.
Annunci online


 


con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

Per Berlusconi, esigiamo ricovero immediato coatto in struttura psichiatrica adeguata
post pubblicato in diario, il 4 febbraio 2010
Silvio Berlusconi è stato il primo Presidente del Consiglio italiano a parlare alla Knesset. Fortunatamente i suoi predecessori hanno tutti avuto il buon gusto di non varcare mai quella soglia, altrimenti avrebbero detto porcherie a iosa.



Vi immaginate Massimo D'Alema davanti al parlamento israeliano in preda ai deliri di equivicinanza o a decantare le virtù interlocutorie di Hamas o di Hezbollah?



Ve lo vedete voi Romano Prodi, fresco di abbracci fraterni con il criminale Ahmadinejad, a stringere poi la mano di quelle stesse persone  che il "presidente" iraniano vuole sterminare?



Berlusconi, non avendo questo genere di scheletri nel suo armadio, ha potuto ritenersi avvantaggiato rispetto ai suoi rivali politici ed è riuscito a fare anche un bel discorso:

"Questo Parlamento rappresenta la più straordinaria vicenda del Novecento. Questo Parlamento testimonia la nascita nel 1948 di uno Stato Ebraico, libero e democratico che raccolse finalmente, dopo l'orrenda esperienza della Shoah, cittadini del mondo che parlavano tutte le lingue e che accorsero da ogni angolo del mondo. Voi rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio, se non l'unico, di democrazia e di libertà nel Medio Oriente, un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell'ideale sionista".

Così, con belle frasi scrittegli forse da Bondi, ha saputo incantare perfino il Paese più smaliziato al mondo. Molti gli hanno offerto scherzosamente di rimanere in Israele. Shimon Peres l'ha definito "solare", non perché sia uno che fa molte "sole", ma perché ha sorriso a tutti, regalando a piene mani allegria ed è riuscito a essere, come suo solito, del tutto informale anche in una visita ufficiale così importante.
 


Però le sue parole si sono rivelate solo parole; i suoi sorrisi solo sorrisi; le sue strette di mano, solo strette di mano.

E' vero, è l'unico politico italiano senza peli sulla lingua che ha avuto il coraggio di condannare apertamente il Rapporto Goldstone, difendendo la reazione israeliana a Gaza in risposta agli 8 anni di bombe quotidiane di Hamas.

E' vero, non ha esitato a condannare con fermezza l'Iran di Ahmadinejad senza badare al "politically correct":

"Il problema della sicurezza è fondamentale per Israele. Ora ancora di più perchè c'è uno Stato che prepara l'atomica per usarla contro qualcuno. E' uno Stato che ha una guida che ricorda personaggi nefasti del passato."

Però poi si è lasciato andare alla fantasia, aggiungendo che l'Italia "ha tolto il supporto del governo alle aziende italiane che operano in Iran. Oggi è presente solo l'Eni, che ha un contratto che deve rispettare ma che comunque ha già disdetto lo sviluppo della terza fase di attività di un giacimento petrolifero", e che "l'interscambio commerciale con l'Iran è diminuito di un terzo" dal 2007 e continuerà a calare.

Peccato che non sia affatto vero! Peccato che l'Italia continui a essere uno dei migliori partner commerciali dell'Iran! Peccato che il Governo Berlusconi, col suo ministro Frattini, non abbia mai mosso un dito per isolare l'Iran! Peccato che anche la notizia sull'ENI sia solo una balla!

Sicché le sue parole sono state solo parole; i suoi sorrisi solo sorrisi; le sue strette di mano, solo strette di mano.



Infatti, voltato l'angolo, con Abu Mazen non ha saputo fare a meno di cambiare registro e di adeguarsi al solito copione di tutti, sostenendo che "Il fermo dell'espansione degli insediamenti da parte di Israele" è una "condizione necessaria" per "avviare i negoziati in modo proficuo" e che il rientro di Israele nei confini del 1967 è un'ipotesi positiva e concretamente accettabile.
 
Peggio di così non si poteva. Sembrava di sentire la stessa voce del suo amico D'Alema!!

Ma, come se non bastasse, alla fine Berlusconi ha voluto mettere anche la ciliegina sulla torta con una frase davvero orribile, di quelle destinate a rimanere negli annali:


''Sempre quando alla pace si sostituisce la guerra, alla ragionevolezza si sostituisce la violenza, viene meno quell'umanità che deve essere sempre mantenuta integra''... ''come è giusto piangere le vittime della shoah è giusto manifestare dolore per quanto avvenuto a Gaza''.

 
Da ciò, si può dedurre una sola cosa: Silvio Berlusconi è un caso di schizofrenia pericoloso per l'umanità, almeno quanto quello del suo predecessore Benito Mussolini.

Almeno sapeva amare e i treni partivano in orario...
post pubblicato in diario, il 2 ottobre 2009
Anche lui era un uomo disturbato e infantile, perciò piaceva tanto alle masse diseredate e ignoranti. Uno tutto d'un pezzo, tutto muscoli e un cervello di gallina.


 
Aveva elevato nella sua mente l'immagine dalla moglie alla purezza materna dell'Immacolata e ciò l'aveva quasi costretto ad avere un'amante con la quale sentirsi disinibito, sgravato da tanta responsabilità. Un'amante con la quale fare sesso sfrenato; un'amante da amare davvero e dalla quale essere riamato, al punto da essere seguito fino alla morte nella barbara esecuzione di piazzale Loreto.


 
La sua rigidità pacchiana era in piena sintonia con lo Stato che credeva di guidare, marionetta sapientemente manovrata da chi ne sapeva trarre il vero profitto. Si iniziava fin da piccini a essere irreggimentati nell'autoesaltazione di massa. E i treni partivano in orario...


 
Anche oggi l'irreggimentazione di massa inizia fin dalla più tenera età, ma l'unico da esaltare è un vecchio piduista che sbava appresso alle ragazzine. Ha avuto due mogli che ha tradito spudoratamente perché non è in grado di amare nessuno, tantomeno se stesso, al punto da ridursi a una specie di fantoccio tinto e stirato, con parrucchino in testa e pene gonfiato artificialmente. Anche lui ha un cervello di gallina, ma in compenso non brilla neanche nella muscolatura.


 
Oggi gran parte dei treni non c'è più; i pochi superstiti delle tratte secondarie fanno decisamente voltare lo stomaco: sono impregnati di una puzza untuosa, d'annata e non ci si può nemmeno distrarre guardando fuori, perché i vetri sono troppo sporchi da non lasciare neanche intravedere il paesaggio. C'è da dire che anche quest'ultimo è molto cambiato e forse è meglio non vederlo.


 
Probabilmente questa storia finirà con una versione di piazzale Loreto adeguata ai nostri tempi, con un uomo che, a differenza del suo predecessore, non avrà vicino nemmeno una Claretta... mentre i suoi eredi -politici e non- si azzufferanno per la fetta più consistente del bottino.


Mussolini e il 25 Aprile
post pubblicato in diario, il 24 aprile 2009

Berlusconi da premier ha dichiarato che Mussolini non avrebbe ammazzato nessuno, che i suoi avversari politici li mandava in villeggiatura in isole felici. Il solo vero errore del fascismo sarebbero state le leggi razziali del 1938. Sempre più spesso si sente la spiegazione che Mussolini fu costretto a questo da Hitler, e che gli ebrei italiani in verità furono vittime dei tedeschi, perché non era possibile portare la società italiana all’antisemitismo."     (Piotr Kowalczuk - "Fra il Duce e il Che")


Mussolini e il 25 Aprile
 
Quest'anno il 25 Aprile avrà tutti gli cchi puntati su Onna, paesino abruzzese che l'11 giugno del 1944 fu teatro di un eccidio nazista, riuscito appieno grazie all'appoggio entusiasta delle locali Istituzioni Italiane, prima fra tutte il Podestà, il quale non ebbe un attimo d'esitazione a consegnare ai soldati tedeschi le 17 famiglie da uccidere e far saltare in aria insieme alle loro case.

Oggi Onna, in seguito al terremoto del 7 arpile, è di nuovo un cumulo di macerie, come lo era in quei giorni di guerra.

In questo cupo teatrino, domani il nuovo Duce d'Italia, colui che con responsabile sacrificio sostiene di dormire solo due ore a notte, si esibirà agli occhi del mondo intero. Devoto al suo predecessore, del quale canta le lodi definendolo "il più grande statista del Secolo", Egli calcherà la scena con maschia maestria e, con sublime modestia supererà in generosità il suo Maestro, invitando ad "andare in villeggiatura" non solo i suoi avversari politici, ma l'intera popolazione d'Abruzzo.

E chissà cos'altro sarà capace di dire stavolta, il nostro caro piduista.




estratto dall'articolo: Fra il Duce e il Che 
di Piotr Kowalczuk, 10 ottobre 2008

La sinistra italiana rimprovera la destra di vergognoso revisionismo e la destra rimprovera la sinistra di falsificare la storia. Entrambe la parti hanno ragione, perché in Italia si contrappongono due agiografie nella riflessione sulla storia tragica.

...

Gianni Oliva, autore del libro “Le tre Italie del 1943. L’alibi della resistenza. Come abbiamo vinto la seconda guerra mondiale”, non ha dubbi che gli italiani non abbiano fatto i conti con la propria storia. Invece di chiudere onestamente i conti col cupo passato, hanno deciso di tacere la verità, di falsare i fatti e di indorare la pillola.

Sotto questa forma è stata servita alla terza generazione postbellica. Nel paese che ideò il fascismo, dove quasi tutti quelli che fino al 1940 avevano appoggiato Mussolini, Pier Paolo Pasolini, Dario Fo o Alberto Moravia (sic), furono combattenti-volontari della Repubblica di Salò (1943-1945), c’è stata un’amnesia totale, talmente comoda che l’ho intesa come un riflesso incondizionato.

L’amnistia del 1945 ha effettivamente portato a termine la liquidazione mai avviata dei crimini del fascismo. Nessuno ha pagato per le 20 mila vittime, spesso innocenti, dei partigiani comunisti. Secondo la più popolare versione delle vicende del 1943, quella della sinistra, tutta la nazione italiana si sarebbe risvegliata dal letargo e sotto la guida del partito comunista avrebbe condotto una vittoriosa guerra contro i tedeschi e contro il fanatico, anonimo ed esiguo fascismo di Salò. In questa agiografia limitatamente ci si ricorda che da qualche parte c’erano degli alleati, o che l’esercito di Salò contava mezzo milione di soldati, quando invece i partigiani comunisti erano 60 mila.

Alla leggenda è legato anche l’apporto dei comunisti alla costruzione della democrazia. Obiettivo del Partito Comunista Italiano diretto da Mosca era la rivoluzione e la trasformazione dell’Italia in un satellite sovietico. Con l’enorme sacrificio dei partigiani comunisti caddero le classi ostili: proprietari terrieri, industriali, sacerdoti. Agli inizi furono uccisi i reparti dei partigiani non comunisti. Così perì per esempio Guido Pasolini, fratello del regista. Senza riguardi si è poi passati alle mogli, ai genitori e ai figli dei fascisti. Spesso con l’entusiasmo dei neofiti, poiché molti degli antifascisti desideravano in questo modo redimere il passato fascista e, all’occasione, liquidare i testimoni.

Quanto alla destra, da quando nel 1994 al governo sono arrivati i post-fascisti di Alleanza Nazionale, essa relativizza l’epoca fascista. Secondo questa versione della storia, Mussolini ha salvato gli italiani dal caos e dal comunismo, e la dittatura fu una necessità. Ha modernizzato il paese, ha dato vita al patriottismo italiano, ha combattuto Cosa Nostra in Sicilia e i treni viaggiavano con puntualità.

In questi termini, sull’onda di questo revisionismo, Berlusconi da premier ha dichiarato che Mussolini non avrebbe ammazzato nessuno, che i suoi avversari politici li mandava in villeggiatura in isole felici. Il solo vero errore del fascismo sarebbero state le leggi razziali del 1938. Sempre più spesso si sente la spiegazione che Mussolini fu costretto a questo da Hitler, e che gli ebrei italiani in verità furono vittime dei tedeschi, perché non era possibile portare la società italiana all’antisemitismo.

Tanto che nel 1938 nessuno, letteralmente nessuno, tra le élites italiane protestò, quando nelle università e nelle scuole furono defenestrati gli insegnanti di origine ebraica. Gli ariani italiani li sostituirono senza alcuna perplessità di carattere morale.

Si tenta anche di relativizzare i crimini del fascismo con l’affermazione che il regime presumibilmente avrebbe avuto un volto umano, che non avrebbe limitato la libertà nell’arte, e che in confronto al nazismo tedesco sarebbe stato un sistema giusto appena autoritario. I proclamatori di tali miti non sono nella condizione di accettare come falso l’idillio del fascismo prebellico né tantomeno di ammettere che le leggi razziali e la guerra che seguirono siano state non una cesura storica, bensì la conseguenza dell’aberrazione dell’ideologia.

In questi termini si scontra il mito dell’idillio del fascismo prebellico con il racconto ugualmente ingenuo dell’idillio generale, cristallino, comunista del movimento della resistenza. Entrambe le suddette menzogne hanno negato quella verità alla quale in Italia quasi nessuno ha il coraggio di guardare in faccia. Inoltre, la propaganda di entrambe le parti ne fa spesso uso nei bisogni correnti della lotta politica, e agli opinionisti sembra che una menzogna giustifichi l’altra.

Conseguenza ne è la relativizzazione dei crimini di entrambi i totalitarismi e una nostalgia per il Duce che non si estingue.

(http://italiadallestero.info/archives/1818 - Articolo originale di Piotr Kowalczuk)

 


La strage di Onna in un corto

Stasera la proiezione del documentario sull’eccidio nazista
di Fabio Iuliano
«Mi avevano appena detto che i tedeschi sarebbero andati via. Pensavo che quello fosse il momento più bello della mia vita e invece, il giorno dopo diventai adulto». La voce fuori campo di Ennio, il protagonista del documentario «Onna '44», racconta così la terribile strage nazista avvenuta nel paese alle porte dell'Aquila alla fine della Seconda guerra mondiale. Una tragedia che gli studenti dell'Accademia dell'Immagine hanno rievocato in un cortometraggio dai tratti cinematografici. La produzione verrà presentata stasera alle 21 nella chiesa di San Pietro Apostolo di Onna. Gli sceneggiatori del cortometraggio «Onna '44» si sono ispirati al volume «Indagini su un massacro.
La strage nazista di Onna» a firma di Aldo Scimia e di Giustino Parisse, vicecaporedattore del quotidiano il Centro e responsabile della redazione dell'Aquila, che ha riportato alla luce molte testimonianze autentiche relative all'eccidio nazista dell'11 giugno 1944. Le riprese sono state realizzate, in collaborazione con la Pro loco di Onna, dagli studenti del terzo anno dell'Accademia dell'Immagine, con la supervisione del docente Franco Lazzaretti. Per la scelta del cast, l'istituto cinematografico ha contattato vari gruppi teatrali cittadini, tra cui la compagnia universitaria del Retrobottega dei Guitti. Il cortometraggio, quindi, offre uno spaccato degli eventi tragici in chiave cinematografica. La strage è rievocata attraverso gli occhi del protagonista, Ennio, allora testimone da bambino della tragedia.

Passato e presente, nel cortometraggio, si fondono nelle immagini che accompagnano il racconto del personaggio principale che più volte ammette di poter fornire solo una versione dei fatti mediata dai ricordi. «Mi avevano appena detto che i tedeschi sarebbero andati via. Pensavo che quello fosse il momento più bello della mia vita e invece, il giorno dopo diventai adulto», ricorda ancora il protagonista nel cortometraggio che rinuncia a spiegare le cause che scatenarono la violenta rappresaglia dei soldati tedeschi, bollando l'episodio come «senza possibili giustificazioni». Il lavoro è stato realizzato nell'ambito del progetto Digital Communication, (programma comunitario Interreg Adriatico) il cui scopo è quello di valorizzare l'utilizzo della tecnologia digitale, sia per la realizzazione di prodotti audiovisivi sia per la digitalizzazione delle pellicole che permetterà la salvaguardia del patrimonio filmico. L'iniziativa è stata presentata ieri mattina alla Mediateca Regionale Giovanni Tantillo, alla presenza dell'assessore alla Cultura Anna Maria Ximenes che ha lavorato alla supervisione generale del cortometraggio, prima di passare le consegne al nuovo direttore didattico dell'Accademia, Alessia Moretti.

«Stiamo lavorando per formare una nuova generazione di cineasti», ha commentato la Moretti. «L'impegno è quello di fornire a tutti gli studenti quegli strumenti indispensabili per muoversi a 360º nel panorama delle produzioni audiovisive. Punteremo sui giovani», ha aggiunto, «senza però trascurare l'esperienza delle passate generazioni». In sala anche Giorgio Iraggi, consigliere dell'Abruzzo Film Commission e padre di Alessandro, il bambino che ha interpretato Ennio da giovane nel cortometraggio. «La Commission ha deciso di supportare questa produzione», ha dichiarato, «perché valorizza il nostro territorio». Oltre agli autori del libro Aldo Scimia e Giustino Parisse, alla presentazione di questa sera ad Onna, interverranno anche il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane e il presidente della Pro Loco Franco Papola.
Sfoglia gennaio        marzo




















calendario


MomoMusic







cerca