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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

Treccine color miele
post pubblicato in diario, il 25 settembre 2012
Treccine color miele
di Fulvio Del Deo



Mi chiamo Ilaria, ho ventisei anni. Sono ancora viva. Riapro gli occhi in un letto sconosciuto. Ho la vista annebbiata e lo zigomo sinistro gonfio che mi ingombra la visuale. Fuori è una giornata stupenda, da starsene a mare fino a tardi. Dalla finestra vedo Capri all'orizzonte, ma non riesco a provare nessuna emozione. Più che il dolore al corpo fa male il vuoto che ho dentro. Un vuoto fisico, carnale. Un'assenza incolmabile.

Riacquisto pian piano coscienza nonostante i farmaci continuino a ottundere i miei sensi, costringendomi in un limbo ovattato. Non ricordo quasi nulla delle botte, dei pugni, solo quel flash improvviso, quella luce accecante che mi ha fatto volare per un attimo su, fino in paradiso ad accompagnare la mia piccina... Il Signore la protegga.

Mi rigiro. Ho il fianco destro pieno di ferite, lividi, escoriazioni e chissà che altro. Vorrei uno specchio. Ma forse è meglio così. Richiudo gli occhi e cerco di capire, mi chiedo come ho fatto ad arrivare fin qui. Fino a questo punto di non-ritorno. Come ha fatto la mia vita a prendere questa piega assurda.

Mi riaddormento. Sogno Andrea, l'estate di tre anni fa. Ma nel sogno non va a finire come andò nella realtà, lui si trasforma in mia madre e così mi risveglio, con un senso di nausea, saranno le medicine... E ho una sete da morire.

L'estate di tre anni fa. Forse fu proprio allora che ebbe inizio il tutto. Era l'ultima sera di vacanze. Eravamo in tenda, nudi, un po' brilli. Ci accarezzavamo e ridevamo di mille sciocchezze. Ero felice. Totalmente serena e allegra. La vita mi sorrideva.

Ci baciavamo, quando Radomir da fuori: «Andrea, veri amici divide tutto. Noi qui ho sljivovica e noi solo in due!» Feci segno con l'indice sul naso, sperando capisse al volo la mia intenzione di fingere di dormire. Invece aprì subito la zip e lasciò entrare lui e la sua biondina tedesca, di cui ho rimosso il nome.

Bevemmo tutti dalla stessa bottiglia. Il bicchiere della staffa: domani ci si dice addio! Veri amici divide tutto. La biondina cominciò ad accarezzare Andrea e Radomir mi guardò con occhi da predatore. A quel punto ero ciucca al 100%, così lo lasciai fare. Intanto vedevo Andrea che scopava sotto i miei occhi con la tedesca. Poi quell'odore estraneo e acre di Radomir mi richiamò alla realtà. Altro che amore universale, qua mi sembrava di essere in un film porno! Mi lasciai fare di tutto, passivamente. A supplizio finito, mi addormentai.

Nel cuore dalle notte uscii a vomitare, mentre in tenda Andrea continuava a dormire indisturbato. Aspettai il chiarore del giorno in riva al mare. Avevo freddo. Mi sentivo sporca, violata. Avrei fatto una doccia bollente.

In viaggio rimasi in silenzio e misi lo stereo al massimo. Per Andrea era tutto ok, guidava portando il tempo sul volante. Finsi di dormire al suo fianco. E così feci sul traghetto e in macchina fino a Padova, dove lui si stava specializzando in psicoanalisi. Io cominciavo a non credere più in niente e in nessuno.

«Non ti fermi un po' per spezzare il viaggio?» «No, a Napoli ho un casino di cose in sospeso... avrei dovuto essere lì già da una settimana», mentii. Sul treno mi accorsi di odiare tutti. Passai tutto il tempo a guardare fuori dal finestrino.

Napoli mi fece tenerezza, nel suo sfacelo quotidiano. Piazza Garibaldi coi suoi emarginati e i suoi emigrati sfigati mi ricordò la proposta di Angela di lavorare nel volontariato, sfruttando la mia conoscenza -si fa per dire- delle lingue straniere.

Mia madre capì subito che era successo qualcosa: «Perché avete litigato?» «Non abbiamo litigato. Semplicemente non voglio più vederlo. Ma lui ancora non lo sa.» Glielo dissi per sms. E lui chiamò subito sul fisso. Sentii la voce melliflua di mia madre in cucina: lei lo adorava. Me lo passò: «Senti, prendila così: le storie finiscono perché qualcosa si esaurisce. Come una batteria non ricaricabile. Mi dispiace.»

Mi buttai a capofitto nel volontariato per cercare di credere di nuovo in qualcosa. C'erano dei ragazzoni neri, cuccioloni bisognosi di famiglia. E io ero lì per loro. Mi spezzavo letteralmente la schiena, dall'alba alla sera. E a casa continuavo a lavorare al computer fino a notte, tentando di risolvere i loro problemi.

"Peppino" si fa chiamare, è da tre anni che cerca di avere il ricongiungimento con la famiglia, ma lo schifo della burocrazia gli mette sempre il bastone fra le ruote. Intanto sua figlia cresce e fra poco dovrà andare a scuola. E lui vorrebbe farle frequentare la scuola qui in Italia, dove ha intenzione di vivere. E poi sua moglie! «Come fa un omo senza la moglie? lui è solo una metà di omo, uno sfigato! Guardo la fotografia e la bacio? Dici, tu faresti così per la vita?» E mi mostra la foto di una ragazza stupenda, con un sorriso bianchissimo fra due guance nerissime.

Io, Angela  e gli altri ci facciamo il culo per un mese per procurarci dei computer vecchi, funzionanti quel minimo per poter scrivere mail, per connettersi con skype, in modo che quei poveretti non spendano tutto in schede telefoniche. E sono tutti così riconoscenti da farmi commuovere fino alle lacrime. Sempre. Non mi abituerò mai alla riconoscenza. Li amo tutti. Sono così indifesi... Non immaginavo che dei giganti come loro potessero scatenare il mio istinto materno.

Poi in quello stesso contesto compare Samir... Fu allora che cominciai a cantare a squarciagola una vecchia canzone di Gianna Nannini. E fu proprio quel "sapor mediorientale" a travolgere la mia vita. Lui era completamente diverso dagli altri, dai cuccioloni neri e indifesi. Lui era determinato, aveva le idee chiare, parlava di politica, di diritti. Era un uomo. Vero, come non se ne vedono più da queste parti.

Aveva lo stesso nome di uno zio paterno che aveva perso un braccio durante la Prima Intifada: «Lui è stato la mia guida spirituale e io sono in debito verso di lui. Perciò continuerò la sua lotta, che è una lotta di diritti di tutti i diseredati del pianeta. Noi dobbiamo combattere contro lo strapotere dei ricchi che vogliono affamare l'umanità e rubare i diritti e la terra ai popoli! Tu per me sei come un angelo, una creatura celeste che porta soccorso, che fa il bene dove c'è chi ne ha bisogno. Tu sei il mio ideale di donna che dà forza all'uomo e coraggio per combattere.»

Vedevo il suo viso abbronzato, e lo sovrapponevo a quello pallido di Andrea. Ascoltavo la sua storia, quella della sua famiglia, della sue gente, narrate con quell'accento arabo che mi fa sempre squagliare... e mettevo a confronto quelle vite piene di ideali con il degrado di quella mia notte ubriaca in tenda.

Mio padre divenne grande amico di Samir. La domenica si mettevano a chiacchierare di politica in soggiorno, mentre io aiutavo mia madre a sbrigare la cucina. Poi portavo loro il caffè.

Quando seppe che ero incinta, ci sposammo. Fu allora che mi chiese di vestire alla maniera islamica. Io accettai di buon grado, perché era una cosa che mi faceva sentire di nuovo "pulita". Mi ero finalmente liberata di quel sudiciume tenace che non voleva scollarsi di dosso, da quelle notte in Croazia.

Peppino invece non fu affatto contento di vedermi velata «No, no! tu hai i capelli belli come il miele, non devi copprire. Allah ama i capelli delle donne come te. Tu non sei superba e non fai arma della tua bellezza. Non devi copprire! Mia moglie, quando tu riuscirai a far venire qui, ti farà le belle treccine piccole come ha la mia bambina. Guarda, ho stampate stamattina con internet la sua foto...»

Lo abbracciai e lo rassicurai che non sarebbe cambiato niente. A lui Samir non era mai piaciuto, lo avevo capito fin dal primo istante. Ma io amavo tutti e due, anche se in modo totalmente diverso. I due avevano una filosofia di vita troppo differente. Peppino diceva: «Si prega Allah. E chi fa il bene avrà da Allah ciò che ha pregato. Non si usa le armi per avere. Allah non vuole che tu uccidi le vite! Lui le ha date e solo lui le toglie. Le armi sono solo per difendere le vite, non per toglierle a persone innocenti!»

Anche a mia madre non era mai piaciuto Samir. Ma le mamme -si sa- rompono sempre! Almeno così credevo all'epoca.

E poi arriviamo a ieri, giovedì 2 agosto. Napoli, via Toledo ore 12 e 45 circa. Un caldo da morire. Io al quinto mese di gravidanza e tanta folla per la strada. Samir cammina accanto a me, leggermente più avanti, fiero. Non vedo l'ora di sedermi in funicolare per risalire al Vomero a casa dei miei. E sì, noi adesso abitiamo quaggiù. Non è il massimo come casa, ma col tempo miglioreremo... La mia piccina scalcia nella pancia? La sento muoversi. Mi gira la testa. Chiedo a Samir di rallentare un po'. Lui premuroso si preoccupa «Problemi?» «No no, ho caldo però. Molto caldo...» «Fa caldo», e continua a camminare.

A un certo punto mi sento proprio soffocare. Così mi scopro la testa, mi levo il foulard e prendo a farmi aria con la mano. Samir si volta rabbuiato «Rimetti subito!» Io lo guardo implorante «Si muore...» «Ti uccido io se non metti subito!!», ripete sottovoce con rabbia. Non lo reggo, non sopporto chi si preoccupa solo delle apparenze. Sbottono anche la camicia e faccio entrare un po' d'aria nella scollatura.

Ecco, è stato allora. Da quell'istante il mio mondo è cambiato: ho sentito un colpo fortissimo alla guancia sinistra. In vita mia, non avevo mai ricevuto un pugno. Sono caduta. Ora ricordo tutto. Lui mi ha presa a calci, ora ricordo. Poi c'è stata la luce, quando ho accompagnato Yazmin dal Signore. Che riposi in pace!

La porta si apre. Compare una donna bellissima, nerissima con la testa piena di treccine, insieme a un bimba ancor più bella di lei, anche lei con la testa piena di treccine. Poi fa capolino Peppino «Si può?»

La donna mi prende le mani e le bacia «Grazie signora, tu hai fatto tantissimo per la nostra vita e nostra felicità. Signore ti premierà. Tu oggi è così nel letto e questa è una brutta cosa, ma domani hai grande gioia e tanto amore, perché tu sai dare gioia e amore!

Peppino sorride «Le vedi come sono belle qui!? Tu hai lavorato molto e anche pregato per questo. E adesso eccole!»

Mi viene voglia di alzarmi subito dal letto per farmi fare i capelli a treccine. Non sarà la violenza di un criminale a farmi smettere di credere nella misericordia di Allah.
Dall'Eurabia ci salveranno le donne
post pubblicato in diario, il 29 aprile 2010
Come è ormai evidente, l'Europa perde giorno dopo giorno pezzi della sua identità e sembra aver rinunciato del tutto alla sua dignità. Non essendo in grado di trasmettere ai propri figli dei valori etici che siano coerenti con la realtà in continua evoluzione, nella maggior parte dei casi si arrocca su posizioni anacronistiche o finisce per arrendersi supinamente.

Da ciò, scaturiscono reazioni totalmente irrazionali e contraddittorie. Da un lato c'è un'Europa conservatrice che dice di voler preservare le sue  "tradizioni", accanendosi però su  problematiche di facciata, impuntandosi su crocifissi da esporre o altre sciocchezze; dall'altro lato c'è un'Europa che assorbe di tutto, acriticamente e apaticamente come lasciandosi morire e che confonde fra i vari diritti umani perfino il "diritto alla burqa"!

In questo contesto, accade che alcune comunità di immigrati continuino dopo 3-4 generazioni a non sentirsi integrate, se non all'apparenza. Questo succede anche fra ragazzi di buona famiglia,. Anzi è proprio lì che nasce molto spesso l'insofferenza verso il paese "ospitante", che continua a essere percepito come terra straniera e ostile.

Questo fenomeno avviene maggiormente fra le comunità di immigrati islamici che hanno tendenza a chiudersi nel loro mondo per non dover rinunciare a dei "costumi religiosi" che in Occidente fino a ieri erano considerati intollerabili.

Per fortuna esistono delle eccezioni come V.

V. è una diciassettenne mussulmana italo-tunisina (di cui riporto in basso i bellissimi occhi verdi) la quale, appena inaugurata la sua pagina facebook, si è vista contattare da M., un bel diciottenne "dagli occhi sognanti", di buona famiglia e con ottimi voti a scuola, autodefinitosi "palestinese".

V., dimostrando grande maestria nel difendersi dalle advances maschiliste, ha sottoposto M. a una serie di domande da KO. E' evidente  quanto il contributo delle donne rappresenti l'unica speranza di cui dispone l'umanità per liberarsi dalla schiavitù imposta da religioni e costumi. V. sostiene che i diritti delle donne vanno di pari passo col diritto di Israele a esistere e difendersi.

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Riporto qui in basso la traduzione dall'Inglese dello scambio di mail fra i due ragazzi. Un caso da manuale che si commenta da solo.

Quanto segue viene pubblicato col pieno consenso dei genitori di V., i quali hanno autorizzato la pubblicazione del seguente materiale a patto del rispetto assoluto dell'anonimato della loro figlia. Inoltre, sempre per ragioni di sicurezza, l'account Facebook di V. è stato rimosso.
  




M - Dove vivi?

V - In Italia e tu?

M - in Svezia :D     sei proprio bella ?

V - Grazie. Mi dispiace non poter dire altrettanto di te, perché non hai pubblicato nessuna foto in cui possa vedere la tua faccia! Ma sono sicura che sei ragazzo carino. Quanti anni hai? E di dove sei... il tuo non è affatto un nome svedese :)

M - grazie ...vengo dalla Palestina e ho 18 anni . E tu sembri una principessa

V - Oh che carino, grazie! Da quale città della Palestina vieni?

M - hehe....Sono di akka

V - Akka?.... Forse intendi dire Akko? (scirtto in Arabo nell'originale) Ma non è in Israele?

M - Sì ma è Palestina. e loro se la sono presa da noi

V - Caro M., l'ho trovata sull'enciclopedia e c'è scritto Israele, non Palestina. Adesso non so quando Akko è stata Palestina, forse mai, perché in nessun libro di storia ho mai trovato lo Stato di Palestina prima dello Stato Palestinese dell'ANP. Io penso che se adesso Akko è Israele e noi diciamo "è Palestina" noi possiamo solo apparire ignoranti, non credi? Come se dicessimo "Napoli è Magna Graecia".
Amichevolmente ;-)

M - ma si chiamava Akka molto tempo fa, prima che gli Israeliani prendessero il paese .. stai con gli israeliani? Intendo dire stai con la Palestina o con Israele?

V - E Napoli si chiamava Parthenopis molto tempo fa... sto con la Palestina o con Israele? Che domanda vuota! Che cosa cambia? Adesso tu sei Israeliano, il tuo passaporto è israeliano, no? Ascolta, mia madre si chiama Amira C. (cognome arabo) e io ho i suoi stessi occhi verdi. Mio padre è di Ancona e si è convertito all'Islam per sopsare mia madre. Ok? Ora io sono fiera di essere Italiana e mussulmana allo stesso tempo. Perché non sei anche tu fiero di essere allo stesso tempo Arabo mussulmano e Israeliano???

M - Non posso stare con gli Israeliani, dopo che hanno ucciso tanto a Gaza .. e loro hanno ammazzato quasi tutti gli Arabi in Palestina. pensi che potremmo essere amici? Mai! non possiamo essere amici dei nostri nemici. (Il caso non solo per me stesso, ma per tutti gli Arabi, non possiamo essere amici) ed è lo stesso per gli Israeliani, loro non vogliono essere nostri amici e vogliono solo ucciderci

V - Il tuo modo di ragionare è dannoso anche per te stesso. Ascolta: i cristiani e i mussulmani sono stati in guerra per secoli. I cristiani fecero le crociate contro i mussulmani... Ora, chiedimi: stai con i cristiani o con i mussulmani?
Non è una domanda stupida? Mio padre è nato cristiano e (penso) lo sia ancora nel suo cuore. Ma lui non da molta importanza alle questioni religiose... come invece ha fatto mio nonno (materno). Così lui ha preferito convertirsi all'Islam. E ha fatto la cosa giusta.
Cosa pensi, che mia madre e mio padre dovrebbero odiarsi perché i cristiani uccisero i mussulmani e i mussulmani uccisero i cristiani?
Basta! Fermiamo le uccisioni! Fermiamo l'odio!!
Ho vergogna di essere mussulmana quando sento che c'è gente che ammazza in nome di Allah!! Allah li maledica!! Allah maledice chiunque fa il male. Anche chi dice che combatte per dei giusti ideali. Non c'è nessun "giusto ideale" che chiede di uccidere la gente.
Ok? Questo è il mio punto di vista mussulmano.
Adesso chiacchieriamo di cose più serie!
Quanti anni hai?
Studi o lavori?
Com'è la vita ad Akko?
Ho visto le foto di Akko su internet, e sembra meravigliosa! Io amo le città di mare come la mia. Ma Napoli è diventata troppo caotica! E io penso che Akko è della misura giusta! Poi di fronte ad Akko c'è Haifa che è anche un'altra città meravigliosa.
Dimmi della tua vita nel tuo paese (chiamalo come preferisci, Palestina o Israele...)
Ok, qui in Magna Graecia, la vita sta diventando difficile perché Berlusconi sta legalizzando la mafia, la camorra ecc.. Berlusconi è un criminale, ma la gente ignorante fa sempre il tifo per lui, come facevano i Tedeschi con Hitler!
Conosci Souad Massi? Io la adoro. Ascolta questa canzone:
http://www.youtube.com/watch?v=_Oekfi7ExXY
La dedico a te.

M - Non odio i cristiani se non vengono vicino a noi con qualcosa di sbagliato, loro hanno la loro religione e noi abbiamo la nostra. Ma gli Israeliani non vogliono finire la guerra finché non hanno tutti il paese. Quando un Mussulmano ammazza qualcuno, lo fa per la sua terra
Non sono mai stato in Palestina da quando gli Israeliani sono lì. Vivo in Svezia e ho 18 anni. Quanti anni hai? Sei sposata?

V- Ho la tua stessa età (in Arabo nell'originale).
Conoscevi già Souad Massi?
Hai ascoltato la sua canzone? Ti è piaciuta?

M - no non l'ho ascoltata, non so chi è

V - Devi ascoltare Souad Massi!!! Come fai a dire di essere Arabo se non conosci Souad Massi? Come fai a vivere se non conosci Souad Massi? Che genere di musica ascolti?

M - haha di solito non lo ascolto, ma ascolto le canzoni arabe (canzoni d'amore)... Quanti anni hai?

V - Te l'ho già detto! Ho la tua stessa età (in Arabo nell'originale)
Caro dolce amico svedese dai bellissimi occhi sognanti da bambino.
Ora sono sicura che tu non sei in grado di leggere l'Arabo, perché ti ho scritto in Arabo che ho la tua stessa età, ma tu non mi hai capito... Bene Mohammed, entrambi abbiamo 18 anni, ma forse io potrei essere tua madre. Ascolta: essere Arabi significa parlare Arabo, sognare Arabo, mangiare Arabo ecc.. Mia madre mi ha insegnato queste cose, così come mio padre mi ha insegnato a essere Italiana e perfino Napoletana. Essere Arabi non vuol dire odiare gli Israeliani. Cerca di essere felice, mio giovane amico! Io credo che gli Israeliani siano nostri fratelli. Il Santo Corano dice che noi siamo un grande popolo e che gli Ebrei sono un piccolo popolo nostro fratello, il quale ha la sua terra attorno a Gerusalemme, e loro saranno sotto la nostra protezione e sotto la protezione di Allah.
Ricorda: la pace ci sarà solo quando il nostro amore per la vita e per i nostri bambini sarà più forte del nostro odio.
E adesso, abbi buoni pensieri, bel tempo, begli amori!
E' un bene non dimenticarsi delle proprie origini, ma adesso è importante vivere nella propria realtà.
Un abbraccio fraterno.

M - So leggere l'Arabo molto bene, ma non capivo cosa intendevi... non voglio più discutere di Israeliani.. ma non posso considerarli come miei familiari (in Svedese nell'originale)
hai altre tue foto?

(A questo punto V. inserisce in bacheca altre sue foto, di cui un paio in bikini)

M - oh mio dio...sei mooooooltoo moooooloto seeeexyyyyyyyyyy......  i tuoi occhi sono da tigre

V - Mia madre dice che io sono una tigre e mia sorella una pantera nera!

M - hehe spero di incontrarti un giorno

V - Così, dove pensi che debbano andare a vivere gli Israeliani? Solo a Tel Aviv? O nemmeno a Tel Aviv? I dico: tutta la Palestina agli Ebrei... il resto del mondo ai Mussulmani! Che ne pensi?

M - perché dovebbero stare in Palestina, è nostra. merda là dentro adesso parliamo d'altro. hai MSN?

V - Peché dici che la Palestina è tua? Non l'hai mai vista!! E dove dovrebbero andare gli ebrei secondo te???

M - sì .. grazie a loro, io non ho potuto vedere il Paese non mi interessa dove loro devono andare, loro non si curano di noi. perché io dovrei curarmi di loro?

V - Spero tu stia scherzando, altrimenti sei uno stupido! In che modo credi si possa fare la pace? Molto spesso i fratelli litigano. E i litigi fra fratelli sono i peggiori. Ma è essenziale trovare la pace, per il bene di entrambi i fratelli. Ho visto il video di Hamas sul soldato rapito Gilad Shalit. Quel cartone animato è orribile! Cosa pensi di Hamas? Io credo che loro siano solo dei terroristi assassini. Quando noi Arabi andiamo in giro per il mondo, siamo spesso additati come criminali. Per colpa di Hamas, Hezbollah e di Al Qaeda. Non credi?
Piccolo monello svedese!
Cosa pensi dell'uguaglianza di diritti fra uomini e donne? E del matrimonio islamico? Cosa pensi della poligamia?
Io sono contro la poligamia. La poligamia è un retaggio del passato remoto. I soli paesi mussulmani civili sono quelli in cui la poligamia è vietata: la Tunisia (infatti è la mia seconda casa) e la Turchia.

M - perché sei sempre contro di me? Mi piace Hamas, perché dici che Hamas è assassina? Gli Israeliani fanno molto peggio di loro. possiamo parlare di qualcos'altro?

V - Ok, ma puoi ripondermi prima: cosa pensi dell'uguaglianza di diritti fra uomini e donne? E del matrimonio islamico? Cosa pensi della poligamia? Se non mi rispondi io non posso sapere come mi consideri. Potrebbe essere che mi consideri una puttana.

M - Non ho capito esattamente cosa intendi, ma ti dico una cosa! La Palestina è per i Palestinesi e basta. e tu sei una brava ragazza te lo prometto. e ora .. ti prego, parliamo di qualcos'altro ok  ?

V - Perché non mi rispondi: cosa pensi dell'uguaglianza di diritti fra uomini e donne? E del matrimonio islamico? Cosa pensi della poligamia?

M - entrambi, uomini e donne hanno diritti

V - Non sono una stupida, caro ragazzo! Questa non è una risposta! Io non posso immaginare di stare con un uomo che crede che le donne debbano obbedire agli uomini, con un uomo che crede di avere il diritto di sposare più donne! Questa è una questione chiave, e tu non puoi lasciarmi senza una risposta!     
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post pubblicato in diario, il 31 marzo 2009
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