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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

Elezioni in Turchia, con Ferhat e Berna in prigione
post pubblicato in diario, il 11 giugno 2011
Cose turche in Turchia, con l'islamico Erdogan!

Con la sua politica autoritaria e repressiva vedrete che riuscirà pure a entrare in Unione Europea, magari facendosi paladino della pace in Libia... non mi meraviglierei.

Il duce anatolico sa come distrarre l'opinione pubblica dai veri problemi, mostrando al mondo un paese cui la crisi non fa un baffo, mettendo in rete filmini in stile film Luce del Ventennio in cui sono esaltati i successi del regime... e nascoste sotto al tappeto le magagne.

Ce n'è per tutti, anche per i giovani più contestatori: ogni tanto basta far salpare una Flotilla destinata a rompere i coglioni a Israele, con l'evergreen della favola dei poveri Palestinesi oppressi.

Sa bene che così potrà passarla liscia ed essere eletto per l'ennesima volta a pieni voti. E nessuno farà caso alla repressione, agli arresti arbitrari, alle detenzioni illegali. Come quella di un ragazzo e una ragazza che hanno commesso il crimine di aver esposto uno striscione con su scritto:
ISTRUZIONE GRATUITA


Studenti in prigione per almeno 20 mesi per uno striscione

"Libertà per Ferhat Tüzer e Berna Yilmaz" è il messaggio dei sostenitori dei due studenti universitari che sono detenuti da 14 mesi per aver esposto uno striscione per l'istruzione gratuita. Gli studenti rimangono in cella. Il processo è stato rimandato al 6 ottobre.
La terza udienza del processo contro gli studenti dell'Università di Ankara Berna Yilmaz e dell'Università della Tracia Ferhat Tüzer, membri della Federazione Giovanile, si è tenuto presso il presso la Corte di Istanbul lunedì 23 maggio. Entrambi gli studenti si trovano ad affrontare pene detentive fino a 15 anni per aver esposto un striscione con la scritta "Vogliamo l'istruzione gratuita", durante una pausa dell'incontro del primo ministro Recep Tayyip Erdogan con la comunità Rom a Istanbul il 14 marzo 2010.

Il procuratore ha chiesto la liberazione e l'assoluzione degli studenti Tüzer e Yilmaz. Tuttavia, la corte ha deciso di tenerli entrambi in stato di detenzione e ha rinviato il processo al 6 ottobre 2011.

L'udienza di lunedì è stata monitorata dai dirigenti della Confederazione dei sindacati dei dipendenti pubblici (KESK) e dell 'Unione dei Lavoratori dell'Istruzione e delle Science ', da rappresentanti e membri di varie organizzazioni democratiche di massa, dal poeta Ataol Behmramoglu, dall'autore e sceneggiatore Bilgesu Erenus.


"La protesta è un diritto costituzionale"

L'avvocato della difesa Taylan Tanay ha riferito a http://bianet.org/ dopo l'udienza. Egli ha detto che il pubblico ministero ha chiesto l'assoluzione dei suoi clienti nel suo ultimo appello.

Tanay ha spiegato che il procuratore ha fatto riferimento agli articoli 24, 25 e 33 della Costituzione (libertà di coscienza, la libertà di pensiero e di opinione, libertà di associazione). Il procuratore ha sottolineato che in conformità della Convenzione europea dei diritti dell'uomo è un diritto costituzionale organizzare e partecipare a riunioni e manifestazioni. A parere del pubblico ministero, entrambi gli studenti hanno fatto uso dei loro diritti.

Pertanto, Tüzer e Yilmaz non potevano essere punito per questi motivi, ha concluso il pubblico ministero e chiesto la loro assoluzione.

Tanay ha continuato, "Il giudice ci ha consentito di tempo per l'arringa finale di difesa ma ha deciso di continuare la detenzione [di Tüzer e Yilmaz], rinviando il caso al 6 ottobre 2011".

"Il pubblico ministero ha chiesto sia il loro rilascio, sia la loro assoluzione, ma il giudice non ha preso decisioni su questa richiesta. 'In tal modo, si è determinata una situazione anomala e illegale".



"Decisione motivata da ragioni politiche"

Riassumendo i discorsi di difesa di Yilmaz e Tüzer, l'avvocato Tanay ha riferito che gli studenti hanno affermato che loro hanno solo chiesto l'istruzione gratuita e che questo non può essere considerato un crimine.

"Proprio come il pubblico ministero ha dichiarato, essi hanno utilizzato interamente i loro diritti costituzionali e hanno fatto richiesta di istruzione gratuita all'interno dei principi dello stato sociale. Applicando l'articolo 33 della Costituzione, in particolare, uno studente ha il diritto di essere attivo in un'associazione. E' incredibile il terrore cui vengono sottoposti gli studenti per mezzo di questo processo.

"Questi studenti rimarranno in carcere per almeno 20 mesi solo per aver esposto uno striscione. Questa situazione non può essere giustificata dalla legge; tale decisione non è altro che una mossa con fini politici", Tanay ha criticato.

"Questo processo è stato aperto a causa di una protesta contro il Primo Ministro il 14 marzo 2010. In realtà, questo è un processo che è stato aperto direttamente dal Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan", ha concluso l'avvocato. (EKN / VK)

fonte: http://www.bianet.org/english/youth/130211-students-in-jail-for-at-least-20-months-for-posting-banner








foto: http://www.hurriyet.com.tr/gundem/15973658.asp

Sequestro in stile camorra
post pubblicato in diario, il 8 novembre 2009

dal blog
Generación Y
http://www.desdecuba.com/generaciony



(Nota del editor del blog: Video de la manifestación a la que Yoani fue impedida de participar)

Cerca de la calle 23 y justo en la rotonda de la Avenida de los Presidente, fue que vimos llegar en un auto negro –de fabricación china– a tres fornidos desconocidos: “Yoani, móntate en el auto” me dijo uno mientras me aguantaba fuertemente por la muñeca. Los otros dos rodeaban a Claudia Cadelo, Orlando Luís Pardo Lazo y una amiga que nos acompañaba a una marcha contra la violencia. Ironías de la vida, fue una tarde cargada de golpes, gritos y malas palabras la que debió transcurrir como una jornada de paz y concordia. Los mismos “agresores” llamaron a una patrulla que se llevó a mis otras dos acompañantes, Orlando y yo estábamos condenados al auto de matrícula amarilla, al pavoroso terreno de la ilegalidad y la impunidad del Armagedón.

Me negué a subir al brillante Geely y exigimos nos mostraran una identificación o una orden judicial para llevarnos. Claro que no enseñaron ningún papel que probara la legitimidad de nuestro arresto. Los curiosos se agolpaban alrededor y yo gritaba “Auxilio, estos hombres nos quieren secuestrar”, pero ellos pararon a los que querían intervenir con un grito que revelaba todo el trasfondo ideológico de la operación: “No se metan, estos son unos contrarrevolucionarios”. Ante nuestra resistencia verbal, tomaron el teléfono y dijeron a alguien que debió ser su jefe: “¿Qué hacemos? No quieren subir al auto”. Imagino que del otro lado la respuesta fue tajante, porque después vino una andanada de golpes, empujones, me cargaron con la cabeza hacia abajo e intentaron colarme en el carro. Me aguanté de la puerta… golpes en los nudillos… alcancé a quitarle un papel que uno de ellos llevaba en el bolsillo y me lo metí en la boca. Otra andanada de golpes para que les devolviera el documento.

Adentro ya estaba Orlando, inmovilizado en una llave de kárate que lo mantenía con la cabeza pegada al piso. Uno puso su rodilla sobre mi pecho y el otro, desde el asiento delantero me daba en la zona de los riñones y me golpeaba la cabeza para que yo abriera la boca y soltara el papel. En un momento, sentí que no saldría nunca de aquel auto. “Hasta aquí llegaste Yoani”, “Ya se te acabaron las payasadas” dijo el que iba sentado al lado del chófer y que me halaba el cabello. En el asiento de atrás un raro espectáculo transcurría: mis piernas hacia arriba, mi rostro enrojecido por la presión y el cuerpo adolorido, al otro lado estaba Orlando reducido por un profesional de la golpiza. Sólo acerté a agarrarle a éste –a través del pantalón– los testículos, en un acto de desespero. Hundí mis uñas, suponiendo que él iba a seguir aplastando mi pecho hasta el último suspiro. “Mátame ya” le grité, con la última inhalación que me quedaba y el que iba en la parte delantera le advirtió al más joven “Déjala respirar”.

Escuchaba a Orlando jadear y los golpes seguían cayendo sobre nosotros, calculé abrir la puerta y tirarme, pero no había una manilla para activar desde adentro. Estábamos a merced de ellos y escuchar la voz de Orlando me daba ánimo. Después él me dijo que lo mismo le ocurría con mis entrecortadas palabras… ellas le decían “Yoani sigue viva”. Nos dejaron tirados y adoloridos en una calle de la Timba, una mujer se acercó “¿Qué les ha pasado?”… “Un secuestro”, atiné a decir. Lloramos abrazados en medio de la acera, pensaba en Teo, por Dios cómo voy a explicarle todos estos morados. Cómo voy a decirle que vive en un país donde ocurre esto, cómo voy a mirarlo y contarle que a su madre, por escribir un blog y poner sus opiniones en kilobytes, la han violentado en plena calle. Cómo describirle la cara despótica de quienes nos montaron a la fuerza en aquel auto, el disfrute que se les notaba al pegarnos, al levantar mi saya y arrastrarme semidesnuda hasta el auto.

Logré ver, no obstante, el grado de sobresalto de nuestros atacantes, el miedo a lo nuevo, a lo que no pueden destruir porque no comprenden, el terror bravucón del que sabe que tiene sus días contados.

Vami logpigiva
post pubblicato in diario, il 16 aprile 2009

Ecco come sembrerà un testo ragionevole fra un po' di tempo.
Riuscite a riconoscere di quale brano si tratta?

Buona lettura.
Momo



Voge omeve.
 
vami folidi ea nan fana lgalgea ep leù sepalopifdenifi sgo rpe oaodage te vogdapeni op manta. Ligò qaoopvhi capdo me teva: po fdomlo te Iaogozeo iforigo!

Nan è laffezepi faddacopaodogi vafì p´enrirnafedà i po tidigmenobeani tip lalapa lopifdenifi. Lig ifimlea, niffaona te cae ho ladaoda pirrigi po nadebeo vamlogfo eige faoe reagnope efgoipeone: aono zogvo to lifvo lopifdenifi vogevo te qaoopvhi dannippodo te iflpafeca è fopdodo lig ogeo en mogi, mindgi fe tegerico o nagt te Robo lig aono meffeani faoeveto, doppanodo to aonedà tippo mogeno efgoipeono.

Po zogvo iflpafeco è p´aopdema rineopi mogvhenrirna diggagefdo sozzgevoda toe lopifdenife. Linfodi, honna envamenveoda ot ommobbogi rpe izgie lgemo tippi santobeani te Efgoipi van fimlpeve vapdippe i ogme to saoava. Nip ´48 fana loffode oppo raoiggo girapogi nirpe ifigvede ogoze, van oigie i vogge ogmode - gelidinta qaoifdo lgaco qaooddga capdi nie cind´onne faovviffece, laogdgalla van ifede nan lgalgea dgeansope.

Mo nip sgoddimla ocicona emlogoda o tegaddogi rpe oigie i pi noce i o fvirpeigi vami ceddemi e ceorreodage te loffolagda efgoipeona i name izgoeve. Ocicona onvhi voleda vhi pa flagd è aon rgonti omlpesevodagi faveopi i ommobbogana aono tabbeno te odpide o Manova (arre, leù ivanamevomindi, fe pemedona o lgamaoacigi zaevaddorre, o Mopmai, o Taho... i o Lifvogo).

Encofiga Efgoipi top mogi en rammani, laog te fsgovippogi po difdo te qaoopvhi gorobbena izgia. Lae lgacogana o sogi tie paga mene-fdode en Reagtoneo i Pezona po zofi lig obeane te vammonta. Enreaofdomindi emlitede te tegaddogi rpe oigie i te fvonnogi rpe odpide toppo giobeani sofvefdo tipp´Avvetindi, fvovveode torpe fdode ogoze dgalla gommappede, nan fe fvagorreogana: loffogana lgemo oppi monesifdobeane te gorobbene, addema mibba lgalorontefdeva, lae orpe oddindode faoevete, van qaoippo rgonti encinbeani, po vendaogo iflpafeco leino te libbe te sigga, lig fdgobeogi mirpea po vogni te vhe voledoco nip gorrea tippa fvallea.

Zpavvode onvhi pì topp´aggezepi maoga tipp´"ologdhiet" (nip finfa vhi middi to taoi logde tecigfi oddindodage i ceddemi ladinbeope, ce fimzgo itaovoda?) fvalgegana vhi vae gobbe i vae daonnip ladicona faoligogi e maoge i ommobbogi pa fdiffa izgie i efgoipeone.

O vagda te gobbe honna fvaligda te givindi vhi fe laffana ommobbogi rpe izgie onvhi vae zaopptabig. I ago, pi zogvhi to lifvo... Ommegicapi enrirna, nan è ciga? I vhi tidigmenobeani: po zogvo nan ifvpaoti ep vapdippa, e gobbe nan emlitefvana rpe oddindode, nan orefvana fapa rpe aoamene, mo onvhi pi tanni i e zomzene; arne mibba è zaoana!

Tocciga po fdomlo iaogozeono nan tevi o faosseveinbo qaoonda è rgonti ep lalapa lopifdenifi, vami fana encindece e faoae mogdege, vam´è ceco po faoo paddo, vam´è aomonedogeo i lovesevo po faoo itaovobeani
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Vita di regime
post pubblicato in diario, il 15 aprile 2009

La ricetta comincia così: negare la libertà con tanta dolcezza da non farsene accorgere, prospettando una vita più facile, sgravata dall'onere di quelle responsabilità che rendono la vita adulta meno spensierata.

Detta così, viene in mente il regime sovietico, ma coi sensi ovattati da quell'anestesia tipica delle dittature sudamericane. In realtà, la nostra è una formula nuova che fa scoprire come sia possibile impiantare nel cuore dell'Europa, nella patria di Dante e Galilei, qualcosa che un tempo si credeva fosse praticabile solo fra le masse povere e ignoranti del terzo mondo.

E' stato facilissimo superare gli ostacoli, perfino quelli degli scomodi Anni Settanta che oggi sembrano lontane un secolo.

Un regime partorito senza dolore, perché non è un regime tipicamente autoritario: se così fosse, avrebbe una morale da imporre, un ordine da far rispettare, una giustizia da applicare: cose che rappresenterebbero ostacoli da superare, guerre da combattere. Il nostro è invece un regime criminale, un regime che in un passo di danza ha fatto delle imprese del riciclaggio del danaro uno dei motori portanti dell'economia.

Politicamente è riuscito a rafforzarsi con l'appoggio di minoranze marginali alle quali ha regalato un istante di protagonismo; ha poi condiviso con esse gli slogan, fino a svuotarli, omologando e inglobando l'eventuale dissenso.

Ha poi illuso le minoranze regionali e religiose potenzialmente più scomode, con promesse e dichiarazioni altisonanti, sfruttando il loro appoggio. Fin quando non si presenterà l'occasione propizia per schiacciarle.

Ecco perché oggi nell'indifferenza generale può accadere di tutto e non ci si scandalizza di niente, neppure di scoprire che molti dei nostri cosiddetti V.I.P. sono persone che in qualsiasi paese democratico non starebbero nei posti di potere, ma in galera.

Così, non desta meraviglia leggere che, a fronte del 50% delle case dell'Aquila ritenute agibili, c'è un misero 3 su 23 di scuole che non sono da abbattere.

E non si fa caso alla Sardegna che a breve verrà devastata dal cemento, pur sapendo che anche quel cemento nella maggior parte dei casi sarà pessimo e verrà allegramente impastato con sabbia di mare.

Ovviamente non ci si scompone davanti all'ulteriore avvelenamento del più grande parco ortofrutticolo del sud Italia, con l'accensione del famigerato inceneritore di Acerra: tanto, fra un po' avremo anche 4 centrali nucleari, e magari una di queste piazzata a due passi dal Vesuvio.

Sicché in questo contesto non sembrerà di certo strano vedere la kippà in testa ai peggiori goyim; anzi scopriremo che tanti ebrei, con abbondante dose di forzata ingenuità, cercheranno d'illudersi che la presenza di una Nirenstein nelle retrovie di quel regime sia di buon auspicio.

Ovviamente, il punto cardine di ogni regime è il linguaggio, il significato delle parole, delle frasi: la semantica. E' di vitale importanza la deformazione della comunicazione; una deformazione tale da far apparire più che lecite le continue parole di minaccia di chi detiene il potere e, al tempo  stesso, violente o vuote di significato le parole di chi vi si oppone.


Qui di seguito, ho provato a immaginare come potrebbe essere deformata la lettura dell'incipit di questo stesso post.

"La cura si apre così: liberarsi dal disorientamento con amore e agendo nella privacy, programmando una vita di confort, detassata dall'onere di quelle imposte che rendevano la vita degli anziani meno felice.

Pronunciata in questo modo, fa pensare alle badanti russe, ma con in più la dolcezza tipica delle latinoamericane che sanno spazzare via il dolore. In realtà, la nostra è una formula nuova che fa scoprire come sia possibile impiantare nel cuore dell'Europa, nella patria di Dante e Galilei, qualcuno che un tempo si credeva fosse adatto a vivere solo nel terzo mondo, martoriato dalla povertà e dall'ignoranza.

E' stato facilissimo fare progressi, lasciandosi indietro le scomodità degli Anni Settanta che oggi sembrano lontani un secolo.

Una dieta senza sacrifici, perché non è la tipica dieta rigida..." ecc..

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