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con la stoffa di re Salomone e l'occhio rapido dello scugnizzo

 

Mai più come a Gush Katif !
post pubblicato in archivio, il 26 aprile 2012
Travi e pagliuzze
post pubblicato in diario, il 21 aprile 2012
Nei giorni scorsi ha suscitato grande sdegno la notizia del pestaggio del militante danese Andreas Ias da parte di un militare israeliano.




Il militare israeliano è stato sospeso e su di lui è stata aperta un'inchiesta.

Però, mi chiedo, perché non ha suscitato scalpore e non ha fatto sospendere nessun agente il fatto avvenuto a Copenaghen documentato nel video qui sotto?



Sarà la vecchia storia della pagliuzza e della trave che raccontava quel mio lontano prozio?
Mhm.

Amore halal e amore haram
post pubblicato in diario, il 18 aprile 2012


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permalink | inviato da momovedim il 18/4/2012 alle 9:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'invenzione di un popolo inesistente
post pubblicato in diario, il 18 aprile 2012
A volte conviene inventare un popolo per bassi scopi.
Un po' come i leghisti inventarono il popolo padano.


Un giorno un tizio mi porta l'immagine di queste monete come prova dell'esistenza della Palestina nella Storia :



Io gli faccio presente che quella è la moneta britannica introdotta con l'invasione inglese della regione. E gli mostro le Lire Turche che erano in circolazione fino a poco tempo prima, quando gli sciacalli ancora non avevano fatto scempio dei resti dell'Impero Ottomano.



E gli spiego che su questa moneta, in numeri che lui non conosce ma che io conosco, c'è incisa la data del 1336 dell'Egira che equivale al 1918 dell'Era Volgare. Poi, per completare la lezioncina di storia, gli mostro la cartina della regione in questione che, prima dell'avvento dell'esercito di sua meastà britannica, si chiamava Suriye Elayeti, ossia provincia di Siria.





E gli spiego che la provincia di Siria era suddivisa in tre distretti:
  1. Damasco, con popolazione musulmana
  2. Beirut, con popolazione in parte cristiana, suddivisa nelle tre aree: a sud i copti, al centro i maroniti e al nord i greco-ortodossi
  3. sangiaccato di Gerusalemme, con popolazione prevalentemente ebraica.
Ed è stato più o meno così per diversi secoli. Di "Palestina" e di un sedicente "popolo palestinese" non c'è mai stata traccia. Poi gli ho mostrato una cartina di raffronto degli antichi confini con quelli degli stati attuali, molti dei quali fatti con la squadretta da Inglesi, Francesi, usurpatori sauditi ecc..



Oggi l'Italiano Medio si commuove pronunciando la parola "Palestina", perché crede sia il nome della Terra di Gesù. Ne è convinto: un po' perché a scuola ha studiato svogliatamente la storia, un po' perché i libri di testo spesso fanno schifo.

Così accade che l'Italiano Medio ignori che il nome "Palestina" fu imposto a quella terra solo nell'anno 70, come dispregiativo (Palestina=terra dei Filistei, popolo già a quel tempo esitinto da secoli), insieme al nome di "Aelia Capitolina" per Gerusalemme. Nomi imposti con odio contro quegli ebrei che proprio non volevano arrendersi alla potenza di Roma.

Solo allora fu inventata la "Palestina": e fu un nome in uso solo fra i Romani, per designare quell'area formata dalle province che loro stessi fino ad allora avevano sempre chiamato "Iudea", "Samaria", "Galilaea".

"Palestina", quella che poi per molti secoli è stato il sangiaccato di Gerusalemme, regione a maggioranza ebraica della "Suriye eyaleti ", la provincia di Siria dell'Impero Ottomano, in cui ebrei e cristiani erano considerati come galline dalle uova d'oro, perché erano gli unici obbligati a pagare le tasse (dhimmi), mentre i musulmani ne erano esentati, tranne quelli benestanti che versavano lo zakat destinato ai loro correligionari indigenti.

"Palestina" è un nome che ritorna in uso soltanto dal 1920 al 1948 con il "Mandato Britannico".


L'unica bandiera di un qualcosa chiamato "Palestina" è quella del Mandato Britannico.
La bandiera in uso attualmente dall'Autorità Palestinese non è altro che la bandiera
della Giordania, cui è stata omessa la stella hashemita.


"Palestina", terra che gli Ebrei hanno sempre chiamato "Israele", così come i Greci hanno sempre chiamato "Hellas" la loro terra, quella regione del Mediterraneo che per noi è "Grecia" e per i Turchi era, ed è tutt'oggi, "Yunanistan".

Il 14 maggio del 1948, con la nascita dello Stato d'Israele il nome "Palestina" muore di nuovo. Muore, ma poi risorge il 17 luglio 1968 con la "Risoluzione del Consiglio Nazionale Palestinese", che recita:

«La Palestina è la patria del popolo arabo palestinese; è parte indivisibile della nazione araba, di cui il popolo palestinese è parte integrante. La Palestina, entro i limiti che aveva ai tempi del Mandato Britannico (ossia gli attuali Israele + Giordania + Territori dell'Autonomia Palestinese + Gaza, n.d.r), è un'indivisibile unità territoriale.» (fonte: http://www.pbmstoria.it/unita/duepopoli/Doc/carta_olp.htm)
Insomma, la "Palestina" rinasce, allo scopo di eliminare Israele, lo stato degli Ebrei. Ma agli occhi dell'Italiano Medio la sua rinascita appare come una lotta di poveri contro ricchi, invertendo, per chissà quale mistero, il ruolo dei due attori. Non sono ricchi i latifondisti arabi, NO. Sono ricchi gli ebrei, anche quelli più sventurati!

E' ricca la gente che arriva su carrette del mare per ricongiungersi ai propri connazionali, sfuggendo a un'Europa che li ha perseguitati per secoli, tenuti ai margini, messi al rogo, infornati ad Auschwitz.

E' ricca la gente che, dopo millenni trascorsi nei paesi del Nord Africa, è costretta a lasciare da un giorno all'altro tutto, per sfuggire all'odio fomentato dalla propaganda.

E' ricca la gente vestita alla men peggio che, senza casa e senza nulla, fonda comunità basate su principi socialisti e prende la zappa in mano per dissodare terra rimasta incolta per secoli in mano a latifondisti egiziani o siriani, riscattata a peso d'oro, pagandola a quegli stessi padroni che con quei soldi pensavano alle armi da comprare per riprendersi tutto.

E' ricca quella gente. Ed è davvero molto ricca: ricca di fame, ricca di miseria, ma soprattutto ricca di speranza, ricca di inventiva, ricca di spiritualità, ricca di senso pratico, ricca della propria cultura pluri-millenaria e di tutte le culture con cui si è confrontata...

Mentre è povera la "Palestina". E lo è soprattutto nell'immaginario dell'Italiano Medio: è come una sorta di Sierra Maestra mediorientale, in cui il prode Arafat, presentato come un Guevara, combatte contro l'arroganza degli israeliani, ricchi e prepotenti, paragonabili agli yankee e perfino ai boeri razzisti del Sud Africa!

La "Palestina" di Arafat l'egiziano, il pupillo di Muhammad Amin al-Husayni, alleato di Hitler e fondatore della Legione Araba, quell'esercito di criminali che marciavano al passo dell'oca sulla terra degli Ebrei e che intendeva attuare la Soluzione Finale anche lì!

"Palestina". Una lotta di liberazione per l'Italiano Medio.  In realtà, uno sporco gioco degli Inglesi prima, dei Russi e degli Americani poi, come ci raccontano David Horowitz e Guy Millière in Comment le peuple palestinien fut inventé, libro non ancora tradotto in Italiano e di cui vi opropongo alcuni passi.

Speriamo di vederlo nelle nostre librerie al più presto.



(dal libro: Comment le peuple palestinien fut inventé, di David Horowitz, Guy Millière)

(....) Fu, nota Ion Mihai Pacepa, ex-capo della Securitate rumena, nel suo libro "The Kremlin Legacy", in un giorno del 1964, « fummo convocati a una riunione congiunta del KGB a Mosca ». Il soggetto della riunione era di estrema importanza: « si trattava di ridefinire la lotta contro Israele, considerato un alleato dell'Occidente nel quadro della guerra fredda che conducevamo». La guerra araba per la distruzione di Israele non era suscettibile di attirare molti sostegni nei « movimenti per la pace », satelliti de l’Unione Sovietica. Dovevamo ridefinirla. Era l'epoca delle lotte di liberazione nazionali. Fu deciso che sarebbe stata una lotta di liberazione nazionale: quella del "POPOLO PALESTINESE". L'organizzazione si sarebbe chiamata OLP: Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Alla riunione parteciparono membri dei servizi siriani e egiziani. I Siriani proposero il loro uomo, come futuro leader del movimento : Ahmed Shukairy, e fu accettato. Gli Egiziani avevano il loro candidato : Yasser Arafat. Quando fu chiaro che Shukairy non sarebbe stato all'altezza della situazione, fu deciso di rimpiazzarlo con Arafat, e, spiega Pacepa, costui fu "fabbricato": abbigliamento da Che Guevara medio-orientale, barba di tre giorni da avventuriero. «Dovevamo sedurre i nostri militanti e i nostri contatti in Europa».


Yasser Arafat nel 1964

Quaranta e passa anni dopo, l'opera di seduzione sembra aver avuto un netto successo. Non solo la « lotta di liberazione nazionale del popolo palestinese » appare giusta e legittima, ma nessuno mette più in discussione l'esistenza del "popolo palestinese". nessuno osa dire che questo popolo fu inventato a fini di propaganda: nessuno sembra voler ricordarsene. Nessuno sembra volersi ricordare che la creazione del "popolo palestinese" fu un utile strumento della lotta dell'Unione Sovietica contro l'Occidente, durante la Guerra fredda.
E infatti: la lotta di liberazione nazionale inventata dal KGB ha fatto la sua strada: ci sono stati gli accordi di Oslo e la creazione dell'autorità palestinese in Giudea Samaria, c'è stata l'emergenza di Hamas poi, dopo la caduta dell'URSS, l'inserimento di una dimensione islamista nel conflitto. C'è stato, soprattutto, con Oslo, il riconoscimento da parte del governo israeliano dell'invenzione del KGB, il "popolo palestinese", invenzione che è sfociata nell'idea dei "territori palestinesi" "occupati" da Israele.
Noi siamo oggi in uno dei momenti nei quali la parte islamista che tiene Gaza e la parte derivata dall'OLP che tiene Ramallah, cercano di ottenere un riconoscimento internazionale all'ONU, avendolo già ottenuto all'Unesco, con il sostegno di paesi come la Francia. (....)

Testo francese a questa pagina: http://levysimon.over-blog.com/article-le-kgb-et-le-peuple-palestinien-92509611.html

Per approfondimenti: Ion Mihai Pacepa, The Kremlin Legacy, 1993. (mai tradotto in italiano)
http://www.amicidisraele.org/2012/04/il-kgb-e-la-nascita-del-popolo-palestinese/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-kgb-e-la-nascita-del-popolo-palestinese
Dal tamburo di latta... alla testa di nazi
post pubblicato in diario, il 11 aprile 2012
GÜNTER GRASS

 





Sì, è proprio lui.
E' quello sulla destra.




Qui invece è nel travestimento
che tutti abbiamo conosciuto
fino a ieri:
"intellettuale di sinistra"
"premio Nobel per la letteratura".

Ma la vecchiaia ha mostrato
che il suo vero volto
è sempre lo stesso.

Nella vita non si cambia molto.



( fra parentesi, Grass ha ammesso solo nel 2006
di avere combattuto nei ranghi delle SS naziste.
Da volontario, non da coscritto!!)
De Magistris: Giggì, sei quello che sei !!
post pubblicato in diario, il 18 gennaio 2012
Mentre Gomorra impazza,
così oggi come ieri...


...in una scenografia fatta di munnezza...


...in un clima da western d'infima categoria...


...con schiavi neri uccisi e zingari dati alle fiamme...


...dove i buoni sono sempre pochi e soli...


...tu ti trastulli a baciare il sangue,
aspettando il miracolo del santo ...


...e giochi maledestramente la carta
dell'amico dei popoli oppressi,
ossequiando gli oppressori...


...fottendotene altamente del popolo di Napoli...


...e per farti bello,
togli le auto blu agli assessori,
ma non la tua...



...che con strafottenza lasci in divieto di sosta.


Giggì, sei quello che sei !!
E anche se oggi puoi vantarti
di essere in cima all'hit parade dei sindaci...
RICORDA:
 a me stai ugualmente sulle palle!
L'antica cultura di coloro che fecero dono all'umanità del tesoro dei numeri
post pubblicato in diario, il 2 dicembre 2011
Qui in Occidente, c'è gente talmente spocchiosa da sentirsi in diritto di giudicare le altre culture con aria di superiorità, auspicando perfino interventi di esportazione della democrazia e dei diritti umani, invece di starsene lì a guardare, magari prendendo esempio dagli altri.

Ecco una storia di quotidiana normalità che si svolge in una di quelle società che noi Occidentali-mentalmente-chiusi ancora ci rifiutiamo di fare nostra.



C'è una ragazza di 23 anni. Non sappiamo che volto ha, né come sono le sue curve perché è una ragazza saudita imbacuccata dalla testa ai piedi con il niqab nero. Un suo connazionale gentilissimo le offre un passaggio in macchina e lei, dopo un po' di titubanza, accetta.

Cosa succede dopo? Lui, invece di accompagnarla a casa, la porta in una rest house di periferia. A fare che? A scoprirle gli occhi e innamorarsene? No. A sedurla per fare allegramente sesso sfrenato, in un paese dove le donne sono invisibili e gli uomini possono solo fantasticare coi dvd porno? Ebbene no!! Lui è un vero altruista, perciò invita generosamente quattro dei suoi amici più cari per spartire equamente la preziosa preda per un'intera notte.

"Be', tutto il mondo è paese!" -direte voi- "L'antica cultura di coloro che fecero dono all'umanità del tesoro dei numeri non è poi così diversa dalle nostre sane tradizioni mediterranee..."

Infatti. Però loro, a differenza di noi meschini Occidentali, hanno una marcia in più. Leggete l'epilogo di questa storia edificante e capirete qual è la differenza sostanziale fra noi e loro.

Circa due mesi e mezzo più tardi, la ragazza si accorge di essere incinta di uno dei suoi aguzzini; per questo si reca all'ospedale chiedendo di abortire.

La donna, non essendo sposata, viene giustamente trasferita in galera, dove sconterà una pena di un anno più cento frustate che, per somma magnanimità della corte, le saranno somministrate solo dopo il parto. Il bambino porterà il cognome della mamma, il che, nell'evolutissima società araba, sarà il meritato marchio a vita di "figlio di puttana".

La notizia per intero è riportata 
in Inglese da Saudi Gazette:

Come vedete, quello che da noi è ingiustamente considerato reato di stupro, in una società evoluta e giusta come quella araba è tutelato dalla legge di Maometto. Fortunatamente per l'umanità intera, la Primavera Araba ha abbattuto definitivamente i regimi totalitari del Nord Africa sostenuti dal maligno Occidente, per far posto anche lì a società sane e giuste guidate da ideali di antica civiltà. Già in Tunisia si cominciano a vedere i primi risultati; in Egitto le Elezioni Democratiche stanno evidenziando la vittoria dei Fratelli Musulmani; in Libia la caduta di Gheddafi ha fatto posto alla vera libertà.

Così potremo essere tutti più felici pensando che finalmente anche in quei Paesi un tempo soggiogati dall'Occidente, d'ora in poi gli uomini saranno sottomessi solo alla legge divina, mentre le donne avranno pieno diritto di sottomettersi totalmente all'uomo e di coprirsi fino all'inverosimile anche col caldo più torrido. E si spera che così nessuno si sognerà mai più di condannare chi per diletto stupra una donna che contravviene ai suoi obblighi morali.

(Dite la verità: dovreste ringraziarmi per avervi fatto cominciare la giornata con dei pensieri così leggiadri, eh!?)
Gilad Shalit: «Hamas mi ha trattato bene»
post pubblicato in diario, il 19 ottobre 2011


Queste sono state le tue prime parole pronunciate alla televisione Egiziana: «Hamas mi ha trattato bene».


Gilad Shalit al rilascio, visibilmente deperito,
è risultato pieno di ferite su tutto il corpo.

Certo, ebreo Shalit, Hamas ti ha trattato bene, non ti ha ucciso. Solo perché tu per loro eri la gallina dalle uova d'oro, quella che gli ha permesso di rimettere in libertà 1027 assassini. E dare l'ennesimo schiaffo sonoro al tuo Paese.

Hai l'aria stanca e sei deperito Gilad. E io sono molto felice che tu sia tornato a casa. Ti abbraccio. Sappi che in questi anni il mio pensiero è andato a te tutti i giorni, sebbene non ti conosca di persona. Non prego mai, ma è come se lo avessi fatto, esclusivamente per te.

Spero che lo schifo di questi anni di prigionia assurda non ti lasci il segno e che la vita tua possa riprendere serena.

E spero che venga al più presto il giorno in cui chi fa il male è punito severamente e non premiato!


Dietro le quinte dell'intervista
la presenza dei terroristi di Hamas
Gli Ebrei... e avevano anche il coraggio di dire che sono più intelligenti!
post pubblicato in diario, il 5 ottobre 2011

Finalmente viene sfatata la leggenda dell'Ebreo intelligente! Non se ne poteva più. In fondo, è una forma di razzismo anche quella. Ora vi racconto.


Sala d'aspetto. Entro, mi siedo. Non c'è nessun altro, solo puzza di sigaretta e voci che si accavallano provenienti dai vari studi.

L'attesa si protrae più a lungo del previsto, la giovane collega del titolare viene a scusarsi. Io la rassicuro dicendole che sono in anticipo di 15 minuti. Ma a Napoli funziona così, non si sa mai di preciso a che ora si riesce ad arrivare. Ma io, piuttosto che fare tardi, preferisco aspettare.

Disgraziatamente, l'attesa a un certo punto sembra farsi noiosa, e io non ho con me neanche un libro! L'occhio punta istintivamente al tavolino con le riviste. Non c'è molta scelta: un depliant di gite alla Madonna di Non-So-Dove, squallidissimo senza nemmeno immagini a colori; un numero di D di Repubblica di qualche mese fa, gonfio di pettegolezzi sui vip, farciti da una caterva di anoressiche in bikini.

In ultimo, scopro una "cosa" che attira la mia attenzione: una pubblicazione in un formato insolito, di cartoncino costoso. La sfoglio: si parla di muoni, neutrini e altri cosini di cui non capisco un protosincrotrone. E' il "magazine" redatto nientepopodimeno che dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare!

Salto da un articolo all'altro, alla ricerca disperata di qualcosa di comprensibile... finché, verso una delle ultime pagine, chi ti trovo?

«Oh cazzo, ma questo sta dappertutto!»

E' il falso ashkenzita delle barzellette, l'Ebreo taroccato, quello che ha sdoganato un sacco di battute contro gli Ebrei... ché, se le dice un Ebreo stesso, è segno che si può fare.

«Vabbè, se sta in una rivista seria, in una pubblicazione di fisica delle particelle, vorrà dire che stavolta qualcosa di serio, l'avrà scritto perfino lui», penso.

E leggo. Poi rileggo, con la sensazione che alla prima lettura dev'essermi sfuggito qualcosa... E rileggo anche per la terza volta, tanto di tempo da buttare ne ho, in questa sala d'aspetto di merda che puzza di ceneriera! Chissà, forse nella prima lettura ero prevenuto, con quella brutta faccia sotto gli occhi. Così ricopro la foto usando l'anoressica più carina che riesco a trovare su D di Repubblica, e rileggo con calma, avendo stavolta sotto gli occhi il verde chiaro del mare, la sabbia dorata su cui poggiano le curve dolci di un bel corpo, ahimé denutrito, ma sempre meglio di quella faccia!

Alla terza rilettura, posso dire senza margine di errore di aver capito. Fino in fondo.

Provate a leggere anche voi e poi ditemi se non ho ragione.



La relatività sabbatica.
di Moni Ovadia, attore teatrale, musicista e scrittore

Per tutta la vita, ho avuto modo di vivere secondo le mie scelte e di realizzare progetti nutriti dalla passione, in cui credevo e che amavo. Pur attraverso molti travagli e difficoltà, sono approdato a una sintonia con me stesso di cui sono ragionevolmente soddisfatto e consapevole, sia sul piano professionale che su quello etico sociale. Ciononostante non ho potuto evitare di avere alle spalle alcuni grandi rimpianti. Uno dei più acuti è stato quello di non essermi dedicato in profondità a qualche aspetto della cultura scientifica e nella fattispecie alla fisica. Certo avrei potuto rimettermi a studiare, ma operare delle scelte significa optare per una gestione del proprio tempo e accettarne i limiti. Dunque l’informazione divulgativa è il massimo livello di conoscenza a cui ho potuto accedere. Il culmine della frustrazione causato dalla mancanza di sapere scientifico per me è tuttora rappresentato dall’incapacità di capire autenticamente il significato della rivoluzione portata dalla teoria dell’universo di Albert Einstein. La figura del grande scienziato e umanista ha permeato di sé l’intero ’900 e continua ad accompagnarci nel nuovo millennio. La sua immagine fa parte del repertorio iconico di centinaia di milioni di esseri umani in tutto il pianeta, è entrata nella cultura popolare ed è approdata al cinema e alla televisione anche nelle forme della fiction. Una storiella ebraica ha registrato a suo modo la teoria della relatività: un vecchio ebreo un giorno ha l’occasione di incontrare il professor Einstein e pieno di emozione gli domanda, “profèsor Einstein io sono un vechio e come ibreo sono molto orgolioso che lei è uno del nostri, ma non so il matematica e il fisica, potrebe lei mi spiegare il suo teoria del relatività?”. Einstein gli risponde: “Guardi, mettiamola così! Se lei sta seduto su una poltrona con una splendida fanciulla nuda sulle gambe, un’ora le sembra un secondo, se invece lei sta seduto con il sedere nudo su una stufa arroventata, un secondo le sembra un’ora”. A quel punto, assai perplesso il vecchio ebreo dice a Einstein: “Profèsor Einstein è con qvesto che lei si gvadagna da vivere?”. Ma umorismo a parte, che cosa c’è di ebraico in ciò che il genio della fisica ha prima intuito e poi elaborato in teoria scientifica? Non la sua prodigiosa intelligenza, né la sua statura etica che appartengono all’universale umano, cosa dunque? I miei studi amatoriali di ebraismo mi hanno portato a formulare una balzana ipotesi, ovvero, che l’avere postulato l’identità di spazio e tempo abbia una relazione con lo shabbat ebraico. L’orizzonte sabbatico inaugura la dimensione del tempo come spazio dell’umano in prospettiva extraterritoriale ed extratemporale. Lo spazio della terra, anche quello della terra di santità, nella celebrazione dello shabbat si fa da parte per accogliere la dignità dell’universalismo, che può esistere solo dove lo spazio dell’umano si identifica con il tempo dell’umano, dove il tempo dell’umano è lo spazio dell’umano, oltre i confini, oltre i limiti angusti e costrittivi del potere e dell’alienazione, al fine di accedere a uno spaziotempo che apre lo sguardo all’infinito degli universi. Lo shabbat con la sua inedita relazione spaziotempo introduce nella cultura dell’uomo i concetti di libertà e uguaglianza, sottraendolo alle idolatrie della produzione e del consumo, per affermare la priorità dello studio e della conoscenza nel quadro di una visione dell’essere umano come creatura integra e inviolabile. La mia ipotesi è certamente molto fantasiosa e tirata per i capelli, ma mi piace pensare che nel retroterra intimo della formazione di Einstein, lo spaziotempo sabbatico abbia potuto influire sull’intuizione della relatività.



http://www.asimmetrie.it/modules/smartsection/item.php?idnumero=83&itemid=151&categoryid=87&keywords=ovadia

Zaninelli, Cristiani, Bonelli, Riccabone - Storia Contemporanea: un pessimo esempio di testo scolastico
post pubblicato in diario, il 24 settembre 2011
Invito tutti voi a sottoscrivere la lettera indirizzata all'Editore che ha pubblicato la schifezza qui sotto.




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