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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

I sionisti piegano perfino l'Ellade al loro diktat!
post pubblicato in diario, il 5 luglio 2011
Sulla Flotilla è pieno di ebrei affinché non si dica che è una spedizione di antisemiti. Sono molti, molti più che un minian. Tant'è vero che il signor Vauro ne ha contati almeno una trentina, muniti di tanto di pedigree. E sono tutti pacifisti veri, di quelli che dicono "Stay Human", come diceva Vittorio Arrigoni, quel grande pacifista che, tanto ch'era pacifista, per la terra degli ebrei non c'è voluto passare neanche da morto.

Se chiedi loro se hanno mai dato alle fiamme una bandiera d'Israele, ti rispondo con un bel NO tutti in coro, mentre qualcuno si contorce per terra fingendo una crisi epilettica, pensando di avere a che fare con un militare dell'IDF. Per tenerteli amici tu gli offri un Kit Kat, ma loro ti guardano subito in cagnesco, non perché sia della kattiva multinazionale Nestlé, ma perché a bordo della Flotilla si sgranocchiano solo Mars, contando i minuti alla partenza col sestante.
(guarda il video QUI')

Eppure senti che qualcosa non quadra... A quanto pare loro neanche se ne accorgono di certe cose, ma sembra che quell'idea stile Protocolli dei Saggi di Sion che il popoplo d'Israele è in grado (chissà per quale magia) di piegare tutto il mondo ai suoi piedi, forse forse dentro di loro non è mai morta. E infatti, non appena il Governo Greco rifiuta loro l'autorizzazione a partire, non passa nemmeno mezz'ora che loro hanno già una bella bandiera greca un po' particolare, che al posto della croce greca ha una stella a sei punte. Dev'essere un modo pacifista per marchiare il nemico con un simbolo  che per loro deve risultare molto infamante, essendo la stella del sionista Re David!!


Il vero volto dei "pacifisti" della Flotilla
post pubblicato in diario, il 2 luglio 2011
Organizzatore della Flotillia e uomo d'affari, il palestinese-libanese Yasser Qashlaq sulla TV degli Hezbollah Al-Manar:
«Noi dovremmo buttare quegli ebrei, quei pezzi
d'immondizia umana, nei loro veri paesi»




Di seguito sono riportati alcuni estratti da un'intervista con Yasser Qashlaq, giornalista libanese-palestinese e capo del Movimento Free Palestine. L'intervista in onda su Hezbollah Al-Manar TV il 17 maggio 2011.

Secondo il settimanale egiziano Al-Ahram del 17-23 giugno 2011, Qashlaq è "il principale donatore per la spedizione Freedom Flotilla 2".

Yasser Qashlaq: "Il luogo naturale per [Ehud] Barak è la Polonia, e il luogo naturale per quell'idiota di Netanyahu è Mosca, mentre il luogo naturale per me è Safed [...]

"Vorrei dire a Ben-Gurion: Tu ragazzino, domani, mio figlio piccolo calpesterà la tua tomba Lui deporterà i tuoi resti al tuo paese vero in Europa, e noi ritorneremo [...]..

"Come ha detto l'Imam Khomeini, a suo tempo, se ognuno di noi si mettesse a sputare, affogherebbero tutti e cinque milioni di loro. Il numero di ebrei -di quei rifiuti umani- nella mia terra equivale a un terzo della popolazione del quartiere di Nasr City al Cairo. [...]

"Netanyahu, che dice che il diritto al ritorno deve essere risolto al di fuori di Israele; invece dovrebbe pensare a risolvere il suo problema, con il ritorno in patria a Mosca. Si tratta di pezzi d'immondizia umana. Anche Balfour, quando andò via dando la mia terra agli ebrei, disse che lo stava facendo per sbarazzarsi di loro. Così ci hanno portato quei pezzi di merda, e noi li dovremmo rigettare nei loro paesi. " [...]

Qashlaq nell' intervista del giugno 2010: "Spero che le nostre navi trasportino quella feccia dell'immondizia europea nei suoi paesi d'origine, via da Israele."

Quelli che seguono sono estratti da un'intervista del 18 Giugno 2010 a Yasser Qashlaq, in onda su Al-Manar TV:

Yasser Qashlaq: "Ogni volta che la banda criminale di pirati israeliani sequestra una nave, divento più ottimista, che presto verrà il giorno in cui queste navi porteranno via questa feccia di spazzatura europea nei suoi paesi.

"Lasciate che Gilad Shalit ritorni a Parigi. Lasciate che questi assassini ritornino in Polonia. Una volta che saranno ritornati là, daremo loro la caccia fino alla fine del mondo, e li perseguiremo per i loro massacri, da Deir Yassin a oggi." [...]

"Vorrei dire qualcosa al popolo israeliano".

Intervistatore: "Ai coloni?".

Yasser Qashlaq: "Sì, a quella banda di assassini criminali. Abbordate la nave che vi abbiamo mandato, e ritornate ai vostri Paesi. Non lasciatevi ingannare dai leader arabi moderati. Voi non sarete mai in grado di fare la pace con noi. I nostri figli ritorneranno [in Palestina]. Non c'è alcuna ragione per la coesistenza, anche se alcuni dei nostri leader o dei nostri regimi firmano [la pace] con voi. Noi non la firmeremo mai. Non lasciatevi ingannare da questi regimi, ritornate ai vostri Paesi.. "

Per visualizzare questa clip su MEMRI TV, visita http://www.memritv.org/clip/en/2522.htm.


(fonte: http://www.memri.org/report/en/0/0/0/0/0/0/5310.htm - traduzione MomoVedim)
Starò sempre dalla parte di Israele
post pubblicato in diario, il 1 giugno 2010
Per Berlusconi, esigiamo ricovero immediato coatto in struttura psichiatrica adeguata
post pubblicato in diario, il 4 febbraio 2010
Silvio Berlusconi è stato il primo Presidente del Consiglio italiano a parlare alla Knesset. Fortunatamente i suoi predecessori hanno tutti avuto il buon gusto di non varcare mai quella soglia, altrimenti avrebbero detto porcherie a iosa.



Vi immaginate Massimo D'Alema davanti al parlamento israeliano in preda ai deliri di equivicinanza o a decantare le virtù interlocutorie di Hamas o di Hezbollah?



Ve lo vedete voi Romano Prodi, fresco di abbracci fraterni con il criminale Ahmadinejad, a stringere poi la mano di quelle stesse persone  che il "presidente" iraniano vuole sterminare?



Berlusconi, non avendo questo genere di scheletri nel suo armadio, ha potuto ritenersi avvantaggiato rispetto ai suoi rivali politici ed è riuscito a fare anche un bel discorso:

"Questo Parlamento rappresenta la più straordinaria vicenda del Novecento. Questo Parlamento testimonia la nascita nel 1948 di uno Stato Ebraico, libero e democratico che raccolse finalmente, dopo l'orrenda esperienza della Shoah, cittadini del mondo che parlavano tutte le lingue e che accorsero da ogni angolo del mondo. Voi rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio, se non l'unico, di democrazia e di libertà nel Medio Oriente, un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell'ideale sionista".

Così, con belle frasi scrittegli forse da Bondi, ha saputo incantare perfino il Paese più smaliziato al mondo. Molti gli hanno offerto scherzosamente di rimanere in Israele. Shimon Peres l'ha definito "solare", non perché sia uno che fa molte "sole", ma perché ha sorriso a tutti, regalando a piene mani allegria ed è riuscito a essere, come suo solito, del tutto informale anche in una visita ufficiale così importante.
 


Però le sue parole si sono rivelate solo parole; i suoi sorrisi solo sorrisi; le sue strette di mano, solo strette di mano.

E' vero, è l'unico politico italiano senza peli sulla lingua che ha avuto il coraggio di condannare apertamente il Rapporto Goldstone, difendendo la reazione israeliana a Gaza in risposta agli 8 anni di bombe quotidiane di Hamas.

E' vero, non ha esitato a condannare con fermezza l'Iran di Ahmadinejad senza badare al "politically correct":

"Il problema della sicurezza è fondamentale per Israele. Ora ancora di più perchè c'è uno Stato che prepara l'atomica per usarla contro qualcuno. E' uno Stato che ha una guida che ricorda personaggi nefasti del passato."

Però poi si è lasciato andare alla fantasia, aggiungendo che l'Italia "ha tolto il supporto del governo alle aziende italiane che operano in Iran. Oggi è presente solo l'Eni, che ha un contratto che deve rispettare ma che comunque ha già disdetto lo sviluppo della terza fase di attività di un giacimento petrolifero", e che "l'interscambio commerciale con l'Iran è diminuito di un terzo" dal 2007 e continuerà a calare.

Peccato che non sia affatto vero! Peccato che l'Italia continui a essere uno dei migliori partner commerciali dell'Iran! Peccato che il Governo Berlusconi, col suo ministro Frattini, non abbia mai mosso un dito per isolare l'Iran! Peccato che anche la notizia sull'ENI sia solo una balla!

Sicché le sue parole sono state solo parole; i suoi sorrisi solo sorrisi; le sue strette di mano, solo strette di mano.



Infatti, voltato l'angolo, con Abu Mazen non ha saputo fare a meno di cambiare registro e di adeguarsi al solito copione di tutti, sostenendo che "Il fermo dell'espansione degli insediamenti da parte di Israele" è una "condizione necessaria" per "avviare i negoziati in modo proficuo" e che il rientro di Israele nei confini del 1967 è un'ipotesi positiva e concretamente accettabile.
 
Peggio di così non si poteva. Sembrava di sentire la stessa voce del suo amico D'Alema!!

Ma, come se non bastasse, alla fine Berlusconi ha voluto mettere anche la ciliegina sulla torta con una frase davvero orribile, di quelle destinate a rimanere negli annali:


''Sempre quando alla pace si sostituisce la guerra, alla ragionevolezza si sostituisce la violenza, viene meno quell'umanità che deve essere sempre mantenuta integra''... ''come è giusto piangere le vittime della shoah è giusto manifestare dolore per quanto avvenuto a Gaza''.

 
Da ciò, si può dedurre una sola cosa: Silvio Berlusconi è un caso di schizofrenia pericoloso per l'umanità, almeno quanto quello del suo predecessore Benito Mussolini.

S.O.S. - Israele fa morire di fame Gaza
post pubblicato in diario, il 7 dicembre 2009
Bunker di ricreazione
post pubblicato in diario, il 14 marzo 2009

SDEROT, Israele - Un anno fa, mentre razzi di Hamas da Gaza piovevano quasi ogni giorno su questa città di confine israeliana, Stanley M. Chesley, presidente del Fondo Nazionale Ebraico, è stato qui in visita di solidarietà e si è reso conto che non c'erano bambini a giocare all'aperto. Era troppo pericoloso.

Mister Chesley ha deciso che qualcosa doveva essere fatto e aveva un'idea. "Visto che questi bambini non possono andare al parco, costruiamo un parco al chiuso, dove potranno andare".

E' nato così, con un milione e mezzo di dollari di acciaio rinforzato, il primo bunker di ricreazione su un'estenzsione di circa 2.000 metri quadrati, inaugurato la settimana scorsa.

Comprende un piccolo campo di calcio, una parete per le arrampicate, una casa degli specchi, una sala per i videogiochi e un'altra per le feste.

Dopo dell'azione militare israeliana su Gaza, il lancio di missili sul Sud di Israele è notevolmente diminuito, ma non si è mai fermato: dal 18 gennaio a oggi, Hamas ha ancora colpito Israele con razzi circa 160 volte.


Leggi sul New York Times:


CHE DEI BAMBINI SIANO COSTRETTI A GIOCARE IN QUESTE CONDIZIONI PER NON RISCHIARE LA MORTE, A QUANTO PARE NON INTERESSA MINIMAMENTE AI NOSTRI "PACIFISTI".

SENZA CONTARE CHE QUESTA NOTIZIA SUI MEDIA ITALIANI MANCA DEL TUTTO !

Piove ancora su Sderot
post pubblicato in diario, il 8 febbraio 2009

Mentre continuano a piovere missili su Israele, ascoltate il silenzio-assenso dei nostri media.

Solo molto sottovoce è arrivata una flebile smentita di tutte quelle cifre gonfiate e ancor più sottovoce l'ONU ha ammesso che nella sua scuola non c'era nessuno, ma che sono morte le persone che erano assiepate là fuori, costrette da loro connazionali aguzzini a morire sotto i bombardamenti.

Oggi nel Sud di Israele la vita continua a essere scandita dalle sirene d'allarme, dalle corse affannose ai rifugi, dai missili lanciati da chi vuole uccidere.

Ma adesso nel mondo tutt'attorno nessuno più urla e manifesta.

Hamas ha vinto...
post pubblicato in diario, il 20 gennaio 2009

Il leader di Hamas Ismail Haniyeh ha detto che l'operazione israeliana nella Striscia di Gaza è stata un fallimento e che il suo gruppo ha riportato "una grande vittoria" contro Israele.

Come dargli torto? Anzi, direi che ha proprio ragione: Hamas ha raggiunto il suo obiettivo, mentre Israele no. Almeno per adesso.

E sì, riflettiamoci un attimo. Qual è l'obiettivo di Hamas? Qual è la sua filosofia?

Provate a inserire in google la frase
"Noi amiamo la morte come loro amano la vita".

Fatto? Come avete potuto osservare, quel pensiero è il principio fondante di Hamas.

Hamas ha raggiunto il suo scopo, ha fatto morire un sacco di palestinesi. Adesso le loro famiglie possono essere felici e fiere di avere dei martiri da ricordare.

Israele invece non ha raggiunto nessuno dei suoi obiettivi:

  • sono morti 13 soldati, il che vuol dire che almeno 13 famiglie vivranno nel dolore il resto della loro vita;
  • a tutt'oggi nulla garantisce che non cadranno più missili su Israele
  • il povero Gilad Shalit è sempre nelle mani dei rapitori;
  • l'ONU ha colto al volo l'occasione per l'ennesima condanna e per pretendere di interporre una forza internazionale, il che significherebbe regalare a Hamas degli scudi umani internazionali, se non addirittura dei mercenari che coprano le spalle ai terroristi; Bosnia docet.

Io l'ho sempre detto: dopo il ferragosto del 2005, vista la reazione dei palestinesi al ruitiro da Gush Katif (serre distrutte e villaggi rasi al suolo per diventare basi di lancio dei kassam), Israele non avrebbe dovuto esitare un istante, non avrebbe dovuto permettere nemmeno un missile. Invece ha aspettato 3 anni!

Il nome "Piombo Fuso", con cui è stato definito l'intervento militare a Gaza, ha come ghematrià 967, un solitario numero primo. E 967 è la stessa ghematrià di una parola che significa "rimanere invischiati". Infognarsi, insomma. Quello che temo possa avvenire.

Ripongo le mie speranze in Tzipi Livni. Che sia una nuova Golda Meir e spazzi via quest'ombra di incertezza e cerchiobottismo lasciata da Olmert.

Lo ricorderò sempre per quello che ha liberato l'infanticida Samir Kuntar!


 

Per concludere, riporto da http://esperimento.ilcannocchiale.it che a Gaza non si moriva di fame, né durante l'"assedio" e né durante la guerra (vedi il video) 

Inoltre, una testimone diretta racconta: 
E' iniziata in Israele una catena umanitaria per mandare aiuti alla popolazione palestinese. Nei centri di raccolta di SDEROT e dintorni i cittadini di Israele, anche quelli colpiti dai missili, tra essi c'e' una donna che ha avuto il fratello morto e molti  rimasti senza casa,  portano coperte, latte in polvere per i bambini e vari generi alimentari a lunga conservazione, poi l'IDF li porta al di la' del confine e li distribuisce alla gente.Oggi l'IDF ha avvisato di non portare piu' giocattoli e vestiti perche' ne sono pieni.
La manna dal cielo
post pubblicato in diario, il 18 gennaio 2009

SPROPORZIONATO.

Israele è "sproporzionato".
Qualunque cosa faccia è "sproporzionato"
SEMPRE.

Poi spunta
Bin Laden col suo richiamo alla jihad:
ASSASSINI RINCOGLIONITI
DI TUTTO IL MONDO
UNITEVI !
    
E la diplomazia
con la sua "tregua"
da imporre a Israele,
perché Hamas pare che ci stia...

E tutti a fare i galli sulla munnezza
nella gara a chi ha più influenza
per far tacere le armi,
le armi israeliane.

Sperando di piazzare lì i propri uomini
sul confine di Gaza
a fare quello che già hanno fatto in Bosnia
quando il popolo veniva massacrato
le donne venivano stuprate
sotto l'occhio "vigile" di caschi blu
intenti a bere birra.
Forse per campare cent'anni.

Ma Israele non ci sta a dar lavoro a falsi custodi,
Israele non ci sta a far assumere nuovi scudi umani.

Israele non è un coglione.

Israele prima si difende
poi decide sul da farsi
e gli altri si adattino.

Adesso ferma le sue armi, ma Gilad è ancora in mano al nemico.
Ferma le sue armi, ma Hamas esiste ancora.
Ferma le sue armi, ma continua la sua guerra.

Rapido Haniyeh fa sentire la sua voce:
Abbiamo vinto noi!

E tutta 'sta storia non è altro
che manna dal cielo per i politici d'Italia
senza idee e senza più favole
in cui sperare che la gente
possa ancora credere.




Bassolino e Jervolino... Il gas dell'amico Putin... Sacconi contro Eluana...

Poi c'è ANNO ZERO
che invece di proporzioni se ne intende.
E perfino l'Annunziata
non ce la fa più a sopportare
quello schifo che vuole
spacciarsi per informazione.


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permalink | inviato da momovedim il 18/1/2009 alle 12:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il manifesto...
post pubblicato in diario, il 13 gennaio 2009








Risposta a Vauro

Cosa non succede in questo paese!
post pubblicato in diario, il 12 gennaio 2009
Nuova pagina 1

Cosa non succede
in questo paese!
 Lo chiamano il Belpaese... ma a me piace sempre meno. 

Ho la sensazione che qui la gente sia la stessa di quando si portava la camicia nera, la stessa di quando si segnalava l'ebreo agli aguzzini fascisti per avere in premio la sua casa o il suo posto di lavoro, la stessa di quando si assisteva al massacro con omertosa complicità.

 No, non è la mia gente. 

Non è la mia gente quella che invita a boicottare i negozi degli ebrei perché Israele dopo anni di pazienza non ha potuto fare a meno di usare di nuovo le armi contro chi vuole la sua distruzione totale. 

Non è la mia gente quella che fino a oggi non
ha visto nulla e che adesso protesta
perché Israele si difende.

Non è la mia gente quella che seduta comodamente in salotto oggi predica vacuamente la pace, rifiutandosi di ammettere che è proprio quella, ciò che da oltre sessant'anni Israele sta cercando di costruire senza mai perdere la speranza. 

Non è la mia gente quella che imbratta la città e inneggia alla vittoria di Hamas. 

Non è la mia gente quella che governa questo paese, proclamandosi solidale con Israele mentre promuove un immediato cessate-il-fuoco, che all'apparenza si rivolge "alle due parti", ma che nelle intenzioni è destinato all'unica parte ragionevole in causa,
cioè a Israele che ancora una volta è stato costretto a imbracciare le armi per fermare
chi anela alla sua cancellazione. 

Non è la mia gente quella che in questi giorni approfitta di ogni occasione per esibire chiassosamente il proprio dolore per i bambini di Gaza morti, per le loro madri in lacrime, fingendo ancora una volta di ignorare che quelle stesse madri sono la causa della loro morte, avendoli indottrinati di terrorismo suicida o avendoli usati come scudi umani. 

 

Non è la mia gente quella che si dice contraria al governo ma che ha la sua stessa voce, quando non è peggiore, quando non gracchia
"Hamas è un interlocutore". 

Non è la mia gente questa che ho attorno tutti i giorni, questa gente che mi guarda con sospetto, mascherato da leziosa gentilezza. 

Non è la mia gente,
questa gente alla quale non dispiacerebbe
se persone come me non esistessero più. 

http://www.youtube.com/watch?v=mH64JHRhUX8 

In pole position...
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2009

Ce ne stavamo quasi dimenticando, eh...

Era un po' di tempo che non si scatenavano con tanto livore, con tanta furia. Si dedicavano quasi esclusivamente alle piccinerie della politica italiana, come la Gelmini o l'Alitalia, e il loro esercizio di odio nei confronti di Israele sembrava quasi sopito.

Ma rieccoli adesso tutti che sfrecciano nella gara.

Come sempre in pole position partono insieme Estrema Sinistra e Vaticano, i più zelanti. Avevano scaldato i motori confrontandosi sui temi avvincenti sollevati dalla vittoria di Vladimir Luxuria sull'isola dei famosi, e oggi li possiamo ammirare belli scattanti e fieri, correre fianco a fianco nella Grande Competizione. 

Così la loro potenza ci regala generosi articoli tanto sul Manifesto, quanto sull'Osservatore Romano.

Ma non dimentichiamo che anche gli altri piloti non sono da meno, come i telegiornali, alcuni dei quali raggiungono livelli degni della propaganda di Hamas.

Poi abbiamo potuto ammirare la vignetta di Vauro in cui Tzipi Livni impugnava una lama insanguinata e sotto la didascalia "se questa è una donna". (Adesso questa vignetta è introvabile su internet, ma appena la trovo la pubblico qui.)

Bello il sorpasso di ieri del Vaticano, ad opera  del cardinal Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, il quale sulla rivista web www.ilsussidiario.net si è sbizzarrito:

«Guardiamo le condizioni di Gaza: assomiglia sempre più ad un grande campo di concentramento» ...  «occorre una volontà da tutte e due le parti, perché tutte e due sono colpevoli. Israeliani e palestinesi sono figli della stessa terra e bisogna separarli, come si farebbe con due fratelli. Se non riescono a mettersi d'accordo, allora qualcun altro deve sentire il dovere di farlo. Il mondo non può stare a guardare senza far nulla.»http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=10714


C'è chi si guarda solo e sempre allo specchio e si crede pieno di amore. Forse non sa che l'immagine che vede riflessa è l'opposto della realtà.

Luoghi comuni anti-israeliani
post pubblicato in diario, il 6 gennaio 2009

(fonte: www.israele.net)
“Il modo più rapido per porre fine a una guerra è perderla”
George Orwell

Breve disamina di sei tipiche frasi fatte che si incontrano di continuo nelle critiche alla controffensiva anti-Hamas lanciata da Israele nella striscia di Gaza.

1) “La reazione di Israele a Gaza è sproporzionata”.
La guerra non è una gara sportiva né un’equazione matematica. L’obiettivo di fondo di qualunque soggetto in guerra (anche e forse soprattutto di chi in guerra viene trascinato) è quello di infliggere il più alto danno possibile al nemico cercando di subire il minor numero di perdite possibile. In nessuna guerra si è mai chiesto a una parte – specie a quella che reagisce a un’aggressione – di “proporzionare” i propri successi (ad esempio, il numero di combattenti nemici uccisi) al numero di perdite subite. Cosa dovrebbe fare, chi sta vincendo? Esporre i propri militari e civili a più colpi del nemico per soddisfare le esigenze di “proporzionalità” degli spettatori? Come ha scritto André Glucksmann, quale sarebbe la giusta proporzione da rispettare per far sì che Israele si meriti il favore dell’opinione pubblica? L’esercito israeliano dovrebbe forse usare le stesse armi di Hamas, vale a dire il tiro arbitrario dei razzi oppure la strategia delle bombe umane che prendono di mira intenzionalmente la popolazione civile? Oppure dovrebbe pazientare finché Hamas, grazie a Iran e Siria, non sarà in grado di “riequilibrare” la sua potenza di fuoco? Bisogna “proporzionare” anche gli scopi perseguiti? Se Hamas vuole annientare Israele e i suoi cittadini, forse Israele dovrebbe imitarlo annientando la striscia di Gaza e i suoi abitanti? Si vuole davvero che Israele rifletta, in misura proporzionale, i piani di sterminio di Hamas?
In realtà Israele si sta comportando a Gaza esattamente come hanno sempre fatto tutti i paesi civili trascinati in una guerra. Si è mai sentita un’opinione pubblica occidentale (ad esempio, quella italiana durante le missioni in Somalia o in Iraq) lamentare che il proprio paese subisse “troppe poche perdite” rispetto a quelle inflitte al nemico? Come ha scritto Alan M. Dershowitz, è assurdo affermare che Israele avrebbe violato il principio di proporzionalità uccidendo più terroristi di Hamas rispetto al numero di civili uccisi dai razzi di Hamas. Non c’è equivalenza legale tra l’uccisione deliberata di civili innocenti e l’uccisione mirata di combattenti nemici. La proporzionalità non è data dal numero di civili uccisi, bensì dal rischio cui sono sottoposti. Qualche giorno fa un razzo Hamas ha centrato un asilo d’infanzia a Beer Sheva, fortunatamente in quel momento vuoto. Il diritto internazionale non esige da Israele che lasci giocare Hamas alla roulette russa con la vita dei suoi figli. Ha spiegato Michael Gerson: lo scopo di un’azione militare non è uccidere una vita in cambio di una vita uccisa ingiustamente: questa è mera vendetta. Lo scopo è rimuovere le condizioni che hanno portato al conflitto e alla perdita di vite.
Infine, l’inferiorità sul piano militare non significa superiorità sul piano morale. L’intransigenza con cui la parte palestinese, nonostante la propria debolezza militare, ha fatto e continua a fare ricorso alla violenza di fronte alle aperture di Israele (offerte negoziali, ritiri unilaterali) probabilmente dimostra la sua scarsa capacità di giudizio, ma non indica in alcun modo particolari virtù morali. Essere militarmente più deboli non significa aver ragione.

2) “I Qassam non uccidono”.
In realtà, i Qassam uccidono. Non spesso, forse, ma lo fanno: sono decine i civili israeliani uccisi o feriti dai lanci di razzi e missili palestinesi negli ultimi anni. D’altra parte, è a questo scopo che vengono lanciati: colpire i civili israeliani. E poi, in questo momento i terroristi palestinesi hanno iniziato a lanciare anche i razzi Grad (di produzione cinese il primo caduto su Beer Sheva), con maggiori quantità di esplosivo e maggiore gittata, mietendo subito nuove vittime.
Comunque, a parte la cifra esatta delle vittime, il punto principale è l’effetto terroristico: da otto anni una porzione sempre più importante della popolazione israeliana (oggi, un cittadino ogni dieci) è costretta a vivere sotto la perenne minaccia incombente e del tutto arbitraria di razzi che piovono dal cielo sui centri abitati (comprese scuole, fabbriche, giardini d’infanzia) senza nessuna logica né preavviso. Il danno in termini psicologici, sociali, economici e – perché no? – politici è incommensurabile. Per parafrasare Barak Obama, chi mai in tutto l’occidente accetterebbe che la propria famiglia fosse costretta a vivere sotto la costante minaccia di attacchi di questo tipo, regolarmente buttata giù dal letto dalle sirene nel pieno della notte? Chi mai, in tutto l’occidente, accetterebbe di sentirsi dire che una tale situazione non è poi così grave visto che i Qassam “non uccidono” spesso?

3) “E’ tutta colpa dell’assedio israeliano alla striscia di Gaza, Israele dovrebbe lasciar entrare gli aiuti”.
Israele ha sempre lasciato entrare gli aiuti, per tutto il tempo in cui è durato il cosiddetto “assedio” (non israeliano, bensì internazionale, visto che parte del confine della striscia di Gaza è controllato – e chiuso – dall’Egitto, e che è la comunità internazionale che ha dichiarato fuorilegge il regime golpista di Hamas). E poi Hamas ha fatto entrare di tutto, in questi anni, attraverso i tunnel scavati a centinaia (naturalmente avrebbero potuto introdurre più cibo e medicine se avessero evitato di introdurre armi e missili). Il risultato era quello che si è visto anche nelle immagini dei finti black-out elettrici (bambini per le strade di Gaza con le candele in mano mentre dietro di loro erano ben accese le insegne dei negozi; parlamentari riuniti al lume di candela mentre si intravedeva la luce del giorno dietro le tende alle finestre) o le immagini della cognata di Tony Blair che è sbarcata da una delle cinque imbarcazioni di manifestanti anti-israeliani (di fatto pro-Hamas) che Israele ha lasciato passare, e poi si è fatta fotografare in un ben fornito emporio di Gaza.
Quello imposto alla striscia di Gaza non è un “assedio”, bensì un regime di severe sanzioni: un tipico strumento cui si fa ricorso a livello internazionale proprio nel tentativo di scongiurare l’uso delle armi (reso invece inevitabile dall’intransigenza di Hamas). Un giorno prima di lanciare la controffensiva, Israele aveva lasciato passare decine di camion di aiuti verso la striscia di Gaza. Nei giorni successivi, con le operazioni anti-Hamas in pieno corso, ha lasciato transitare decine di camion, più del numero normale. In altri termini, Israele lascia passare gli aiuti alla popolazione civile di Gaza perché non sta combattendo contro di essa, ma contro Hamas. È difficile citare un altro caso di un paese in guerra che abbia favorito in questa misura gli aiuti alla parte nemica, fino al punto di curare nei propri ospedali e a proprie spese pazienti inviati dal territorio nemico.

4) “Non bastava rinnovare la tregua?”
Quale tregua? Dal giugno scorso (inizio della tregua a Gaza, mediata dall’Egitto) i gruppi terroristi hanno sì diradato, ma non hanno mai veramente cessato i lanci, anche se al resto del mondo sembrava interessare poco. Ciò nonostante, Israele aveva più volte e chiaramente dichiarato, per voce dei suoi massimi rappresentanti, che era interessato e disposto a rinnovare la “tregua”. Al contrario, i leader di Hamas hanno dichiarato unilateralmente la fine della tregua, in anticipo sulla scadenza del 19 dicembre, mentre i loro lanci erano già ripresi con crescente intensità da più di un mese. Subito dopo aver interrotto la tregua, Hamas ha riportato i lanci sui civili israeliani al livello di decine al giorno. Si può discettare a lungo sui loro motivi, ma è certo che sono stati i terroristi di Hamas a infrangere la tregua. Ecco perché persino Egitto e Autorità Palestinese questa volta addossano chiaramente a Hamas la responsabilità dell’escalation.

5) “Ma Hamas era stata eletta democraticamente, dunque perché Israele non l’accetta?”
Hamas ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti palestinesi e la maggioranza assoluta dei seggi nel parlamento palestinese nelle elezioni del gennaio 2006. Ma, dopo falliti tentativi di tenere in vita un governo di unità nazionale, nel giugno 2007 ha imposto il proprio potere nella striscia di Gaza con un golpe brutale e sanguinoso, con tanto di raccapriccianti violenze e decimazioni sommarie dei rivali di Fatah.
In ogni caso Israele, sin dalla formazione del primo governo Hamas-Fatah, ha dichiarato che il punto non è la presenza di Hamas nel governo palestinese. Il punto è che il governo palestinese (quale? quello in Cisgiordania o quello a Gaza?) sottoscriva i tre principi fissati dalla comunità internazionale (rappresentata dal Quartetto Usa, Ue, Russia e Onu), e cioè: riconoscimento del diritto di Israele ad esistere, ripudio del terrorismo e della violenza a favore del negoziato, adesione agli accordi fra Israele e palestinesi già firmati negli anni scorsi.
Ad ogni modo, non si può dire che Israele non “riconosca” di fatto il potere di Hamas a Gaza, tant’è che è esattamente questo il motivo per cui attacca le strutture di Hamas “riconoscendo” che la striscia di Gaza è controllata da un’entità terrorista espressamente votata alla cancellazione di Israele. Israele non ha lanciato la controffensiva a Gaza perché Hamas è al potere, ma perché Hamas è un’organizzazione terroristica che da anni mira con tutti i mezzi a sua disposizione a colpire deliberatamente i civili israeliani, convinta com’è di poter in questo modo minare alle fondamenta la società e lo stato di Israele. Il fatto che il tuo nemico mortale vinca eventualmente delle elezioni passabilmente democratiche non ne fa un nemico meno, ma semmai più pericoloso.

6) “Israele spara sui civili”.
Parliamoci fuori dai denti. Cosa si intende dire: che uno degli eserciti più potenti del mondo bombarda la striscia di Gaza mobilitanto il meglio delle sue forze aeree per “fare strage di civili palestinesi” e tutto quello che riesce a fare, dopo una settimana e centinaia di bombe lanciate in una delle aree più densamente abitate del pianeta, è uccidere una cinquantina di non combattenti? A questo punto i casi sono due: o i piloti israeliani non mirano ai civili e anzi fanno di tutto per evitare il più possibile di colpirli, oppure i piloti israeliani sono i più imbecilli e incapaci del mondo. Noi tendiamo a optare per la prima spiegazione.

(Da: israele.net, YnetNews, 30.12.08)

Nella foto in alto: Indottrinamento antisemita negazionista sulla tv di Hamas (18.04.2008). Sullo sfondo, la mappa delle rivendicazioni territoriali di Hamas: Israele è cancellato

Vittime civili e diritto internazionale

La Carta di Hamas


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La macchina è partita
post pubblicato in diario, il 5 gennaio 2009

Sì, la macchina è partita. L'IDF ha iniziato le sue operazioni di terra.

E contemporaneamente si è messa in moto la solita squallida macchina delle manifestazioni contro Israele. Un rito che si ripete sempre uguale a se stesso: slogan carichi di odio, kefiah al collo, bandiere israeliane bruciate.

Mentre la centrale nucleare di Dimona ormai non è più così lontana per i razzi di Hamas, più potenti di quelli di un tempo. Oggi ci sono le forniture iraniane di prima qualità, altro che missili di Saddam Hussein!

Ma per le strade d'Europa sfila la solita parata macabra. Macabra come la reazione del mondo politico. Le solite stesse parole insensate di condanna a un paese che si difende da chi lo vorrebbe cancellare dalla faccia della terra.

Da ricordare nei libri di storia le dichiarazioni del premier ceco Mirek Topolanek che in un primo momento ha dato il suo pieno appoggio morale all'azione militare di Israele... ma poi, evidentemente bacchettato dai suoi omologhi UE più potenti, si è rimangiato tutto. Che vergogna!

Intanto moriva un soldato dell'IDF. Un ragazzo che per i nostri giornali e telegiornali non ha un volto né un nome.


Si chiamava Dvir Emanuelof e aveva 22 anni. Verrà sepolto al cimitero di Monte Herzl a Gerusalemme. Al suo funerale saranno in migliaia e migliaia a porgergli l'estremo saluto.

Ma all'Europa non importa: è troppo preoccupata a mantenere buoni rapporti coi produttori di petrolio. Ahmadinejad lo sa bene e invita gli sceicchi a chiudere i rubinetti, se l'UE non si allinea tutta contro Israele.

Un'Europa che non molto tempo fa ha conosciuto, attuato, lasciato attuare lo sterminio di ebrei sul suo suolo, oggi sostiene che bisogna trattare con un'organizzazione detta Hamas che sostiene le stesse ragioni di Hitler: eliminazione totale degli ebrei, necessità di uno "spazio vitale".

Nessuno però parla dello "spazio vitale" che gli è stato lasciato dall'agosto 2005, con lo smantellamento di Gush Katif. "Spazio vitale" a tutt'oggi inutilizzato. A Gaza sostengono che non hanno soldi per realizzare nulla, che Israele non gli fornisce acqua ed energia elettrica a sufficienza ecc..

Sicché Israele, quel paese da cancellare dalla faccia della terra, dovrebbe non solo subire in silenzio missili quoitidiani sempre più numerosi e pericolosi, ma dovrebbe fornire anche acqua, energia e mezzi di sussistenza!?

E' quantomeno strano che gli sceicchi, gli stessi che sanno creare isole a forma di palma e piste da sci nei centri commerciali nel deserto, ai palestinesi non sappiano dare altro che armi!

Anno nuovo
post pubblicato in diario, il 3 gennaio 2009

Siamo al 3 gennaio e ancora non ho trovato il coraggio di scrivere la prima pagina di quest'anno.

L'idea dell'offensiva di terra su Gaza mi mette in ansia.

E' vero, Gilad Shalit potrebbe essere usato come scudo umano in altri bombardamenti aerei. Ma mi chiedo come si sentirebbe lui a sapere che per salvargli la vita, altri ragazzi l'hanno persa.

Qui, lontano, un po' dappertutto nel mondo, siamo in tanti a essere in ansia.

Confidiamo nelle capacità dell'IDF, nella sua ponderazione e nella profonda umanità che da sempre caratterizza le sue scelte.

Sui giornali leggo un paio di notizie che mi colpiscono, perché inquadrano perfettamente la differenza abissale che esiste fra l'esercito israeliano e tanti eserciti del mondo, tra cui anche quelli di paesi comunemente detti civili.


Israele lancia volantini su Gaza e chiede aiuto alla popolazione
GAZA (2 gennaio) - «Cara popolazione della striscia di Gaza, sii responsabile del tuo destino». E' il testo scritto sui volantini lanciati oggi su Gaza da aerei israeliani per chiedere l'aiuto attivo della popolazione nell'identificare le località da dove i miliziani palestinesi sparano razzi, allo scopo di neutralizzarli per tempo. «I lanciatori di razzi e i terroristi rappresentano una minaccia per voi. Se volete aiutare la vostra gente chiamate il numero segnato in basso e forniteci le informazioni necessarie». «I futuri spargimenti di sangue sono nelle vostre mani. Non esitate !», prosegue il volantino. «Saremo lieti di ricevere ogni informazione che avete, non dovete identificarvi. Il tutto resterà segreto». Israele ha avviato la massiccia operazione militare - in cui oltre 420 palestinesi sono rimasti uccisi - allo scopo di mettere fine ai continui lanci di razzi da Gaza verso le città israeliane del Neghev.Il testo si conclude con un numero telefonico della zona di Gerusalemme e con un indirizzo mail a cui i palestinesi di Gaza possono rivolgersi. Nei giorni scorsi, d'altra parte, anche i miliziani del braccio armato di Hamas, Brigate Ezzedin al-Qassam, si sono rivolti alla popolazione israeliana inviando messaggi sms a numerosi telefoni cellulari ed avvertendo che «i razzi palestinesi stanno arrivando da voi».
http://www.ilmessaggero.it/



Telefona prima di colpire i palazzi
L'aviazione israeliana ha deciso di annunciare con una telefonata gli attacchi aerei contro Hamas nella Striscia di Gaza. I servizi di sicurezza israeliani fanno presente che l'edificio sta per essere colpito e deve essere evacuato. In genere viene lasciato trascorrere un lasso di tempo di quindici minuti prima di bombardare l'obiettivo civile. La reazione dei palestinesi è spesso quella di affollarsi sul tetto per impedire il bombardamento.
http://www.tgcom.mediaset.it



E intanto i kassam continuano a colpire Israele. Chi può, va via. Chi non può, resta. I rifugi sono pieni di donne, uomini, vecchi e bambini.

Ma nonostante tutto sono ottimista. Non posso fare diversamente. Non posso che pensare... che dirmi certo, sicuro, che anche questa passerà. E che il dopo sarà migliore dell'oggi.

Quale augurio meglio di una storia scritta da Gilad Shalit?

Lo so, è già presente in mille e mille siti e blog. Ma noi non dobbiamo stancarci di copiarla ovunque, col suo nome e i suoi disegni.


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permalink | inviato da momovedim il 3/1/2009 alle 14:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
All'improvviso tutti i media parlano della Striscia di Gaza.
post pubblicato in diario, il 28 dicembre 2008

I bombardamenti quotidiani degli ultimi anni verso le città di Israele non hanno mai fatto notizia, al massimo un trafiletto in un angolo nascosto della pagina. Oggi invece tutti i giornali e tutti i telegiornali parlano di nuovo con enfasi di Gaza, dell'"attacco israeliano" e delle annunciate "risposte" dei palestinesi.

Come sempre i fatti vengono capovolti.

E' dall'estate del 2000 che mi siedo ogni giorno qui davanti al computer a denunciare la disinformazione, la faziosità dei media, i due pesi e le due misure usati dall'ONU e dai governi di mezzo pianeta.

Se l'ONU rappresentasse i popoli e non i regimi, la musica potrebbe essere diversa, ma il mondo va così.

Gaza. Nell'estate del 2005 il Governo israeliano guidato da Ariel Sharon decise che la striscia di Gaza doveva essere lasciata ai palestinesi. Furono sloggiate circa 8000 persone che vivevano a Gush Katif da decenni, tra cui un'intera generazione di ragazzi e bambini nati lì.

Ed ecco come si presenta oggi quel territorio tanto desiderato dai palestinesi, al punto da diventare terroristi e immolarsi da martiri per ottenerlo. Eccone un pezzetto in questa immagine satellitare dell'estate 2007, presa da Google Earth.

Dove c'erano case e campi verdi, oggi ci sono rovine e deserto. Dove c'era attività, oggi c'è desolazione. Dove si seminava vita nei campi, oggi si semina morte dal cielo.

I palestinesi hanno combattuto, hanno ucciso e sono morti per strappare questa terra al nemico. Da quando l'hanno ottenuta, non ne hanno fatto nulla, se non una base di tiro per conquistare ancora altra terra. Altra terra per cui uccidere e morire. Altra terra da cui seminare altra morte.

Il nulla che si è costruito nella Striscia di Gaza non ha fatto notizia per tre anni e mezzo. E il mondo è rimasto a guardare senza dire nulla. Nulla.

E nulla ha detto davanti alle nuove leggi "coraniche" imposte da Hamas: tortura, amputazioni, crocifissioni. Pena di morte per chi solo pensa di negoziare la pace col nemico.

Il mondo è rimasto a guardare in silenzio i missili che piovevano quotidianamente sul sud d'Israele, condannando quotidianamente la "punizione collettiva" imposta da Israele ai palestinesi.

Ora che il Governo d'Israele finalmente s'è deciso a rispondere all'attacco massiccio palestinese avvenuto durante le festività ebraiche di Hannukà... ora tutto il mondo tuona.

Dall'ONU giungono parole dure verso l'intervento armato israeliano. Ban Ki-Moon condanna senza-se-e-senza-ma "l'eccessivo uso della forza che ha portato all'uccisione e al ferimento di civili”.

L'UE "esprime profonda preoccupazione"; Solana lancia un appello per un "cessate il fuoco immediato".

Finché il fuoco era solo di Hamas, non una parola.

Nicolas Sarkozy sminuisce il bombardamento palestinese su Israele definendolo "provocazione irresponsabile" e condanna Israele per "l'uso sproporzionato della forza".

Espressione sempre più in voga: appena Israele muove un dito, è d'obbligo dire che è un uso sproporzionato della forza.

Silvio Berlusconi richiama "all'assoluta necessità del dialogo" e condanna l'uso delle armi, perché "solo attraverso il dialogo, e non certo con le provocazioni e il ricorso alle armi, potrà essere trovata una soluzione stabile e duratura al conflitto in atto". 

Il "dialogo"? Con chi? con Hamas, quella stessa organizzazione terroristica che ha imposto per legge la condanna a morte a chiunque voglia negoziare la pace? Un tempo era D'Alema a considerare Hamas un "interlocutore", ma veniva criticato aspramente da destra e sinistra...

Il Vaticano, per bocca del suo portavoce Federico Lombardi, si dice “impressionato per l’attacco aereo e per il numero delle vittime, che cresceranno ancora”. Anche “... l'odio crescerà ancora e le speranze di pace torneranno ad allontanarsi”. “Hamas è prigioniero di una logica di odio e Israele di una logica di fiducia nella forza come migliore risposta all'odio”.

Nessuno s'impressionava fino all'altro ieri, quando piovevano solo missili palestinesi.

Ehud Barak parla di un'eventuale attacco di terra, per limitare al massimo le perdite civili fra i palestinesi. Dimenticando ciò che avvenne a Jenin nell'aprile del 2002.

Fra il 3 e l'11 aprile 2002, Israele distrusse una pericolosa base terroristica palestinese insediata nel campo profughi di Jenin. Per quell'operazione si optò per un attacco di terra, appunto per di limitare al massimo le perdite civili fra i palestinesi. In quell'attacco trovarono la morte 23 soldati israeliani e 56 palestinesi, la maggior parte dei quali rappresentavano l'obiettivo militare dell'operazione.

Il sacrificio di quei 23 ragazzi israeliani non valse a nulla: mezzo mondo si affrettò a condannare Israele senza-se-e-senza-ma. Si parlò di "diverse centinaia di morti palestinesi". La stampa si accanì aspramente contro Israele.

Per questa ragione, oggi è da evitare nella maniera più assoluta che Israele vada di nuovo a infognarsi in un qualsiasi altro intervento di terra, poiché metterebbe solo a rischio la vita di tanti altri ragazzi israeliani, risultando del tutto inutile sotto l'aspetto sia militare, sia d'immagine.

La tecnologia di precisione di cui è dotato l'IDF permette di effettuare attacchi aerei con margine minimo sia di rischio che di errore. Evitare la presenza di civili palestinesi in zone di guerra dovrebbe essere preoccupazione prioritaria della leadership palestinese e non certo di Israele, che invece se ne sta addossando la responsabilità da 60 anni.

Propongo a tutti voi lettori una sorta di mobilitazione telematica internazionale per fare pressione sul governo israeliano affinché continui pure a difendere il Paese dagli attacchi nemici, senza per questo sacrificare in un inutile massacro altri suoi soldati.

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