di speranza, ricca di inventiva, ricca di spiritualità, ricca di senso pratico, ricca della propria cultura pluri-millenaria e di tutte le culture con cui si è confrontata...

Mentre è povera la "Palestina". E lo è soprattutto nell'immaginario dell'Italiano Medio: è come una sorta di Sierra Maestra mediorientale, in cui il prode Arafat, presentato come un Guevara, combatte contro l'arroganza degli israeliani, ricchi e prepotenti, paragonabili agli yankee e perfino ai boeri razzisti del Sud Africa!

La "Palestina" di Arafat l'egiziano, il pupillo di Muhammad Amin al-Husayni, alleato di Hitler e fondatore della Legione Araba, quell'esercito di criminali che marciavano al passo dell'oca sulla terra degli Ebrei e che intendeva attuare la Soluzione Finale anche lì!

"Palestina". Una lotta di liberazione per l'Italiano Medio.  In realtà, uno sporco gioco degli Inglesi prima, dei Russi e degli Americani poi, come ci raccontano David Horowitz e Guy Millière in Comment le peuple palestinien fut inventé, libro non ancora tradotto in Italiano e di cui vi opropongo alcuni passi.

Speriamo di vederlo nelle nostre librerie al più presto.



(dal libro: Comment le peuple palestinien fut inventé, di David Horowitz, Guy Millière)

(....) Fu, nota Ion Mihai Pacepa, ex-capo della Securitate rumena, nel suo libro "The Kremlin Legacy", in un giorno del 1964, « fummo convocati a una riunione congiunta del KGB a Mosca ». Il soggetto della riunione era di estrema importanza: « si trattava di ridefinire la lotta contro Israele, considerato un alleato dell'Occidente nel quadro della guerra fredda che conducevamo». La guerra araba per la distruzione di Israele non era suscettibile di attirare molti sostegni nei « movimenti per la pace », satelliti de l’Unione Sovietica. Dovevamo ridefinirla. Era l'epoca delle lotte di liberazione nazionali. Fu deciso che sarebbe stata una lotta di liberazione nazionale: quella del "POPOLO PALESTINESE". L'organizzazione si sarebbe chiamata OLP: Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Alla riunione parteciparono membri dei servizi siriani e egiziani. I Siriani proposero il loro uomo, come futuro leader del movimento : Ahmed Shukairy, e fu accettato. Gli Egiziani avevano il loro candidato : Yasser Arafat. Quando fu chiaro che Shukairy non sarebbe stato all'altezza della situazione, fu deciso di rimpiazzarlo con Arafat, e, spiega Pacepa, costui fu "fabbricato": abbigliamento da Che Guevara medio-orientale, barba di tre giorni da avventuriero. «Dovevamo sedurre i nostri militanti e i nostri contatti in Europa».


Yasser Arafat nel 1964

Quaranta e passa anni dopo, l'opera di seduzione sembra aver avuto un netto successo. Non solo la « lotta di liberazione nazionale del popolo palestinese » appare giusta e legittima, ma nessuno mette più in discussione l'esistenza del "popolo palestinese". nessuno osa dire che questo popolo fu inventato a fini di propaganda: nessuno sembra voler ricordarsene. Nessuno sembra volersi ricordare che la creazione del "popolo palestinese" fu un utile strumento della lotta dell'Unione Sovietica contro l'Occidente, durante la Guerra fredda.
E infatti: la lotta di liberazione nazionale inventata dal KGB ha fatto la sua strada: ci sono stati gli accordi di Oslo e la creazione dell'autorità palestinese in Giudea Samaria, c'è stata l'emergenza di Hamas poi, dopo la caduta dell'URSS, l'inserimento di una dimensione islamista nel conflitto. C'è stato, soprattutto, con Oslo, il riconoscimento da parte del governo israeliano dell'invenzione del KGB, il "popolo palestinese", invenzione che è sfociata nell'idea dei "territori palestinesi" "occupati" da Israele.
Noi siamo oggi in uno dei momenti nei quali la parte islamista che tiene Gaza e la parte derivata dall'OLP che tiene Ramallah, cercano di ottenere un riconoscimento internazionale all'ONU, avendolo già ottenuto all'Unesco, con il sostegno di paesi come la Francia. (....)

Testo francese a questa pagina: http://levysimon.over-blog.com/article-le-kgb-et-le-peuple-palestinien-92509611.html

Per approfondimenti: Ion Mihai Pacepa, The Kremlin Legacy, 1993. (mai tradotto in italiano)
http://www.amicidisraele.org/2012/04/il-kgb-e-la-nascita-del-popolo-palestinese/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-kgb-e-la-nascita-del-popolo-palestinese
Gilad Shalit: «Hamas mi ha trattato bene»
post pubblicato in diario, il 19 ottobre 2011


Queste sono state le tue prime parole pronunciate alla televisione Egiziana: «Hamas mi ha trattato bene».


Gilad Shalit al rilascio, visibilmente deperito,
è risultato pieno di ferite su tutto il corpo.

Certo, ebreo Shalit, Hamas ti ha trattato bene, non ti ha ucciso. Solo perché tu per loro eri la gallina dalle uova d'oro, quella che gli ha permesso di rimettere in libertà 1027 assassini. E dare l'ennesimo schiaffo sonoro al tuo Paese.

Hai l'aria stanca e sei deperito Gilad. E io sono molto felice che tu sia tornato a casa. Ti abbraccio. Sappi che in questi anni il mio pensiero è andato a te tutti i giorni, sebbene non ti conosca di persona. Non prego mai, ma è come se lo avessi fatto, esclusivamente per te.

Spero che lo schifo di questi anni di prigionia assurda non ti lasci il segno e che la vita tua possa riprendere serena.

E spero che venga al più presto il giorno in cui chi fa il male è punito severamente e non premiato!


Dietro le quinte dell'intervista
la presenza dei terroristi di Hamas
Zaninelli, Cristiani, Bonelli, Riccabone - Storia Contemporanea: un pessimo esempio di testo scolastico
post pubblicato in diario, il 24 settembre 2011
Invito tutti voi a sottoscrivere la lettera indirizzata all'Editore che ha pubblicato la schifezza qui sotto.




Una dolce serata di agosto
post pubblicato in diario, il 12 settembre 2011
A un rinfresco estivo nel giardino di una bella villa al mare,  gli invitati s'intrattengono in conversazioni amene e un po' formali. 
 
Quando le bottiglie cominciano ad apparire mezze vuote (o mezze piene, dipende dal punto di vista),  la discussione si fa appassionata e si affrontano argomenti di politica e di economia. Come immancabilmente accade, ci si lamenta delle nuove tasse, dei tagli ai servizi, del trattamento disumano riservato ai clandestini, delle minacce di secessione della Lega. Tutti sono concordi sul fatto che l'Italia rischia di finire come la Grecia e che alle nuove generazioni non resterà che andare all'estero per poter sperare in un futuro decente.
 
Ovviamente, non manca il solito tipo mezzo brillo che ritiene di avere in tasca la soluzione per ogni problema. E non manca nemmeno chi se ne sta zitto senza profferire parola; in questo caso, però, non è il consueto scapolo timido e musone, ma un'affascinante ventenne, figlia di una coppia d'invitati ed unica rappresentante delle succitate nuove generazioni.
 
Se ne sta lì rilassata e sorridente, con le gambe accavallate ad ascoltare un po' divertita quei monologhi a più voci fra grigi cinquantenni, finché non le squilla il telefonino. Si scusa con gli invitati che neanche la notano e si apparta un minuto per porre rimedio a distanza alle momentanee insicurezze del suo partner bloccato in città dall'ennesimo lavoro precario.
 
Ritornata al suo posto, si accorge di aver perso qualcosa della conversazione. Infatti, a quel punto la padrona di casa, agitando l'indice, fa: «Certo che questi ebrei ne hanno fatti di danni!»
 
Ci sono frasi che lasciano spiazzati, ma questa le sembra un vero nonsense. Così, senza chiedersi quale fosse la causa scatenante di quell'ingiustificabile affermazione razzista, si alza con leggerezza dalla sedia aprendo le braccia e mostrando i palmi delle mani; con voce forte, ma con lo stesso tono che usa per dire "ti amo" comincia: «E' vero, gli Ebrei hanno fatto un sacco di danni: si sono adattati per secoli a vivere nei ghetti malsani in cui li hanno sbattuti... e nonostante ciò, non si sono ammalati di peste... e non sono mai diventati servili, a dispetto di tutti gli sforzi per sottometterli ed umiliarli... da inguaribili impostori, hanno fatto finta di convertirsi al cristianesimo sotto la sferza degli auto-da-fé, e non li ha cambiati neanche il fuoco dei roghi della Santa Inquisizione... sono stati fra i peggiori inquinatori dell'aria, con tutto quel fumo ad Auschwitz... e tutt'oggi si ostinano malvagiamente a non farsi eliminare dalla faccia della terra, causando la morte di migliaia di poveri terroristi suicidi!»
 
La parona di casa rimane immobile come una fotografia, gli invitati sono raggelati. La ragazza abbassa lo sguardo, comincia a pentirsi di aver detto ciò che ha detto, spera che le squilli di nuovo il telefonino... A quel punto sente quattro mani che applaudono: sono i suoi genitori. Con gli occhi lucidi le si avvicinano e la prendono sottobraccio dolcemente.
 
Senza salutare nessuno, voltano le spalle e vanno via in tre.
 
Fulvio Del Deo

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permalink | inviato da momovedim il 12/9/2011 alle 10:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Amina Arraf, lesbian girl, famous Syrian blogger? No, just a fucking pushovers!
post pubblicato in diario, il 14 giugno 2011
Amina Arraf, lesbian girl, famous Syrian blogger?

No, just an idiot named Tom McCaster.

And the snapshots?
Stolen to a woman who was unaware of everything!



More assholes than this... one dies!


McCaster distracted young people from the struggles against the Syrian regime of Assad, asking them to redirect their anger against Israel.
 
Read here, how much this "heroine of the Syrian revolt" feeds hatred against Israel :
http://damascusgaygirl.blogspot.com/2011/06/jaulan-is-in-our-hearts.html.
 
But boys of Damascus aren't stupid. And replied that there is no need to continue to use Israel as a scapegoat, that it is time to face the real enemy, namely the oppressive regime of Assad.

McCaster has deleted all the comments, and today... apologizes!

 
I hope this fucking pushovers steps big trouble!


«Eh, i bei tempi in cui eravamo liberi di massacrare gli Ebrei!»
post pubblicato in diario, il 16 maggio 2011
13 maggio 2011, la televisione palestinese intervista un'arzilla nonnina di 92 anni che manifesta nel giorno della NAKBA, il 63° anniversario della nascita di quello Stato d'Israele che le ha tolto la libertà di massacrare gli Ebrei, cosa che invece si faceva liberamente ai bei tempi di suo padre, di cui è oggi è ancora molto orgogliosa, poiché partecipò alla strage degli Ebrei di Herbon nel 1929, portando a casa anche qualche bel trofeo.

Un esempio da seguire, insomma, valori fondamentali che i media palestinesi inculcano nelle giovani generazioni, così avviene nella stessa scuola, dove fina dall'asilo nido si insegna a odiare gli Ebrei, a non dar loro pace finché non verrà spazzato via dalla faccia della terra l'ultimo di loro.



Ecco il servizio sottotitolato in Inglese: http://www.memritv.org/clip/en/2929.htm

Per chi non ha dimestichezza con l'Inglese, qui c'è il testo che ho tradotto in Italiano:

Intervistatore: Prego, può dirci chi è lei?

Sara Jaber
: Io sono di Hebron. Appartengo alla famiglia Jaber.

Intervistatore: Qual è il suo nome?

Sara Jaber: Jaber Awwadh Muhammad Sara '.

Intervistatore: Quanti anni ha?

Sara Jaber:  92 anni.

Intervistatore: Così le ricorda il 15 Maggio 1948, il giorno della Nakba?

Sara Jaber: Perché non dovrei ricordarlo? Che Allah ci sostenga! Spero che dimenticheremo quei giorni. Se Dio vuole, seppellirete [Israele], e massacrerete gli ebrei con le vostre mani. Se Dio vuole, li massacrerete come noi li massacrammo a Hebron.

Intervistatore
: Che cosa significa questo giorno per Lei? Ha vissuto 63 anni da quando è avvenuta la Nakba. Lei ha vissuto tutta la Nakba ...

Sara Jaber: 92 anni. Ne ho 92. Ho vissuto l'epoca degli Inglesi, e ho vissuto il massacro degli ebrei a Hebron. Noi, gente di Hebron, massacrammo gli ebrei. Mio padre li massacrò, e riportò alcune cose ...

Intervistatore
: Grazie mille.

Questo è il sionismo !
post pubblicato in diario, il 9 maggio 2011
Mi capita ancora troppo spesso di sentir parlare di sionismo con disprezzo, quasi fosse una maleparola. Quando non è l'atavico antisemitismo a fare da padrone in quelle anime, lo sono l'ignoranza o la solitudine, di chi per conformismo ha paura di rischiare di non far parte della "massa".

Ma cosa vuol dire oggi la parola Sionismo, a 63 anni dalla nascita di Israele? Per me vuol dire ancora molto, moltissimo e ancor di più di quanto possano riassumere i 14 esempi che ho trovato su Elder of Zion e che vi propongo nella mia traduzione in Italiano con alcuni link interessanti.

Buona lettura, felice sionismo a tutti e...
buon compleanno, Israele!




Ogni anno l'Unità Alpina dell'Esercito Israeliano porta gruppi di bambini disabili
e bambini con malattie terminali sul monte Hermon per una giornata
di
divertimento sulla neve. Compresi i bambini palestinesi.


QUESTO È IL SIONISMO



L'organizzazione Jewish Heart for Africa porta la tecnologia israeliana
per lo sfruttamento dell'energia solare, per la depurazione dell'acqua e
per l'irrigazione nei più poveri villaggi dell'Africa.

QUESTO È IL SIONISMO


Nel 2008 una famiglia drusa israeliana perse un figlio di 15 anni
in un incidente stradale e donò i suoi organi a due mussulmani e due ebrei.

QUESTO È IL SIONISMO


Dozzine di medici etiopi vanno nelle cliniche israeliane per conoscere
le terapie più efficaci per il trattamento dei pazienti affetti da AIDS in Africa.

QUESTO È IL SIONISMO



Il Circo di Galilea è formato da ragazzini israeliani, arabi ed ebrei, del nord di Israele.

QUESTO È IL SIONISMO


Specialisti israeliani di routine salvano vite di bambini
provenienti da
Europa, Africa e mondo arabo


QUESTO È IL SIONISMO

Centinaia di bambini ebrei e arabi giocano a basket insieme nelle stesse squadre,
per imparare insieme la coesistenza.

QUESTO È IL SIONISMO

La fede Baha'i è stata perseguitata in molti paesi arabi e del Medio Oriente,
compresi Egitto, Iran e Afghanistan.
Il quartier generale mondiale Baha'i è in Israele, a Haifa.

QUESTO È IL SIONISMO


Medici israeliani aiutano la correzioni dei problemi della vista
di migliaia di musulmani nelle Maldive.

QUESTO È IL SIONISMO


Israele è all'avanguardia nella lotta alla desertificazione,
uno dei problemi ambientali più allarmanti.

QUESTO È IL SIONISMO

La tecnologia israeliana tramuta istantaneamente l'acqua contaminata in acqua potabile.

QUESTO È IL SIONISMO

Ogni settimana, un professore israeliano di scienze informatiche
prende i ragazzi dai carceri minorili e li porta in montagna in bici attraverso Israele,
dove possono imparare il lavoro di squadra e avere prospettive.

QUESTO È IL SIONISMO

La costruzione rapida di ospedali da campo israeliani dopo disastri naturali
aiuta migliaia di persone e salva innumerevoli vite umane.

QUESTO È IL SIONISMO


La costruzione rapida di ospedali da campo israeliani dopo disastri naturali
aiuta migliaia di persone e salva innumerevoli vite umane.

QUESTO È IL SIONISMO


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permalink | inviato da momovedim il 9/5/2011 alle 9:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Miral, il fiore che non profuma
post pubblicato in diario, il 30 marzo 2011
Non avrei mai immaginato di poter ridere tanto con un film di propaganda anti-israeliana. Eppure mi è successo, merito di Miral.

Miral, come si legge al principio della storia, "è un fiore rosso che cresce sul ciglio delle strade". Non so quale sia la sua traduzione in Italiano, in ogni caso è anche il nome della protagonista interpretata da Freida Pinto, il cui sorriso è sicuramente l'unica nota positiva del film.

La storia è stata scritta da Rula Jabreal, ex-fisioterapista e giornalista di origine arabo-israeliana, famosa in Italia alcuni anni fa per aver ravvivato il salotto di Michele Santoro, guadagnandosi il nomignolo di "Gnocca senza testa".

Il romanzo "La strada dei fiori di Miral", propinato al pubblico nel 2004 come autobiografia, si propone adesso in versione cinematografica grazie al fortuito incontro avvenuto fra l'autrice e Julian Schnabel, sotto un complice cielo romano che, con le sue stelle più brillarelle, fece scoccare la scintilla dell'amore fra la bella fisioterapista e lo stravagante regista noto al pubblico per la sua mania di uscire di casa in pigiama.

Il film inquadra la vita di tre donne: Nadia, una povera ragazza araba che, violentata sistematicamente dal padre sotto gli occhi indifferenti della madre, un giorno decide di fuggire di casa mantenendosi con spettacoli di danza del ventre in bettole malfamate, popolate da ubriaconi ebrei che spesso la molestano. Hind, algida donna araba dal carattere anaffettivo (evidentemente per l'autrice questo dev'essere un valore positivo), è la direttrice dell'orfanotrofio Dar Al Tifl dove realmente è cresciuta la Jabreal e dove nel film trova rifugio, fra i tanti bambini, anche la piccola Miral, probabile frutto dell'incesto.

Nadia viene presa dalla strada dall'imam della moschea di Al Aqsa, che se la sposa così com'è, impenitente alcolista depressa. Poi nasce Miral. Tutto si può dire tranne che sia la famiglia del mulino bianco: ogni peso grava sulle spalle del povero ed eroico imam, mentre sua moglie non fa altro che dormire, bere e andare in giro di notte.

Esilarante è la scena in cui Nadia ubriaca fradicia esce di casa dopo cena, probabilmente per andare a fare sesso sfrenato da qualche parte, e lui triste e sconsolato va a rimboccare le coperte alla piccola Miral e poi si mette a rigovernare la cucina.

Degna di nota è anche la scena del tribunale, in cui una donna condannata a due ergastoli per un attentato non riuscito, si becca anche il terzo ergastolo, che le viene appioppato arbitrariamente dal gudice, semplicemente perché si rifuita di alzarsi in piedi al suo cospetto.

Il film è caratterizzato da ritmo e dialoghi degni della peggiore telenovela ma, a differenza di quest'ultima, non riesce a catturare il cuore dello spettatore, poiché la maggior parte dei personaggi è del tutto priva di credibilità, non possedendo in sé quelle umane debolezze, che invece sono interpretate in modo magistrale nelle serie latino-americane dalle varie Veronica Castro, Lucélia Santos, Grecia Colmenares ecc..

I personaggi di Miral sono freddi stereotipi del bene o del male assoluto, tutti asserviti al loro compito come ruote dentate di un meccanismo dalla mera funzione didascalica. Non riesce a sollevare il morale nemmeno la presenza di Vanessa Redgrave che, fra l'altro, fa capolino solo in una banalissima scena iniziale, mentre appaiono del tutto sprecati la bellezza e il talento della giovane Freida Pinto.

Tralasciando tutti gli strafalcioni storici inseriti volutamente a fini propagandistici (le guerre che sembrano tutte scatenate dagli ebrei contro gli arabi, la giustizia israeliana dipinta peggio della repubblica delle banane, ecc.) il risultato finale è un film goffo che non convince e si stenta a credere che sia stato perfino presentato a Venezia.

Consiglio la visione ai soli conoscitori della storia e della realtà di Israele, che almeno potranno scompisciarsi dal ridere come abbiamo fatto noi in famiglia.

Ultima nota: la Jabreal ha intitolato la sua opera con lo stesso nome della figlia nata da una sua passata relazione con l'artista Davide Rivalta.  Questo fatto mi ricorda quello svitato di Matt Groening che ha dato i nomi dei familiari ai personaggi dei suoi cartoni animati.

Fulvio Del Deo
Intervento di Saviano su Israele
post pubblicato in archivio, il 20 ottobre 2010
La mia verità su Israele è fatta soprattutto di immagini, di immagini che non vogliono essere soltanto quelle della guerra, ma sono immagini che hanno a che fare con lo sguardo a Tel Aviv con la luce di Tel Aviv, la luce di Eilat e la meraviglia di Gerusalemme. Un centinaio di nazioni formano lo Stato israeliano, ebrei da ogni angolo della terra e non soltanto ebrei. Sono lì e lo vedi anche sul volto delle persone e delle nuove generazioni: ragazzi con la madre irakena e il padre della Repubblica Ceca, russi con spagnoli e argentini e tedeschi, ucraini, etiopi. Tel Aviv è una città che non dorme mai, piena di vita e soprattutto di tolleranza, una città che più di ogni altra riesce ad accogliere la comunità gay, a permettere alla comunità gay israeliana e soprattutto araba di poter gestire una vita libera e senza condizionamenti, frustrazioni, repressioni e peggio persecuzioni. Quando c’è stato il Gay Pride in Spagna, le associazioni gay israeliane non sono state respinte, non accolte. Perché è stato un gesto doloroso? Perché le associazioni israeliani accolgono i gay dei paesi arabi che vengono perseguitati, condannati a morte, diffamati, non è possibile rinunciare a interloquire con queste associazioni se davvero si ha a cuore la pace in Medio Oriente. Farlo ha il sapore del pregiudizio. Ecco perché quando si parla di Israele bisogna dimettere questo pregiudizio. Bisogna raccontare come questa democrazia sotto assedio si sta costruendo, si è costruita, ha raggiunto degli obbiettivi importanti, anche sul piano dell’accoglienza. I profughi del Darfur, ad esempio, vengono accolti in Israele. Una religione perseguitata in Iran e in quasi tutti i paesi musulmani è stata accolta in Israele, Haifa è il suo centro più importante: la religione Bahai, nata proprio in Persia. Quindi tutto questo mio parlare è solo per cercare di sperare che in Italia, destra sinistra, centro, comunque la si pensi, si possa parlare con maggiore cognizione, profondità. E quindi la mia verità di Israele si nutre di questo: del ragionamento che ho cercato di fare in questi pochi minuti contro la delegittimazione di una cultura e di un popolo e si nutre di ricordi anche personali. Per esempio mio nonno mi ripeteva sempre una frase che molti di voi avranno ascoltato: «Se ti dimentico Gerusalemme che la mia mano destra si pietrifichi. Che la lingua si inchiodi al palato se non antepongo te al di sopra di ogni pensiero». Io quando ero ragazzino più volte mi dimenticavo di Gerusalemme, allora capitava il sabato di accorgermi che io tutta la settimana non avevo anteposto Gerusalemme ad ogni pensiero. Allora mi ricordo che nel letto cercavo di capire se si poteva vivere col braccio fermo e con la lingua inchiodata al palato. Dicevo: «Vabbè si può vivere lo stesso». Al di là di questa mia follia di bambino, c’è un passaggio della biografia di Peres che ricorda quando da bambino dei pionieri ritornarono nel suo paese freddissimo in Polonia, oggi Bielorussia, e tutti i bambini chiedevano «Com’è? Com’è Gerusalemme?». E questo pioniere cacciò da un tascapane un pezzo di carta appallottolato. Aprì e uscì un’arancia. Per tutti in quel villaggio che non avevano mai visto quel frutto, quello era Israele. Ecco, la mia verità su Israele coincide spesso con questi ricordi, con questa immagine, con questo sogno di libertà e accoglienza.

Roberto Saviano

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permalink | inviato da momovedim il 20/10/2010 alle 9:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
«Non siamo mai stati Palestinesi»
post pubblicato in archivio, il 9 ottobre 2010
Interessantissima lettera di un Arabo, cittadino israeliano.

(pubblicata qui in Inglese, Ebraico e Arabo; ripresa anche nel Blog di Barbara e in Una via per Oriana)

Sono un arabo mussulmano, cittadino israeliano.
Non ne posso più di quella bugia chiamata “il popolo palestinese” ed è giunto il momento per un arabo, di esprimersi apertamente.
Noi arabi che viviamo in Israele siamo semplicemente arabi.
Non siamo mai stati palestinesi, perchè non c'è mai stata una cosa chiamata “popolo palestinese”.
La maggioranza degli arabi israeliani sono nati nello stato di Israele. I nostri avi sono giunti qui da vari stati arabi negli ultimi 120 anni, cercando lavoro e sostentamento offerti dagli ebrei o dagli inglesi in quei 30 anni in cui hanno governato la regione.
È vero che un numero insignificante di arabi hanno vissuto qui anche prima, sotto il dominio turco-ottomano durato 400 anni.
Questi sono morti e i loro figli continuano ad essere semplicemente arabi come me.
L'invenzione del popolo palestinese ed in seguito la richiesta di uno stato autonomo palestinese, costituisce per me un incubo.
Non voglio vivere in nessuno stato arabo, nemmeno in “ Palestina”.
Un ulteriore stato arabo sarà come qualsiasi altro stato arabo, che qualsiasi arabo israeliano sano di mente deve temere e a cui deve opporsi.
Fra tutti gli stati arabi non ce n’è nemmeno 1 democratico.


NIENTE LOTTA NIENTE DISCRIMINAZIONE

Io arabo mussulmano israeliano voglio vivere nello stato di Israele, nella patria democratica del popolo ebraico che è anche la mia patria, come ebrei/arabi/cinesi/ vivono fuori dalla loro patria ed accettano le leggi, le usanze e la cultura che li ospita.
Io pretendo pari diritti civili tra me e qualsiasi ebreo, ma anche pari doveri. Voglio una divisione corretta delle risorse per tutte le etnie della cittadinanza. Lo stato degli arabi in Israele non è tanto meglio di quello dei nuovi immigranti etiopici, ma tutti e 2 sanno che uno stato arabo qualsiasi è molto peggio.
La lotta degli arabi contro gli ebrei ci distingue dalla società israeliana ed obbliga gli ebrei a discriminarci.
Senza questa lotta non ci sarà discriminazione. È così semplice!
Io non sono solo, ci sono molti arabi in Israele che la pensano come me nel loro privato e qualche volta lo esprimono sottovoce.
Non è di moda parlare e scrivere in termini occidentali che abbiamo imparato dalla società israeliana, che ci ha insegnato anche alcune lezioni di vita.
Abbiamo capito che la sacralità della morte porta solo alla morte e che il diritto di vivere è un valore che supera tutti gli altri.
Io sono un arabo mussulmano laico che vive in mezzo a ebrei laici e basterebbe togliere dal nostro vocabolario quella sciocchezza che si chiama “ palestina” per non avere nessuna distinzione tra di noi.


VUOI UNO STATO ARABO? VATTENE DA ISRAELE!

Dobbiamo ammettere: gli ebrei vogliono vivere in pace con gli arabi loro concittadini. Siamo noi e specialmente i “nostri” leader arabi a perpetuare l'ostilità per evitare la convivenza.
Ci sono state delle guerre e questa è la realtà, il piccolo stato di Israele può e deve essere uno stato modello e non mi importa che venga chiamato “la patria del popolo ebraico”.
Io voglio vivere qui.
Un arabo che pensa di dover vivere in uno stato arabo se lo può scegliere. Ci sono tanti stati arabi. Io no! Anche se questo stato sarà diviso e sarà istituito uno stato palestinese, non rinuncerò alla possibilità di vivere nello stato democratico di Israele.
Io amo questo stato e rispetto gli ebrei che l'hanno costruito sulle rovine di una regione desertica, abbandonata e trascurata.
“Uno stato palestinese” sarebbe uno stato terribile. Non potrà essere uno stato democratico. Già oggi si vede il fiorire della corruzione dei leader palestinesi ancor prima che lo stato sia costituito.
Chi potrà giudicarli e punirli? Come invece succede in Israele, basta leggere i giornali israeliani.

Mustafa Bin Ali Khamdan Haj Akhmed


La storia di Cliona Campbell
post pubblicato in archivio, il 25 agosto 2010
La storia di Cliona Campbell, ovvero come l'anti-sionismo riaggiunge nuove vette di bassezza.

 di Ben Cohen - Huffington Post

E' molto raro incontrarsi con qualcuno che merita il titolo di "eroe" o "eroina, ma nel nostro caso ci troviamo di fronte a uno di loro.

Cliona Campbell è una studentessa di 19 anni di Cork, in Irlanda. Lei è qualcosa come una ragazza prodigio, nel 2008 è stata finalista nel concorso Giovane Giornalista dell'Anno tenuto dalla rete televisiva britannica Sky News. L'anno scorso ha vinto il concorso di scrittura editoriale organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza presso il College di Cork, una delle più prestigiose istituzioni di istruzione superiore in Europa. Lei aveva, evidentemente, tutto dalla sua parte.

Solo che in questo momento, Cliona vive nella paura. E 'diventata oggetto di calunnia da parte della stampa irlandese. Alcuni uomini si son messi a camminarle accanto per strada e l'hanno insultata. Visitando un negozio di abbigliamento, la guardia di sicurezza l'ha riconosciuta e ha cominciato a insultarla. Diverse minacce le sono state inviate via email.

E tutto questo, perché Cliona ha trascorso un paio di mesi in Israele come volontario nelle Forze di Difesa israeliane. Quando è ritornata in Irlanda, ha scritto della sua esperienza nel giornale locale, Evening Echo. Un articolo eloquente, ben scritto, ma nonostante ciò risulta raro che un articolo di una studentessa che racconta le sue esperienze di vacanza diventi il centro di attenzione di un paese - e, di fatto, abbia ripercussioni a livello internazionale. A che cosa si deve tutto ciò?

L'esperienza di Cliona suggerisce alcune domande aggiuntive. La più ovvia, il carattere di coloro che l'hanno insultata e minacciata. Che cosa ci suggerisce la natura del movimento di solidarietà con la Palestina, che consente che una giovane indifesa diventi un oggetto di odio? E che dire di quegli anti-sionisti che siedono nei mezzi di comunicazione e nei circoli accademici, che senza dubbio alzeranno le braccia con orrore nel venire associati a tale comportamento da teppisti, però che tanto hanno contribuito a questo clima di odio che sempre più circonda coloro che pubblicamente sostengono Israele? Queste persone sono in qualche modo colpevoli del rancore di quegli individui che inviano a questa graziosa ragazza dai capelli rossi e-mail per dirle che sembra "una bestia"?

Che succede secondo il doppio standard dolorosamente ovvio che si applica a tutto ciò che ha a che fare con quella piccola striscia di terra tra il Mediterraneo e il fiume Giordano? Perché i partecipanti alle buffonate del Movimento di Solidarietà Internazionale pro-Hamas sono idolatrati, perfino paragonati ad Anne Frank, mentre una come Cliona Campbell diventa l'incarnazione del male?

E soprattutto, come è che le regole consolidate della cultura democratica in Irlanda possano essere brutalmente accantonate, al fine di garantire che le persone come Cliona, "non possano esprimere il proprio punto di vista politico, senza essere pubblicamente molestate, minacciate e intimidite?"

A mio parere, Cliona ha già risposto ampiamente a queste domande nel suo articolo del Evening Echo. "Fin dai nove anni, sono stata affascinata dal popolo ebraico", ha scritto, "una nazione che ha sofferto l'odio, la persecuzione e il genocidio, e tuttavia mantiene ancora un'indistruttibile volontà di sopravvivere, unita in una parentela indissolubile. Così ho sempre voluto andare in Israele per vedere di persona. "

E continua: "Ma perché l'esercito? Poiché nel corso degli anni, ho visto come gli israeliani hanno subito incessanti lanci di razzi da parte dei terroristi e quando finalmente hanno risposto, quegli stessi terroristi hanno posto la loro stessa popolazione civile in prima linea come scudo umano ".

Questo acuta osservazione coglie l'essenza della parola tanto diffamata, "sionismo". Se il sionismo significa auto-responsabilità degli ebrei - in altre parole, l'organizzazione di uno stato di cose in cui gli ebrei esercitano il controllo della loro sicurezza e del loro destino - l'esercito israeliano è l'espressione più tangibile di tale principio. Per quelli che intellettualmente simpatizzano con il destino del popolo ebraico marchiato dalla mancanza di sovranità, l'IDF si trasforma in una storia avvincente.

Però, come Cliona Campbell ha scoperto in un modo sorprendentemente personale, esiste un'altra visione che non tollera il dissenso, e rappresenta l'IDF come strumento di violenza radicale. È così che questa immagine ben radicata ha permesso all'autore di un profilo di Cliona per il Sunday Tribune di commentare casualmente che l'esercito israeliano ha "ucciso nove persone pacifiche" a bordo della Mavi Marmara, la nave della flotta turca che recentemente si è diretta a Gaza.

In un'affermazione di questo genere è implicito che i soldati israeliani si dedichino all'assassinio a sangue freddo e con premeditazione. Adesso chiunque abbia seguito la debacle di Mavi Marmara sa che non è assolutamente ciò che è accaduto, come ha dimostrato senza ombra di dubbio un'inchiesta della BBC nel programma Panorama; il fatto è che, se altri media importanti continuano a ricilcare questo sordido mito, c'è forse da meravigliarsi se i meno raffinati si riferiscano a Cliona Campbell, usando il gergo degli attivisti anti-imperialisti, come obiettivo leggitimo?

Una volta ho scritto che l'anti-sionismo nel nostro tempo è più un bistrot, che non un bierkeller (allusione alle origini del movimento nazista - n.d.t.), cioè, un fenomeno che si verifica soprattutto tra le élite intellettuali che si considerano leader del pensiero progressista. Credo che continui a esser vero: ciò che è ugualmente vero è che i confini tra questi due mondi si sovrappongono e diventano sempre più labili, mentre il conflitto tra Israele e i palestinesi assume un potere quasi metafisico. Ecco perché, quando tutto è detto e fatto, ciò che resta è lo spettacolo di una giovane donna che ha visitato una delle centinaia dei conflitti del mondo ed è tornata a casa per essere accolta da furfante.

Sono sicuro che molti degli oppositori di Israele prenderanno le distanze dal trattamento riservato a Cliona Campbell. Può bastare, ma non è sufficiente. Questo caso spiacevole evidenzia che il dibattito su Israele in Occidente è andato molto al di là della preoccupazione per i diritti dei palestinesi, per finire nel regno dell'irrazionale.

I teppisti che se la sono presa con Cliona possono essere ritenuti responsabili per aver recitato il copione, ma non per averlo scritto.

fonte: http://www.huffingtonpost.com/ben-s-cohen/anti-zionists-plumb-new-d_b_688196.html

traduzione: Fulvio Del Deo


Starò sempre dalla parte di Israele
post pubblicato in diario, il 1 giugno 2010
I am Israel
post pubblicato in diario, il 17 maggio 2010

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Dall'Eurabia ci salveranno le donne
post pubblicato in diario, il 29 aprile 2010
Come è ormai evidente, l'Europa perde giorno dopo giorno pezzi della sua identità e sembra aver rinunciato del tutto alla sua dignità. Non essendo in grado di trasmettere ai propri figli dei valori etici che siano coerenti con la realtà in continua evoluzione, nella maggior parte dei casi si arrocca su posizioni anacronistiche o finisce per arrendersi supinamente.

Da ciò, scaturiscono reazioni totalmente irrazionali e contraddittorie. Da un lato c'è un'Europa conservatrice che dice di voler preservare le sue  "tradizioni", accanendosi però su  problematiche di facciata, impuntandosi su crocifissi da esporre o altre sciocchezze; dall'altro lato c'è un'Europa che assorbe di tutto, acriticamente e apaticamente come lasciandosi morire e che confonde fra i vari diritti umani perfino il "diritto alla burqa"!

In questo contesto, accade che alcune comunità di immigrati continuino dopo 3-4 generazioni a non sentirsi integrate, se non all'apparenza. Questo succede anche fra ragazzi di buona famiglia,. Anzi è proprio lì che nasce molto spesso l'insofferenza verso il paese "ospitante", che continua a essere percepito come terra straniera e ostile.

Questo fenomeno avviene maggiormente fra le comunità di immigrati islamici che hanno tendenza a chiudersi nel loro mondo per non dover rinunciare a dei "costumi religiosi" che in Occidente fino a ieri erano considerati intollerabili.

Per fortuna esistono delle eccezioni come V.

V. è una diciassettenne mussulmana italo-tunisina (di cui riporto in basso i bellissimi occhi verdi) la quale, appena inaugurata la sua pagina facebook, si è vista contattare da M., un bel diciottenne "dagli occhi sognanti", di buona famiglia e con ottimi voti a scuola, autodefinitosi "palestinese".

V., dimostrando grande maestria nel difendersi dalle advances maschiliste, ha sottoposto M. a una serie di domande da KO. E' evidente  quanto il contributo delle donne rappresenti l'unica speranza di cui dispone l'umanità per liberarsi dalla schiavitù imposta da religioni e costumi. V. sostiene che i diritti delle donne vanno di pari passo col diritto di Israele a esistere e difendersi.

     ----------------------------------

Riporto qui in basso la traduzione dall'Inglese dello scambio di mail fra i due ragazzi. Un caso da manuale che si commenta da solo.

Quanto segue viene pubblicato col pieno consenso dei genitori di V., i quali hanno autorizzato la pubblicazione del seguente materiale a patto del rispetto assoluto dell'anonimato della loro figlia. Inoltre, sempre per ragioni di sicurezza, l'account Facebook di V. è stato rimosso.
  




M - Dove vivi?

V - In Italia e tu?

M - in Svezia :D     sei proprio bella ?

V - Grazie. Mi dispiace non poter dire altrettanto di te, perché non hai pubblicato nessuna foto in cui possa vedere la tua faccia! Ma sono sicura che sei ragazzo carino. Quanti anni hai? E di dove sei... il tuo non è affatto un nome svedese :)

M - grazie ...vengo dalla Palestina e ho 18 anni . E tu sembri una principessa

V - Oh che carino, grazie! Da quale città della Palestina vieni?

M - hehe....Sono di akka

V - Akka?.... Forse intendi dire Akko? (scirtto in Arabo nell'originale) Ma non è in Israele?

M - Sì ma è Palestina. e loro se la sono presa da noi

V - Caro M., l'ho trovata sull'enciclopedia e c'è scritto Israele, non Palestina. Adesso non so quando Akko è stata Palestina, forse mai, perché in nessun libro di storia ho mai trovato lo Stato di Palestina prima dello Stato Palestinese dell'ANP. Io penso che se adesso Akko è Israele e noi diciamo "è Palestina" noi possiamo solo apparire ignoranti, non credi? Come se dicessimo "Napoli è Magna Graecia".
Amichevolmente ;-)

M - ma si chiamava Akka molto tempo fa, prima che gli Israeliani prendessero il paese .. stai con gli israeliani? Intendo dire stai con la Palestina o con Israele?

V - E Napoli si chiamava Parthenopis molto tempo fa... sto con la Palestina o con Israele? Che domanda vuota! Che cosa cambia? Adesso tu sei Israeliano, il tuo passaporto è israeliano, no? Ascolta, mia madre si chiama Amira C. (cognome arabo) e io ho i suoi stessi occhi verdi. Mio padre è di Ancona e si è convertito all'Islam per sopsare mia madre. Ok? Ora io sono fiera di essere Italiana e mussulmana allo stesso tempo. Perché non sei anche tu fiero di essere allo stesso tempo Arabo mussulmano e Israeliano???

M - Non posso stare con gli Israeliani, dopo che hanno ucciso tanto a Gaza .. e loro hanno ammazzato quasi tutti gli Arabi in Palestina. pensi che potremmo essere amici? Mai! non possiamo essere amici dei nostri nemici. (Il caso non solo per me stesso, ma per tutti gli Arabi, non possiamo essere amici) ed è lo stesso per gli Israeliani, loro non vogliono essere nostri amici e vogliono solo ucciderci

V - Il tuo modo di ragionare è dannoso anche per te stesso. Ascolta: i cristiani e i mussulmani sono stati in guerra per secoli. I cristiani fecero le crociate contro i mussulmani... Ora, chiedimi: stai con i cristiani o con i mussulmani?
Non è una domanda stupida? Mio padre è nato cristiano e (penso) lo sia ancora nel suo cuore. Ma lui non da molta importanza alle questioni religiose... come invece ha fatto mio nonno (materno). Così lui ha preferito convertirsi all'Islam. E ha fatto la cosa giusta.
Cosa pensi, che mia madre e mio padre dovrebbero odiarsi perché i cristiani uccisero i mussulmani e i mussulmani uccisero i cristiani?
Basta! Fermiamo le uccisioni! Fermiamo l'odio!!
Ho vergogna di essere mussulmana quando sento che c'è gente che ammazza in nome di Allah!! Allah li maledica!! Allah maledice chiunque fa il male. Anche chi dice che combatte per dei giusti ideali. Non c'è nessun "giusto ideale" che chiede di uccidere la gente.
Ok? Questo è il mio punto di vista mussulmano.
Adesso chiacchieriamo di cose più serie!
Quanti anni hai?
Studi o lavori?
Com'è la vita ad Akko?
Ho visto le foto di Akko su internet, e sembra meravigliosa! Io amo le città di mare come la mia. Ma Napoli è diventata troppo caotica! E io penso che Akko è della misura giusta! Poi di fronte ad Akko c'è Haifa che è anche un'altra città meravigliosa.
Dimmi della tua vita nel tuo paese (chiamalo come preferisci, Palestina o Israele...)
Ok, qui in Magna Graecia, la vita sta diventando difficile perché Berlusconi sta legalizzando la mafia, la camorra ecc.. Berlusconi è un criminale, ma la gente ignorante fa sempre il tifo per lui, come facevano i Tedeschi con Hitler!
Conosci Souad Massi? Io la adoro. Ascolta questa canzone:
http://www.youtube.com/watch?v=_Oekfi7ExXY
La dedico a te.

M - Non odio i cristiani se non vengono vicino a noi con qualcosa di sbagliato, loro hanno la loro religione e noi abbiamo la nostra. Ma gli Israeliani non vogliono finire la guerra finché non hanno tutti il paese. Quando un Mussulmano ammazza qualcuno, lo fa per la sua terra
Non sono mai stato in Palestina da quando gli Israeliani sono lì. Vivo in Svezia e ho 18 anni. Quanti anni hai? Sei sposata?

V- Ho la tua stessa età (in Arabo nell'originale).
Conoscevi già Souad Massi?
Hai ascoltato la sua canzone? Ti è piaciuta?

M - no non l'ho ascoltata, non so chi è

V - Devi ascoltare Souad Massi!!! Come fai a dire di essere Arabo se non conosci Souad Massi? Come fai a vivere se non conosci Souad Massi? Che genere di musica ascolti?

M - haha di solito non lo ascolto, ma ascolto le canzoni arabe (canzoni d'amore)... Quanti anni hai?

V - Te l'ho già detto! Ho la tua stessa età (in Arabo nell'originale)
Caro dolce amico svedese dai bellissimi occhi sognanti da bambino.
Ora sono sicura che tu non sei in grado di leggere l'Arabo, perché ti ho scritto in Arabo che ho la tua stessa età, ma tu non mi hai capito... Bene Mohammed, entrambi abbiamo 18 anni, ma forse io potrei essere tua madre. Ascolta: essere Arabi significa parlare Arabo, sognare Arabo, mangiare Arabo ecc.. Mia madre mi ha insegnato queste cose, così come mio padre mi ha insegnato a essere Italiana e perfino Napoletana. Essere Arabi non vuol dire odiare gli Israeliani. Cerca di essere felice, mio giovane amico! Io credo che gli Israeliani siano nostri fratelli. Il Santo Corano dice che noi siamo un grande popolo e che gli Ebrei sono un piccolo popolo nostro fratello, il quale ha la sua terra attorno a Gerusalemme, e loro saranno sotto la nostra protezione e sotto la protezione di Allah.
Ricorda: la pace ci sarà solo quando il nostro amore per la vita e per i nostri bambini sarà più forte del nostro odio.
E adesso, abbi buoni pensieri, bel tempo, begli amori!
E' un bene non dimenticarsi delle proprie origini, ma adesso è importante vivere nella propria realtà.
Un abbraccio fraterno.

M - So leggere l'Arabo molto bene, ma non capivo cosa intendevi... non voglio più discutere di Israeliani.. ma non posso considerarli come miei familiari (in Svedese nell'originale)
hai altre tue foto?

(A questo punto V. inserisce in bacheca altre sue foto, di cui un paio in bikini)

M - oh mio dio...sei mooooooltoo moooooloto seeeexyyyyyyyyyy......  i tuoi occhi sono da tigre

V - Mia madre dice che io sono una tigre e mia sorella una pantera nera!

M - hehe spero di incontrarti un giorno

V - Così, dove pensi che debbano andare a vivere gli Israeliani? Solo a Tel Aviv? O nemmeno a Tel Aviv? I dico: tutta la Palestina agli Ebrei... il resto del mondo ai Mussulmani! Che ne pensi?

M - perché dovebbero stare in Palestina, è nostra. merda là dentro adesso parliamo d'altro. hai MSN?

V - Peché dici che la Palestina è tua? Non l'hai mai vista!! E dove dovrebbero andare gli ebrei secondo te???

M - sì .. grazie a loro, io non ho potuto vedere il Paese non mi interessa dove loro devono andare, loro non si curano di noi. perché io dovrei curarmi di loro?

V - Spero tu stia scherzando, altrimenti sei uno stupido! In che modo credi si possa fare la pace? Molto spesso i fratelli litigano. E i litigi fra fratelli sono i peggiori. Ma è essenziale trovare la pace, per il bene di entrambi i fratelli. Ho visto il video di Hamas sul soldato rapito Gilad Shalit. Quel cartone animato è orribile! Cosa pensi di Hamas? Io credo che loro siano solo dei terroristi assassini. Quando noi Arabi andiamo in giro per il mondo, siamo spesso additati come criminali. Per colpa di Hamas, Hezbollah e di Al Qaeda. Non credi?
Piccolo monello svedese!
Cosa pensi dell'uguaglianza di diritti fra uomini e donne? E del matrimonio islamico? Cosa pensi della poligamia?
Io sono contro la poligamia. La poligamia è un retaggio del passato remoto. I soli paesi mussulmani civili sono quelli in cui la poligamia è vietata: la Tunisia (infatti è la mia seconda casa) e la Turchia.

M - perché sei sempre contro di me? Mi piace Hamas, perché dici che Hamas è assassina? Gli Israeliani fanno molto peggio di loro. possiamo parlare di qualcos'altro?

V - Ok, ma puoi ripondermi prima: cosa pensi dell'uguaglianza di diritti fra uomini e donne? E del matrimonio islamico? Cosa pensi della poligamia? Se non mi rispondi io non posso sapere come mi consideri. Potrebbe essere che mi consideri una puttana.

M - Non ho capito esattamente cosa intendi, ma ti dico una cosa! La Palestina è per i Palestinesi e basta. e tu sei una brava ragazza te lo prometto. e ora .. ti prego, parliamo di qualcos'altro ok  ?

V - Perché non mi rispondi: cosa pensi dell'uguaglianza di diritti fra uomini e donne? E del matrimonio islamico? Cosa pensi della poligamia?

M - entrambi, uomini e donne hanno diritti

V - Non sono una stupida, caro ragazzo! Questa non è una risposta! Io non posso immaginare di stare con un uomo che crede che le donne debbano obbedire agli uomini, con un uomo che crede di avere il diritto di sposare più donne! Questa è una questione chiave, e tu non puoi lasciarmi senza una risposta!     
Yom HaShoa
post pubblicato in archivio, il 12 aprile 2010

Sirena al mercato Carmel di Tel Aviv, oggi. Foto Tal Cohen



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Iran: quello di Berlusconi era solo fumo
post pubblicato in diario, il 28 marzo 2010
"Spero che la comunità internazionale sappia mettere in campo delle sanzioni forti per dissuadere un governo che ha dentro di sé una forte opposizione che credo sia nostro dovere sostenere. Auspico che non si debba arrivare ad uno scontro armato che nessuno vuole"



Parola di... cavaliere! Era febbraio e il Berlusca nazionale era in Israele a recitare la sua ennesima pantomima.

Nella pratica cosa ha fatto l'Italia? Sul Giornale trovo una Nirenstein felice e soddisfatta del nostro paese  diventato -a suo dire- finalmente atlantico ed europeo con Berlusconi...



Ohps e l'amicizia fatale con Putin? gli accordi capestro con Gheddafi?

La nostra amica minimizza chiamandole "zone grigie". Ammette che sono  "discusse e discutibili""ma almeno stavolta ci sono ragioni concrete e non ideologiche per rapporti altrimenti difficili da capire: si chiamano sbarchi (molto diminuiti di fatto) e energia, problemi capitali.
"

Poi, finalmente parla dell'Iran, sostenendo che Berlusconi "nel suo discorso alla Knesset ha collegato la difesa di Israele all’impegno dell’Italia contro il programma atomico iraniano e per il rispetto dei diritti umani. E di fatto, nel 2009 l’Italia ha ridotto del 31 per cento il volume dell’interscambio commerciale con l’Iran. Berlusconi ha anche fatto sapere che l’Eni non avrebbe stipulato nessun nuovo contratto con l’Iran."

Se le cose stessero davvero così, potremmo dormire sonni tranquilli ed essere fieri del nostro Presidente del Consiglio, così diverso dal pessimo D'Alema ideologo dell'equivicinanza e del dialogo col terrorismo di Hamas!!

Purtroppo la realtà è ben altra! Non solo il Cavaliere non ha fatto quanto promesso, ma ha perfino proposto il D'Alema come Ministro degli Esteri UE!!! E dobbiamo ringraziare l'opposizione degli altri Stati se ce lo siamo scampato.

Ecco, se non avessi avuto la mia atavica diffidenza, eredità tanto partenopea quanto sefardita, mi sarei limitato a leggere la nostra Fiamma e avrei raggiunto il nirvana... Ma io non mi accontento mai di una sola voce, soprattutto quando quella dice le cose che mi piacerebbe sentire. Perciò mi sono messo a rovistare nel web, nelle analisi, nelle statistiche e ho appurato che c'è ben poco da stare tranquilli: lo scambio commerciale dell'Italia con l'Iran negli ultimi anni è andato costantemente crescendo, anche col Berlusca al Governo; solo nell'ultimo anno ha conosciuto un calo fisiologico del 30%, dovuto alla crisi. Insomma, quello che sostiene ingenuamente la nostra Fiamma è solo fumo. E, come è scritto sui pacchetti di sigarette IL FUMO UCCIDE !!



Fra le tante cose interessanti che ho trovato nel web, c'è un articolo che spiega in breve e molto chiaramente come stanno in realtà i fatti. L'autore è Alessio Postiglione; potrei sbagliarmi, ma mi sembra un tipo attendibile,  di certo non è estremista di sinistra né di destra, né nemico d'Israele. Anzi, è uno  che in occasione della Fira del libro di Torino scrisse: "...
il Paese condannato è stato Israele. Oibò, Israele è il più cattivo di tutti? E, a quanto pare, i nazisti antisemiti che gli si rivolgono contro, pronti a lanciare boicottaggi, a firmare appelli, e via demagogizando, non finiscono mai in minoranza. L’ultima odiosa riprova ci giunge da Torino..."

Buona lettura



Il bluff di Berlusconi. Ecco le aziende italiane a Teheran
Alessio Postiglione

La presenza delle nostre società nel Paese degli ayatollah non riguarda solo l’Eni ma l’intero Gotha del capitalismo nostrano: Danieli-Duferco, Mediobanca, Telecom, Capitalia, Montedison, Falck. Gli scambi sono in crescita.
Berlusconi ha voluto sigillare mediaticamente la sua visita in Israele con l’impegno dell’Italia a stringere il cerchio delle sanzioni attorno ad Ahmadinejad, bloccando le relazioni con Teheran. Ma i fatti, purtroppo, indicano che la strategia diplomatica del Cavaliere è un bluff, alimentato da un debole governo israeliano, anch’esso bisognoso, come il nostro, di attestare di fronte all’opinione pubblica, successi inesistenti volti a rafforzare consensi vacillanti.
Berlusconi ha dichiarato che dal 2007 gli scambi commerciali con l’Iran sono calati di un terzo. Ma in realtà sono aumentati ininterrottamente fino al 2008, per assestarsi durante la crisi: «L’Italia dal 2001 al 2007 è stato il primo partner commerciale dell’Iran. Lo scambio commerciale tra i due Paesi è passato da 3,5 miliardi di euro a 6 miliardi di euro», lo spiega il segretario generale della Camera di Commercio Iran-Italia, Jamshid Haghgoo.


«Negli ultimi anni, l’Iran ha negoziato contratti con oltre 30 aziende provenienti da nove Paesi europei per la realizzazione di progetti energetici nel Paese, nonostante l’aumento delle sanzioni internazionali e delle pressioni politiche ». Secondo la Camera di Commercio, la somma degli scambi Iran-Italia nel 2008 è aumentata dell’1,2 per cento rispetto al 2007. Anzi, le esportazioni italiane crescono, mentre calano le importazioni.

L’Eni, intanto, sta guidando la seconda fase dello sviluppo del giacimento di Darkhovin per portare la produzione da 50mila a 160mila barili al giorno (valore dell’operazione: un miliardo di dollari). Dato che l’Italia è azionista dell’Eni, ridurre la presenza in Iran di quest’ultima sarebbe la riprova dell’impegno del governo. Scaroni invece ha fatto sapere che il cane a sei zampe porterà a scadenza i patti sottoscritti ma non ne rinnoverà altri.
Peccato che il tre febbraio il direttore operativo della compagnia petrolifera statale iraniana, Nioc Seifollah Jashnsaz, abbia smentito Scaroni: «Le trattative con l’Eni per lo sviluppo della terza fase del giacimento di Darkhovin continuano».


Per ora Jashnsaz non è stato smentito dal nostro governo mentre l’Eni si è rifiutata di rispondere. Intanto, nonostante la ribalta mediatica sia toccata al nostro gigante energetico, parecchie aziende italiane, nell’ombra, continuano a fare affari con gli ayatollah. Nel gennaio del 2008, ad esempio, Edison e l’iraniana Nioc hanno firmato un contratto di esplorazione del valore di 107 milioni di dollari per il centro di estrazione offshore Dayyer, situato nel Golfo Persico.
La Fata sta realizzando, inoltre, un impianto di oltre 300 milioni di euro per la produzione di alluminio primario a Bandar Abbas. A gennaio di quest’anno, è stata la volta della Maire Tecnimont che ha siglato un accordo da 220 miliardi di euro per il gas. Secondo gli esperti di spionaggio dell’israeliana Debka, la Tecnimont parteciperebbe anche alle commesse del programma nucleare iraniano. La Carlo Gavazzi Space, invece, sta costruendo il satelli te militare Mesbah. Mentre Ansaldo ha progettato le turbine iraniane di Karaji per 870 milioni di euro.
Iveco, gruppo Fiat, è il fornitore dei camion dell’esercito persiano e delle Guardie rivoluzionarie. La Fb Design fornisce invece i motoscafi Levrievo all’esercito e, sempre secondo Defka, le Guardie rivoluzionarie a loro volta darebbero questi mezzi anche ad Hezbollah. La Seli vende i mezzi di movimentazione terra alla iraniana Ghaem che è stata accusata dagli americani di scavare i bunker dove avvengono le sperimentazioni nucleari del regime di Ahmadinejad. Le aziende italiane che operano in Iran, in definitiva, sono il Gotha del capitalismo italiano: la DanieliDuferco, Mediobanca, Eni, Telecom, Capitalia, Montedison, Falck. Anche se l’Eni andasse veramente via dall’Iran, comunque, non sarà un grosso danno. I 15mila barili al giorno che la compagnia petrolifera italiana ricava dall’Iran, o i probabili 160mila alla fine dei lavori a Darkhovin, rappresentano un particolare trascurabile rispetto ad un totale di 1,7 milioni di barili al giorno.


Alessio Postiglione
Un giorno leggeremo che a Roma...
post pubblicato in diario, il 16 marzo 2010

venerdì 28 jumada l-akhira 1439 (venerdì 16 marzo 2018)


Roma, torna la violenza
Battaglia tra residenti e polizia
Protesta contro la nuova chiesa.
Scontri e tensione nel centro storico
L'inviato di Obama rimanda la visita

ROMA

Nella "Giornata della rabbia" proclamata da Hamas-Italia per protestare contro l’inaugurazione della chiesa "Rudere" a Roma est, numerosi scontri sono in corso nella città vecchia tra manifestanti e forze di sicurezza.
Due poliziotti sono rimasti feriti e numerosi manifestanti sono stati arrestati, secondo un portavoce delle forze di sicurezza.
La polizia ha dispiegato oltre 3.000 agenti a Roma est per far fronte a qualsiasi eventuale forma di violenza in occasione delle proteste, che puntano anche alla «difesa di Roma» dalla politica coloniale italiana. Nei giorni scorsi il governo ha annunciato un piano per la costruzione di 1.600 nuovi alloggi nella parte orientale della città, provocando la dura reazione di Stati Uniti e Unione europea.
La Lega Araba ha annunciato l’interruzione di qualsiasi negoziato diretto o indiretto con l'Italia, fino a quando la politica coloniale cattolica non sarà fermata del tutto. Nel campo profughi di Ponte Mammolo, i manifestanti hanno preso di mira i poliziotti che hanno risposto lanciando granate assordanti e sparando proiettili di gomma. Almeno un militante è stato arrestato dalle forze dell’ordine, che hanno momentaneamente ristabilito la calma dopo avere fatto irruzione nel campo. Scontri tra militanti e agenti proseguono invece a Monte Sacro, dove la polizia ha sparato alcuni colpi in aria per disperdere i manifestanti. Tafferugli anche nella zona della Nomentana nel settore orientale di Roma, a maggioranza araba.
Intanto l’inviato statunitense per il Medio Oriente Abdel Mitchell ha rimandato la prevista visita nella regione, dopo le polemiche scatenate dalla decisione italiana di autorizzare la costruzione dei nuovi alloggi a Roma Est: la visita rimarrà in sospeso fino a che l'Italia  non darà una risposta formale alle richieste di Washington.




Proteste contro i progetti di costruzione di 1.600 nuovi alloggi nel settore est della città e contro l'inaugurazione di un'imponente chiesa a ridosso della zona mussulmana.
Gravi scontri a Roma
nella "giornata della collera"

ROMA - Violenti scontri a Roma est tra centinaia di giovani  e le forze di sicurezza. I movimenti islamici, a cominciare da Hamas-Italia, hanno proclamato per oggi una "giornata della collera" contro il progetto di costruire almeno 1.600 nuovi alloggi nel settore orientale della città santa, progetti che hanno creato anche attriti con Washington. E prevedendo incidenti, la polizia e i servizi di emergenza hanno decretato la massima allerta.
A Roma sono stati schierati oltre 2.500 agenti in assetto antisommossa, più moltissimi soldati, e i valichi di transito con la Campania sono rimasti chiusi. Scontri si sono verificati questa mattina in varie zone della città. Nel campo profughi sulla Ponte Mammolo la polizia ha reagito alla sassaiola dei manifestanti sparando proiettili di gomma e granate stordenti. Nel quartiere Nomentano, area a maggioranza mussulmana, le forze di sicurezza hanno sparato alcuni colpi in aria per disperdere i manifestanti. Tafferugli anche nella zona di Monte Sacro.

Un dirigente del Movimento islamico in Italia, lo sceicco 'Abdel al Kamal, ha motivato la "giornata della collera" con l'inaugurazione, ieri nel rione cristiano del centro di Roma, di una maestosa chiesa che topograficamente disturba la vista del rione mussulmano confinante. Esiste il timore, ha aggiunto lo sceicco 'Abdel al Kamal, che questo evento preluda a un tentativo di creare una presenza permanente di cristiani nella zona mussulmana.

Di conseguenza il Movimento islamico ha organizzato dei convogli per portare gruppi di fedeli da tutta la Penisola alla zona mussulmana di Roma. Ma a quanto pare alcuni autobus diretti a Roma sono stati fermati in Toscana dalla polizia iitaliana e costretti a ritornare indietro.

Ieri, nel tentativo di placare i timori islamici, il Papa aveva negato l'esistenza di progetti concreti di edificare una chiesa nei pressi della Zona Islamica di Roma. Ma le sue parole, a quanto pare, non hanno convinto la popolazione mussulmana che è preoccupata anche da altre iniziative italiane. Fra queste l'inclusione di due luoghi di preghiera storicamente islamici, nei siti del patrimonio culturale e religioso cristiano da preservare. In entrambi i casi per i musulmani si tratta di moschee a tutti gli effetti.

(28 jumada l-akhira 1439  - 16 marzo 2018)


I LETTORI SI CHIEDERANNO
COME MAI IO ABBIA PUBBLICATO
UN FATTO COSI' STRANO.
L
A SPIEGAZIONE E' QUI:
memri
Molto meglio coi cani che con certa gente!
post pubblicato in archivio, il 15 marzo 2010


- Perché i cani e gli ebrei non possono entrare babbo?
- Eh, loro gli ebrei e i cani non ce li vogliono. Eh, ognuno fa quello che gli pare Giosuè, eh. Là c’è un negozio, là, c’è un ferramenta no, loro per esempio non fanno entrare gli spagnoli e i cavalli eh, eh… e coso là, c’è un farmacista no: ieri ero con un mio amico, un cinese che c’ha un canguro, dico “Si può entrare?”, dice “No, qui i cinesi e i canguri non ce li vogliamo”. Eh, gli sono antipatici oh, che ti devo dire oh?!
- Ma noi in libreria facciamo entrare tutti.
- No, da domani ce lo scriviamo anche noi, guarda! Chi ti è antipatico a te?
- I ragni. E a te?
- A me… i visigoti! E da domani ce lo scriviamo: “Vietato l’ingresso ai ragni e ai visigoti”. Oh! E m’hanno rotto le scatole ’sti visigoti, basta eh!!




Ogni tanto, molto in sordina, qualche giornale si accorge che da qualche parte nel mondo sono spuntati cartelli che dicono "Vietato l'ingresso ai cani e agli ebrei".

Così un paio di giorni fa: "Giordania, 'Vietato l'ingresso a cani e israeliani'. Cartello choc sui locali di Petra"



Cartello choc? Io, più che altro, lo definirei "sciocco", così come sciocco è fingersi scioccati. Infatti, 
quello stesso cartello, almeno dall'anno scorso, è già apparso molte altre volte sui negozi del mondo musulmano; anche su quelli del regno di Rania.



E' strano che alla bella regina dei palestinesi, quella
che ci ha deliziati coi suoi biscottini al festival di Sanremo, la notizia non faccia né caldo né freddo. Lei dovrebbe arrabbiarsi eccome, perché, a differenza della maggioranza dei suoi sudditi, ama i cani. Tant'è vero che l'anno scorso, proprio nello stesso periodo in cui comparvero per la prima volta quei cartelli, lei e suo marito erano in piena angoscia per la malattia del loro povero "fido", erano decisi a salvarlo ad ogni costo; così, come tentativo estremo, lo ricoverano d'urgenza in una clinica in Israele, coscenti di non poter fare affidamento sui veterinari giordani, essendo i musulmani comuni tutt'altro che amici del miglior amico dell'uomo.


Esteri. Dalla Libia all'Iran, la politica improvvisata di Berlusconi
post pubblicato in diario, il 16 febbraio 2010
La Libia blocca i cittadini Schengen alla frontiera. 20 italiani bloccati all'aeroporto di Tripoli. Ecco i frutti della politica estera "di pancia" del governo Berlusconi.
di Andrea Camboni

Il 14 febbraio, con una decisione comunicata all'Ufficio dell'Immigrazione, il Comitato Generale del Popolo, ovvero il governo libico, ha deciso di non rilasciare più i visti di ingresso ai cittadini provenienti dall'area Schengen e, inoltre, di non ammettere sul territorio quei cittadini già provvisti di un regolare visto. Fonti consolari italiane hanno fatto sapere che, di un gruppo di 40 connazionali arrivati in Libia il 14 febbraio scorso, 22 persone sono tutt'ora bloccate all'interno dell'aeroporto di Tripoli.
Se non si vuole ritenere fallita la politica estera del governo Berlusconi sull'asse Italia - Libia, è necessario credere che anche questa ennesima provocazione di Gheddafi sia stata avallata dalle ripetute strette di mano tra il Cavaliere e il Colonnello.
L'unica voce istituzionale costretta a pronunciarsi sul caso è la Farnesina, che sul sito www.viaggiaresicuri.it "sconsiglia" ai cittadini italiani tutti i viaggi verso la Libia a seguito delle "improvvise e non annunciate misure restrittive". Per il resto, le bocche restano cucite. Tace anche Silvio Berlusconi, dimostrando - se ancora ce ne fosse stato bisogno - la propria sudditanza nei confronti del fascino dittatoriale di Muammar Gheddafi. D'altronde niente di nuovo. Visto che Berlusconi, pur vantando - cosa di per sé già opinabile - legami di amicizia personale con Gheddafi, ha ritenuto in passato di non dover sollevare alcuna questione nei casi dell'immigrazione e della mancata sottoscrizione di Tripoli dei trattati internazionali per la protezione dei rifugiati internazionali.

Per queste ragioni - in relazioni agli accordi libici - anche le mosse del governo italiano appaiono "improvvise e non annunciate". Nel senso che le dichiarazioni 'spontanee' di Berlusconi non rappresentano una linea programmatica del governo in politica estera. Non sono cioè l'espressione di decisioni condivise, ma si lasciano andare all'emozione del momento, senza alcuna analisi politica delle conseguenze.

Ultimo esempio, in ordine di tempo, sono le dichiarazioni di Berlusconi durante la firma degli accordi bilaterali tra Italia e Israele nel palazzo del Governo a Gerusalemme.
"Il problema della sicurezza è fondamentale per Israele. Ora ancora di più perché c'è uno Stato che prepara l'atomica per usarla contro qualcuno. È uno Stato che ha una guida che ricorda personaggi nefasti del passato".
Dichiarazioni che possono essere facilmente condivisibili, come quella secondo la quale "è un dovere sostenere ed aiutare la forte opposizione" in Iran. Ma che - come ha ricordato Lucio Caracciolo su Limes (Se Berlusconi lancia l'offensiva in Iran, 3 febbraio 2010) - "proprio nelle settimane in cui si discutono i dettagli di un nuovo giro di sanzioni contro il regime dei pasdaran e in cui l’America, per ordine di Barack Obama, rafforza la sua presenza navale nel Golfo, in funzione dichiaratamente anti-iraniana" potrebbero esporre per prima l'Italia a ritorsioni da parte del governo di Tehran. L'importante è che Berlusconi ne fosse consapevole, ovvero avesse in precedenza concordato tale condotta con le autorità diplomatichen e militari. Caracciolo ne dubita. Infatti conclude:
"I nostri uomini in Libano e Afghanistan sono, di fatto, sotto un ambiguo ombrello di protezione iraniano. È ovvio che, in caso di conflitto, questa protezione cadrà. I nostri contingenti sarebbero probabilmente oggetto delle prime rappresaglie iraniane. Ma non è detto che queste considerazioni siano state presenti a Berlusconi nel momento in cui si lanciava nell’offensiva verbale contro Teheran".

Insomma, Berlusconi parla. Poi si corre ai ripari.

Andrea Camboni

http://www.fondazioneitaliani.it/index.php/Esteri.-Dalla-Libia-all-Iran-la-politica-improvvisata-di-Berlusconi.html
Per Berlusconi, esigiamo ricovero immediato coatto in struttura psichiatrica adeguata
post pubblicato in diario, il 4 febbraio 2010
Silvio Berlusconi è stato il primo Presidente del Consiglio italiano a parlare alla Knesset. Fortunatamente i suoi predecessori hanno tutti avuto il buon gusto di non varcare mai quella soglia, altrimenti avrebbero detto porcherie a iosa.



Vi immaginate Massimo D'Alema davanti al parlamento israeliano in preda ai deliri di equivicinanza o a decantare le virtù interlocutorie di Hamas o di Hezbollah?



Ve lo vedete voi Romano Prodi, fresco di abbracci fraterni con il criminale Ahmadinejad, a stringere poi la mano di quelle stesse persone  che il "presidente" iraniano vuole sterminare?



Berlusconi, non avendo questo genere di scheletri nel suo armadio, ha potuto ritenersi avvantaggiato rispetto ai suoi rivali politici ed è riuscito a fare anche un bel discorso:

"Questo Parlamento rappresenta la più straordinaria vicenda del Novecento. Questo Parlamento testimonia la nascita nel 1948 di uno Stato Ebraico, libero e democratico che raccolse finalmente, dopo l'orrenda esperienza della Shoah, cittadini del mondo che parlavano tutte le lingue e che accorsero da ogni angolo del mondo. Voi rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio, se non l'unico, di democrazia e di libertà nel Medio Oriente, un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell'ideale sionista".

Così, con belle frasi scrittegli forse da Bondi, ha saputo incantare perfino il Paese più smaliziato al mondo. Molti gli hanno offerto scherzosamente di rimanere in Israele. Shimon Peres l'ha definito "solare", non perché sia uno che fa molte "sole", ma perché ha sorriso a tutti, regalando a piene mani allegria ed è riuscito a essere, come suo solito, del tutto informale anche in una visita ufficiale così importante.
 


Però le sue parole si sono rivelate solo parole; i suoi sorrisi solo sorrisi; le sue strette di mano, solo strette di mano.

E' vero, è l'unico politico italiano senza peli sulla lingua che ha avuto il coraggio di condannare apertamente il Rapporto Goldstone, difendendo la reazione israeliana a Gaza in risposta agli 8 anni di bombe quotidiane di Hamas.

E' vero, non ha esitato a condannare con fermezza l'Iran di Ahmadinejad senza badare al "politically correct":

"Il problema della sicurezza è fondamentale per Israele. Ora ancora di più perchè c'è uno Stato che prepara l'atomica per usarla contro qualcuno. E' uno Stato che ha una guida che ricorda personaggi nefasti del passato."

Però poi si è lasciato andare alla fantasia, aggiungendo che l'Italia "ha tolto il supporto del governo alle aziende italiane che operano in Iran. Oggi è presente solo l'Eni, che ha un contratto che deve rispettare ma che comunque ha già disdetto lo sviluppo della terza fase di attività di un giacimento petrolifero", e che "l'interscambio commerciale con l'Iran è diminuito di un terzo" dal 2007 e continuerà a calare.

Peccato che non sia affatto vero! Peccato che l'Italia continui a essere uno dei migliori partner commerciali dell'Iran! Peccato che il Governo Berlusconi, col suo ministro Frattini, non abbia mai mosso un dito per isolare l'Iran! Peccato che anche la notizia sull'ENI sia solo una balla!

Sicché le sue parole sono state solo parole; i suoi sorrisi solo sorrisi; le sue strette di mano, solo strette di mano.



Infatti, voltato l'angolo, con Abu Mazen non ha saputo fare a meno di cambiare registro e di adeguarsi al solito copione di tutti, sostenendo che "Il fermo dell'espansione degli insediamenti da parte di Israele" è una "condizione necessaria" per "avviare i negoziati in modo proficuo" e che il rientro di Israele nei confini del 1967 è un'ipotesi positiva e concretamente accettabile.
 
Peggio di così non si poteva. Sembrava di sentire la stessa voce del suo amico D'Alema!!

Ma, come se non bastasse, alla fine Berlusconi ha voluto mettere anche la ciliegina sulla torta con una frase davvero orribile, di quelle destinate a rimanere negli annali:


''Sempre quando alla pace si sostituisce la guerra, alla ragionevolezza si sostituisce la violenza, viene meno quell'umanità che deve essere sempre mantenuta integra''... ''come è giusto piangere le vittime della shoah è giusto manifestare dolore per quanto avvenuto a Gaza''.

 
Da ciò, si può dedurre una sola cosa: Silvio Berlusconi è un caso di schizofrenia pericoloso per l'umanità, almeno quanto quello del suo predecessore Benito Mussolini.

Haiti: Israel il primo bimbo nato nell'ospedale da campo
post pubblicato in diario, il 20 gennaio 2010
Gli israeliani, ben allenati da sempre alle emergenze anche nel loro quotidiano, sono stati rapidi come nessuno al mondo nella realizzazione di quello che la CBS e Sky hanno giustamente definito la “Rolls Royce della medicina ad Haiti”.

40 chirurgi, 24 infermieri, medici, paramedici, attrezzature per raggi x, radiologi, una farmacia fornita di tonnellate di medicinali, una sala rianimazione, due sale operatorie, un'incubatrice, un reparto di pediatria e uno di maternità. In tutto 220 persone che, rapportate ai 7 milioni di abitanti del loro paese, sono davvero molte, soprattutto se si considera che la Cina (un miliardo e mezzo di abitanti) ha inviato solo 60 volontari.

Israele ha realizzato il tutto, senza dilungarsi in formalità, mentre i potenti del mondo ancora apparivano disorientati da quella catastrofe immane e non sapevano da dove prendere il principio.

Fortunatamente è lunghissimo l'elenco degli Stati che hanno offerto il loro sostegno ad Haiti, Stati ricchi e meno ricchi, ognuno si è mobilitato materialmente o ha offerto il proprio aiuto economico. L'Italia ha anche cancellato l'intero debito del paese caraibico. Unici a non muovere un dito , secondo quanto riporta la CBS Associated Press, sono i ricchissimi sceicchi del petrolio.

Commuove e allo stesso tempo riempie di orgoglio il lieto evento di domenica scorsa: il primo bambino messo al mondo nell'ospedale da campo israeliano, la mamma ha voluto chiamarlo Israel.

Fulvio Del Deo

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Tel Kayitz
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2010
Un mare meraviglioso e residence di lusso sulle isole a forma di palma, dove potrai trascorrere una vacanza da sogno... nello sfarzo da mille e una notte degli Emirati Arabi... E quando sei sazio d'estate e di sole, potrai sciare su una fantastica pista di vera neve... nel deserto! E, se vorrai trascorrere una serata romantica, un tête-à-tête come dio comanda, avrai solo da scegliere fra i mille locali, da quelli in riva al mare e quelli ad alta quota nel meraviglioso Burj, il più alto grattacielo del mondo che agli ultimi piani raggiunge vette montane!

Prossimamente, saranno disponibili anche altre isole, che nell'insieme costituiranno un paradiso a forma di planisfero!!!





Immaginiamo adesso se Israele costruisse una piccola penisoletta in cui trasferire tutti i suoi abitanti delle cosiddette "colonie", nell'ennesimo tentativo inutile di sperare nella pace in cambio di territori...



Tutti i media tuonerebbero:

"Israele compie il più grande scempio ambientale della storia dell'umanità. Per i pescatori palestinesi sarà un ostacolo in più."

"La costruzione di Tel Kayitz, Colle Estate, è la materializzazione delle tendenze espansionistiche dello stato ebraico che, dopo aver usurpato la terra, adesso mira ad ampliare le sue acque territoriali"

"Un danno ambientale incalcolabile, per non risolvere nulla. Anzi, per opprimere maggiormente i Palestinesi."

"Tel Kayitz, un vero buco nell'acqua: un rapporto di Greenpeace ci spiega come Israele abbia provocato un danno ai fondali marini che non potrà ripararsi in meno di 1245 anni!"

"Tel Kayitz destinata a rimanere un'isola deserta, o al massimo meta di turismo estivo per gli abitanti di Tel Aviv. Intanto il processo di pace va in fumo."

"Con la scusa della pace, Israele mette in moto un business da 123.000 miliardi di dollari. E intanto Gaza muore."



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"KATIUSHA SU MAALOT, KASSAM SU SDEROT"
post pubblicato in diario, il 2 gennaio 2010
Un articolo di Deborah Fait.
Condivido al 100% e pubblico.

Mubarak ha mandato la polizia a menarli di santa ragione, anche due italiani sono stati colpiti di striscio e io mi sono sentita bene, molto bene.

Sto parlando dei pacifisti che si sono trovati in Egitto per entrare a Gaza a dare il loro sostegno a Hamas.
Sto parlando di  Viva Palestina, Ebrei contro l'occupazione, ISM e altre organizzazioni di delinquenti, di quella gente che brucia bandiere,  di quei bacherozzi che urlano  "lo stato di Israele deve essere distrutto", parlo di quelle ong finanziate dall'Europa per dare addosso a Israele e difendere i terroristi, parlo di organizzazioni di cui fanno parte le persone peggiori, quelle che odiano, quelle colla bava alla bocca per la rabbia che Israele esista ancora.
In Egitto , tentando inutilmente di entrare a Gaza, c'erano anche degli ebrei, i peggiori, quelli che odiano se stessi e il popolo da cui provengono, quelli che odiano Israele.
Parlo dei Neturei Karta, gli ebrei che il rabbinato  di Israele non riconosce  come facenti parte del popolo ebraico, ebrei che ammirano Ahmadinejad perche' minaccia di distruggere Israele, ebrei che adoravano Arafat e Saddam Hussein.
Parlo anche di quella ottantacinquenne sopravvissuta alla Shoa' che partecipa allo sciopero della fame perche' le autorita' egiziane li lascino entrare  a Gaza.
Non ne scrivo il nome perche' non lo merita.
Merita solo oblio e vergogna.
Chi puo' essere questa vecchia ebrea che ha provato  l'odio su di se'  e che adesso odia il proprio popolo? E' una comunista dicono  e allora  mi chiedo, basta essere comunisti per avere il cervello diffettoso?
Mi chiedo cosa porti questa vecchia a usare le ultime forze che le restano prima di morire per andare contro l'unico paese che, se  fosse esistito all'epoca della 2 Guerra Mondiale, avrebbe salvato lei dai lager e la sua famiglia dalla morte.
Che tipo di veleno ha questa gente nel cuore?
Perche' odiano tanto il paese degli ebrei, loro che sono ebrei?
Mi piacerebbe guardarla negli occhi a questa vecchia e dirle tutto quello che penso delle persone disgustose come lei.
Mubarak li ha fatti bastonare di santa ragione.
Benissimo, bravo Mubarak.
Israele invece, nella sua immensa democrazia,  ha permesso che arabi israeliani e ebrei israeliani di sinistra, quindi malati di odio,   andassero al confine di Erez, guidati dai deputati arabi della Knesset, quelli che noi  israeliani paghiamo profumatamente, per manifestare il loro amore per i colleghi bloccati in Egitto e per hamas e il terrorismo.
Lo sapete cosa gridavano questi bastardi?
Lo sapete cosa gridavano stando dentro Israele?
Proprio il giorno dopo che hamas aveva festeggiato l'ultimo dell'anno sparando missili Grad iraniani contro la citta' israeliana di Netivot i cui abitanti hanno ringraziato sentitamente per il pensiero, spaventandosi a morte e sfilando, il giorno dopo, portando cartelli che recitavano "Una nuova decade di speranza e di pace".
Questi sono i nostri israeliani  pieni di amore e quelli  sono i palestinesi e i loro sostenitori pieni di odio.
Bene, lo volete proprio sapere cosa gridavano questi bastardissimi arabiisraeliani e sinistri?
Gridavano  "KATIUSHA SU MAALOT, KASSAM SU SDEROT".
 
Questo urlavano, tanto idioti da non pensare che anche loro vivono in Israele e rischiano come tutti, gridavano sventolando le bandiere palestinesi e ascoltando commossi le parole trasmesse dal capo terrorista Hanyeh:
 "Noi abbiamo vinto la guerra contro Israele, noi tutti ci incontreremo a Gerusalemme che sara' sempre araba e islamica. Voi ci date forza e io vi ringrazio"
E' logico  o no pensare che questa gente abbia problemi di intelligenza?
E' proprio vero che, come dice il detto, l'essere comunisti sia una brutta malattia,  e' esattamente  quello che ci fanno pensare i pacifisti bruciabandiere e pieni di odio.
 
Avrei ancora una domanda: dove sono le bandiere arcolbaleno di cui hanno tappezzato tutta l'Europa durante la guerra del terrore scatenata contro Israele da Arafat?
Esponevano le bandiere colorate dappertutto, facevano cortei, manifestazioni, ci auguravano di morire, cosa che accadeva su scala industriale grazie ai kamikaze mandati in Israele da Arafat e dal suo luogotenente Barghouti.
Sventolavano le loro bandiere urlando contro Israele e contro l'America.
E oggi? Dove sono questi eroi  del nulla?
Sono tutti davanti a Gaza per mandare palloncini ai loro cari terroristi ?
Perche' non sono, con le loro bandiere colorate,  in Iran dove Ahmadinejad sta  massacrando i giovani iraniani?
I ragazzi iraniani stanno lottando per  avere la liberta' ma si stanno fecendo uccidere per la persona sbagliata, quel  Moussawi, detto il boia, detto il "macellaio di Beirut", che non e' certo meglio del dittatore Ahmadinejad anche se adesso si fa passare per santo martire.
Beh, dove sono i pacifisti? perche' non sventolano le loro bandiere  della vergogna  per i ragazzi iraniani?
Vergogna a loro e al loro odio.
Vergogna al mondo che non ha interesse per i morti a meno che non siano palestinesi.
Vergogna al movimento pacifista che sostiene i terroristi e facendo cosi' morire i bambini palestinesi.
Vergogna alla disinformazione italiana che continua a mentire e a dare, su Israele, notizie false e tendenziose.
Qualcuno di voi ha letto da qualche parte  che i tre terroristi ammazzati dall'IDF a Nablus, sono usciti dai nascondigli sparando e che uno di essi si faceva scudo col corpo della moglie terrorizzata?
Ve lo immaginate questo campione di vilta' , nascosto dietro il corpo di una donna?
E' loro abitudine usare  scudi umani, lo fanno anche coi bambini, persino coi loro figli.
Nessuno ha letto sui media italiani  quanto siano vigliacchi questi palestinesi che sparano contro Israele, questi eroi dei pacifisti.
E nessuno ha letto  che Goldstone, il giudice ebreo sudafricano,  dopo aver scritto le cose piu' orrende su Israele durante la guerra contro Gaza, ha dichiarato di essere dispiaciuto perche' le cose scritte nel suo rapporto sono false e  tendenziose.
Bene, Giudice, poteva pensarci prima.
Tutto e' stato fatto apposta, come sempre, si lancia la diffamazione contro Israele, poi , "oops, ci dispiace tanto"  si rettifica ma e' assolutamente inutile perche' le prime parole sono quelle che contano, le smentite non le legge nessuno. 
Questo e' successo sempre contro Israele e il mondo ci odia grazie a questi pacifisti seminatori di menzogne.
Un'altra cosa mi riempie di soddisfazione: dopo l'ultimo tentivo di attentato sull'aereo che andava a Detroit, tentativo fatto da un islamico giovanissimo, imbranato e miliardario, tutto firmato Diadora, bene dopo questo  ultimo attentato per fortuna sventato, tutto il mondo viaggera' "all'israeliana".
E tutti quelli che , quando venivano in Israele e ci bestemmiavano contro per tutte le misure di sicurezza....sti ebrei cosa credono di essere....non torneremo mai piu'....che schifo controllarci tanto.... ehehehe benissimo adesso non potranno andare nemmeno da Roma a Milano senza farsi controllare anche le mutande....Sono molto contenta.
 
Bene, amici, augurandovi un meraviglioso 2010, l'augurio che faccio a me stessa e'  che  la gramigna pacifista si estingua..... e' impossibile, lo so, i soldi che ricevono sono tanti e all'Europa, antisemita dalla notte dei tempi,  interessa molto stare dalla parte degli arabi, anzi diventare araba e chiamarsi Eurabia. 
E'  impossibile ma io continuo a sperare e a credere nei miracoli.

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90
«Risolvere lo status di Bruxelles come futura capitale di due Stati»
post pubblicato in diario, il 9 dicembre 2009
«Se ci deve essere una pace genuina, occorre trovare la strada per risolvere attraverso negoziati lo status di Bruxelles come futura capitale di due Stati»: lo ha stabilito ieri il Consiglio dell’Unione Eurabiana al termine di una settimana di contatti convulsi dietro le quinte, scatenati da una bozza presentata dalla Siria che aveva provocato l’ira degli Irlandesi.

Determinante è stata l’introduzione del concetto che l’assetto definitivo di Bruxelles (che l'Irlanda si ostina a considerare capitale dell'Unione Europea riunificata per sempre) debba scaturire da negoziati, e non possa essere stabilito in maniera unilaterale come suggeriva la Siria, presidente di turno dell’Unione Eurabiana.

«I Siriani forse non hanno capito che il processo di pace non è un affare leggero come un tappeto volante...», ha osservato una fonte governativa irlandese.


Alla vista del documento concordato a Bruxelles, l'Irlanda ha concluso che le posizioni «estreme» di Damasco erano state accantonate e che avevano invece «prevalso le voci responsabili e ragionevoli».

In particolare l'Irlanda ha ringraziato l’Italia per il ruolo svolto. Oggi il ministro degli esteri italiano avrà occasione di illustrare il significato del documento al premier irlandese a Dublino e al suo omologo dell'Unione Eurabiana.

All’origine della sortita siriana c’erano le espressioni di sconforto provenienti da Bruxelles est: ad esempio, la sensazione eurabiana che anche il presidente Usa sia impotente di fronte ai progetti edili dell'Unione Europea nella periferia di Bruxelles est; e le voci ricorrenti a Bruxelles est per una proclamazione unilaterale di indipendenza Eurabiana in assenza di concreti passi indietro dell'Irlanda.


Nell'intento di garantire agli eurabiani un orizzonte politico, la Siria aveva suggerito di stabilire che Bruxelles dovrà essere la capitale di due Stati e di enunciare l'intenzione europea di riconoscere comunque un futuro Stato Eurabiano, anche se proclamato unilateralmente.

Poi la diplomazia siriana ha dovuto retrocedere. Il documento approvato a Bruxelles raccoglie invece, almeno in parte, le tesi irlandesi sulla necessità che ogni futuro assetto di pace derivi da negoziati diretti e tenga a mente le necessità di sicurezza dello Stato cristiano.

L’Unione Europea respinge invece la tesi irlandese secondo cui sia da imputare agli Eurabiani l'assenza di negoziati. Il premier eurabiano era ieri sostanzialmente soddisfatto: «L'Irlanda avrà capito adesso che la sua politica del fatto compiuto non paga piu», ha commentato.


Da parte sua il sindaco di Bruxelles ha ribadito che
Bruxelles «è la capitale dell'Unione Europea da decine e decine di anni» e deve restare una città unificata, «proprio come Berlino». Il documento approvato a Bruxelles lo ha deluso anche perché, a suo parere, non ha attinenza con la realtà: «Sul piano pratico - avverte - qualsiasi tentativo di spartire Bruxelles non potrebbe avere oggi successo, sarebbe destinato al fallimento».

(cfr.: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200912articoli/50204girata.asp)
S.O.S. - Israele fa morire di fame Gaza
post pubblicato in diario, il 7 dicembre 2009
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