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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

Erdogan è allergico alle donne
post pubblicato in diario, il 20 giugno 2011
E' vero che sua moglie è imbacuccata come una befana, ma ciò non vuol dire che le donne turche siano tutte come lei. Il neo-rieletto primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, nel suo lungo e noioso discorso di ringraziamento alla nazione, ha pronunciato solo due volte la parola "kadin" (donna) come osserva Çigdem Aydin, presidente dell'Associazione per il sostegno e la formazione delle candidate donne (KA.DER).




La prosopopea del duce d'Anatolia, intrisa di stucchcevole nazionalismo è svolazzata dappertutto, perfino a Sarajevo per ricordare al mondo dove punta la sua politica... però ha sorvolato solo distrattamente la questione femminile, in un paese dove il fondamentalismo religioso rappresentato del rampante leader troverà filo da torcere nell'altra metà del cielo, soprattutto nelle aree urbane.

Se è pur vero che nel nuovo parlamento il numero di donne è passato dall' 8,72% al 14,2%, è anche vero che le donne nella società turca odierna contano meno di ieri, a causa delle numerose scelte maschiliste del governo. Nonostante ciò, la signora Aydin non si perde d'animo: "Alcune delle nuove elette in Parlamento sono strettamente legate ai problemi delle donne. Spero che saremo in grado di fare un lavoro efficace col loro supporto."

Riguardo la nuova Costituzione che il Governo Turco intende varare, Çigdem Aydin afferma: "Non accetteremo una Costituzione che non consideri le esigenze delle donne. Oggi è necessario che la Costituzioni anticipi di fatto la piena parità di genere."

Aydin ha anche menzionato il nuovo ministero della Famiglia e Politiche Sociali. Ha inoltre ricordato che il Ministero per le Donne e la Famiglia è stato chiuso, nonostante le numerose obiezioni totalmente ignorate dal Ministero per l'Uguaglianza.

Aydin ha elencato altre aspettative delle donne per il nuovo mandato in parlamento come segue: "Una costituzione che si concentri sull'individuo piuttosto che dello Stato; far rispettare la legge sulla parità, che modifica la legge n. 4320 sulla tutela della famiglia, secondo le proposte delle donne; avere almeno il 50 per cento delle donne nel personale dirigente dei ministeri e una quota del 50 per cento per le donne dirigenti dei consigli e dei governatorati ".


(vedi anche: http://www.bianet.org/english/women/130729-gender-imbalance-in-new-parliament)
Katya Koren'
post pubblicato in diario, il 1 giugno 2011
Katya Koren' da oggi è una pagina facebook.
Eccola http://www.facebook.com/profile.php?id=100002441753816



Ekaterina Koren' fino a ieri era solo una ragazzina, carina e forse un po' vanitosa come tante della sua età, di quelle che amano indossare abiti alla moda sognando a occhi aperti una vita meno grigia di quella dei propri genitori: magari un futuro da attrici, da top model, o chissà che altro. A 19 anni tutto è possibile. Anche a Simferopoli, in Crimea.

Ed è possibile pure che il proprio corpo venga poi ritrovato sfigurato e privo di vita, proprio perché si è osato sognare. Katya Koren era bella, abbastanza da aggiudicarsi il 7° posto in una selezione di bellezza per Miss Ucraina. Ma poi è spuntato il lupo, sottoforma di amico di scuola che, offrendole un passaggio su di una vecchia motocicletta, invece di portarla a casa l'ha portata nel bosco e l'ha massacrata.

Bilal Gaziyev si chiama il suo carnefice, un ragazzo di 16 anni, adottato all'età di due mesi da una coppia agiata di genitori, lui musulmano e lei cristiana. Bilal passa molto tempo al computer ed è forse lì che s'indottrina del male di cui il web è zeppo. E farnetica sull'islam integralista.

Bilal dice ai poliziotti di aver agito per fini nobili applicando la Sharìa, la legge islamica che punisce con la lapidazione le donne che espongono la bellezza del proprio corpo. E infatti sul corpo della povera Katya sono evidenti i segni delle pietre, di cui una molto pesante deve averle spezzato il collo.

Ibrahim Pazelovich, padre di Bilal, esclude categoricamente ogni implicazione a sfondo religioso nell'omicidio, sostenendo che suo figlio non è un fanatico. Di tutt'altro avviso è sua moglie Biljana, cristiana ortodossa, che non ci sta a coprire le responsabilità della fede che i due uomini di casa condividono e che da alcuni anni viene imposta anche alla figlia minore.

«Mio figlio -racconta il padre- come ogni mussulmano è stato circonciso; però a 6 anni è stato battezzato come ha chiesto sua madre, cristiana ortodossa. Così è libero di abbracciare la fede che vorrà quando sarà grande.»

Di sua figlia di 8 anni, invece, dice che dovrà mantenere la tradizione musulmana, per questa ragione è costretta frequentare la scuola islamica.

In ogni modo, il capo della milizia della Crimea Sergei Reznikov tende a minimizzare, escludendo ogni movente religioso o etnico, e ascrivendo il fatto a un comune reato di tentata violenza sessuale. Del medesimo avviso è Olga Kondrashov, portavoce della polizia di Crimea. Medzhdisa Mustafa Dzhemilev, capo religioso della minoranza tartara della regione, sostiene che Bilal non s'è mai recato in moschea in vita sua.

«La polizia ha raccolto prove per condannare ad almeno 8 anni di prigione Bilal. -come riferisce Larissa Petrovna, madre dalla ragazzina uccisa- La famiglia dell'assassino di mia figlia ha messo in vendita la casa, ho visto di recente l'annuncio sul giornale locale. Secondo me sperano che loro figlio sia rilasciato, per poi abbandonare di corsa il paese. Mi è stato detto che potrei avvalermi di un risarcimento morale in denaro, ma nessuno potrà mai restituirmi la mia bambina!»




fonti:
Gazeta.ua
Politikantrop
V Gorode
KyivPost.ua
NEWSru.co.il
Le Italiane non sono puttane !
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2009
Anche i peggiori boss, quando sono a quattr'occhi fra di loro, si lasciano andare a confidenze intime. Io me li vedo, Silvio e Vladimir, completamente sbronzi che fanno a gara a chi ha le donnine più zoccole.

Il primo, scolando l'ennesimo bicchiere, biascica che tutte le Italiane sono più belle che intelligenti, non solo Rosy Bindi, e che questo è un bene perché lui è allergico all'intelligenza che gli inibisce il sesso.



Vladimir di rimando se la ride e fa con aria di mistero: «Si vede che non hai mai provato la specialità delle labbra carnose delle ragazze di Ekaterinburg...»

A quel punto Silvio indispettito risponde: «Guarda che per quello, in Italia siamo diventati famosi nel mondo: un tempo erano le Bolognesi, ma io ho scoperto che a sud c'è ancora di meglio. E se fai il bravo ti faccio conoscere salernitane tutto pepe...»

Ecco, immagino così un dopo-cena tipico alla reggia putiniana di Valdai: due adolescenti molto avanti con gli anni che fanno a gara a chi ce le ha più troie; passatempo assai comune nei bassifondi dei paesi neolatini ed est europei.

Quando Silvio Berlusconi ha provato a fare altrettanto con Muammar Gheddafi, è rimasto di stucco poiché in cambio ha ricevuto solo un sorrisino sornione accompagnato da un lungo silenzio imbarazzante, rotto solo dall'arrivo in tavola di un gigantesco ananas.



In compenso quella notte gli è stata recapitata nel letto una bellissima ragazza alta e bruna, con il viso da bambola e la pelle olivastra. Dimostrava sì e no i diciott'anni che dichiarava e sembrava la regina di Saba da bambina.

«Sei Tripolina?» s'informò Silvio, convinto fosse un'africana purosangue. Ma lei lo lasciò di stucco: «Sono di Arcore, signore -rispose con marcatissimo accento lombardo- sono la figlia della signora Rosina, quella di via Roma»



Da quella notte, sono passati mesi e mesi, ma Gheddafi se l'è legata al dito. Così ieri per la sua partecipazione al vertice FAO a Roma, il terrorista libico ha provato a inscenare la più grande umiliazione internazionale delle donne italiane di questo secolo: per appena 50 euro a testa, ha assoldato 500 donnine che facessero da uditorio alle sue farneticazioni e ai suoi inviti alla conversione all'islam.

Le ha volute bellissime e alte da far girare la testa, ma stupide e ignoranti, al punto da accettare una simile proposta indecente. Dovevano essere 500, le escort di Gheddafi, ma alla fine ne erano presenti solo 200.

Nel gergo calcistico diremmo che ci siamo salvati in corner.

Care donne e uomini italiani, adesso è il caso di far sentire la nostra indignazione forte e chiara.
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